Trascrizione
Felice Liperi: 00:00:06 Sono Felice Liperi. Oggi, 16 novembre 2022, siamo nella sede dell'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi per incontrare Andrea Del Favero. Nell'ambito del progetto C'Era un Grande Prato Rock - Narrazioni e Ricordi sulla Stagione del Prog Rock a Cinquant'anni dal Festival Pop di Villa Pamphilij, 1972. Va bene, eccoci qua allora. Andrea Del Favero, bentrovato. È un'intervista che facciamo appunto per l'Archivio Sonoro qui dell'Istituto. Quindi la tua voce diventerà da questo momento in poi, una voce storica della, del, della Discoteca di Stato. Nel dubbio...
Andrea Del Favero: 00:00:48 È sempre preoccupante quando ti dicono personaggio storico, mi spaventano queste cose...
Felice Liperi: 00:00:57 Oltretutto ci sono qui, ci sono registrate le voci della Grande Guerra, ti dico solo quelle, lì è cominciata la storia del, dell'Archivio di Stato del dell'Archivio Sonoro di Stato. Allora, nelle tue biografie su internet, numerose, vieni presentato con, come figura chiave del folk revival. Allora io comincerei da lì, chiedendoti subito che cosa poi, poi, poi entreremo un po' più nello specifico, ma intanto cos'ha rappresentato allora per te quel movimento?
Andrea Del Favero: 00:01:30 Il folk revival è tutto quel movimento che si è generato intorno, ha rappresentato sicuramente il compimento di un percorso principalmente politico e culturale, che è nato negli anni '70, fine anni'60 -'70 per noi. La mia generazione, io sicuramente nei primi anni '70 con tutti i movimenti legati alle, alle 00:02:00 lotte studentesche, alle lotte di piazza, alle occupazioni delle scuole, delle università, alle autogestioni che da un lato rappresentavano istanze politiche, dall'altro lato erano piene di voglia di fare e voglia di conoscere. Una voglia di conoscere che nel mio caso personale, io vengo dal Friuli, quindi nel '76 abbiamo subito un, un terremoto abbastanza disastroso, che ha squassato case, chiese, fabbriche, ville, castelli...Ha fatto crollare buoni pezzi della memoria storica di un intero popolo, ma contemporaneamente ha squassato le coscienze di tutti noi. Noi eravamo giovani, eravamo più o meno ventenni. Allora è come andare in guerra. È come andare in guerra. Quando ritorni, hai voglia di ritrovare, è brutto il termine 00:03:00 trovare radici, non mi piace, ma ritrovare quelle che gli aborigeni d'Australia e Chatwin, l'ha ripreso da loro, chiamano le vie dei canti. Queste dalle quali scendono gli dei cantando, a insegnarci la conoscenza. Io ho una visione molto in questo senso, anche del nostro passato. Qui la gente cantava, la gente suonava un po' dappertutto, in Europa, no? E queste memorie, questi brandelli di memoria ci sono comunque arrivati. Ecco, quindi da un lato le istanze politiche, da un altro le istanze culturali, questa voglia di riscoprire proprio le vie dei canti, il folk revival ha finalmente rappresentato questa, questa sintesi tra, tra queste due istanze, superando anche un po' le secche di quello che era il 00:04:00 folk politico chiamiamolo, per differenziarlo, degli anni '70. Noi siamo, '60 scusami, noi siamo in qualche modo figli di quello, perché non possiamo non dirci figli di Ci ragione canto o Di Bella Ciao ovviamente, siamo i figli di quello. Perché quello in qualche modo c'ha suscitato, no? C'era Gianni Bosio, De Martino tutti questi discorsi sull'intellettuale organico anche, no? Su,su chi dal, da, dalle realtà anche rurali o dei piccoli centri andava a studiare e ritornava a fare l'operatore culturale nelle proprie aree. Eravamo intrisi di questa, di, di tanta ideologia devo dire, forse anche troppa in quel momento, no? Però c'erano, c'era questa, la voglia, c'era la voglia indubbiamente. Ma noi io credo che abbiamo superato 00:05:00 quel folk degli anni '60 perché ci siamo interessati all'organologia, agli strumenti della musica popolare, laddove negli anni '60 l'interesse era principalmente politico e anche devo dire abbastanza urbano, no? Dove, dove la forza della parola, questo tu mi insegni, no? La forza della parola e la forza politica della parola superava ogni altro tipo di, di istanza che ci potesse essere nella musica. Noi invece abbiamo lavorato sullo strumentario sul, sul perché degli strumenti, sul perché delle danze, sul perché di tutta una serie di melodie che giravano nella musica, nella musica tradizionale, nella cultura tradizionale che non erano soltanto canzone e meno che meno canzone 00:06:00 politica se vuoi.
Felice Liperi: 00:06:03 Poi questo percorso tu l'hai sviluppato in tre direzioni diverse, che sono quelle che, che vorrei, che vorrei sviluppare con te. Uno proprio collegato strettamente a quello che hai appena detto, cioè il, lo studio dello strumento. Perché tu hai poi praticato, lo fai ancora oggi, il, lo, l'esecuzione e lo studio dell'organetto diatonico, che diciamo proprio all'interno del discorso che tu facevi poc'anzi, è secondo me uno strumento un po' simbolico di questa, di questo percorso. Perché dopo essere scomparso negli anni successivi, perché tu hai parlato degli anni '60, gli anni della ricerca, dei grandi studiosi della, della memoria popolare degli anni'70, il rapporto con la politica poi, ahimè, sono arrivati gli anni '80 e via via quel mondo è un po' scomparso. Però poi riaffiorato attraverso alcuni strumenti, in particolare l'organetto, che era uno strumento 00:07:00 che era scomparso, ma che in realtà si suonava in tutta Italia, dalla Sardegna appunto al Friuli, al Centro Italia,a, in tutte le zone. E quindi voi diciamo virtuosi, appassionati, l'avete recuperato. Ecco quello è stato un, un passaggio, lo è tuttora, un passaggio importante per la tua, per la tuo percorso, diciamo culturale musicale nel corso degli anni.
