DIGITAL LIBRARY
TI RACCONTO IN ITALIANO

Home Collezioni Grande Prato Rock Tavolazzi, Ares - 2022

Tavolazzi, Ares - 2022

INFORMAZIONI

 Metadati Dublin Core

 Metadati MPEG-7

Descrittore DC | Descrittore MPEG-7

Trascrizione

Felice Liperi: 00:00:04 Sono Felice Liperi. Oggi, 21 ottobre 2022, siamo nella sede dell'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi e incontriamo Ares Tavolazzi, musicista jazz-rock. Ci racconterà un po' la sua vita, la sua storia nell'ambito del progetto che si chiama C'era un Grande Prato Prog Rock, una narrazione fra narrazioni, ricordi sulla stagione del prog rock, a 50 anni dei festival e del festival, in particolare Pop di Villa Pamphilij del 1972. Allora, io partirò da una citazione che riguarda uno scrittore di grandissimo successo in questo momento, cioè Antonio Scurati, che nel suo libro dedicato a Mussolini, a un certo punto, nell'ultimo volume, descrive, parte proprio nel suo racconto su Mussolini. 00:01:00 Descrive Ferrara come una città tranquilla, parte proprio da lì. La premessa è questa. Poi parte una narrazione storica tutta diversa. Allora perché Ferrara? Ovviamente perché Ares Tavolazzi è di Ferrara e lì ha studiato. E allora io come, come sempre accade con queste interviste comincio da, da questa dimensione anche come dire dell'educazione musicale, da dove si comincia quando si parte per una carriera musicale. Allora, vorrei che intanto mi raccontassi questa esperienza al Conservatorio di Ferrara e come ti sei avvicinato alla musica.

Ares Tavolazzi: 00:01:41 Ma senti dunque, io ho cominciato a suonare avevo sei, sette anni perché, perché mio padre suonicchiava la chitarra era, era un, non è, non era un musicista di mestiere, ma suonava la chitarra con gli amici nelle osterie eccetera. 00:02:00 E fu lui a darmi le prime nozioni sullo strumento e anche qualche nozione di solfeggio, che io odiavo, naturalmente. Però lui con molta pazienza, è stato quello, quello che ha dato il via a questa cosa. Poi quando ho finito le scuole elementari, lui mi ha, mi ha fatto la domanda, dice "Ma tu vuoi studiare, vorresti studiare musica?". Ma dico "Ma sì certo, mi piacerebbe". E quindi sono entrato nel Liceo Musicale Pareggiato Frescobaldi di Ferrara e ho fatto le scuole superiori dentro al conservatorio e ho cominciato con il violoncello. Ho cominciato con il violoncello. Ho fatto tre anni di violoncello fino ai tredici anni. Poi il mio non so, il 00:03:00 mio insegnante ha cominciato a dirmi, "Ma hai le mani grandi. Tavolazzi perché non suoni il contrabbasso?". Forse non ne aveva abbastanza di me, oppure c'erano pochi iscritti a contrabbasso. Non ho mai capito questo, ma questa... Fatto sta che, insomma, sono passato al contrabbasso e naturalmente ho fatto due o tre anni in uno. Adesso non ricordo perché, avevo già l'arco, tiravo già l'arco e diteggiatura eccetera e mia madre era guardarobiera in un dancing a Ferrara e era il dancing di questa orchestra, che era anche il padrone, si chiamava Ugo Orsatti, era un signore sembrava un messicano, fumava sempre e lui suonava sassofono e violino. Perché molti non sanno che negli anni alla fine degli anni '40 e anni '50, quando, quando sono nate le orchestre, rinate le orchestre, molti 00:04:00 violinisti passavano al sassofono per risparmiare un elemento. Per risparmiare un elemento dell'orchestra. E allora c'erano tante e tanti musicisti che suonavano violini e sassofono. Va bene comunque.

Felice Liperi: 00:04:15 E questo se non mi sbaglio, scusa che ti interrompo, è un fatto che è successo in particolare nelle orchestre di, di musica da ballo, nel liscio perché erano tutti violinisti all'inizio e poi sono entrati sassofoni e clarinetti. Giusto? Non mi pare che...

Ares Tavolazzi: 00:04:32 Per risparmiare un elemento. Poi il, il cantante diventava anche il contrabbassista, perché tanto il contrabbasso faceva bu-bu, non è che...E quindi risparmiavano anche un ulteriore elemento. Però, però lì le cose cominciarono a cambiare, cos'era, '50, nel '63 '64, i Beatles, cioè anche, anche le musiche, le orchestre da ballo cominciarono a inserire altre 00:05:00 cose. E lui disse con mia madre "Ma perché non mandi tuo figlio qui a suonare un po' nell'orchestra, che così lavora un po'?". Io avevo quindici anni, quindi entrai in questa orchestra con Ella...C'era Ellade Bandini anche.

Felice Liperi: 00:05:17 Qui, infatti fra poco ti chiederò a proposito di Bandini.

Ares Tavolazzi: 00:05:21 E quindi ho cominciato così, suonando il contrabbasso. Poi, poi mio padre mi comprò con le cambiali questo, questo basso della Davoli, con un amplificatore. Poi da lì, poi da lì...Poi ho cominciato a suonare e ho suonato per tanto tempo il basso elettrico nelle balere, fino, fino agli anni '70, che poi dopo con l'avvento della discoteca, le balere, cioè le orchestre da ballo, non quelle di liscio. Sto parlando delle orchestre da ballo, perché quelle di liscio sono rimaste. Le orchestre da ballo, sono 00:06:00 scomparsi i locali, sono, vanno, chiudevano perché nessuno pagava più le orchestre eccetera. E, e lì in quel periodo io suonavo con un'orchestra, sempre con Ellade, c'era ancora Ellade, ci siamo lasciati, ritrovati eccetera. Suonavo con questa orchestra di Gildo Fattori e però avevo anche cominciato a fare il turnista, perché suonando con Carmen Villani, negli anni...

