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Cinque, Luigi - 2022

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Trascrizione

Felice Liperi: 00:00:00 Sono Felice Liperi e oggi, 4 novembre 2022, siamo nella sede dell'Istituto Centrale per i Beni sonori e Audiovisivi per incontrare Luigi Cinque, nell'ambito del progetto C'era un Grande Prato Rock - Narrazioni e Ricordi sulla Stagione del Prog Rock, a 50 Anni dal Festival Pop di Villa Pamphilij, che era esattamente il 1972. Allora Luigi, quella è una stagione storica e io per prima cosa, come faccio con tutti i nostri ospiti, comincio proprio chiedendoti di raccontarci come l'hai vissuta, che cosa è stata per te, quel periodo in cui di colpo migliaia, soprattutto di giovani, si sono ritrovati nei festival, per strada, nei luoghi, a fare musica, a ritrovarsi.

Luigi Cinque: 00:00:51 Beh, a pensarci bene e devo dire ci ho pensato anche varie volte, la musica fu un grande momento di apertura. Io parlo non della musica studiata e suonata, perché anche noi già eravamo in conservatorio e cose del genere...Ma quanto della, dell'aggregazione, della grande aggregazione giovanile, su valori che erano valori di, di liberazione individuale e di...È falso. Forse sì [...] E anche su valori che erano valori, in qualche modo politici. Quindi era, è stata una rinascita è stato un momento di rinascita per una generazione che aveva allora diciotto, diciannove, vent'anni, quando cominciarono a esserci in Italia, parlo dei primi grandi festival, queste grandi aggregazioni qui.

Felice Liperi: 00:01:56 Diciamo che tu, tu hai raccontato hai appena accennato, p gsoc'anzi dice dicevi "Noi che stavamo frequentavamo il Conservatorio". E quella è stata, diciamo il tuo primo approccio alla musica, cioè il Conservatorio di Frosinone se non sbaglio, in cui hai cominciato a studiare. Cosa studiavi, clarinetto? Già a quell'epoca, che strumento facevi?

Luigi Cinque: 00:02:19 No, allora è un discorso a parte. Io comincio con la chitarra, in anni prima, cioè al liceo. C'avevamo la piccola band che faceva tutte le canzoni che ci arrivavano, un po'anche tradotte dall'inglese in italiano, ma che erano di repertorio americano. Poi ci fu anche una piccola stagione che invece era più italiana cioè quella[ interferenza diffiile da comprendere] Ed era Ricky Gianco, ovverosia tutto il grande giro, Celentano e tutte queste canzoni un po' amorose, amorevoli e sentimentali 00:03:00 che allora venivano fuori. E poi mi mi iscrissi, diciamo a Roma, al clarinetto. Ma quando a un certo punto volli studiare il sassofono, andai da Sal Genovese, che era allora un sassofonista tenore straordinario, che lavorava nell'Orchestra Rai e nell'Orchestra Rai, era titolare e per chiedergli delle lezioni private. Lui mi disse "No, ma tu devi andare da Baldo Maestri, perché sta nascendo il Conservatorio di Frosinone - qui siamo nel '72 - e quindi devi andare lì" eccetera eccetera. E quella fu una grande, un'altra grande occasione offerta a noi, perché calammo in massa, quindi amici e amici di amici, c'era un passaparola e andammo a studiare con dei maestri, tra cui appunto onomatopeico il mio Baldo Maestri, 00:04:00 con dei maestri assolutamente straordinari. È un direttore di Conservatorio di nome Daniele Paris, che era l'unico che diciamo acclamato, e a dirigere le opere di Edgar Varèse in Europa,quindi non l'ultimo personaggio della musica, che si dedicò anima e cuore a questa situazione, che era una situazione diciamo di Ciociaria. All'inizio c'era un, un palazzo, un palazzo così, di un normale, normalissimo, anzi nella periferia di Frosinone. Poi man mano le cose migliorarono, però c'era un grande entusiasmo grandissimo entusiasmo.

Felice Liperi: 00:04:46 Dopo, dopo l'esperienza del conservatorio, sei entrato e questo vorrei che me lo raccontassi, perché mi è capitato molte volte...Quando ripenso quel periodo di, di incrociare 00:05:00 la storia del Canzoniere del Lazio, che secondo me non è stata mai raccontata bene, perché veramente uno di quei gruppi oggi diremmo seminali, importantissimi per quello che hanno fatto, che avete fatto sulla ricerca e poi quello che si dice in gergo, la musica progressive. Perché voi facevate una musica che poi progressivamente, secondo me, poi tu me lo confermerai, pensava a qualcosa di nuovo. Cercava di inventare qualcosa di nuovo un po'come era accaduto anche nella musica jazz. Ecco quella, quella vicenda come nasce? Come entri in quel laboratorio? Mi piace più chiamarlo laboratorio che non so, gruppo, band, diremmo oggi.

