Trascrizione
Felice Liperi: 00:00:00 Sono Felice Liperi e oggi, 4 novembre 2022, siamo nella sede dell'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi per incontrare Piero Brega, nell'ambito del progetto C'era un Grande Prato Rock - Narrazioni e Ricordi sulla Stagione del Prog Rock a 50 Anni dal Festival Pop di Villa Pamphilij '72". Allora buongiorno, bentrovato Piero Brega. Tutto bene?
Piero Brega: 00:00:22 Buongiorno, buongiorno Felice, buongiorno.
Felice Liperi: 00:00:25 Allora, una grande storia personale diciamo sul campo musicale, ma non soltanto, anche se le cose sono molto collegate, come accade spesso ai testimoni che stiamo incontrando proprio di quella stagione. Ma Piero poi ce lo racconterà con ampi dettagli e cominciamo proprio, come al solito dall'inizio. Tu cominci la tua, diciamo fase giovanile all'università, quindi lo studio dell'architettura e qual era l'ambiente, che anni erano quelli?
Piero Brega: 00:00:58 Ad architettura sono arrivato nel '71. Anno, anno accademico '71-'72 e già era successo tutto, però io venivo da ingegneria, avevo fatto il biennio di ingegneria, quindi ero già grandicello e mi sono trovato subito in mezzo ai tafferugli e alle botte. Il primo giorno che sono approdato a Valle Giulia c'era la polizia che menava e hanno arrestato davanti ai miei occhi Paolo Raimondo, che poi si è fatto qualche anno di galera a Gaeta, quindi la situazione era già abbastanza, abbastanza critica.
Felice Liperi: 00:01:38 Abbastanza calda.
Piero Brega: 00:01:39 Poi...come?
Felice Liperi: 00:01:41 Era già abbastanza calda sì...
Piero Brega: 00:01:45 Era caldissima sì, ma...Ma da lì comincia la mia storia musicale. Perché Carlo Siliotto, il violinista, chitarrista-violinista del Canzoniere del Lazio, l'ho conosciuto 00:02:00 lì. Era già un, un piccolo, un piccolo aspirante architetto con mire musicali. E poi, visto che a lui forse fare l'architetto interessava meno, mi coinvolse nel primo progetto del Canzoniere del Lazio e conoscemmo...
Felice Liperi: 00:02:21 Ecco, raccontiamo bene quindi, con Siliotto, violinista architetto, meno, meno interessato di te a quel mestiere. Con lui però c'è un'altra figura, che tu adesso hai appena nominato. C'è Alessandro Portelli. Come nasce questo incontro?
Piero Brega: 00:02:38 Andiamo, dunque: il violinista Carlo Siliotto, insieme, insieme a un altro musicista che poi anche lui invece è affluito dentro l'università. Si parla di Francesco Giannattasio, che poi prese la cattedra di etnomusicologia dopo Carpitella. Quello da ragazzo, 00:03:00 diciamo, suonava l'organetto, aveva trovato l'organetto, era l'unico organetto che c'era a Roma e l'aveva trovato lui. Andiamo tutti e tre da Sandro Portelli, che loro conoscevano già, quindi siamo già in tre io, Carlo e Francesco. Ok, diciamo così. Arriviamo a casa di Sandro, che abitava a quell'epoca a Montesacro, a piazzale Adriatico. E Sandro ci fa sentire le prime registrazioni che io ricordo di aver sentito, della musica registrata sul campo. Perché io fino a quel momento mi ero occupato come cantante, come chitarrista e come ragazzo, come tanti altri, mi ero occupato dei Beatles, dei Rolling Stones ed di tutto quello che c'era. Più che altro nella musica anglofona, nel pop, nel rock inglese-americano eccetera. Quindi della 00:04:00 della tradizione italiana sapevo ben poco, sapevo qualcosa che mi cantava mia nonna che era marchigiana e e di origine nobile-contadina diciamo così, no? Proprietari terrieri di piccoli appezzamenti, col mezzadro, le cose...questo, questa è un po' la mia famiglia delle Marche. Quella che viene dalla, viene tutta dalle Marche, in realtà, un po' Marche del nord, Marche del sud in realtà...io sono nato a Roma come seconda generazione. Mia madre è nata a Roma...
Felice Liperi: 00:04:33 Questo è importante...