Andrea Del Favero: 00:07:26 Indubbiamente sì. Tra l'altro è doppiamente emblematico questo discorso sull'organetto, o armonica diatonica come, ne parlavamo a suo tempo con Leydi, sarebbe più corretto chiamarlo nel, in tutta l'Italia Settentrionale. Perché quello è il nome corretto dello strumento. Organetto è un nome che ci è stato appiccicato probabilmente alla fine dell'Ottocento tra l'altro, perché tra l'altro se vai a guardare le...sai, i cartigli che ci sono sugli strumenti? Anche di Paolo Soprani 00:08:00 per esempio, "Paolo Soprani - Premiata fabbrica di armoniche in Castelfidardo".
Felice Liperi: 00:08:06 Castelfidardo, luogo leggendario per l'organetto e le fisarmoniche.
Andrea Del Favero: 00:08:10 Esattamente, esattamente. Però il termine, ancora fino ai primi del Novecento, era armonica, no? Nell'uso popolare poi, per qualche motivo è entrato nell'Italia Centrale-Meridionale l'uso del termine organetto. Ma al Nord da noi, tuttora viene chiamata armonica, armonica diatonica. In Piemonte semitono addirittura, cioè il termine organetto al Nord non esiste proprio, no? Ma comunque, chiamiamola armonica diatonica, chiamiamolo organetto, è lo stesso strumento, bene o male. Una, due, tre file. Quelli sono solo i vari modelli che si diversificano. Ma la cosa interessante, agganciandomi al tuo discorso, è di quanto sia emblematico questo strumento per la cultura popolare. Perché è uno strumento che nasce, ha una data di nascita precisa: 1829, 00:09:00 a Vienna. Sì, quando Cyrill Demian lo brevettò, ma lo brevettò in maniera abbastanza buffa, curiosa, come strumento per le, le ragazze di buona famiglia viennese. Ma cosa succedeva? Succedeva che nel cambio così generazionale della musica e tutto, le, le donne non cantavano più soltanto in casa, ma si andava affermando un repertorio che poi arriverà nell'Ottocento a quello che è il Lied, no? Pianoforte, voce si affermerà in tutta Europa il concetto del Lied, proprio no? E voglio dire la canzone di Sanremo è figlia in qualche modo di quel Lied...
Felice Liperi: 00:09:45 Di quel Lied, certo....
Andrea Del Favero: 00:09:46 Cioè quella di, di quella temperie culturale lì. E, e queste queste ragazze poi si ritrovavano nelle varie case, si spostavano e per lo più usavano per esempio, 00:10:00 un violino, una viola, ma soprattutto un violoncello per l'accompagnamento. Perché? Perché per cantare violoncello ti va benissimo, per una ragazza, ti dà le note basse che tu non hai e ti fa, riesci a fare tutti i pedali di basso, è splendido. Però nella pruderie di, della Vienna piuttosto bigotta di inizio '800, la Vienna di Maria Teresa che era insomma, diciamocelo, una borghesona bigottona, cioè l'ultimo periodo degli Asburgo, non sono più gli Asburgo di Carlo V. Sono una, una grossa famiglia molto, molto cattolica, molto borghese e molto bigotta insomma, no? Pensa anche Francesco Giuseppe è, è un grande funzionario di partito, questo è un uomo che lavora quattordici ore al giorno per, per mantenere in piedi lo Stato, ma sostanzialmente è un grande, è un grande 00:11:00 funzionario, no? Non è più un imperatore, no? anche se il titolo in qualche modo ce l'ha ancora. E quindi questa pruderie, cosa, una ragazza cosa fa? Dove mette il violoncello? Lo mette tra le gambe per suonarlo, ma per suonarlo deve allargare le gambe, no! Non si fa, non si può! Cyril Demian intuisce questa cosa commercialmente anche e brevetta questo, questo accordeon, che inizialmente suonava soltanto gli accordi. Ma rispetto al violoncello era un avanzamento, no? Prendendo praticamente il concetto dall'armonium e trasportandolo, faceva un'armonium un portatile, che facesse gli accordi di accompagnamento per, per poterci cantare sopra. È bellissima questa cosa. Però contemporaneamente l'armonica-organetto che, che dir si voglia, è uno strumento dell'industria. Non è più uno strumento che un liutaio poteva interamente costruire 00:12:00. Perché il cartone è un procedimento già un po' più complesso rispetto a quello...L'acciaio armonico e vivaddio bisogna avere dei forni di un certo livello per fare l'acciaio armonico. E via dicendo, no? La cura della madreperla, cioè e, e poi soprattutto sono competenze diverse, per cui il costruttore finale è un assemblatore di elementi che acquista. Ma l'acquisto non è più della cultura contadina, dove c'è il baratto in ogni caso o il costruirsi tutto in casa. Diventa veramente l'industria, la prima industria e tra l'altro è il momento in cui vengono fuori il sax e questi altri strumenti, dove anche lì c'è tecnologia costruttiva. Ma a differenza di quelli che rimangono comunque strumenti diciamo da orchestra o delle bande...
Andrea Del Favero: 00:12:53 Il...L'organetto diventa l'emblema della cultura popolare. Allora, è nato per la buona borghesia viennese, è un, uno strumento principalmente industriale, ma diventa l'emblema della musica popolare e ancora oggi ha questa caratteristica. È affascinante.