Luigi Cinque: 00:05:44 Beh, ma io ero amico diciamo [...] Scelte di alcuni che avevano iniziato, fondato il primo Canzoniere con Sandro Portelli. E per merito di Sandro Portelli, diciamocelo pure, che suggeriva 00:06:00 tutta una serie di cose e ed era un canzone, un canzoniere interessante, anche se per le mie scelte musicali non mi appassionava tantissimo la canzone, proprio specificamente laziale, quindi anche quel tipo di riproposta. Poi però successivamente, incontrai Carlo Siliotto, che era una delle menti della della storia e Piero Brega che era il cantante già nel trio precedente. A Campo de'Fiori una sera, perché a Campo de'Fiori comunque c'erano dei raduni, con la chitarra, si suonava sempre. Si stava sempre in giro, era era una situazione molto piacevole, molto...molto anche sociologicamente, devo dire, è stata fondativa. E loro mi dissero "Ma vuoi venire?" Sapevano che studiavo il clarinetto, che eccetera "Ma vuoi venire a suonare con noi? Perché vogliamo...abbiamo 00:07:00 un'idea di fare, capito un nuovo, diciamo genere che non è più quello una riproposta, ma gli strumenti a fiato, la chitarra elettrica, il basso." Insomma, quello che poi man mano perfezioniamo tutti quanti insieme come discorso, che era un po' sulle orme, più poetiche che reali, però per noi importanti del blues, che arriva dalla, dal blues americano, che poi arriva nelle città e man mano diventa il jazz e poi man mano diventa anche il rock, non è così semplice la questione. Però noi la vedevamo così e la canzone contadina, portata in ambito metropolitano eccetera eccetera. Però qui ci sono due argomenti, che se mi permetti, è stato scritto anche in un incipit del mio libro, Kunzertu, questo nuovo, che è stato pubblicato nel 2019, che contiene 00:08:00 il mio Kunzertu precedente del '78, ma ci sono tipo 250 pagine di pensieri e introduzione sulla vita, che ho fatto nella musica, tra cui anche il Canzoniere.

Luigi Cinque: 00:08:11 E le due considerazioni sono queste: la prima, gli anni '70. Gli anni '70 sono unici e importantissimi, ma non perché l'abbiamo vissuto noi e come tutti. Come dire le persone già agé dicono "Ah, ai tempi miei...". No, sono unici e importantissimi, perché negli anni '70 si verifica nella storia dell'umanità una specie di asse cartesiano, dove c'è il massimo della tecnologia possibile per allora e contemporaneamente la presenza ancora intoccata della, della grande diversità. Mi spiego meglio: noi facciamo con un...un oggetto miracoloso, che era il walkman, però ricordate? Cioè il mangiacassette, che tu ti mettevi 00:09:00 alla cintura e poi ti mettevi la cuffia e ti sentivi per esempio i Pigmei che, della, subsahariani, che Simha Arom, il grande ricercatore francese, aveva registrato quattro o cinque anni prima nelle foreste ed erano ancora allo stato totalmente preistorico. Quindi per dire nella, negli anni '70 noi eravamo ancora in una situazione certamente del pianeta, se volete da certi punti di vista già compromessa, però nello stesso tempo, non era arrivata, diciamo lo sfruttamento del pianeta totale da parte delle grandissime multinazionali. Per cui per esempio, noi abbiamo tante diversità, tantissime diversità che non erano state attaccate da quello che è stato il neocapitalismo punto quattro, per cui già negli anni '80- '82 gli indios dell'Orinoco avevano le 00:10:00 Nike, avevano la radiolina quindi erano già cambiati allora. Noi che vivevamo in questa zona che più fortunata del mondo, parliamoci chiaro, avevamo la possibilità di attingere a tutte le grandi diversità.

Luigi Cinque: 00:10:15 E adesso mi fermo alla musica. Quindi gli indiani, non so, i Dagar Brothers che erano questo gruppo dhrupad, due fratelli che sono morti poi all'inizio degli anni '80, che cantavano praticamente il dhrupad, che è il più antico canto possibile immaginabile nell'India, prima ancora del raga, quindi è una...un suono che ha a che vedere con, con il proprio l'anima umana. E i nativi della, dell'Australia ma tutte quante le [....]...E di diversità,cioè di quelli che non avevano niente a che fare col chiesastico, 00:11:00 con il colto, come invece poi fu detto in Italia da Carpitella, rispetto al nostro mondo del Sud. E quindi noi eravamo molto fortunati, cioè eravamo fortunati perché costruivamo, avevamo l'occasione e non solo noi del Canzoniere, avevamo l'occasione, di riscrivere una musica popolare. Però, per esempio, accedendo alla conoscenza, non della ciaramella, non solo la ciaramella, per esempio, ma anche dello scanner indiano o di altri strumenti simili che c'erano, esistevano nella diversità della musica del mondo allora. Per quanto riguarda l'Italia, poi, negli anni '70 c'è stato un altro miracolo per la nostra generazione e i miracoli sono due. Uno è che con tempo, quello è stato il periodo in cui gli stili della musica hanno comunicato, hanno collaborato 00:12:00 profondamente. Per cui il mondo popolare, anche della riproposta della ricerca contadina eccetera, collaborava con quelle che sono state, anche nel mondo le punte massime dell'avanguardia: cioè Nuova Consonanza, Franco Evangelisti, lo stesso Ennio Morricone nella sua stagione in cui faceva sì musica da cinema, ma faceva ricerca musicale, Guaccero eccetera. C'era questa possibilità, questa vera contaminazione di stili e di generi, che ha capito anche i linguaggi in modo assoluto e questo negli anni '70 è stato...[...]