Piero Brega: 00:04:34 Va beh, ritorniamo, ritorniamo a casa di Sandro Portelli. Sandro Portelli ci fa sentire alcune registrazioni e io vengo incantato da quella asprezza di suono, da quel, da quella pronuncia come ti posso, da quella pronuncia laziale-romanesca che entrava dentro la musica prepotentemente, no 00:05:00? Mentre per adesso il dialetto era soltanto parlato. Per me poi diventa un dialetto cantato, quindi aumenta il suo fascino in maniera esponenziale. Qualcosa risuona dentro di me e Sandro mi dà come una specie di compito e mi dice "Guarda, imparate sto pezzo, magari la prossima settimana ci rivediamo". Forse mi stavano facendo una specie di esame, ma io non lo sapevo e mi dà una canzone che sarebbe poi Comunisti della Capitale. Io vado a casa mia, studio sta canzone, mi sembra abbastanza consona. E la settimana dopo andiamo di nuovo a casa di Sandro e gliela canto. E Sandro mi guarda un po' tra lo stupefatto, il soddisfatto dice "Mi sa che mettiamo su un gruppo. Si potrebbe chiamare Canzoniere del Lazio" e Carlo mi dice "Senti un po', ma tu, ti andrebbe de fa sto gruppo, buttarci nella musica popolare?". Io ero 00:06:00 nel momento in cui stavo decidendo di andare via da casa dei miei, quindi per me quella era una promessa di lavoro, capisci? Oltre che un tema specifico che mi, che me suscitava emozione. Quindi le due cose insieme mi hanno dato la scintilla per fare questo piccolo passo, molto importante, che era andare ad abitare al Pigneto, in un appartamento praticamente sottoterra e che però costava 25.000 lire al mese.
Felice Liperi: 00:06:33 Citavi Comunisti della Capitale, ma diciamo ci sono delle canzoni che erano di origine popolare. Mi ricordo in particolare la Tarantella dei Baraccati per esempio, che è stata uno dei pezzi più travolgenti di quella stagione, perché mi pare e questa è la domanda che ti faccio, che voi siete stati capaci come Canzoniere del Lazio, di trasformare delle cose che erano chiaramente popolari, in qualcosa di fortemente anche ritmato, con delle, con 00:07:00 una potenza ritmica molto forte. Questa mi è sembrato un po' il grande, la grande novità del Canzoniere, sia prima maniera, del primo periodo con Portelli, sia poi quando vi siete separati da Portelli ed è proseguito una carriera diversa, che poi vedremo.
Piero Brega: 00:07:21 Dunque, all'inizio sì, eravamo in quattro, diciamo un quartetto, c'era anche una voce femminile. All'inizio era proprio Mariella Portelli, la moglie di Sandro Portelli. Poi venne Sara. Il Canzoniere ha sempre un po' trasmutato, è sempre un po' organico, in continua evoluzione. Sia Mariella Portelli che Sara hanno portato quel, quel leggero...La voce femminile addolcisce molto e i duetti di voce sono molto interessanti e quindi, e quindi abbiamo 00:08:00 cercato anche di fare delle cose a tre voci inizialmente ed è stato un disco molto fresco, che siamo riusciti a fare nel '73. Siamo andati a Milano, abbiamo fatto un disco proprio sulle registrazioni di Sandro Portelli. Quasi quasi a ricalco come si diceva, cioè cercando di non cambiare neanche una virgola. Però ovviamente venivamo tutti da una cultura diversa, che non era quella. Anche mi ricordo Carlo, suonava gli stili e pan stile, suonava delle musiche anche inglesi, svedesi e insomma, avevamo un orizzonte un po' diverso e quindi anche il repertorio laziale l'abbiamo affrontato con una sorta di baldoria irrispettosa, che è un po', un po' di esagerare anche sul ritmo, un po' andare 00:09:00 forte, perché era la cosa che ci divertiva fare, perché era vicino...A quel momento lì, era vicino alla nostra intraprendenza giovanile, a fare un po' casino. E questo poi si prestava molto, perché le feste popolari, per lo meno quelle di quell'epoca, perché noi girammo parecchio per i paesi prima di andare a suonare.
Felice Liperi: 00:09:24 La domanda che ti volevo fare, quali erano le situazioni, perché stiamo parlando dei primi anni '70, quindi in un momento in cui la politica, il movimento giovanile era molto in ebollizione. Prima lo raccontavi a proposito di università, qual era il pubblico che vi seguiva, che stava con voi in queste situazioni? Tu dicevi paesi, ma anche i festival popolari, dove venivano i giovani. Ecco, perché noi siamo partiti da, dal Festival di Villa, di villa Pamphilij, che era uno dei tanti in cui il, il rock si mescola appunto, tu l'hai raccontato adesso, con la musica 00:10:00 folk.