Felice Liperi: 00:06:29 Adesso, adesso ci arriviamo, adesso ci arriviamo a Villani

Ares Tavolazzi: 00:06:32 Mi fermo qui.

Felice Liperi: 00:06:36 No ma, no ma è solo per approfondire, perché appunto un musicista che poi negli anni...Ma ci arriveremo, ha lavorato nel mondo del jazz, ha lavorato in una formazione e naturalmente di quello dobbiamo parlare approfonditamente, come gli Area...questa, questa fase diciamo, tu hai parlato di quindici anni, giovanile comincia proprio come, come in realtà forse è successo a molti dei musicisti 00:07:00 emiliano-romagnoli, che hanno fatto grande esperienza appunto, prima nelle balere, poi nei locali. Perché questo è stata un po' la grande gavetta mi pare, no? E Ellade Bandini che tu ricordavi è stato in parallelo, adesso vedremo anche dei progetti che avete fatto insieme. E un altro, un'altra figura diciamo, che in parallelo al tuo lavoro ha fatto tantissime cose, come batterista, suonando con tanti, con tanti musicisti diversi. Come anche, fra poco poi citeremo Vince Tempera con cui avete, avete lavorato. Ecco, ecco dunque quel, di, tu hai detto "Ho suonato il basso elettrico", quindi per un momento il contrabbasso è stato messo da parte, in qualche modo cioè la parte colta.

Ares Tavolazzi: 00:07:46 Non ho più toccato il contrabbasso fino agli Area praticamente, per cinque, sei, sei anni, cinque, sei, sette anni, non l'ho più, l'ho ripreso fin quando sono entrato negli Area.

Felice Liperi: 00:07:58 Perché in quel, perché prima il basso elettrico era quello più funzionale diciamo, a queste orchestre, alla musica di quegli anni, al beat, perché adesso ci devi raccontare questa esperienza con Carmen Villani, con qua...Ecco quello è, quello è un capitolo che che magari della tua carriera, perché si conosce meno. La carriera più giovanile naturalmente, però interessante che lo racconti, perché per i ragazzi che cominciano la carriera...Perché la Carmen Villani è stata era una pin-up di grande successo insomma all'epoca, no?

Ares Tavolazzi: 00:08:32 Sì, sì e diciamo che avevamo questo gruppo con Ellade dopo, dopo l'orchestra di Orsatti di cui ti ho parlato prima. Avevamo formato questo gruppo beat quindi facevamo Beatles, Animals e tutto quello che, Equipe 84, tutto quello che era italiano in quel periodo, insomma avevamo questo...E Carmen Villani ci sentì e ci chiese se volevamo 00:09:00 essere il suo gruppo nelle serate, cosa che, che avvenne. Poi nel gruppo...Io poi andai militare a vent'anni. Quando tornai esisteva ancora il gruppo di Carmen, ma era cambiato, c'era Vince Tempera alle tastiere e quindi io da lì, ho conosciuto Vince e ho cominciato a lavorare a Milano come turnista, con, sempre con Ellade, una vita con Ellade. E quindi abbiamo cominciato, facevamo la spola. Partivamo il lunedì mattina alle cinque col treno per Suzzara, si faceva Suzzara-Milano e arrivavamo alle nove alla Stazione di Milano. Alle nove e mezza eravamo in studio, stavamo in studio fino a sabato, praticamente il venerdì sera. Il sabato si tornava a casa, si stava a casa due giorni e insomma per qualche anno abbiamo fatto questa vita. E devo 00:10:00 dire....

Felice Liperi: 00:10:01 Eh sì, sì, sì, no, no, no dicevi è importante questa cosa che dicevi del turnista. Perché era un mestiere, un lavoro molto importante per un'intera generazione. Perché voi siete, credo con, con Bandini con, più o meno coetanei, tutti e due ferraresi. E ma, quali erano i gruppi che accompagnavate in questo lavoro di turnisti? Con chi sta, con chi, perché fra poco poi vedremo magari il lavoro, naturalmente importante, con Guccini. Ma insomma intanto raccontaci anche...Dopo, è venuto dopo, negli anni '70, no quindi...

Ares Tavolazzi: 00:10:35 Diciamo che alla fine degli anni '60 il lavoro del turnista consisteva, intanto si facevano un sacco di provini. Perché non c'era il computer, per cui ogni, chi voleva proporre un pezzo, doveva fare il provino. Poi dal provino nasceva prima il 45 giri, se funzionava si faceva l'LP. Ecco allora, al Marco i più svariati all'inizio, e anche con un sacco di gente che non ricordo. Però io ricordo, 00:11:00 mi ricordo Donatello che feci qui, Io Mi Fermo Qui, poi Ellade sa tutto, lui ha una memoria io no, sono pessimo in queste cose. Però diciamo Wess, Dori Ghezzi, Wess prima di Dori Ghezzi. Perché lavoravamo per la Durium fissi e quindi facevamo, diciamo le basi che servivano per Stevens Schlakhs, di tutto, di tutto. Le basi che servivano alle case discografiche per provinare, per provinare le persone. Poi se la cosa aveva successo si faceva, ci faceva il disco ecco, per cui era un lavoro, era un lavoro tosto, eh.