Luigi Cinque: 00:12:37 Forse perché il grande potere, il grande mercato si era distratto un attimo, forse perché comunque c'era il contropotere, il contropensiero, l'avanguardia era più forte. Sta di fatto che negli anni '70 avvenivano queste comunicazioni tra stili, generi diversi, mondi, mondi che poi via via invece si sono chiusi in recinti 00:13:00 e lo erano stati prima. Per quanto riguarda il mondo italiano, l'altra fortuna è stata che noi ci siamo trovati nel riconoscere una cosa che era già conosciuta, ma per noi era già più consuetudine rispetto alla generazione precedente, che è stata la grande ricerca. Un cowboy del texano, cioè Alan Lomax, e un diciamo un piccolo uomo, dal punto di vista fisico, ma con un'intelligenza straordinaria, di Reggio Calabria, che era Diego Carpitella. Loro hanno aperto al mondo italiano, alla borghesia italiana e al mondo intero l'esistenza di una musica extra-colta, extra-scolastica, extra-operistica, che aveva un valore assoluto, dal quale noi attingevano a piene mani e suonando i canti a 00:14:00 metà di Barbarano o in modi come lo cantavano o suonando ritrascrivendo in maniera, se vuoi anche primitiva e ingenua le launeddas o certe cose andavamo, facilmente andavamo sconfinavamo anche con il mondo del jazz. E allora in America nel mondo del, del nuovo jazz, post free jazz, era quello filo-africano, quindi Coltrane modale, era il jazz modale diciamo, ci avvicinavamo, eravamo molto in qualche modo più che vicini con una consanguineità culturale, che era data anche dai tempi, dai modi, da, dai percorsi che facevano insieme artisti di varia natura.

Felice Liperi: 00:14:49 E sì c'è questo, questo...prego scusa, volevi chiudere, prego.

Luigi Cinque: 00:14:53 Non c'è stato un gruppo. Non è stato un gruppo particolarmente dotato questo, lo dobbiamo dire, perché se no poi sembra che il Canzoniere, il Canzoniere del Lazio ha avuto una grande capacità, che è dovuta più che altro a...Insomma un po' perché eravamo anche tutti di estrazione borghese, perché venivamo anche in parte anche dalla politica, chi più chi meno, che avevamo studiato tante cose. Comunque sta di fatto che ha avuto la capacità di trovarsi, in quel momento di grande rivoluzione culturale vera, in prima linea. E si sa come nelle storie di rivoluzioni, quelli che stanno in prima linea poi magari non sono i più bravi, però sono i più rappresentativi. E il Canzoniere, in questo senso, nei due dischi che sono Lassa Stà la Me Creatura, Spirito Bono, secondo, secondo me [...] oggi ha prodotto una tipologia di musica italiana, di blues italiano, chiamiamolo come, come 00:16:00 vogliamo, che è stato unico e che ha avuto infinite, migliaia di, ancora oggi di imitazioni, perché ha creato come dire, una strada, uno stile, un sentiero, un...forse un'autostrada, perché lì poi a quel punto, senza quel pensiero che non è solo del Canzoniere, ma senza quel movimento lì, noi non avremmo avuto tantissimi artisti di cui non faccio il nome proprio e altro, per non fare torto ad altri altrettanto bravi, ma insomma i grandi nomi del mondo popolare, ma i grandi nomi anche della, di certe commistioni, un certo tipo di rock, le Notti della Taranta e così via.

Felice Liperi: 00:16:44 Mettendo, voltando pagina rispetto a questo, a questo periodo e a questa esperienza così importante, poi tu invece e l'hai accennato, ti dedichi a tutt'altra argomenti, stili, passioni e hai citato, hai detto la contaminazione 00:17:00 e la sperimentazione. E lì nascono dei contatti di cui assolutamente vorrei che ci raccontassi, ma anche delle esperienze importanti, perché fondi che un, un gruppo, una formazione che poi dopo ha avuto grandi sviluppi in una, in una formula che io dico sempre quando parlo e penso al tuo lavoro, di artista-musicista multimediale e cioè la Hypertext O'rchestra, dove dentro ci sono molte delle cose che tu hai raccontato prima, quando cominci, hai citato l'India, hai citato l'Africa, hai citato anche forse il Brasile, fra poco ne parleremo quando citeremo Antonio Infantino, in cui entrano proprio questi elementi attraverso la ricerca, l'uso di strumenti nuovi, che sono strumenti popolari, ma insieme all'elettronica, alla sperimentazione.

Luigi Cinque: 00:17:58 Mi è capitato che...È capitato cioè, certe cose poi ritornando al discorso di prima, molto spesso succedono perché ti trovi come dire, per caso senza averne come dire, particolari meriti, ma ti trovi nel posto giusto al momento giusto. A me capitò che l'Accademia tedesca mi commissionò, commissionò due opere contemporanee, scritte una a me, una a Giorgio Battistelli e io...