Felice Liperi: 00:13:14 Eh sì, una storia, una storia che è tipica un po' del mondo della musica popolare, che si trasforma, si reinventa continuamente, per cui la funzionalità di certi strumenti cambia. Però c'è un aspetto che qui, che questo che introduce la seconda, la seconda direttrice a cui facevo riferimento del tuo lavoro. E cioè il fatto della sua maneggevolezza, che secondo me è importante. Quando tu riferivi prima di quella, quella difficoltà a far suonare il violoncello alle signorine viennesi mentre il, l'organetto la cosa, la cosa bella, la sento ogni volta che lo suoni tu, la suona Riccardo Tesi, che lo suonava Chessa eccetera è molto maneggevole, tu basta che stai all'aperto, c'è l'organetto in mano, puoi far ballare le persone. 00:14:00 Allora, questo è entrato anche nel repertorio. E qui siamo appunto al secondo percorso del tuo gruppo che continua come con un percorso carsico a ripartire, a rinnovarsi nel corso degli anni, La Sedon Salvadie con cui tu ogni tanto suoni. Quindi questa è l'altro elemento importante del tuo percorso biografico diciamo e artistico.
Andrea Del Favero: 00:14:26 Ma sì, l'organetto giustamente come dicevi fa il lavoro di due musicisti, perché sono una melodia, fa il basso, anzi di tre se vogliamo, che fa il basso e fa gli accordi di accompagnamento, no? Ma per lo meno due, ecco, quello che prima poteva fare il violino e la chitarra, lo fa l'organetto da solo. E tra l'altro è anche responsabile della definitiva scomparsa o comunque del rinchiudersi in piccolissimi ambiti della cornamusa, soprattutto nel Nord Italia. Perchè è contemporaneo, no? C'è il dilagare 00:15:00 di tutti i repertori viennesi proprio, no? Quindi valzer, polke, quello che poi sarebbe diventato il ballo liscio e anche in questo caso tu ben conosci, per provenienza territoriale e che diventavano, perché poi diventando sempre più complesse le partiture, diventavano sempre più difficili da suonare sugli strumenti ad ancia. Chiaramente una coronamusa non può suonare la Migliavacca, ovviamente. No, non ci sta, non ci sta dentro, no? Perché ha una complessità notevole. Nell'organetto ci sta la Migliavacca invece, perché riesce a...Sì che è considerato uno dei brani virtuosistici per eccellenza.
Felice Liperi: 00:15:49 Per eccellenza, perfetto. Infatti è proprio così, e quindi questa è una cosa, è un percorso che tu hai perseguito anche con l'attività nel gruppo.
Andrea Del Favero: 00:15:59 L'attività del gruppo chiaramente è nata inizialmente, ma ti devo dire che siamo nati anche in un certo senso abbastanza casualmente, perché il mio interesse soprattutto era di studio e musicologico e stavo andando, poi ho trovato altri amici, il povero Glauco Toniutti, Giulio Venier e con i quali abbiamo cominciato, Marisa Scuntaro, con i quali andavamo in giro, Lino Straulino stesso anche, con i colleghi ha cominciato a raccogliere, suonatori, canterini, esempi della musica, della musica diciamo contadina, della civiltà contadina che, di quegli ultimi brandelli che amava tanto Pasolini in quegli stessi anni, pochi anni prima, proprio e proprio di quelli parlava quando lo, lo coglionare o no per i suoi scritti sul, sul Corriere su 00:17:00 Scritti Corsari, dove parlava di, lui pensava al mondo...
Felice Liperi: 00:17:03 Di questa memoria che spariva.
Andrea Del Favero: 00:17:05 Sì, ma lui pensava molto al mondo rurale friulano, che lui conosceva benissimo proprio, no ? E che vedeva lentamente trasformarsi, in qualcosa che ammetteva di non capire. E noi stessi non lo capiamo. Noi stessi che stavamo vivendo questo trapasso, non lo capivamo sicuramente. Ma da questo questa voglia diciamo di, di essere ricercatori di, di documentare questo mondo, io ingenuamente andai da alcuni suonatori che suonavano per il ballo, suonavano nelle nelle festicciole in giro, dicendogli "Ma sentite, io ho tutte queste cose qua"...A gente giovane che della nostra generazione "Ecco io ho tutti questi materiali, ma non vi interesserebbe? Ve li trascrivo e ve li do' da suonare". E, e la risposta fu "Ma cos'è? Ma è liscio romagnolo, no 00:18:00? E' Oberkrainer? No, no, non ci interessa". Per cui i riferimenti per loro erano quelli: o liscio romagnolo o neanche l'emiliano, romagnolo proprio volevano, perché imperava Casadei in quegli anni.
Felice Liperi: 00:18:13 Casadei, certo, il periodo era quello...
Andrea Del Favero: 00:18:14 Mentre era era un po' meno in spolvero Castellina Pasi, tutti questi grandi, no? Del bolognese, la Filuzzi qui in Friuli non, non ha mai attecchito tantissimo. Per contro c'era stata l'esplosione di Avsenik e dell' Oberkainer, dall'altra parte, con il modello sloveno, sloveno-austriaco insomma, no? Perché tutti pensano che quella sia musica austriaca-tirolese. In realtà è musica nata nella Carniola, che è la parte nel Cragn, la Carniola, la parte settentrionale della Slovenia al confine con con l'Austria. Perché Avsenik, che era sloveno di Begunje, che è a 40 chilometri da Tarvisio. E stiamo parlando di fenomeni che 00:19:00 ha venduto milioni, milioni, milioni di dischi e tuttora gli epigoni stanno continuando a dominare il, il mercato, no? Mentre il liscio romagnolo è andato un po'scomparendo, ahimè, no, soprattutto nelle sue accezione più, più originali e lì invece loro hanno proprio una strada, la strada maestra. Poi sai, parliamo comunque di musiche, di musiche commerciali, di mercato anche, no?
Felice Liperi: 00:19:33 Certo, certo, certo.