Piero Brega: 00:10:05 Ma sì, ma sì, poi poi. Dunque, così nei paesi c'erano praticamente quella che oggi si potrebbe chiamare la Pro-Loco. Allora forse era la Casa del Popolo, oppure proprio le istituzioni del Partito Comunista, o qualche associazione, quindi andavamo sempre in un ambito abbastanza ristretto e abbastanza favorevole a noi. Però poi si univa anche tante persone del paese, che magari uscivano di casa perché sentivano una musica che gli era congeniale, capisci? E a volte si mettevano a ballare. Poi avevamo i contatti con i cosiddetti portatori di cultura, che erano questi intellettuali dei paesi, che avevano scritto canzoni, con cui Sandro manteneva i rapporti e quindi andava a mostrare quello che noi facevamo 00:11:00 con la loro musica e quindi a volte erano delle feste veramente, magari piccole, ma molto molto sentite, capito? Perché davamo loro, la comunicazione di quello che noi facevamo con la loro musica e quindi sentivano musiche di paesi diversi che magari stavano a cinquanta chilometri di là e suonavano quasi nello stesso modo, ma i dialetti erano un po' diversi, si creava una specie di riappropriazione. Era questo che noi volevamo fare e dire "Noi rifacciamo questa musica in maniera che le persone che l'hanno creata, o che la sentono vicino a loro, la possono anche ritrovare, la possono ballare, la possono riconoscere", ecco. E sta cosa, stranamente funzionò anche a Roma, dove invece il nostro seguito erano gli studenti, diciamo la verità. Però, c'erano un'infinità di teatrini, di localetti di, di 00:12:00 posti magari minuscoli, che contenevano cinquanta... C'era Folkstudio, insomma Folkstudio, quanta gente c'entrava? Cinquanta, sessanta persone al massimo, cento quando proprio eravamo al limite,tutti seduti per terra, sbracati eccetera...così ma, ma quella, quel'intorno lì esplodeva quando queste canzoni diventavano quella cosa simpatica, burlona, rivoluzionaria, che parlava della canzone che ammazza li preti, che parlava delle canzoni anarchiche, delle cose rivisitate, capisci? O gli scontri di ottava rima, per cui c'erano i poeti. Noi non è che io, non sono stato mai capace di improvvisare un ottava rima, ci metto parecchio a scriverne. Ora però ci sono gli improvvisatori, da cui noi avevamo imparato alcune locuziono divertentissime.
Felice Liperi: 00:12:53 Certo, ho sentito dire che le canzoni vostre hanno avuto una grande popolarità, perché erano molto cantabili. Io ricordo naturalmente "Stanotte ci sono stato, domani notte pure" e che erano delle...
Piero Brega: 00:13:05 Ah, ma quella c'ha una storia meravigliosa. Ogni canzone c'ha una storia meravigliosa. Allora questa cosa qui, si parla del marzo 1970, occupazione del Campidoglio dagli sfrattati di via della Serpentara. Diciamo braccianti, edili e operai edili, che si trovano sfrattati e è un po' come il film di Fellini che dice "Mi pa' fa i matoni, ma la casa mia dov'è?". Ecco, eh, te lo ricordi? Insomma, insomma, questi qui al Campidoglio tentano di accendere un fuoco per scaldarsi. Marzo, la sera fa parecchio fa parecchio freddo e...e naturalmente la polizia glielo impedisce, perché lì c'è il pavimento su disegno di Michelangelo. Che invece è solo disegno di Michelangelo. Sì, è stato trovato uno schizzetto 00:14:00 che ci assomiglia ma...Diciamo che ce l'hanno un po' appiccicato sopra. È molto bello, un ovale, un ovale che, che costella una piazza. Molto bello, ma il fuoco non si fa e questi a certo punto cominciano a ballare per scaldarsi e inventano una tarantella. E c'è lì un chitarrista. Un chitarrista classico che, che però si adatta a fare quei due accordi. Loro chiaramente chitarre non ce l'hanno. C'è uno studente testaccino, capito? Che sta lì con una chitarra classica e fa due accordi e Sandro Portelli registra, capito? E questi cominciano a dire, in dialetto di Reggio Calabria...In dialetto di Reggio Calabria perché io l'ho appurato questo fatto, sono lo studioso dei dialetti, che dice appunto "Stanotte sono qui, domani notte ci starò ancora fin quando non mi darete una casa". Grosso modo la cosa 00:15:00 questa, poi "Sto a dormire sotto il Cavallo, fin quando non arresta il maresciallo. Sto, lo zio di mio, lo zio d'America voleva la barba fatta, ma per mancanza di sapone se la fece con l'acqua dei maccheroni".
Felice Liperi: 00:15:14 Così e così nasce la storia. Poi, lasciando per un momento da parte, poi lo riprenderemo più avanti, la vicenda del Canzoniere del Lazio, che è stata così importante appunto per raccontare anche questi momenti di lotta a Roma, soprattutto la lotta per la casa. Succede un altro un capitolo, si apre un capitolo molto importante, che è quello di Carnascialia, che secondo me è stato uno dei dischi più importanti degli anni '70 e non solo perché lì dentro si mescolano due realtà diverse: quella romana, che tu hai descritto ora, hai raccontato e quella milanese, perché lì dentro ci sono dei musicisti che venivano dal rock ma anche dalla ricerca. Quella, quella vicenda è stato un disco importantissimo secondo me, alla pari 00:16:00 di quello che stavano facendo gli Area, negli stessi anni in Italia. Come, come è nata la, diciamo il progetto Carnascialia?