Felice Liperi: 00:18:32 Che anno era, di che anni parliamo?

Luigi Cinque: 00:18:36 Stiamo parlando del, del 1980-81.

Felice Liperi: 00:18:42 '80-'81.

Luigi Cinque: 00:18:46 E io scrissi. Un [...] l'Aiace di Soffocle, perché l'Aiace di Sofocle? In due parole: perché l'Aiace di Sofocle, è colui il quale non 00:19:00 si adatta al nuovo mondo mercantile, che è quello di Ulisse, ma continua ad essere un uomo monotropos, cioè di un solo, di una sola qualità, che è quella, diciamo contadina, agropastorale. Lui è un eroe, non sa, non sa adulare gli dèi. Quando prima di partire, il padre gli dice conservati nel favore degli dèi, prima di partire per la guerra di Troia, lui dice "Col favore degli dèi o senza il favore degli dèi, io sono sempre un eroe". O quando invece combatte contro i greci e c'è Atena che lo va a aiutare, gli dice "Dea, va' a aiutare qualcun altro, perché là dove sono io la lotta non si frange". Cioè è uno che pecca di hybris. Però nello stesso tempo a me mi piaceva, perché era rappresentativo di questo grande mondo della diversità che non riusciva a dire, per realizzare, con la grande civiltà mercantile, che è quella d'Occidente, con 00:20:00 tutti i suoi meriti dico questo e anche qui, i meriti la democrazia eccetera. Però, e quindi praticamente questa cosa, questo Aiace che lì fu fatto insomma, in modo molto colto, subito dopo, anche per questa sua valenza di significazione eccetera, fu invitato a, in Brasile per la prima volta facemmo, praticamente fu un evento pazzesco, perché io al posto del coro decisi di...lavoravamo per un'università l'UNI Rio, che è un'università anche a pagamento, molto borghese, chiesi che un il coro cioè che al posto del coro di mettere una batucada cioè un gruppo di percussionisti di, della favela.

Luigi Cinque: 00:20:52 Lo fece perché io ho l'onore e il merito di aver fatto entrare quelli della favela dentro l'università. Ma fece scandalo a tal punto che per tipo tre giorni di seguito, in quindici giorni di corso, il Jornal do Brasil ci dedicò la terza pagina con la scritta "Ligação Perigosa", cioè collegamenti pericolosi, no? E parlando molto bene, perché noi avevamo dei cantanti straordinari. C'era con me Massimo Cohen, c'era con me Nando Citarella. C'erano anche molti dei nostri...Insomma, facemmo una grande figura. Ma la cosa più interessante, fu che - e qui ci fu la grande scoperta - ma noi voglio dire, c'abbiamo questa storia di Aiace, ma voi gli altri artisti, che dobbiamo stare insieme sul palco che avete di simile? Uno ci disse "Andiamo dai repenistas". A Plaza São Cristóvão, la domenica mattina c'erano questi suonatori di chitarra, che cantavano delle storie pazzesche e sembravano 00:22:00 in alcuni casi, c'era una voce roca di Bob Dylan, ma erano delle cose. Andiamo da questi repentistas e gli diciamo "Noi abbiamo una storia così, e così. C'è uno che di qua e di là, poi impazzisce, insomma tutta la storia di Aiace, gliela raccontiamo che ci hai di uguale, che ci puoi dì?" E questi misero praticamente un racconto simile, che era praticamente di uno di questi eroi, capito, del Sertao, del deserto del Nordest, che sono norddestini loro, no? Quindi la zona di Salvador, Bahia, la grande e quindi noi sul palco avevamo da una parte i nostri attori e soprattutto cantanti, che parlavano di Aiace di Sofocle, il che è praticamente la nostra storia e dall'altra loro ci avevano praticamente gli eroi del Sertao, altra gente, banditi, urlatori 00:23:00 di libertà e sono eccetera, eccetera E quindi in quei giorni la cosa funzionava benissimo anche dal punto di vista dell'intrattenimento, perché mentre noi, cioè parlavamo in italiano, lo facevamo in italiano, in parte in greco, quindi con la ritmica cioè la gente capiva poco, benché le spiegazioni...Poi partivano loro e raccontavano una storia analoga.

Luigi Cinque: 00:23:22 E in questa analogia mi capitò di scoprire qualcosa di assolutamente interessante, che sintetizzerei in questo modo: il mito come valore di scambio. Lo scambio tra le culture avviene attraverso il mito. Io questa cosa l'ho fatta in Africa, l'ho fatta in India, l'ho fatta in Giappone, non solo quello. Sempre di dire "Amico, io c'ho Ulisse. Ma tu che c'hai? Non c'è mai stata una volta, ma ti asssicuro, non c'era niente di preparato, che qualcuno mi abbia detto "Ma tu hai Ulisse ma ce l'ho anch'io, però si chiama..." Come dire, nella costa africana 00:24:00 ovest dell'Africa, si chiama ancora Fasana e in Giappone si chiama in un altro modo, in Russia si chiama in un altro modo. Insomma il mito come valore di scambio. L'Hypertext O'rchestra è un contenitore di miti musicali, anche come valore di scambio all'interno nostro e, e di una scrittura, una capacità di scrivere questo in tempo reale. Naturalmente, questo presuppone dei musicisti molto bravi, ma non perché, perché soprattutto presuppone la qualità, spesso perduta dei musicisti di oggi, che è quella dell'ascolto. Cioè bisogna sapersi ascoltare molto, quindi e l'Hypertext O'rchestra è questo, sono musicisti, diverse persone con miti diversi anche all'interno della stessa nazione chi è jazzista, chi è di scuola contadina, chi è santone 00:25:00 eccetera eccetera.