Andrea Del Favero: 00:19:35 I distinguo che potremmo fare, morale, noi ci siamo trovati di fronte a queste porte chiuse, abbiamo detto "Va beh, perso per perso, ci mettiamo noi a, a suonarle". Io mi sono comprato un organetto, anche perché c'era Riccardo Tesi che, col, col quale ci eravamo conosciuti all'università, che continuava a dirmi " Ma suona l'organetto, suona l'organetto! Io ho appena iniziato a suonare 00:20:00 con Caterina Bueno, sai, vedrai, è una bellezza, ti dà soddisfazione" e così io ho cominciato. Le prime lezioni me le ha date Riccardo, che anche lui aveva iniziato a suonare da due-tre anni, praticamente, e già suonava con Caterina e, e così pian piano è nata la cosa. Giulio Venier s'è comprato, suonava flauto traverso, si è comprato violino. Glauco si è comprato il mandolino e via dicendo. E, e da lì è partita...
Felice Liperi: 00:20:27 ...L'avventura del gruppo. Poi c'è la terza fase, che è quella che poi credo di poter dire, ti coinvolge di più, che ha a che fare con, con un lavoro che in fondo, adesso poi me lo dirai tu, con, con alcune delle cose che tu hai raccontato finora, cioè il discorso della, della memoria, della divulgazione e cioè il grande lavoro per Folkest, che è un miracolo diciamo, di longevità, perché stiamo parlando se non sbaglio, quarantaquattro edizioni, 00:21:00 che oltretutto curiosamente, se non sbaglio parte proprio alla conclusione di un decennio in cui, in cui quella stagione che tu hai descritto, che era politica, che era di riscoperta, che era di mobilitazione, '76 il vostro terribile terremoto e poi la fine di un, di un periodo, il '79 l'anno della morte di Demetrio Stratos. Quindi inizia una fase in cui voi forse recuperate attraverso il Festival, ma ripeto lo direi meglio tu di me, una, una lunga, un lungo percorso che ci porta fino a oggi, in cui questi elementi che tu hai descritto stanno insieme. Perché secondo me, te lo chiedo questa è la prima domanda, di Folkest mi pare che una delle ragioni della longevità sia che è riuscita a tenere insieme anime diverse e cioè quella che tu hai descritto, della, del recupero della memoria, 00:22:00 adesso l'hai detto col gruppo, ma anche facendola, facendola convivere con un tutto, tutta un'altra passione per generi musicali diversi, in particolare queste, queste interviste che noi facciamo partono proprio da, da cinquant'anni fa, con i grandi festival rock prog e voi ogni anno avete portato spesso musicisti, che vengono da quella generazione. Quest'anno c'erano i Jethro Tull, se non ricordo male, ma in passato ci siamo passati tutti al Folkest, quindi questi elementi stanno insieme. Forse una delle ragioni della longevità. Tu come te lo spieghi? È questa anche la ragione?
Andrea Del Favero: 00:22:42 Ma sì, oltre tutto devo, devo, devo dirti che questo fatto di avere questa immagine di promoter di successo è un po' mia croce e delizia, no? Perché spesso vorrei essere altro, vorrei, vorrei essere più musicista-ricercatore. Però 00:23:00 ci sono in mezzo, mi diverto e quindi poi, me la faccio andare, no? E mi ritengo comunque una persona fortunata, perché per tutta la vita ho fatto le cose che mi piacevano. Pur nelle difficoltà, pur nei problemi del, delle banche, dei contributi, del far quadrare i bilanci, che chiaramente sono gli aspetti meno piacevoli, ma necessari a stare in piedi e stare in piedi, come dici tu per per quarant'anni. Quel '79 lì per noi veniva anche al termine di un'altra avventura che avevamo fatto, che era una radio privata, che era stata la radio un po'di collegamento, tra tutte le varie tendopoli, baraccopoli del dopo-terremoto e anche lì con una forte connotazione politica proprio, di conoscenza delle problematiche, di stimolo per, per 00:24:00 le pubbliche amministrazioni. Perché sai, ideologicamente si dice "Ah, la ricostruzione del Friuli è stata una cosa bellissima, perfetta". Calma. È stata bella anche perché c'è stato tutto un movimento di persone, che stava là con lo schioppo puntato e stava là a stimolare le pubbliche amministrazioni. Perché gli scandaletti ci sono stati anche allora. Certo, sono piccola cosa rispetto alle cose che abbiamo visto poi cioè...
Felice Liperi: 00:24:32 E direi, direi se questo, questo ha portato appunto all'idea del modello friulano perché insomma...
Andrea Del Favero: 00:24:39 No, voglio dire abbiamo anche due sindaci che sono stati pescati con le mani nella marmellata, ma sono stati presi condannati e cacciati via, mentre in altri, senza fare nomi, ma in altre regioni d'Italia sappiamo benissimo che sono ancora tutti là, quelli che hanno fatto le porcate o sono quelli, che si 00:25:00 suppone abbiamo fatto le porcate.
Felice Liperi: 00:25:01 Non solo, ma non si è neanche ricostruito, questa cosa poi...
Andrea Del Favero: 00:25:05 No, beh ma certo, ma certo.
Felice Liperi: 00:25:08 Particolare essenziale.
Andrea Del Favero: 00:25:10 No, no assolutamente.
Felice Liperi: 00:25:11 E quindi e quindi dicevi, interessante questa esperienza della radio. Quindi quella è stata una radio che ricollegava un po' il lavoro, diciamo che collegava la comunicazione sulla ricostruzione, diciamo.
Andrea Del Favero: 00:25:26 Certo, ma era una radio anche che trasmetteva tantissima musica folk. Noi avevamo tutti i dischi della, di [....] di Fairport Convention, Steeleye Span di tutte queste grandi esperienze internazionali e ospitavamo anche musicisti di passaggio. C'era, c'era tutto un, insomma un background che veniva fuori, che era il nostro, di conoscenze e conoscenze diverse dalle 00:26:00 solite che avevano quelli che si stavano affermando come DJ, no? Perché se loro stravedevano per i Bee Gees, Saturday Night Fever, io stravedevo per Caterina Bueno e...