Piero Brega: 00:16:13 Il progetto Carnascialia è un progetto di Pasquale Minieri, chitarrista del Canzoniere del Lazio, che quando, mi pare proprio nel '78- '79 nasce questo progetto...Pasquale mi telefona e mi dice "Piè, dobbiamo fare una canzone sulla tarantella. Io c'ho un grosso progetto in testa e vorrei spiegare che la tarantella non è quella specie di salta...saltarello veloce, che poi è andato sotto il nome di pizzica. La tarantella è una cosa ben più seria. Mi devi scrivere una canzone sulla tarantella, io c'ho i primi due versi". M'ha detto che se che...che è così è un cenno di malattia e dice "Mamma mia, mamma mia, sono sull'orlo della pazzia. Spirito 00:17:00 giusto, spirito bono, dammi la mano se no me moro". Questa ce l'ho aggiunta io, perché era una preghiera che mia nonna mi aveva insegnato e...E lì io ho descritto un piccolo episodio della nostra vita di gruppo, diciamo così, cioè un malore che mi prende e non sono in grado di andare poi a cantare la sera, ma poi mi portano in ospedale, mi fanno una pera di qualche cosa e mi rimettono in piedi e io riesco finalmente a fare il concerto. Questa è tutta la storia di quella canzone, attraverso delle vere e proprie allucinazioni che io non ho avuto, ma che nella canzone ci stanno molto bene, i cani che cantano alla luna, eccetera. E dentro questo progetto, capisci? Poi ci trovo Demetrio Stratos, Mauro Pagani, Walter Calloni, tutta una serie di altre persone, che noi già conoscevamo, perché noi come Canzoniere siamo andati a fare 00:18:00 ben tre Festival di Re Nudo, dal Mincio a Erba. E poi insomma, fino a quel...Fino a quell'episodio dei polli, che si tiravano i polli, si rompe un camion di polli surgelati e tutti cominciarono a tirarsi dei polli surgelati. C'era la polizia...
Felice Liperi: 00:18:25 Sì, sembra un episodio surreale...
Piero Brega: 00:18:26 Una cosa, non so...Surreale. Noi eravamo lì proprio con il camion che doveva registrare anche noi, uno studio mobile in cui ci venne poi l'idea di rifare questa canzone, fatta in un certo modo, che apre un po' il disco. È stata la mia prima canzone, si chiama Canzone numero uno e quel disco è un disco importantissimo anche per me. Infatti sono rimasto in contatto con Pasquale e l'ultimo disco che ho fatto, mannaggia a me, sono 00:19:00 andato a registrarlo nello studio di Pasquale Minieri, che è qui vicino a me. Io sono nell'Umbria, lui nel Lazio attaccato all'Umbria, quindi tra tra Attigliano e Magliano Sabina, capito? Che lui sta là e l'abbiamo fatto nei giorni in cui non si poteva uscire di casa, ma nessuno andava in posti pubblici. Io partivo da casa mia e entravo dentro casa sua e quindi per fortuna siamo riusciti a fare sto disco e Pasquale è uno dei miei grandi, come dire amici, sostenitori. Io, io sono un suo ammiratore eccetera eccetera e Rita Marcotulli ancora...ci vediamo
Felice Liperi: 00:19:45 Siete rimasti amici.
Piero Brega: 00:19:46 Ci vediamo insomma molto spesso.
Felice Liperi: 00:19:47 Senti però, la vicenda dei Carnascialia, che come ho già sottolineato è molto importante, non soltanto per il tuo lavoro o per il lavoro del gruppo, di questo super gruppo che mette insieme in qualche modo gli esponenti 00:20:00 degli Area, del nuovo rock italiano e del folk...In realtà però, poi per te è stato un po' traumatico perché tu, sulla spinta di questo disco, vorresti proseguire. Avresti voluto proseguire la carriera di musicista. Però che succede? Succede che invece la...la discografia ti risponde in un modo molto negativo, mi pare,no?