Luigi Cinque: 00:25:02 E tutto questo però, poi sul palco assume una valenza che è una valenza forte, che è quella delle diversità insieme, delle, degli accostamenti, degli accostamenti di strumenti, degli accostamenti timbrici, degli accostamenti vocali, degli, degli accostamenti di dialetti. Abbiamo fatto a un certo punto nel, nel, a Nairobi nel 1998. Noi siamo stati il Gruppo Liberties Orchestra. Siamo stati il gruppo che all'Ambasciata Francese, perché ci aveva chiesto di fare questa cosa, mi aveva chiesto, il gruppo che, [...] in quel punto, con Kofi Annan, la grande Giornata dei Diritti dell'Uomo, che erano, erano esattamente 00:26:00 cinquant'anni. E la cosa interessante è stata che per potere essere all'altezza, sia della missione che ci stavano dando, sia della insomma, dell'intrattenimento possibile eccetera, noi siamo stati quattro, cinque giorni, io a girare per le, le favelas che alle bidonville di Nairobi, diciamo così, a cercare questi personaggi: cantori, raccontatori eccetera eccetera e ne abbiamo trovati un paio che addirittura avevano...vecchietti, ma che avevano suonato al momento della liberazione del Kenya da parte degli inglesi, no? Avevano fatto un grande concerto nella piazza con tutte le persone, che ognuno suonava le sue cose [...] Quindi è un esperimento, che, che ha funzionato molto e ci ha molto divertito e poi dentro sono passati personaggi che vanno da...In, 00:27:00 in un'occasione di...per venti minuti anche Peter Gabriel, in un'occasione, però fondamentalmente Gasparyan, da Antonio Infantino, jazzisti di tutte le possibilità eccetera eccetera.

Felice Liperi: 00:27:16 Sì mi, ti fermerei qui perché esattamente volevo chiederti un rapido, una rapida fotografia di due personaggi che tu hai citato, che mi è capitato naturalmente molte volte di vedere. Ho anche bevuto la famosa grappa di albicocco di di Gasparyan, che mi offrì in una, in un concerto meraviglioso, alla, alla...no in Sapienza, era l'Università di Roma dove dove facevate il concerto con l'Hypertext O'rchestra. Ecco questi grandi ospiti, perché tu adesso hai raccontato questa sovrapposizione di miti che tu raccogli in giro 00:28:00 per il mondo, attraverso i testimoni, perchè hai raccontato dell'Africa, del Brasile. Però questi sono grandi artisti sto parlando di Gasparyan e di Infantino, con cui tu hai avuto una lunghissima collaborazione. Sei stato anche in qualche modo un po' un suo produttore, l'hai seguito fino a poco prima della sua scomparsa. Ecco, raccontaci rapidamente chi sono. Perché naturalmente tu hai citato Gabriel, Peter Gabriel, lo conoscono in molti, ma insomma Gasparyan, per quanto sia uno straordinario suonatore di oboe è meno conosciuto. E poi anche di Antonio Infantino.