Felice Liperi: 00:26:18 Beh, ognuno, ognuno le proprie esperienze e le proprie passioni. Certo, queste è chiaro...
Andrea Del Favero: 00:26:23 Certo, certo, sì, sai, ascoltando quello che c'è adesso, avercene di dischi come è Saturday Night Eever, no? E' un capolavoro assoluto, un capolavoro assoluto. Allora ci sembrava ma sai, anche gli Eagles ci sembravano estremamente commerciali, no? E adesso dici "Mamma mia, mamma mia", no? E non ho citato a caso Caterina, perché Caterina è stato, è stata un intelligentissimo anello di passaggio. Perché, ed è un peccato che la si ricordi poco, 00:27:00 perché Caterina, rispetto a tutti gli altri che hanno lavorato in quel momento, si è sempre preoccupata dei giovani. Ha sempre voluto musicisti giovani. Nel suo gruppo, cioè nel gruppo di Caterina c'è passato Giannattasio, c'è passato Francesco De Gregori ragazzino. C'è passato Riccardo Tesi, Alberto Balia, Franco Pacini, Maurizio Geri. Stiamo parlando della crema dei musicisti italiani. Sono passati dal suo gruppo, perché lei li stimolava, lei...Passare, passare dei momenti con Caterina era veramente un'esperienza. E lei fu la prima a preoccuparsi anche di avere dei gruppi che suonassero strumenti della tradizione popolare. Il fatto di volere l'organetto dentro il suo gruppo, fu veramente uno stimolo grande. Credo che il suo fare musica abbia influenzato agli inizi anche il Canzoniere del Lazio, 00:28:00 in qualche modo, perché lei era veramente molto, molto, molto avanti rispetto a tutti. E purtroppo la, la sua gestione personale l'ha portata lentamente a disperdere i suoi enormi talenti e questo è uno dei peccati d'Italia.
Felice Liperi: 00:28:20 Sì questo, questo è uno, una riflessione a parte che forse dovremmo, dovremmo fare. Ma non riguarda soltanto Caterina Bueno, ahimè. Sì, sicuramente riguarda il fatto che quello era un mondo di grande impegno e quindi la dimensione, fra virgolette, del consumo, del lavoro, della musica come lavoro, era visto in modo diverso. Però insomma questo è un altro discorso. Diciamo tornando a parlare di Folkest, vediamo ancora degli elementi. Quest'anno Judy Collins, che io posso dire insomma, di essere stato presente, mi sono emozionato. Perché vedere gli 00:29:00 occhi blu di, di Judy è stata un'emozione enorme perché, perché appunto lì siete stati veramente bravi. Perché mettere insieme il nuovo folk urbano romano con, con Judy Collins e poi in altri luoghi, dove io non son potuto andare. Appunto citavo i Jethro Tull, ma questo mi sembra un po' la caratteristica di un festival che poi e' molto esteso nel nel territorio. Perché non è solo Spilimbergo, ma dall'anno prossimo adesso ci annuncerai delle novità interessanti, ma, ma anche tutta l'area del Friuli, friulana, della zona dove voi piazzate, mettete, proponete degli altri concerti. Questo naturalmente poi anche la parte seminariale, dove ci sono tutta una serie di approfondimenti interessanti. Anzi a proposito ne abbiamo, ne abbiamo parlato ora, magari per una prossima edizione, pensa a un incontro, un focus su, su Caterina Bueno. Sarebbe bellissimo 00:30:00. Però ecco, secondo te sono queste le, le ragioni per cui voi riuscite a proseguire? Insomma quarantaquattro anni sono tantissimi anni, al di là della, della fatica, dell'intelligenza, del, delle idee che ci mettete.
Andrea Del Favero: 00:30:16 Ma sai, io credo che la nostra forza sia stata sempre di riuscire a trasformarci, rimanendo in qualche modo fedeli alla nostra idea originale. Sono stati anni in cui abbiamo avuto più grandi, grandi eventi, grandi artisti, grandi nomi e anni in cui, soprattutto negli ultimi, in cui ci siamo tornati a a interrogare su tutte le, le istanze culturali che stanno dietro il fare musica, l'andare su un palco. Tu stesso sei stato protagonista delle ultime edizioni, di questi incontri delle Folk Clinics, che 00:31:00 credo siano per me una delle cose più belle che abbiamo messo in campo negli ultimi quarant'anni. Perché siamo una generazione che ha ragionato molto sul, sul perché sul, sul fare e prima di fare ha sempre ragionato. Adesso ci troviamo di fronte a generazioni che sono venute dopo di noi, soprattutto le ultimissime, che fanno senza ragionare. Allora, il nostro compito dovrebbe essere proprio quello di insegnargli a contare fino a cento prima di aprire la bocca e accertarsi di avere delle cose da dire, prima di scrivere una canzone. Credo che già questo sarebbe...E mi riferisco proprio ai seminari su come costruire una canzone. Su, su, su, su tutte queste cose, no? E io credo 00:32:00 che questa sia la linea tra l'altro, va anche nella direzione dell'Europa, perché tutti i nuovi bandi a partire da quest'anno dell'Europa non parleranno più di cultura e turismo ma parleranno tutti di cultura e formazione.