Piero Brega: 00:20:28 Ma io avevo cominciato a scrivere le canzoni già forse un po' prima di Carnascialia, e cioè quando facemmo un trio che si chiamava Malvasia. Era un trio molto bello, pieno di di strumenti diversi. Per esempio: due voci chitarra, arpa e ghironda, oppure cornamusa irlandese e percussioni e voce, oppure zampogna, tradizionale laziale 00:21:00 e abruzzese e voce e due voci, ciaramella, insomma, era un trio molto, molto piccolo, ma molto, molto...E lì cominciammo a scrivere canzoni e scrivemmo insieme Sali Sole, che è un altro punto fermo, un po' precedente, diciamo a Carnascialia. Poi Carnascialia smazzò tutti, tutti i giochi e poi dopo io mi ritrovai con un...con una quindicina di canzoni pronte per essere giudicate o messe su disco eccetera eccetera e mi vidi sbattere in faccia tutte le porte. Dopodiché tirai giù un grosso moccolo e dissi "Vabbè, ma me mancano quattro esami per fare la laurea. Mi laureo e...e vediamo un po' di sbarcare il lunario in un altro modo". Oltretutto si era chiuso, poi ti ricordi nel '79, ma adesso non mi 00:22:00 ricordo, forse nell'80 non mi ricordo, quando morì Demetrio e a Milano...'79 e lì proprio fu l'ultima mazzata, perché in seguito a quel concerto la politica culturale, diciamo della sinistra è cambiata. I gruppi di base o i gruppi di tipo jazzistico non erano più tanto consigliati, preferivano far esibire fenomeni più televisivi, per chiamare più pubblico e insomma si chiusero le porte. Dai, lo dicono tanti, lo dice insomma, un po' la cronaca di quegli anni. Se si chiusero un po' le porte e io mi ritirai nel mio, con le mie canzoni nel cassetto, pensando poi di farci qualcosa.
Piero Brega: 00:22:49 Ma intanto dovevo pure sbarcare il lunario, perché io sono sempre stato un po' da solo, da quando appunto cominciò il Canzoniere del Lazio. Non avevo santi in paradiso io, capito 00:23:00? E quindi entrai molto allegramente nello studio del professor Portoghesi, un po' da outsider. Non ero ancora laureato. Per telefono mi telefonarono loro. Mi telefonò Squarzina, il figlio di Squarzina, che faceva il direttore dello studio. Mi disse "L'architetto Brega?" Dico "Sì, sono io, ma non sono laureato". E lui mi rispose "Meglio così. Eh, abbiamo, non ne possiamo più dei laureati". Diceva "Venga qua, ci faccia vedere come disegna". E dopo un piccolo periodo di prova, Portoghesi ha detto sì. M'ha fatto un mezzo sorrisetto, una volta che è venuto a vedere i miei numerosi cessi, che avevo sistemato in un impianto sportivo e mi disse "Ok Brega, se vuol venire qua, le diamo 5000 lire lorde all'ora". "Perfetto" 00:24:00 ho detto "benissimo". Quindi poi dovevo lavorare dieci ore al giorno, però se volevo sopravvivere. E questo è stata una scuola meravigliosa di vita, di tutto, perché ho incontrato i cantieri, gli operai e gli operai che venivano dal Marocco, che decoravano la moschea. Mi son guadagnato il paradiso islamico, perché chiaramente avendo contribuito a costruire la moschea di cui sono proprietario del progetto del minareto, perché il minareto è stato scelto tra cinque minareti, il mio minareto è stato scelto da Portoghesi tra quelli che sarebbero stati, insomma quello che poi alla fine sarebbe stato fatto. E quindi quando passo là sotto e vedo la bontà del minareto dico, vai qualcosa hai combinato pure tu.
Felice Liperi: 00:24:49 Durante quel periodo comunque, dobbiamo aprire una piccola parentesi, perché in particolare tu collabori con un'altra figura molto importante di quella stagione della di ricerca 00:25:00 e del diciamo, del mondo della musica popolare, cioè Giovanna Marini. Perché canti in un'opera che era e che era Il regalo dell'Imperatore, un'opera molto importante che, che insomma però in qualche modo, ti riporta, ti rimbalza nel mondo della musica, prima del tuo ritorno di cui fra poco parleremo.
Piero Brega: 00:25:25 Sì, infatti c'è un piccolo periodo in cui mi rimisi a studiare e mi servivano dei soldi appunto per laurearmi, eccetera eccetera. E c'è un piccolo periodo, diciamo dalla fine di Carnascialia, che io ho dovuto abbandonare perché ho avuto una patologia alla voce, sono rimasto afono per un lungo periodo e quindi chiaramente pure quella storia è andata un po' a carte quarantotto. Però poi mi sono collegato con il teatro e ho avuto delle avventure divertentissime e molto interessanti, sia 00:26:00 con Carlo Guarducci, regista che girava l'Europa con la sua compagnia, che mi ha portato a fare veramente su palcoscenici molto interessanti, come, come Documenta di Kassel oppure, oppure in Olanda, ad Amsterdam eccetera. Vabbè, adesso non sto qui a vantare, ma è stata una grande esperienza, perché ho potuto sperimentare la voce da sola in teatro, senza accompagnamento di strumenti. Quindi diciamo, una voce a cappella, che basava la sua forza sul timbro contadino diciamo, della nostra regione centrale e quindi, e quindi è stata una grande esperienza e poi si è concretizzata con quello che dicevi tu, cioè Giovanna Marini che mi scrittura per la sua opera Il regalo dell'Imperatore. Ma c'è un'altra piccolo episodio che mi collega addirittura 00:27:00 con la Scuola Romana dei pittori, perché con Renato Mambor - che è stato, adesso purtroppo non c'è più, un grande intellettuale, diciamo nel campo della pittura romana, in ambito psicologico che faceva anche molte cose in teatro - a trascinarmi in una storia che lui chiamammo l'Albero inutile.