Felice Liperi: 00:11:43 Impegnativo anche perché...

Ares Tavolazzi: 00:11:46 Anche se...

Felice Liperi: 00:11:48 Anche perché tu adesso citavi sembra, sembra davvero che sia passato un millennio. Ma citavi la Durium, per dire un'etichetta che naturalmente non esiste, non esiste 00:12:00 più come quasi tutte da moltissimo tempo. Però erano delle etichette importanti, perché offrivano del lavoro ai giovani musicisti, che cominciavano a fare veramente una gavetta importante. Perché voi poi, tu e Bandini avete lavorato tantissimo, in tantissimi progetti che adesso poi racconteremo. Però ecco la Durium, le altre etichette che c'erano, erano altrettanto importanti per il lavoro di voi turnisti.

Ares Tavolazzi: 00:12:26 Ricordi, la Ricordi era, noi lavoravamo molto per la Ricordi anche. E poi quasi tutte le etichette, perché poi il, il fatto di essere turnista, c'erano un po', un po' le mode, no? In quel periodo funzionavamo noi come trio per, per la ritmica. Perché non so, per quali ragioni però, però era, era una cosa, eravamo molto gettonati ecco. Per cui lavoravamo come i matti, per tutte le case discografiche. Poi la, la Durium ci fece fare il 00:13:00 primo disco come Pleasure Machine. Fecimo un 45 giri...

Felice Liperi: 00:13:04 Trio, il trio con Vice Tempera ed Ellade Bandini. Di che musica era? Che musica facevate? Che ti viene...Ti viene da ridere?

Ares Tavolazzi: 00:13:15 Mi viene da ridere che io....Ma era un po' Ramsay Lewis, perché Tempera era un patito di Ramsey Lewis, c'era dentro un po', un po' anche del beat, del beat dei Beatles, c'è del rock, però non duro. C'era, c'era, era una via di mezzo, insomma. Non saprei definire il genere. C'è comunque, esiste. Per i curiosi esiste un LP che si chiama Fourth Sensation, dove io suono la chitarra e il quello che, il ragazzo che lavorava alla Ricordi suona il basso. Io suono la chitarra, un disco che io non posso ascoltare perché mi fa orrore, ma che comunque 00:14:00 esiste. Si facevano queste cose. Poi ho cantato,ho fatto, ho fatto una cover di Long and Winding Road per la EMI. Perché la EMI inglese non voleva far uscire l'originale dei Beatles in Italia e quindi, c'è su YouTube, per chi è interessato. E quindi la EMI ci propose di fare il disco uguale. Se tu lo senti, a parte che io non sono però lo imitavo, mi piaceva molto cantare e l'orchestra d'archi tutto uguale e quindi faceva...Poi, poi uscì quello dei Beatles giustamente, non se ne fece niente però, ecco c'era molto...

Felice Liperi: 00:14:45 Era l'epopea delle cover insomma, quello perché naturalmente, l'idea, l'idea di, di imitare, ma anche di rifare quel suono ma forse in realtà, stiamo parlando della fine degli anni '60, forse in realtà quella stagione 00:15:00 stava cominciando, in realtà a concludersi, forse quella del beat, no perché, perché...

Ares Tavolazzi: 00:15:06 Asssolutamente.

Felice Liperi: 00:15:07 Perché quella, quella è stata una stagione, diciamo in cui l'Emilia ha dominato, fra Modena, Ferrara, Reggio era, era il triangolo che dominava la scena italiana. Avrà con i Nomadi, l'Equipe, tanti altri...

Ares Tavolazzi: 00:15:24 Nomadi, l'Equipe...

Felice Liperi: 00:15:28 I Corvi...Sì, esatto. A quel punto si apre però una fase totalmente nuova. Lì è importante, questa la raccontiamo bene. Cioè al di là del lavoro, questa gavetta importante che tu hai raccontato, cambia, cambia proprio, si volta la pagina della musica in Italia, del rock. Arriva un rock più, più potente, più importante che ha chiaramente anche un'influenza forte sul vostro lavoro, no? E quindi, e quindi 00:16:00 sta, arriva il momento in cui ti avvicini alla musica del, degli Area cioè alla grande esperienza degli Area.

Ares Tavolazzi: 00:16:11 E allora questo momento, è uno dei momenti più importanti forse della mia vita. Però non accade così. Non è che io mi sono avvicinato. E le cose stanno così: io nel '73, '73- '74 continuavo a fare i turni a Milano, ma suonavo sempre, sempre con Ellade, ancora con questa orchestra di....perché io avevo due bimbi, insomma dovevo guadagnarmi...Questa orchestra di Gildo Fattori, che era un'orchestra faceva rythm'n blues, faceva Frank Sinatra, Fred Buongusto, faceva repertorio internazionale. Con due, tre fiati, ci divertivamo. Allora era ancora divertente e suonavamo...Ho un ricordo preciso. Avevo conosciuto Demetrio 00:17:00 alla fine degli anni '60, primi anni '70, forse perché era venuto a fare un turno e l'avevo conosciuto in un locale dove suonavamo con Carmen Villani e loro ci facevano da spalla. Aveva ancora il gruppo inglese e rimasi impressionato naturalmente da questa, da questa voce pazzesca. Poi lo rividi, non mi ricordo più quale studio, che era venuto a fare, una sovraincisione di organo Hammond come turnista e fine. Non...e cosa succede? Mi chiama mentre ero in viaggio per andare a suonare la sera, suonavo tutti i giorni, era d'estate, ad Abano Terme. Mi chiama Demetrio. Mi chiama Demetrio "Come stai? Siamo alla ricerca, ma vorresti venire? Stiamo provinando dei bassisti, se vuoi. Se vuoi siamo a Parma a provare. Se vuoi fai un salto". Allora io cioè, dico ma, tra l'altro 00:18:00 avevo sentito alla radio, proprio qualche settimana prima credo Luglio Agosto Settembre Nero e dentro di me dicevo, ma senti che musica. Questo mi piacerebbe, cioè ipoteticamente dico mi piacerebbe suonare là. Insomma va beh, fatto sta che le cose sono andate così. Mi chiamo Demetrio, io vado a casa, ne parlo con mia moglie, perché era un salto importante, avevamo due figli eccetera. E lei dice sì, sì, fai quello che vuoi fare, fallo. Prendo la macchina e vado a Parma. E così ho lasciato tutto e ho cominciato a provare in questa in questa sala a Parma, con questi pazzi che facevano dei pezzi di 11/8, 7.... Io non ci capivo niente, ho detto "Io suono poi quello che succede, succede" e infatti è successo che sono entrato nel gruppo, ecco così è andata.