Luigi Cinque: 00:28:40 Beh, intanto ti dico che loro, come direbbe un, un pensatore che, un po' esoterico che è Gurdjieff, erano uomini davvero straordinari. Questo mi succede di pensarlo adesso, perché man mano che si invecchia si pensano 00:29:00 a dei dettagli delle cose, no? Perché loro che io ho portato a suonare insieme sul palco varie volte, non tantissime, ma un cinque, sei volte. Loro nelle prove, non le prove diciamo che poi le prove sono sempre, e comunque insomma, nel pre-concerto, nel dopo concerto e anche sul palco si guardavano con una...reciprocamente con una grandissima ammirazione. Si erano, avevano capito il loro, la loro profondità d'animo, cioè questo è fondamentale perché sono due, due uomini misteriosi o due artisti misteriosi e molto profondi. Gasparyan, beh, lui poi aveva una storia Gasparyan ha suonato a 18 anni, nel '48, quindi dopo la guerra, ha suonato al Cremlino davanti al Stalin e ha rappresentato [...]il duduk l'Armenia davanti 00:30:00 al dittatore. Con, con il fatto che poi la leggenda dice, ma insomma, se sbagliavi e c'era, c'era anche questo rischio, che se sbagliavi, però non ti usciva il suono per l'emozione, insomma te la potevi passare male, però in realtà aveva questa sua, prima del '48, quindi da giovane, perché lo so, già da ragazzino, da adolescente, cioè tra, tra i dieci e i diciott'anni, aveva lavorato nella sonorizzazione del cinema muto, nelle piazze o nei diciamo cinema della, di Yerevan, quindi diciamo l'Armenia degli anni '30, ci si può immaginare cioè, che, che invece i film muti non venivano sonorizzati come da noi dal pianoforte, generalmente 00:31:00 dal vivo, ma dai duduk. Poi lui insomma è via via è diventato, prima un mito nazionale riconosciuto, poi quando Gabriel lo chiamò in varie occasioni, non solo lui, ma lui per, diciamo sonorizzare un paio di film, tra cui poi anche dopo e non, non c'entra più neanche Gabriel, la discesa del Gladiatore, la discesa, il Gladiatore, le musiche e il tema è un tema di Gasparyan, quindi insomma è diventato un personaggio con la con la World Music, gli inglesi e io vi posso dire solo che sono andato ai suoi ottant'anni a Yerevan e, e lì appunto Peter...e Peter era nei suoi confronti, a parte che lui è sempre una persona molto carina e gentile con tutti e non potrebbe essere diversamente, dato il successo 00:32:00 mondiale che ha. Non è che ha niente...Però nello stesso tempo nei confronti di Jivan era un agnellino, cioè era una persona, proprio con un'ammirazione profondissima. E potrei raccontare un, infiniti episodi, sia, intanto l'intonazione perfetta, secondo la serietà. Lui prima che, che suonavamo lui stava sempre, quando stavamo nell'hotel insieme, nella sua camera due ore prima a suonare e ad, a preparare l'ancia. Cioè non se diceva "Beh, so' Gasparyan, come viene, viene". No, era proprio un'attenzione e una...E poi mi ricordo una, un aneddoto che vi posso racccontare, che a un certo punto noi ci siamo dati, Gasparyan ha voluto un quintetto che lo accompagnasse, perché 00:33:00 dovevamo fare una tournée in Russia e con praticamente sette date al Bolshoi. Premetto il Bolshoi era già tutto esaurito tipo un mese prima il Bolshoi, con i prezzi che i bagarini vendevano dei prezzi, che erano due stipendi da operaio, tanto per dire. E io arrivai tardi e allora c'era questo Hotel Rossia che era un famoso, era l'hotel di Stalin questo a Mosca arrivai tardi e...un hotel gigantesco.Avevamo appuntamento nella hall, tramite la sua organizzatrice Eva Skal, per la cena, ma era un po' presto, quindi io mi sono perso in questo albergo. Ogni tanto, c'erano praticamente degli, dei salottini in questi corridoi lunghissimi, dove c'erano delle donne giovanissime, una bellezza impressionante che naturalmente erano, come dire in qualche modo a tua disposizione, 00:34:00 cioè bastava...E vabbè, la cosa finì lì. Io andai avanti, ero rimasto anche impressionato davvero dalla bellezza di queste qui e anche da, dalla loro povera mission. E quando poi sono arrivato in hotel e arrivavamo tutti, perché c'era Ludovico Einaudi, c'era Didier Malherbe, fondatore dei Gong, uno dei Gong, insomma c'era tanta gente...E lui il primo discorso che ci ha fatto dice "Guardate questo è un hotel pieno di prostitute. Che hanno anche la qualità massima di essere bellissime. Ma voi siete degli artisti. Io vi ho chiamato perché sono sicuro che nessuno di voi, capito, utilizzerà questa occasione per frequentare una di queste." Insomma per dire no. Un 00:35:00 grande padre, un grande padre.

Felice Liperi: 00:35:03 Sì, ci stiamo, ci stiamo avviando alla chiusura per cui ti chiederei invece - capisco che per quanto ha fatto, per quanto è stato importante - però importantissimo ricordarlo, invece se prima di, di chiederti altre due cose rapidissime nel finale, se ci racconti rapidamente anche un po' chi è stato Antonio Infantino.

Luigi Cinque: 00:35:27 Poi Antonio Infantino molto rapidamente. Eh, altro personaggio straordinario e soprattutto una persona...Beh, io per esempio nel film che ho fatto su di lui, l'ho chiamato il trickster. Il trickster è lo spirito, uno spirito diciamo delle popolazioni indigene della, dell'America nella, i nativi eccetera, che è quello, colui il quale sta sempre al confine, fa parte del pantheon degli dèi, sta sempre al confine, osa 00:36:00 sempre qualcosa, rompe sempre i limiti. E in questo senso è certamente a volte anche fastidioso, però sicuramente fa avanzare tutta la cultura della collettività. Ma Infantino in qualche modo, a suo modo, con la sua storia e con le sue musiche, i suoi dischi è stato questo, è stato uno che ha fatto della trasgressione un motivo per sopravvivere, come emigrato dal sud al nord, per farsi notare. Nello stesso tempo ha, ha creato degli stilemi musicali che sono fantastici. Il suo disco, che è del '74, ma già esisteva prima in altre forme, le faceva già alla, al Folk Studio, io mi ricordo. Per gli anni '90 il suo disco, che era Infantino, I tarantolati di Tricarico, è 00:37:00 stato per tutti noi, che eravamo diciamo abbastanza più giovani di lui, è stato una specie di Vangelo, di viatico, di questa, questa capacità di cogliere la ripetizione, di cogliere il senso ritmico, di articolare, capito, frasi poetiche e sopra questo, questo senso ritmico di ricavare dalla, dalla tradizione, cosa eh, assolutamente frase, cioè tipo La Gatta Mammona, Ballati, erano tutti pezzi già esistenti, ma che lui ricomponeva in una maniera assolutamente unica e anche, e anche rara.