Piero Brega: 00:27:23 Anche quella gira un po' per l'Europa. Anche lì cantavo a secco, come si dice, no? Quella è stata una grande storia. Poi arriva Giovanna Marini, con Il regalo dell'Imperatore. Comincia una grossa tournée in Francia, con una banda vera e propria. Tutti, una banda grosso modo di ottoni, diversi cantanti, una decina, diciamo così. Forse di più di cantanti, un piccolo coro e Giovanna Marini che si dimena a dirigerci. E questa straordinaria ballata che lei ha scritto, per cui siamo diventati 00:28:00 ancor più amici di come eravamo prima. Perché prima lei era la promotrice, un po', portava il Canzoniere del Lazio nella sua forma iniziale, un po' con lei nei giri, in Francia era stato molto interessante, però era un po' un dono che veniva dall'alto. Ecco, in quel momento lì, invece, facendo da protagonista in quella storia, avevo un grosso impegno, anche vocale, canoro, di presenza scenica e spero di avergli reso e restituito qualcosa delle grandi mani che che mi dette, che mi ha continuato a dare anche dopo nella pubblicazione dei dischi, per quanto lei ritenesse che fossero ancora un po' incompleti, quelli che io facevo successivamente, perché poi ho cominciato a scrivere canzoni, a pubblicare.
Felice Liperi: 00:28:50 Mi fermo un secondo perché si sente qualcuno che parla in sottofondo. Non so chi c'è lì con te.Potresti dire...
Piero Brega: 00:28:56 Ah, ok, un momento, un momento, ragazze! Silenzio che mi entra nella, nell'intervista. Ok, grazie per avermelo detto.
Felice Liperi: 00:29:12 Quindi, ritornando, diciamo alla carriera del cantautore, siamo addirittura alla soglia degli anni 2000, perché come Li Viandanti è un un disco che esce in quel periodo. Mi sembra interessante ricordare anche, che però tu non ti perdi tutta la tradizione precedente e gli impegni precedenti. In particolare cito un musicista che ti è vicino in quel periodo, che viene chiaramente dal mondo del jazz, del jazz, cioè Enzo Pietropaoli. Questo per dire che prima la Marini con Il regalo del dell'imperatore...dell'imperatore. Esatto, l'Imperatore. E poi il lavoro, la collaborazione con i musicisti jazz, quell'esperienza 00:30:00 ritorna...
Piero Brega: 00:30:07 Veramente sono stati i musicisti jazz che mi hanno chiamato dentro. Perché? Perché mi sentivano dal vivo per radio. Stavo a, Mi ricordo dove, verso la Fiera di Roma, c'era una manifestazione musicale e stavo là a cantare. Mi pare che ho cantato proprio quella canzone di Pasquale, quella che ha fatto con lui Mamma mia, sono sull'orlo della pazzia. E loro dice "Cazzo, mettiamolo dentro un disco". E stavano in macchina, mi hanno telefonato subito dopo la mia esibizione. Avevano detto "Senti, vediamoci, vediamoci" e ho partecipato a un disco di Roberto Gatto, che si chiamava L'avventura, dove loro avevano arrangiato un po' in maniera jazz, ma poi neanche tanto,rispettando 00:31:00 abbastanza l'impianto diciamo popolaresco. Era un così un'eccezione che facevano. Esce sta canzone quindi conosco bene loro...
Felice Liperi: 00:31:11 Così, così nasce questo nuovo progetto. Ma che cosa volevi raccontare, cosa volevo raccontare...
Piero Brega: 00:31:16 poi ho conosiuto...
Felice Liperi: 00:31:17 ...di questa nuova stagione cantautorale? Perché poi citeremo i dischi più recenti, qui stiamo parlando del 2000 e fino al 2020. Poi nei fatti altri due, uno abbastanza recente di un anno fa. Che, che tipo di racconti ci sono in quegli album?