Andrea Del Favero: 00:32:18 Quindi è quella la strada. Facciamo cultura, proponiamo cultura, proponiamo eventi culturali, ma formiamo il pubblico. Sì, va bene, ma anche gli operatori, i giovani operatori. Su quello dobbiamo insistere tantissimo, credo. E in questo senso Folkest quest'anno cambierà ulteriormente, perché inizieremo, re-inizieremo a fare, perché l'abbiamo abbandonati per tanti anni, ma per problemi oggettivi di sedi, di, di luoghi dove poterli fare e tutto, e amplieremo i seminari sulla danza, sugli strumenti della musica popolare 00:33:00. Ci sarà proprio una una spinta molto forte in quella direzione, anche grazie a un ritorno che per me e graditissimo di, di di Dina Staro nel gruppo nostro di lavoro, Dina insomma è un altro personaggio storico del folk, ma soprattutto in questo momento è presidente del, del, del gruppo di lavoro europeo sulla danza popolare. E' la, la, penso la persona più, più colta e più preparata nel campo della danza popolare in Italia. Averla di nuovo, poi lei faceva parte del gruppo iniziale di lavoro di Folkest anche, no? E ha lavorato tantissimi anni insieme con noi, a stretto contatto abbiamo progettato mille cose e siamo riusciti a realizzare mille sogni. Per cui ritornare a progettare cose con lei e, e a sognare ancora è un piacere, che penso sia assolutamente reciproco 00:34:00 tra l'altro e io sono sicuro che nei prossimi due-tre anni cominceremo a vedere i risultati di questo.
Andrea Del Favero: 00:34:09 E contemporaneamente Folkest è entrato in un progetto europeo, insieme ad altri quattordici, altri tredici, siamo in quattordici totale, Showcase Festival d'Europa, ma con realtà molto grosse come può essere Piranha che sono gli organizzatori del WOMEX, quindi stiamo parlando del WOMEX. Stiamo parlando di Colors of Ostrava che è il festival colossale, nella Repubblica Ceca. Stiamo parlando di HangvetÅ‘, che io credo sia la più bella realtà culturale-organizzativa di Budapest di, di tutta Europa. Perché loro lavorano a livelli stratosferici, perché hanno il settore etnomusicologico che viaggia ovviamente come sanno viaggiare in Ungheria su quelle cose, ma contemporaneamente sono anche grandi organizzatori di eventi, 00:35:00 di festival, di showcase eccetera. Questo concetto dello showcase, del mostrare i giovani talenti agli operatori culturali, ai giornalisti, agli organizzatori di festival, agli agenti musicali e contemporaneamente creare per loro dei percorsi di formazione credo sia, come dicono quelli che parlano figo, è la mission futura di Folkest, no? Lo scopo, lo diciamo in italiano, no? Lo scopo, lo scopo, vero e ultimo, l'obiettivo proprio nostro, io credo debba proprio essere questo, perché contemporaneamente, faremo vedere degli spettacoli di livello tra l'alto e l'altissimo, perché la selezione sarà molto serrata e contemporaneamente continueremo anche con il lavoro che già stiamo facendo da diciotto anni, con il Premio Alberto Cesa. 00:36:00
Felice Liperi: 00:36:01 Certo che è uno che...
Andrea Del Favero: 00:36:03 Negli ultimi anni ci ha dato, credo, delle soddisfazioni notevoli. Quest'anno i Suonno D'Ajere, che tu hai visto stravincere nel 2020, sono stati, hanno avuto l'onore di avere uno showcase al WOMEX. Quindi ormai sono entrati di diritto, dalla porta principale nel mondo professionale della musica europea, sono dei talenti notevoli e sicuramente...E comunque è stato una bella spinta, un bel trampolino di lancio, ecco. Vorremmo continuare ad essere trampolino di lancio, perché negli anni ci sono riuscite queste cose. Io ricordo, su suggerimento di Paolo Nuti, noi abbiamo, che dirigeva il Folk Club di Saronno e un giro di, di folk club in Italia ho conosciuto dei ragazzi in Inghilterra che sono bravissimi 00:37:00 cioè, ti do il numero di questo loro leader che Paul James, perché si sta, stanno reintroducendo la cornamusa in Inghilterra, stanno facendo un grande lavoro. Era giovanissimi tutto, va bene li abbiamo chiamati per la prima volta, vennero in Italia, si chiamavano Blowzabella, sono diventati i miti del, del revival di, di quegli strumenti lì. Cioè proprio la spinta sul, sullo studio sui nuovi repertori del organetto, la reintroduzione delle cornamuse, il suonare la musica da ballo e fare spettacoli di musica da ballo, è partita proprio dai, dai Blowzabella. Ecco, noi li abbiamo chiamati che erano dei signori nessuno, degli anni '80, metà anni '80 e fu veramente un...ricordo anche la, la prima venuta di, di Noa. Era il secondo concerto che avrebbe fatto in Italia, primo fu Catania e mi chiamò Pompeo 00:38:00 Benincasa, che da allora è sempre stato il suo manager italiano e mi disse "Ho questa ragazza, è un'ebrea yemenita, ha lavorato, ha studiato a New York, guarda che è una cosa fantastica".
Felice Liperi: 00:38:17 Ha una voce pazzesca. Certo.
Andrea Del Favero: 00:38:19 Fammi sentire qualcosa. Mi mandò un CD. Mamma mia - ho detto - ma chi è questa? Un extraterrestre, veramente? Ed erano, ma mi mandò un disco dal vivo, dove c'era lei con Gil Dor, il chitarrista. Loro due praticamente e ascoltandolo dissi "Mamma mia, questi fanno, fanno il disastro in due", no? Che lei la sentivi proprio e che saltava sul palco, no? Suonavo le percussioni, cantava e li chiamammo. E però come fai a mettere due esordienti così, a fargli fare il gruppo di richiamo di una serata? C'era il concerto di Angelo Branduardi e 00:39:00 li facemmo suonare prima di Branduardi. E c'era Angelo con tutti i suoi musicisti, c'era Maurizio Fabrizio, c'era Ellade Bandini e a un certo punto Ellade mi venne vicino, mi tirò per per un braccio e mi disse "Ma lo sai che sei un bastardo?" Mi ha detto "E chi cazzo va sul palco adesso?"
Felice Liperi: 00:39:23 Certo, beh...questo....
Andrea Del Favero: 00:39:24 E'stata una cosa devastante. Cioè proprio...Erano stati pazzeschi, no? E anche Angelo diceva "Ma, ma adesso come facciamo andare noi sul palco, a cantare le mie robine tutte fighettine e tutte belline?"