Felice Liperi: 00:18:54 Questa , questa storia forse non è stata mai raccontata a sufficienza, perché prima tu citavi l'incontro con Demetrio Stratos. Insomma dobbiamo dobbiamo ricordare forse un po' di più questa figura, perché insomma Stratos diciamo era greco d'origine, ma in realtà italiano d'adozione, anche se però in realtà è nato in Egitto, ma insomma un personaggio veramente internazionale. Però dobbiamo raccontare insomma, chi, cosa è stato Demetrio Stratos. Perché tu che l'hai conosciuto, vorrei veramente che ci dicessi, io non voglio adesso dire, ma insomma forse è stato il più grande cantante che sia mai apparso sulla scena, quantomeno la scena rock italiana, senza alcun dubbio. Però insomma poi è diventato quello che è diventato, non è stato solo cantante degli Area, no? Prima dei Ribelli, poi degli Area. È stato uno sperimentatore, una figura diciamo di portata mondiale insomma. Quindi ci terrei...ci terrei a una tua, come 00:20:00 dire, a un racconto del del, della rapporto e anche di chi secondo te era Demetrio Stratos.

Ares Tavolazzi: 00:20:08 Ma guarda, io intanto per me Demetrio è stato uno dei...non...Non solo a livello nazionale, ma è stato uno dei più grandi cantanti che abbiamo avuto, in modo più assoluto. E quando l'ho conosciuto io cantava naturalmente blues. La musica degli Animals faceva questo tipo di...E, ed era già impressionante l'emissione della voce e l'intonazione e il modo di...Cioè io non avevo mai sentito niente di simile. E, e con gli Area, naturalmente, quando sono entrato nel gruppo l'uso della voce in questo modo, io non avevo mai sentito niente di simile e penso che lui sia, sia 00:21:00 stato un innovatore incredibile. Incredibile per, per capacità mentali e per capacità fisiche anche, perché lui aveva, aveva una facilità di emissione nella voce e evidentemente anche nel corpo. Aveva modo di tirar fuori delle cose che è, che altri non riuscivano, non riusciva, non riuscivano a fare. Poi l'incontro diciamo con, con la Cramps, con Gianni Sassi e con l'intellighenzia che allora gravitava intorno a Gianni Sassi di Milano...Lui ha cominciato a, ad andare altrove. Ha cominciato ad andare altrove. Io mi ricordo avevamo questo amico a Milano, di cui non ricordo il nome purtroppo, che ci, che ci procurava delle cassette di musica dell'est, 00:22:00 dell'est asiatico e quindi lui cominciò a lavorare su queste cose.

Ares Tavolazzi: 00:22:08 Comincò a lavorare su queste cose e naturalmente, non solo lui perché anche, anche Area nasce da un, dalla balera. Non so se questo si sa, ma il gruppo Area era un gruppo, nei primi anni '70 suonavano come, come facevo io rythm'n blues con Giulio Capiozzo e...E questo chitarrista, Johnny Lambizzi, che poi è morto qualche anno fa, che poi se ne andò, prima della prima del, del disco Arbeit Macht Frei. E quindi era, non era solo Demetrio, era una, un come si dice, un crogiuolo di, di cose di, di persone che facevano convergere interessi diversi nella musica. Giulio Capiozzo per, per per 00:23:00 i tempi dispari, che lui era stato in Turchia. Si era, aveva cominciato a interessarsi. Questo Johnny Lambizzi, che era ungherese, quindi portava tutta una cultura, una cultura che non, che era unica in Italia. E Demetrio era la persona più adatta per fare, per fare queste cose per, per cantare questo. Perché ricordiamoci che lui viene dal blues, da rythm'n blues e viene da queste cose. Meno dalla canzone, perché la canzone l'ha incontrata nella fase con I Ribelli, quella musica pop...