Piero Brega: 00:31:37 Ma guarda, ti potrei rispondere, il primo album, c'erano delle canzoni che avevo scritto proprio sulla traccia della cultura popolare. Erano delle canzoni, molte erano in ottava rima, cioè avevo usato lo stesso metro dell'endecasillabo, della poesia popolare, epica, diciamo così, l'ottava 00:32:00 rima con quelle rime lì. E avevo scritto delle cose che riguardavano degli episodi della Roma periferica. Diciamo che a quell'epoca veramente era lontana dell'attenzione di tutti. Ehm, c'era una storia che avevo sentito, che poi si trasformò nella canzone Tuscolana, un incidente stradale ma dovuto ai disservizi. Poi l'antica canzone di Giulia di Fornovo, cioè una rilettura della canzone popolare, che magari aveva una melodia popolare, ma un testo inventato da Giovanna Marini. Quindi si trattava di canzone popolare contemporanea. Cioè, che cosa aveva fatto Giovanna Marini? Aveva preso una melodia molto bella dalla Puglia. Con un testo in greco, in grecanico, un testo 00:33:00 assolutamente incomprensibile. E Giovanna Marini aveva inventato là sopra la storia del più antico femminicidio di cui poteva avere notizia. Ecco un convento, una strana monaca che poi viene uccisa, Giulia di Fornovo. Ecco, una cosa che poi si, si è rivelata profetica, perché il femminicidio è diventato finalmente una cosa all'attenzione, diciamo dell'opinione pubblica. Ecco, un po' forse la funzione nostra potrebbe essere anche questa. Io ho ritirato fuori,io non sono credente, sono ateo e comunista e lo rivendico chiaramente. Ma ci sono delle storie dei santi che sono molto affascinanti e io ho tirato fuori questa storia di San Basilio, che è il miracolo del 00:34:00 perdono. Ecco, il perdono non l'ha inventato la religione cristiana. Il perdono esisteva già nell'antica Roma, però il percorso del perdono è comunque un percorso di autoesame, come dire di autocoscienza. E quindi questo ho voluto marcarlo, anche da un punto di vista laico e quindi io racconto tutta quanta questa storia, che ci sono tanti, tanti episodi. Ci sono anche A ballati, a ballati, femmine schitte e maritati che sono la coda che di quell'affare del Campidoglio perché chi è che l'ha mollata mai quella roba. Cioè, quello ormai fa parte del nostro DNA.
Felice Liperi: 00:34:50 Quello rimane come una eredità antica, she si riporta oggi. C'è anche una canzone che, che mi ha molto colpito che è Sono un vecchio marinaio senza mare, che mi sembra molto simbolica, per quella 00:35:00 che è la storia e la biografia non solo tua, ma di tutta la nostra generazione. Cioè di, a un certo punto uno ha voluto navigare, però chissà dove, senza mare, senza riferimenti, io l'ho interpretata un po'. Così queste sono un po'le...i racconti che vengono fuori da Mannaggia a me, che il disco diciamo per ora ultimo, che tu hai realizzato. Ma ci sono dei progetti imminenti, perché vorrei che ci raccontassi una figura a cui tu hai dedicato attenzione recentemente, che Armandino Liberti. Che cosa che cosa hai preparato e cosa uscirà? Che cosa che, che cosa si farà su di lui?
Piero Brega: 00:35:41 Dunque Armandino Liberti, chiamiamolo poeta. Se un poeta è quello che fa, che fa tornare le rime, ecco su Armandino Liberti, che è un un autodidatta in tutti i sensi, sia come 00:36:00 chitarrista, discreto chitarrista, sia come...Come paroliere, diciamo così, non ci allarghiamo troppo. Io stesso su questo fatto del poeta c'ho parecchio da pensare, perché tanti mi chiamano in questo modo, però poi insomma, il mio ruolo è quello del cantautore. Restiamo in questa fase, dunque. Armandino Liberti non sbaglia un endecasillabo, non sbaglia una rima. E in questo sistema chiuso che lui rispetta in pieno, perché è un tradizionalista, racconta però delle storie, che sono delle storie che vanno da, diciamo un po' dal periodo dei racconti di Moravia, cioè l'immediato dopoguerra, fino agli anni 00:37:00 '70, '60-'70 e forse c'è anche qualche cosa del femminismo, quindi forse arriva quasi ai tempi nostri, però c'è tutta una fase...Allora io ho scelto le due canzoni più pericolose, quelle che nessuno voleva cantare. Ci siamo spartiti quindici, credo che siano sedii le canzoni delle venticinque che lui ci ha lasciato. Io ne ho prese due, uno si chiama, uno è una passeggiata notturna che comincia così Non ho più pensieri perché li ho affogati tutti nel vino e quindi questo esce dall'osteria e comincia a camminare un po' all'ombra, di notte, per non essere tanto visto, e' uno che barcolla e se ne va per la sua strada. Incontra una puttana e hanno un dialogo e un rapporto. Racconto di notte. La seconda canzone si chiama dichiaratamente Er magnaccia, 00:38:00 cioè lui, da questo rapporto della prima canzone, probabilmente comincia un vero e proprio mestiere. E ha questa donna che lui ama e che comunque porta a battere. La canzone è veramente cruda, perché la ragazza poi a un certo punto, Nina, viene accoltellata e quindi la canzone si...si trasforma in una tragedia molto ben raccontata. Bene. Io credo che questa canzone sia superiore al famoso Barcarolo romano, che racconta più o meno la stessa storia, ma a tinte meno forti, dove c'è un fidanzato che lascia la ragazza e la ragazza si butta al fiume. Ecco, qui la cosa è più cruda, ma è così ben raccontata, con il romano di quell'epoca che veramente può tener testa ai racconti di Moravia. Anzi, secondo me forse 00:39:00 qui sta una tacca sopra.