Felice Liperi: 00:37:44 Volevo, se volevo chiederti per concludere, due cose sulla tua attività attuale: cioè diciamo il lavoro di ricerca che hai fatto per tanti anni, ogni anno trova come 00:38:00 appuntamento, che è diventato una specie di rito romano importante, a cui posso dire di aver partecipato credo, non so se a tutte o quasi tutte le edizioni e cioè nella Basilica di Aracoeli, il 26 di dicembre, tu realizzi, ma dire un concerto un po' poco, perché è una vera e propria performance, dove ogni volta riproponi quello che tu hai e adesso hai raccontato per Gasparyan e per Infantino, cioè la tua orchestra con ospiti ogni volta diversi che arricchiscono, mettono elementi in più, che sono jazzisti, sono musicisti di musica contemporanea, sono rocker, perché in molti casi ci sono tanti rockettari. Ecco, volevo chiederti questo rapporto fra sacro e profano, che lì chiaramente si ripropone ed è interessante, perché sicuramente tu, credo che tu sia, posso definirti un artista laico sicuramente, però questo appuntamento 00:39:00 è diventato molto importante e cosa significa per te? Se puoi raccontarlo in poche parole...

Luigi Cinque: 00:39:08 Tanto per cominciare, va detto, ripetendo delle cose che moltissimi grandi interpreti e compositori hanno detto, che la musica ha una, diciamo elemento nativo sacro, nasce nel sacro, nasce in questa dimensione che è quella di questa, di questa condizione dell'uomo, che attraverso la vibrazione riesce o può riuscire ad elevarsi dalla quotidianità. La musica è comunque insita in noi, quando siamo ascoltatori e quando siamo anche esecutori, come un fatto sacro. Naturalmente poi il concerto di Santo Stefano, ha un contenitore che 00:40:00 è uno dei più bei posti, luoghi del mondo, che la Basilica di Santa Maria in Aracoeli, ex tempio dedicato a Diana, poi ricostruito nel Trecento per...contro la peste. Dedicato alla Vergine Maria e insomma ci sono tutta una serie di questioni, che sono questioni che poi in quel luogo vivono. E anche va detto, la liberalità della, della diciamocelo, perché spesso dimentichiamolo, la liberalità anche della Chiesa Cattolica, che in qualche modo, ha accolto negli anni davanti a millecinque, duemila persone, c'è spesso anche con collegamenti televisivi, che diffonderanno la cosa. Ha accolto sul suo diciamo, come dire sagrato, persone rispettosissime, ma magari di fede musulmana o di altre fedi, non antagoniste ma 00:41:00 insomma analoghe, ma non proprio cattoliche e quindi questo, questo è molto importante. È diventato un appuntamento, diciamo fisso per la città e nello stesso tempo è un un luogo di aggregazione. Perché poi noi suonando la domenica mattina, la gente venendo da fuori ed essendo il giorno prima Natale, chiaramente le prove sono sempre...Quindi è diventato un luogo in cui una serie di personaggi importanti, sotto la mia direzione, magari con indicazioni, qualche partitura eccetera, però riescono a collegarsi proprio su questo discorso della, della capacità di ascoltarsi e realizzare in tempo reale una, una crema, una torta, un, un qualche cibo per l'anima che sia soddisfacente anche per la gente, per gli ascoltatori. In ultimo ha detto che è una, una giornata 00:42:00 in qualche modo fortunata, perché comunque tutti quanti usciamo da, diciamo l'aggressività che c'è, anche nel Natale, di consumi, di cibi eccetera eccetera e quello è il primo giorno in cui comunque ci si sente liberi di tornare ad essere se stessi, magari anche con la famiglia, per cui sono anche le famiglie. Insomma è diventata, la cosa interessante, fino adesso devo dire che nonostante masse anche enormi di, di persone non è mai successo niente, non, non qualcuno che abbia toccato, non so una qualunque cosa in modo sbagliato. C'è stato sempre molto rispetto, perché quella chiesa incute rispetto, innanzitutto a noi e al pubblico e i francescani che la dirigono sono dei personaggi straordinari, ai quali nel tempo ho imparato a volere anche tanto bene.

Felice Liperi: 00:43:00 Posso benissimo confermare tutto quello che hai detto, perché come ho riferito prima, ho partecipato e sono stato presente a tantissime edizioni del tuo Santo Stefano, che è diventato un rito originale nuovo. Per chiudere, prima dicevi un rito, anzi ci dai un'anticipazione? C'è già qualche programma?

Luigi Cinque: 00:43:25 Quest'anno lo dedicheremo, sarà una preghiera per la pace, dato il tempo in cui siamo e l'inizio, e la prima volta che fu fatto, cantò, riuscimmo ad avere il Coro delle donne di Sarajevo e Sarajevo era in quegli anni lì sotto i bombardamenti e cantarono una canzone di pace che ci commosse tutti moltissimo, quindi insomma è un evento per la pace, diciamo così che in questo momento ne abbiamo tanto bisogno.