Felice Liperi: 00:23:39 Certo. Ricordo infatti alcune cover memorabili, Chi Mi Aiuterà per esempio, che era un pezzo tradotto, ma che lui interpretava in un modo impressionante, quasi meglio addirittura dell'originale soul, rythm'n blues, dell'originale, appunto. Ma però, però ecco volevo 00:24:00 tornare un momento a una, un aspetto che tu ricordavi: cioè il fatto di quanto è stata importante, prima abbiamo ricordato, la Ricordi, la Durium. Però qua davvero bisognerebbe anche per la nostra ricerca che facciamo su quel periodo, che è stato quello del, dei festival pop e del prog, che stava emergendo, che emergendo, che in qualche modo è di diciamo tangenziale. In qualche modo anche al lavoro di Area, ma c'è il lavoro della casa discografica, che tu ricordavi di Gianni Sassi, che è stata una figura veramente molto importante. C'è la Cramps e quando si dice cos'erano le case discografiche, l'importanza delle case discografiche, ecco la Cramps è stata fondamentale. Perché ha lanciato non solo questo progetto degli Area, ma tutta una serie di altri musicisti che sono stati forse da un punto di vista, diciamo, se usano una parola che può essere brutta, ma dal punto di vista commerciale, non hanno avuto magari un risultato importante, a parte forse Finardi. Ma però 00:25:00 importantissimo per quello che hanno lasciato come eredità sperimentale, innovativa. Ecco io direi che questo aspetto, è la figura di Sassi, che infatti giustamente, a questa sono stati dedicati libri, ricerche e la Cramps in particolare. Vorrei veramente un po' anche ricordarla, perché questo mi sembra veramente importante.

Ares Tavolazzi: 00:25:22 Semplicemente la Cramps è unica nel panorama italiano della discografia, perché è l'unica casa, casa discografica che ha usato veramente l'intelletto...Cioè e gli intellettuali cioè e che, è che ha...Storicamente è apparsa in quel, in un periodo che più adatto di quello non poteva, non poteva esserecene un altro. Per cui...E cioè ricordiamoci che Gianni Sassi era pubblicitario, cioè era, era 00:26:00 un, si occupava, non so se vi ricordate la pubblicità sui Topolino della Politoys. Faceva, faceva queste cose e se guardate tra le copertine degli Area e questa cosa molto intelligente che faceva, ci sono, ci sono molte similitudini. Inoltre aveva un entourage di persone, come Gian Emilio Simonetti, ora io non ricordo più i nomi, insomma questo gruppo di intellettuali che lavorava sui testi. E però tutto partito da Gianni. Cioè il genio di Gianni è stato l'idea, l'ideazione è stata geniale, capisci...cioè...E quando ha sentito, quando ha trovato gli Area ha, ha capito che quello era un terreno su cui lui poteva lavorare in un certo modo. Il, il manager degli Area che era questo Mammone, che è stato il manager della Premiata 00:27:00 Forneria Marconi, quindi aveva un target che andava verso una certa direzione, quando sentì il secondo disco che abbiamo fatto, dove compaio io per la prima volta che è Caution Radiation Area, gli diceva "Beh, adesso son cazzi vostri". Cioè per cui se ne tirò fuori perché, perché commercialmente quello non c'era più. Fine. Invece per persone come Gianni Sassi era il cacio sui maccheroni, cioè era quello che è, che esattamente quello che lui voleva...Quello che lui voleva e quello che lui voleva dire attraverso i testi eccetera. Insomma in questo sta la genialità di Gianni.

Felice Liperi: 00:27:41 Volevo chiederti a proposito sempre di quel periodo, appunto perché legato un po' a questo nostro tentativo di raccontare quegli anni, la dimensione live dei grandi concerti degli Area o anche qualche, qualche racconto di per esempio Fariselli, 00:28:00 insomma delle cose anche divertenti in cui gli Area, talmente legati anche alla dimensione politica, l'impegno che pensare a un gruppo che secondo me potrebbe essere, poteva assolutamente rivaleggiare con, non so, con gli Zeppelin. Non lo dico adesso perché sto parlando con te, ma davvero lo penso. Però Led Zeppelin erano diventati miliardari con la loro musica, mentre gli Area, il racconto era che molto spesso si trovavano a suonare in festival gratuiti addirittura. Per cui adesso non voglio rimetterti in bocca delle cose, ma che puoi dire meglio di me naturalmente. Però insomma, poi questa, questa dimensione del live è molto importante, perché la musica degli Area è una musica performativa, molto forte, no?

Ares Tavolazzi: 00:28:46 Assolutamente, assolutamente, perché noi aggiungevamo a ogni concerto, un brano non era mai uguale all'altro. Era uguale magari nell'esposizione del tema, poi succedeva di tutto 00:29:00. Perché poi ci veniva un'idea, la mettevamo in pratica, non avevamo niente da perdere. E questa la, la, il vantaggio di, di non, di non fare i soldi e di non avere un'etichetta discografica che ti spinge, che spinge sul, su, da un lato che non è il tuo. Capisci, noi pensavamo alla musica, noi eravamo, volevamo fare quello che abbiamo fatto e questo non è poco. Nessuno ci ha mai dato regole, nessuno ci ha mai detto come dovevamo comportarci. Per cui la musica dal vivo eh, diventava, perché era questo il vantaggio, ripeto quello che stavo dicendo prima. È un vantaggio perché tu non hai nessuna...A noi eravamo famosi per, per come dire, per, per non mi viene la parola. Beh, per la sorpresa che potevamo, che potevamo creare ad ogni 00:30:00 concerto e poteva succedere di tutto. Erano degli happening ogni volta. Per cui Area era legata a questo. Mentre gruppi, adesso cito la Premiata o altri gruppi famosi italiani, dovevano fare quel repertorio, perché quel repertorio la gente, la gente da noi, sì li voleva Luglio Agosto Settembre Nero, però poi si beccava, hai capito le, le frequenze alte nelle orecchie eccetera. Insomma, si beccava delle cose anche di musica free che poi, che dici boh...?

Felice Liperi: 00:30:35 Inaudita.

Ares Tavolazzi: 00:30:37 Sì perché rappresentavamo quella cosa. Rappresentavamo quella cosa e quella cosa noi eravamo. E questo è importante. Eravamo dentro quello che si poteva.