Felice Liperi: 00:39:01 Quindi di questo cosa uscirà? Un disco dedicato ad Armandino Liberti?
Piero Brega: 00:39:08 Sì. Un disco delle canzoni di Armandino Liberti, a cui partecipa Sara Modigliani e tanti altri che adesso non sto qui a nominare, perché ancora..Il disco è rifacimento e quindi non so poi...sta per uscire, ci sta lavorando Matteo Portelli, che è un grandissimo ingegnere della musica e il figlio di Sandro, bravo, veloce, simpatico e ci si lavora un granché bene. Siamo andati lì, chitarra, fisarmonica a voce. L'abbiamo fatta dal vivo lì, così. In una mattinata le abbiamo snocciolate tutte e due, le abbiamo preparate, studiate e un bel po', perché son belle. Le altre ancora non le ho sentite nel definitivo, ma conosco bene gli originali e sarà un bellissimo 00:40:00 disco. Sì, ma non è soltanto questo. C'è ancora altro....
Felice Liperi: 00:40:03 La tua carriera di cantautore è ripartita alla grande e quindi vedremo presto le novità che ci saranno. Per chiudere la nostra chiacchierata, volevo chiederti invece, invece una...Farti una domanda sul...Quasi come da critico da osservatore, chi sono secondo te gli eredi? Parlando di una nuova generazione di cantanti, adesso citavi Matteo Portelli, ma sul piano più produttivo, non del musicista, anche se lui accompagna talvolta il padre in conferenze storiche, musicali eccetera. Chi sono secondo te oggi quelli che hanno ereditato oggi, oggi viene chiamato questo genere musicale, per capirci folk urbano, diciamo così. Della vostra, della vostra storia, cioè del Canzoniere del Lazio non so conosci il lavoro per esempio degli Ardecore, del Muro del Canto, perché raccontano anche loro delle storie molto crude, 00:41:00 di coltelli, di sangue, che sono vicine a quelle tremende che tu hai raccontato poc'anzi di Armandino Liberti.
Piero Brega: 00:41:12 Beh, Ardecore. Sì, lo conoscono, c'ho anche i loro dischi. L'hanno interpretata molto bene, hanno rallentato un po' il ritmo. Non c'è quella frenesia che l'ultimo Canzoniere del Lazio non riusciva a scrollarsi di dosso. Mi piacciono molto, ma ce ne sono tanti. Io adesso non voglio fare dei nomi. "Che cosa è rimasto?" disse Dylan, quando gli dissero "Ti ricordi quel never ending tour che avete portato in giro?". Mille serate per tutto il mondo, eccetera eccetera. E lui rispose "Ashes". Ci sono soltanto delle ceneri, ormai di tutto. E allora al giornalista gli dice "Adesso, Maestro, 00:42:00 che cosa va cercando?" E lui rispose "Il Sacro Graal".
Felice Liperi: 00:42:05 Mi sembra un gran finale, anche perché così hai citato ed era una delle domande che ti volevo fare. Bob Dylan, che sicuramente, insieme all'esperienza del Circolo Gianni Bosio, di Portelli, di Carlo Siliotto dei nomi cioè che tu hai fatto sicuramente è stato uno dei punti di riferimento importanti della tua carriera. Io ti ringrazio moltissimo di questa nostra chiacchierata che rimarrà qua nell'archivio storico del della ex Discoteca di Stato, quindi è una testimonianza preziosa per raccontare questa grande stagione. Grazie molte Piero.
Piero Brega: 00:42:42 Sempre felice di vedere Felice.
Felice Liperi: 00:42:43 A presto.
Piero Brega: 00:42:45 Ok. A presto, Vi ringrazio tanto. Ciao, arrivederci.