Felice Liperi: 00:43:54 Certo, dicevo, citavi la parola, la parola chiave città, perché la città si ritrova nelle sue forme, nel suo modo di pensare e giustamente laici, cattolici, credenti o meno di religioni diverse. Per chiudere questa nostra chiacchierata, questo nostro incontro, ti volevo chiedere, che ci accennassi che cos'è questo Festival che hai fatto recentemente, Le Ali della Città. Perché lì dentro mi sembra ritornano, sono ritornati degli elementi che hai raccontato in questo nostro incontro. In particolare penso, a un certo punto hai citato Ricky Gianco. E anche delle cose invece recenti, che cosa volevi rappresentare in quel, in quel in quell'incontro, che tra l'altro credo che sia avvenuto, anzi lo so, è avvenuto in un quartiere anche un po' simbolico per la nostra Capitale, che sta, un luogo che è Corviale, che sta un po' rinascendo.

Luigi Cinque: 00:44:56 Ma guarda Ricki Gianco, ho dimenticato di dirlo prima, oltre ad essere un cantante che tutti quanti conosciamo e ho verificato anche adesso, che era un po' nel dimenticatoio, quanto per strada sia riconosciuto e riconosciuto, la gente da lontano, ma dico non gente normale. Per esempio Enrico Mentana l'ha chiamato da lontano. Eravamo al Ghetto, stavamo camminando e ha detto "Ricki, ma ti ricordi questa canzone, così?" Insomma, per dire, ha una popolarità davvero enorme. Ma lui è stato anche il produttore dei due dischi più importanti del Canzoniere del Lazio, con la Intingo Records e che faceva capo anche a Nanni Ricordi. Questo, questo giro di discografici illuminati, che in qualche modo occupava anche Milano degli anni '70, quindi quello. Il 00:46:00 Festival, si chiama Le Ali della Città, stiamo anche filmando, perché sarà anche un docufilm, insomma, d'autore. Eh, il Festival ha avuto un contributo del Ministero, che punta proprio a questo titolo, Spettacolo dal vivo, fuori dal centro. Ora, sul discorso centro-periferia qui non mi dilungo, ma sarebbe tanto, perché forse la periferia in questo momento è persino più forte culturalmente del centro, perché il centro invece si sta esaurendo dietro a deliri di turismo, di cibo e cose del genere. Però lì la sfida è stata quella di organizzare una specie di grande, diciamo officina di, di sperimentazione delle più o meno, delle cose che ci siamo dette e messe diciamo in una chiave che è una chiave di considerazione dei 00:47:00 luoghi del mondo. Per cui non so, per esempio Ricky Gianco, ma cosa c'entra Ricky Gianco con Dado Moroni, che il pianista italiano, l'unico citato nella grande Enciclopedia del Jazz americana? Oppure Anais Drago, che è una violinista che sta su tutta una serie di suoni jazz, ma anche contemporanei, molto forte, elettronici. In uno dei, dei miti della chitarra battente, quindi questo strumento che si sta sempre più affermando, come Francesco Loccisano?

Luigi Cinque: 00:47:35 Insomma, anche qui ci sono diverse esperienze che si possono in qualche modo godere insieme e lo spettatore che li seguisse tutti, perché poi abbiamo anche lo streaming, abbiamo tante cose, sono sicuro che alla fine tirerà delle conclusioni o quelle...abbattiamo i recinti, perché siamo tutti 00:48:00 uguali e le musiche son tutti uguali, è il tipo di situazione, è una situazione insomma, in cui non, non esiste il modello musica contemporanea, non esiste il modello, se non a grandi linee. Ma quando trovi degli artisti davvero interessanti, che praticano la musica, che l'ascolto, la ripetizione, che studiano molto, perché anche l'improvvisazione...l'improvvisazione non si improvvisa, come tutti sanno quelli che si intendono e come tu ben sai, l'improvvisazione si studia per anni, tutti i giorni. Poi quando stai sul palco e devi improvvisare, ah beh, sì, hai un repertorio, un repertorio che hai praticato sia tecnicamente che filosoficamente. E quindi gli artisti sono tutti uguali e in questo senso sono ancora, diciamo io sono fortunato a frequentarli, perché sono come dire, una in questo mondo che va come 00:49:00 sta andando, sono, sono una bella barriera alle storie del mondo. Artisti di qualunque colore, anche di colori che non sono, non appartengono ai miei colori politici. Ma devo dire sempre con una sensibilità e una capacità di ascolto non indifferente.

Felice Liperi: 00:49:18 Bene grazie, grazie molte, Luigi Cinque. Rimarrà tutto questo negli archivi dell'Istituto per gli Audiovisivi, Archivi Sonori e Audiovisivi. Quindi una testimonianza preziosa. Grazie molte della tua disponibilità e ci risentiamo presto.

Luigi Cinque: 00:49:39 Grazie a te Felice Liperi. Grazie a tutti della pazienza. Arrivederci.