Felice Liperi: 00:30:48 E volevo chiederti, per chiudere questo capitolo e passare a un'altra, un'altra fase della tua carriera. Quanto ovviamente, sembrerebbe ovvio dirlo, la morte nel 00:31:00 '79 poi di Demetrio Stratos ha chiuso almeno un capitolo della storia di questa, di questo gruppo., Perché chiaramente la voce, voi eravate un supergruppo, perché adesso non voglio fare l'omaggio ai componenti, ma stiamo parlando di tutti grandi strumentisti. Però certamente, come hai ricordato prima Demetrio Stratos è stato uno dei più grandi cantanti che siano mai apparsi nel dopoguerra. Quindi la sua scomparsa così prematura, così giovane insomma, è stata veramente un trauma. Molti l'hanno raccontato, l'ha raccontato Mauro Pagani, gli ha dedicato addirittura un libro alla morte di, di Stratos.

Ares Tavolazzi: 00:31:41 Sì, ma, ma per noi è stato un colpo, cioè un colpo durissimo. Infatti se, cioè voglio dire se, abbiamo fatto quel concerto per, per raccogliere i 00:32:00 soldi per l'operazione, che poi lui è morto il giorno prima, insomma. E abbiamo anche suonato, ma io ero, mi ricordo che eravamo in condizioni veramente disastrose, tutti. E che dire, cioè sì, sono d'accordo con te, non, Area ha chiuso un capitolo, che si è chiuso con la morte di Demetrio, purtroppo. Purtroppo anche, anche se Demetrio comunque, a dire tutta la verità, aveva già cominciato a prendersi uno spazio suo, già da alcuni, alcuni anni insomma. Perché con la conoscenza di Cage, di Cathy Berberian, tutto quel mondo, tutto quel mondo a cui lui stava andando incontro, era appena cominciato per lui. Quindi forse, forse avrebbe lasciato il gruppo, se fosse rimasto vivo per, per fare le sue cose insomma. E io 00:33:00 questo lo capisco perché, perché il suo e il cammino di ognuno di noi poi ha avuto delle svolte diverse, ha avuto delle...Cioè io ero interessato al jazz, Demetrio era interessato alla musica contemporanea eccetera, per cui sarebbe stato anche normale che...

Felice Liperi: 00:33:20 Ma forse certo...

Ares Tavolazzi: 00:33:22 Ma questo è grandioso, capisci? Perché, perché, perché io vedo tutti i gruppi famosi che rifanno il gruppo, rifanno i concerti e hanno settant'anni e risuonano le stesse cose. Io inorridirei, cioè io ho orrore di questa cosa. Pur amando quello che ho fatto, ma non vorrei mai suonare Luglio, Agosto, Settembre Nero tutte le sere perché, perché la gente vuole quello. Questo, questa è la mentalità, questa mentalità io l'ho imparata dagli Area. Io questa cosa l'ho imparata lì, perché io prima ero sì, 00:34:00 forse ero un bravo musicista, però intellettualmente come, come tipo di pensiero, anche non solo musicale, ma anche pensiero che riguarda le scelte nella vita, non ci pensavo proprio nemmeno e forse è lì, per questo dico è stata forse la cosa più importante della mia vita, in tutti i sensi, non solo musicalmente. Perché mi ha permesso, mi ha permesso di scoprire mondi che io non conoscevo e li ho scoperti lì, perché noi facevamo delle nottate intere a casa di qualcuno di noi a Milano, ad ascoltare musica insieme e non solo. E non solo musica balcanica, non solo est-asiatica, non solo, ma jazz, Keith Jarrett, ascoltavamo, Bill Evans, John Coltrane. Io ho scoperto delle cose che non conoscevo.

Felice Liperi: 00:34:52 Questo è stato, quel, questo è stato il grande laboratorio Area. Poi c'è una fase, prima di arrivare alla conclusione della nostra chiacchierata, dedicata alla tua grande passione, che hai ricordato più volte per il jazz. Il lavoro che poi ti ha preso nella della fase della maturità della tua carriera, invece volevo che così ci dessi un tuo racconto di personaggi con cui hai lavorato, che sono stati popolarissimi, importantissimi e ho visto anche i concerti in cui hai suonato a fianco a loro. Penso ai tanti dischi fatti con Francesco Guccini per esempio, che sono stati anch'essi un'esperienza importante. Il lavoro fatto con Paolo Conte, naturalmente ancora il livello altissimo di collaborazioni con Finardi, con Mina, con con tantissimi musicisti. Ecco, questa fase come la descriveresti? Lì c'è entrata l'esperienza fatta con gli Area o a quel punto avevi voglia di voltare pagina e fare altro?

Ares Tavolazzi: 00:35:54 No, no, no, io non avevo voglia, io avevo voglia di, di, io avevo scoperto l'improvvisazione . Volevo fare quello, però avevo questi agganci ancora che mi permettevano di sopravvivere, perché io ripeto avevo una famiglietta, che non, non è che bisognava...

Felice Liperi: 00:36:13 Bisognava sfamarla....