Felice Liperi: 00:39:37 Tutte elegantine.
Andrea Del Favero: 00:39:39 Tutte elagantine...questi hanno spaccato, letteralmente. Ed è stata molto, molto bella proprio, no? Come cosa da lì poi, Noa è diventata anche in Italia quello che è diventata. Ci fa piacere pensare che un bel mattoncino lo abbiamo messo anche noi, così molti altri anche, insomma nell'arco degli anni.
Felice Liperi: 00:40:00 Questa è sicuramente una delle caratteristiche appunto, del, il ruolo di un festival importante come Folkest. Mi pare che non hai detto, ma io te lo faccio dire adesso, che c'è anche un'altra novità. Un'altra novità geografica però, che forse dall'anno prossimo non sarete più a Spilimbergo ma sarete al tuo paese, dove si...
Andrea Del Favero: 00:40:21 Si, saremo a San Daniele che è un ritorno in qualche modo alle origini e perché anche qui, in cerca di nuovi stimoli e cerca di nuovi stimoli, perché lo spostarci a San Daniele, ci costringe a ripensare e riprogettare completamente il Festival. Ma vedrai che sarà bellissimo, perché San Daniele è bello tanto quanto Spilimbergo.
Felice Liperi: 00:40:47 Quindi? Quindi questo faremo?
Andrea Del Favero: 00:40:50 Sì, abbiamo anche delle cose eccezionali da vedere come la Biblioteca Guarneriana, dove andremo. Riusciremo a farla visitare ai, 00:41:00 agli operatori, ai musicisti. Dove...e una tra le prime cinque biblioteche d'Italia per codici incunaboli. Ci sono dei tesori assolutamente incredibili dentro.
Felice Liperi: 00:41:10 Quindi queste sono le, le prossime anticipazioni. Però vorrei tornare su invece un punto un po' più dolente, che mi preme fare con, con tutte le persone, i musicisti, gli operatori che incontro in queste interviste, cioè la dolente, in questo senso, prima hai parlato dell'aiuto che dà il festival a degli artisti apparentemente sconosciuti. Qui stiamo parlando di una superstar come Noa, figuriamoci, ma anche altri che avete lanciato e che poi vanno magari gli altri festival confratelli, diciamo vostri, che sono il Parodi, il Tenco eccetera. Ma vediamo un attimo qual è la situazione però, del Friuli del, del 00:42:00 dell'eredità di quella stagione che tu hai descritto, con cui si è cresciuto. Prima hai citato Straulino ma c'è Vescovo, c'è Martin. Ma che chi è che c'è oggi, che ripropone prima e poi ci torneremo fra qualche secondo, hai citato la Romagna per, per per la decadenza ahimè, di quello che è l'eredità della musica da ballo emiliano-romagnola e poi del liscio che, che sta avendo appunto una una decadenza ahimè, molto preoccupante. In Friuli qual è la situazione? Ci sono dei nuovi artisti, musicisti che rifanno in modo nuovo o rilanciano, reinventano quel quella tradizione?
Andrea Del Favero: 00:42:41 Allora dal punto di vista più vicino alla tradizione, ci sono gruppi come Carantan, ci sono gruppi come Braul che stanno continuando a...Carantan un po' più vicino a noi, de La Sedon come connotazione, i Braul un pochino più cameristici se vogliamo. 00:43:00 Ci sono cantautori anche, a me piace moltissimo Franco Giordani per esempio, che, che scrive anche nelle varianti friulane di, della Valcellina. Quindi molto particolare, molto marginale, ma molto interessante proprio per questo, per le sonorità di quella, di quelle forme dialettali lì. Ci sono tanti giovani, ce ne sono alcuni che si stanno riavvicinando. C'è un gruppo per esempio che fa...Sono vicini al folk metal loro, in qualche modo alla fantasy più, che se vuoi, che si chiamano Corte di Lunas e fanno delle cose in italiano, in inglese, in friulano. Li trovo molto interessanti. Nell'ambito della fantasy ovviamente no, e anche anche piuttosto originali. No, io credo che non dobbiamo limitarci a pensare "Allora c'è Andrea Del Favero che suona l'organetto chi e' che suona come lui dopo?". Ma può anche non esserci, l'importante è il pensiero 00:44:00 che sia nel, nella direzione giusta, adeguato ai tempi di oggi. Anche noi ci siamo adeguati ai tempi degli anni '80 principalmente, no, '70-'80. E quindi sì, vedo una grossa frattura con tutti quegli elementi che vengono dal punk, post-punk di cui è ancora infarcita la generazione un po' più giovane rispetto a noi. E non, non è ancora uscita da quelle secche lì purtroppo. E questo, cantano in friulano anche tutto, ma le sta portando ad avere dei prodotti che sono non più appetibili dagli stessi loro coetanei, salvo un numero ristrettissimo di persone non, sicuramente non appetibili dalla generazione più giovane. Perché se non sono, se non siamo appetibili noi, meno che meno loro, perché a noi si avvicinano se non altro per l'interesse, la curiosità 00:45:00 sugli strumenti. Io vedo di nuovo un interesse di giovani su di noi, è limitato eh, non parliamo di grandi numeri. Però si sta ricreando un circolo di questa cosa, è un momento di semina questo. Dobbiamo riseminare, tornare a seminare.
Felice Liperi: 00:45:18 Sì, ok, se vuoi così anche recuperare un po' l'uso, la pratica sugli strumenti. Mi capita di vedere alcuni di questi giovani. Sono spesso ospitati da Folkest, dagli altri festival con cui condividete il progetto. Dicevo, ecco perché l'organetto, per esempio, è stato così importante, perché lo risuonano moltissimi, moltissimi giovani. Grazie al lavoro che avete fatto voi. Penso lo abbiamo citato più volte, ma voglio ricordarlo ancora una volta, Riccardo Tesi che, che è un elegantissimo musicista. Io dico, ogni volta penso, quando penso a lui, penso 00:46:00 sempre, uso la parola eleganza, perché veramente ha un suono limpido, meraviglioso. Però poi lui c'ha tutta una parte invece di, di impegno che è quella della, dell'educazione musicale. L'insegnamento che fa in Calabria e quindi è importante, perché poi da lì sono usciti dei, dei nuovi musicisti. Ecco invece a proposito di...