Ares Tavolazzi: 00:36:15 Suonare nel jazz club non ce l'avrei fatta e allora non è che c'ho ragionato sopra, ho continuato, ho continuato a fare dischi, a fare il turnista con, anche, ma poi adesso ci arrivo. Ma voglio dire, scindendo le due, le due, le due parti. Cioè da una parte c'era l'improvvisazione e...Quindi questo, la mia collaborazione con Francesco, con Paolo Conte che è continuata nel tempo eccetera, mi ha dato l'opportunità di poter ampliare la parte improvvisativa e di poter anche andare a suonare gratis e 00:37:00 fare pratica su questa cosa, perché il jazz è basato sulla pratica. Lo studio va bene, ma la pratica è fondamentale. La pratica con gli altri, la pratica live. E, e invece una cosa molto interessante che io ho imparato nel fare i dischi per pop, è la disciplina. È fare quello che devi fare, farlo bene, senza una nota in più e senza una nota in meno e godendo anche di quello che fai. E la mia cultura mista me lo ha permesso. Perché io vengo dalla canzone e quindi io la canzone la conoscevo bene e anche quando storceva un po' il naso mi dicevo "Ma io vorrei fare un tour con che ne so, un pinco pallino e devo suonare", perché per carità, con tutto il rispetto. E però fare un disco era una cosa importante. Tu andavi con chiunque, non 00:38:00 solo con Francesco. Io quando andavo in studio, per me era una lezione, che davo a me stesso di disciplina, di autodisciplina ma ripeto, questo non senza...Non ce l'avevo con nessuno, non è che lo facevo malvolentieri. Ho avuto un periodo che poi ho dovuto accettare, ho detto "Beh senti, se fai le cose le devi fare bene, altrimenti non le fai".

Felice Liperi: 00:38:22 Quindi va bene, è giustissimo il lavoro sulla disciplina, però...Però è chiaro che quando lavori con Paolo Conte è normale questo, perché Paolo Conte è un, come dire, un direttore d'orchestra che tiene tutti al loro...

Ares Tavolazzi: 00:38:34 Io mi ricordo che siccome lui spesso suonava ai bassi, con la sinistra, quando il basso va in quattro, io mi dovevo scrivere tutto. Perché non potevo sforare dalle sue note. E allora lì diventa interessante, perché tu fai una cosa obbligata, però devi avere il groove giusto, devi essere nel tempo giusto per quella cosa. Questo io lo trovo 00:39:00 interessantissimo, per un musicista.

Felice Liperi: 00:39:03 È anche importante.

Ares Tavolazzi: 00:39:05 Certo, ho imparato, ho imparato un sacco di cose.

Felice Liperi: 00:39:10 Con concludiamo, concludiamo la nostra la nostra chiacchierata su, su quella che è la tua attività ormai da moltissimi anni, da trent'anni credo, non so, ormai non faccio i conti a memoria. Ma insomma, il mondo che forse tu fin dall'inizio hai amato, cioè quello del jazz. Allora qui ti volevo chiedere, l'hai fatto in formazioni, in formazioni diverse. In particolare tu hai conosciuto anche dei musicisti che hanno veramente costruito il jazz moderno in Italia. Penso a Massimo Urbani in particolare, penso qui a Roma. Insomma per noi è stato molto importante e vorrei ricordarlo naturalmente, con Enrico Rava, D'Andrea eccetera. Ecco vorrei, volevo chiederti rispetto a quell'epoca, questa fase diciamo gli anni '90 a oggi, 00:40:00 che cosa è cambiato? Perché ho avuto la sensazione che ci sia stato una vera, un vero rinascimento in Italia. Ne abbiamo, mi è capitato di parlarne molte volte appunto con Rava, con Paolo Fresu di, di come il jazz sia in qualche modo esploso per un, per un lungo periodo. Mentre adesso mi sembra di vedere, c'è stata la tragedia del Covid naturalmente, una musica come tu hai ricordato che è basata soprattutto sul live, se non suoni dal vivo ovviamente...Ecco, volevo chiederti un po': se tu dovessi dare uno sguardo indietro, hai, come è andato questo percorso?

Ares Tavolazzi: 00:40:39 Ma è un po' difficile da...E non lo so, e secondo me internet ha cambiato tutto. E sto parlando delle nuove generazioni. Sto parlando anche del modo di fruire la musica. Poi c'è un'altra cosa che ha cambiato, ha cambiato le cose: che la 00:41:00 musica pop e il jazz hanno cominciato a fondersi, cioè i musicisti di jazz, vanno a suonare con i cantanti, eccetera. Ci sono un sacco, un sacco di...E mi sembra che in questo momento, a parte, a parte chi se lo può permettere, come Rava, come Fresu eccetera, ma per il resto non ci sia molto. Mi sembra che ci sia un po' una resa del, del jazz come, come atteggiamento. Ecco perché l'atteggiamento del genere era, non dico che era meglio quando era peggio,, non è questo. Però prima facevi, suonavi gli standard e poi improvvisavi, facevi una grande pratica. Anche suonando sullo stesso brano con uno o con un altro stavi su, su, su delle cose che diventavano interessanti, dal punto di vista della ricerca. Adesso è, mi sembra 00:42:00 che sia più sul, sul personale, no? Su, tutti compongono, tutti, io, io ho smesso di scrivere dieci anni fa. Perché ci sono talmente tante cose belle da suonare per, per il mio punto di vista che, che non è da studiare, non si finisce mai in questo. Ecco, penso si sia perso un po' questo. Mentre il fattore tecnico si è evoluto, con internet, i tutorial e tutte ste cose qui. Adesso ci sono dei ragazzini, sono dei mostri dal punto di vista tecnico e non solo. Però, però si è persa questo, si è perso un mondo. Insomma è finito, è normale che sia così, che è il mondo del, del prendi la macchina, vai a suonare, fai la serata lì con, con Enrico eccetera e suoni gli standard. E c'è questo qui si è perso, 00:43:00 si è perso un po', ma si è perso. Ripeto è normale che sia così. Il mondo è cambiato e credo che internet in questo abbia una grande responsabilità.