Andrea Del Favero: 00:46:22 Si',scusa, in questo senso uno degli sviluppi futuri sarà proprio la creazione di una scuola di musica, anche dedicata agli strumenti della musica popolare. Inizialmente partiremo con delle masterclass con degli appuntamenti di fine settimana, lavoreremo insieme alla Scuola di Musica Tomat di Spilimbergo, ed e' un lavoro che vorremmo dedicare a Glauco Toniutti, che purtroppo è scomparso quest'estate, che è stato insieme a me e agli altri, uno dei fondatori di, di, del revival della musica popolare in Friuli insomma, anche Folkest, tra l'altro. 00:47:00
Felice Liperi: 00:47:01 È una cosa prima di, di salutarci e secondo te invece, come ti spieghi, come una delle grandi direttrici da cui è partita un po'tutta questa avventura che stiamo raccontando e cioè il prog, che poi anche per noi è un po'il tema da cui siamo partiti, con questo anniversario dei cinquant'anni dei grandi festival. Come ti spieghi invece, che abbia ancora una grandissima popolarità e che ci siano tanti giovani che, che magari anche non professionalmente ma, ma lo rifanno? Cioè suonano ancora quelle musiche, ogni volta che c'è il ritorno a Roma di, di qualche formazione che prende qualche pezzo di quei discorsi, penso in questi giorni a Roma c'è Steve Hackett per esempio, che che torna rifà Foxtrot e allora lì a frotte, vanno tantissimi giovani a vedere, per avere l'emozione di ritrovare una musica che invece sembrava datata in qualche modo.
Andrea Del Favero: 00:47:59 Ma ti rispondo con quello che mi ha detto Lino Vaietti degli Osanna. Gli Osanna per me restano, restano il capolavoro del prog in Italia, la band tecnicamente più brava, probabilmente tra tutti, ancora oggi. E anche perché non hanno mai, non hanno mai mollato, hanno sempre continuato a lavorare e mi ha detto "Ma sai, in fin dei conti, noi siamo l'unico vero rock italiano". E c'ha ragione perché è intriso di musica italiana, è intriso di musica classica, intriso di folk, è intriso di jazz all'italiana, pensa agli Area, pensa agli Osanna, la PFM stessa. Gli squarci sinfonici del Banco, cioè e sono solo musica.
Felice Liperi: 00:48:46 Battiato.
Andrea Del Favero: 00:48:47 Si' Battiato. Certo, certo, il Battiato d'antan.
Felice Liperi: 00:48:51 Degli esordi, certo.
Andrea Del Favero: 00:48:53 Sì, sì, sì, clamoroso, no? Ma è grande musica italiana, è italiana e connotabile come italiana, non sono certo i Litfiba, il rock italiano.
Felice Liperi: 00:49:06 Per chiudere voglio citare un libro in cui tu...
Andrea Del Favero: 00:49:09 Con tutto il rispetto per i Litfiba eh, che mi piacciono...
Felice Liperi: 00:49:11 Ma si', sicuramente come, come live band e' notevole, perché ha una grinta, un'energia pazzesca.
Andrea Del Favero: 00:49:19 Ma, ma non è rock italiano, no? Non puoi connotarlo come italiano. Potrebbe essere cantato in qualsiasi lingua.
Felice Liperi: 00:49:27 Dicevo, per concludere, tutta questa vicenda tu l'hai raccontata in un libro importante, che è, con cui hai fatto un po' il punto di questa storia e a cui sono affezionato perché tu l'hai, l'hai chiamato - io ho sempre paura a leggere il friulano e di usare come se fosse giapponese per me - questo Lungje, Po'! che mi ricorda l'abbiamo nominato più volte oggi, il quel, quel modo in cui si chiamava sul palco a suonare Carlo Brighi il grande 00:50:00 Zaclén, che è stato uno dei padri della musica da ballo romagnola, che diceva "Tàca Zaclén" un po' come la vostra, questa frase che si dice, con cui tu hai nominato il tuo libro. Ecco è stato un libro molto importante, perché hai raccontato tutta questa tua storia, questa tua biografia personale, però in qualche modo raccontando anche quello che ci è stato intorno. Oggi che cosa aggiungeresti lì dentro? Cosa c'è di nuovo, che metteresti dentro un libro anche, per la verità è uscito tre anni fa, mi pare, quindi ancora presto forse però.
Andrea Del Favero: 00:50:30 Sono quasi due. Ma no sai lì, lì ho raccontato la parte, diciamo di ricerca, la parte etno musicologica, ho fatto un po' il punto della situazione del del folk in Friuli, del folk friulano soprattutto, no? E dove dentro ci metto anche le aree slovena, resiana eccetera. Oggi come oggi e la cosa che farò probabilmente nel prossimo futuro, è di mettere giù i ricordi di tutti, di 00:51:00 tutte le persone significative e non a caso non dico personaggi, ma persone significative, che sono passate a Folkest in Friuli in questi anni.
Felice Liperi: 00:51:09 Bene. Andrea, io ti ringrazio moltissimo di questa lunga chiacchierata preziosa, che andrà, come ti ho detto ad arricchire il repertorio delle voci storiche di questo Istituto, quindi questo è molto importante che abbiamo fatto. Quindi la prossima volta, spero presto di vederci, purtroppo va beh adesso chiudiamo, chiudiamo l'intervista. Grazie, grazie molto Andrea.
Andrea Del Favero: 00:51:35 Grazie grazie mille a te, a voi per questa opportunità.