Felice Liperi: 00:43:11 Volevo chiederti, per chiudere, quali sono stati, li hai anche un po' ricordati di passaggio così. Quali sono stati, le tue grandi passioni dal punto di vista del jazz? Hai ricordato qualcosa nei live dei, dei pezzi che presentavate eccetera. Ma quali sono stati i musicisti di riferimento nella...

Ares Tavolazzi: 00:43:37 Beh, Coltrane, assolutamente. Bill Evans, ancora più assolutamente, se posso dire. Scott LaFaro, è per me un grande punto di riferimento. E poi che dire di Konitz? Ma sono talmente tanti. Però direi che io ecco, sono molto legato 00:44:00 a come, come tipo, come modo di affrontare la musica e anche come, come ambiente per Bill Evans che mi serve, sì mi serve molto per, per me ancora ora. Ascolto e, e cerco di capire come suonava Scott LaFaro, ma non ho ancora capito ma, ma c'è tempo forse.

Felice Liperi: 00:44:25 Ma, ma non hai citato e qui è forse l'ultima cosa che ti chiedo, che qualcuno ha detto un po' forzando le cose, perché secondo me non è esattamente così, che voi siete stati un po' come i Weather Report italiani, in qualche modo. Ma e quel quel tipo di jazz elettrico lo apprezzavi, lo amavi o invece...Hai citato dei musicisti invece che per altri...?

Ares Tavolazzi: 00:44:49 No, scusa, è che, sai, domande così sono sempre...Weather Report, assolutamente. Assolutamente. Ho amato i Weather Report moltissimo. Keith Jarrett, 00:45:00 per esempio. Quartetto europeo, il quartetto americano. Io sono cresciuto con questa musica e anche con i Weather. I Weather, naturalmente. Jaco, per carità del Signore, però sì, ero ,ero spostato da un'altra parte.

Felice Liperi: 00:45:17 Beh va beh, quelli forse quelli sono stati i primi. Ora invece diciamo, sono tre generazioni che mette insieme, three generations con il nuovo gruppo. Nuovo gruppo, gruppo che hanno in piedi ormai da qualche anno. Questa è l'ultima è l'esperienza diciamo, posso dire forse più recente insomma, del tuo lavoro. Che tipo di, che tipo di qui, qui ritrovi Capiozzo e Caligiuri, c'è una, che tipo di progetto è questo se dovessi descriverlo?

Ares Tavolazzi: 00:45:47 Ma guarda è una cosa interessante perché Chico Campiozzo, il figlio di Giulio Capiozzo, è ancora legatissimo 00:46:00 al padre musicalmente eccetera, agli Area naturalmente e, e ne sa molto più di me ed io a volte mi dico "Ma tu come fai a sapere queste cose?". E, e da lui è venuta un po' questa idea. Io che, io ti dico la verità, ero un po' restio all'inizio, perché risuonare cose che sono, che ricordano eccetera gli Aerea eccetera non era, non erano nei miei intenti. Però poi alla fine, alla fine con questo pianista molto bravo che è Leo Caligiuri, alla fine siamo riusciti andando in studio a trovare, a trovare una cosa che piace a tutti e devo dire che anche suonarla dal vivo è molto divertente e probabilmente faremo un altro cd presto.

Felice Liperi: 00:46:52 Questo possiamo possiamo cominciare ad annunciarlo. Ma che effetto ti fa di ritrovare il figlio di Capiozzo al tuo fianco, che dice, che gli dici che ha una memoria vivente della storia degli Area?

Ares Tavolazzi: 00:47:04 Lui è allucinante perché è non solo la memoria, ma è attaccatissimo e se ne occupa con amore, del materiale di suo padre eccetera. E l'effetto è perché tra l'altro si somigliano anche molto, solo che Chicco è molto alto. Giulio non era altissimo e anche nel modo di suonare, perché Chicco, Chicco è cresciuto con il padre, lo ha studiato, per cui a volte sento, sento le, sento le stesse cose spesso, tecnicamente anche come approccio al tempo come, come, come sta e, e io su questo cerco di lavorare anche con lui, perché vorrei anche spostarla un po' questa cosa, no? Cioè che è perché, perché a 00:48:00 volte i legami ti, da una parte ti, ti fregano e per cui mi piacerebbe anche proprio attraverso questo trio, trovare un qualcosa che ci potesse spostare in un'altra dimensione, un po', un po' più personale, ecco, un po' più personale, meno legata a quel suono però.

Felice Liperi: 00:48:26 Di passato.

Ares Tavolazzi: 00:48:28 Sì, ma non perché è il suono del passato. Perché come dire, perché musicalmente, musicalmente credo che si possa fare altro. Non dico meglio. Ho detto altro, cioè assolutamente, io ho questa esigenza. E quindi cerco di trasmettere a loro che a volte sono un po' duro, però insomma, data l'età ci sta.

Felice Liperi: 00:48:54 Un fratello maggiore.

Ares Tavolazzi: 00:48:57 Esatto...Il nonno io, altrochè...

Felice Liperi: 00:49:00 Adesso non esageriamo. Ares, io ti ringrazio, ti ringrazio moltissimo di questa nostra chiacchierata che rimarrà nella, nell'Archivio dell'Istituto, quindi fa molto piacere che tu ci abbia raccontato queste cose così preziose e grazie anche della pazienza. Ti abbiamo fatto un po' aspettare, ma era il primo giorno che cominciavamo, quindi avevamo qualcosa da, di mettere a punto. Buon lavoro allora e a presto. Grazie, grazie arrivederci. Ciao.