Trascrizione
Felice Liperi: 00:00:05 Buongiorno, bentrovato a tutti voi, sono Felice Liperi, oggi 22 novembre 2022, siamo nella sede dell'Istituto Centrale per i Beni Culturali e Sonori e Audiovisivi per incontrare Eugenio Finardi, nell'ambito del progetto C'era un Grande Prato Rock - Narrazioni e Ricordi sulla Stagione del Prog Rock, a 50 anni dal Festival Pop di Villa Pamphilij, 1972. Allora bentrovato a Eugenio Finardi, cantautore, musicista e posso aggiungere prima di tutto, una delle più grande voci della nostra musica italiana. Senza alcun dubbio.
Eugenio Finardi: 00:00:46 Grazie.
Felice Liperi: 00:00:48 Allora la prima cosa, perché cerchiamo di raccontare anche un po' la biografia delle persone che incontriamo, la prima cosa che, che le chiedo e si tratta...Eugenio Finardi è stato 00:01:00 un, un artista precocissimo. Sto parlando veramente di un esordio, lo dirà lui con più con più competenza e chiarezza di me, da giovanissimo, da bambino. Ma volevo capire se questo era legato al fatto che sua madre, americana, era una cantante lirica.
Eugenio Finardi: 00:01:20 Certo, certo. Lei non voleva produrre un figlio, voleva produrre un tenore e ha prodotto un baritono invece. Ma mia madre, proprio con la determinazione un po'fanatica, classica degli americani, mi ha indottrinato proprio alla, alla voce e all'uso della voce. Tant'è che a nove anni ho inciso il mio primo disco per, per l'Angelicum tra l'altro, che che so esiste ancora, no?
Eugenio Finardi: 00:01:56 E...
Eugenio Finardi: 00:01:59 Che poi io a dieci anni ho registrato un disco di Carole natalizie, per la comunità americana di Milano e a undici anni ho partecipato a un altro disco di canzoni invece popolari, per una, per una, per le edicole. Sai quel, quegli, quei dischi che, che si mettevano nelle come, come dire lezioni di inglese in edicola, no?
Felice Liperi: 00:02:27 Ho capito ho capito e naturalmente queste sono i primi esordi forse, ma in realtà questa chiave classica poi la ritroveremo via via nel percorso....
Eugenio Finardi: 00:02:36 Infatti se posso interrompe, però ho apprezzato molto, ho apprezzato molto nella tua introduzione che tu abbia sottolineato il fatto della voce. Perché infatti io non sono un eccellente chitarrista, sono sicuramente un musicista, ma più che ogni altra cosa 00:03:00 credo di essere un cantante. Proprio lo strumento della voce è qualche cosa che io ho dentro in maniera estremamente profonda, proprio tant'è che per non so, se, se sto male io canto. Che sembra un controsenso, ma canto dei blues per placare, sono come dei mantra, no? E, e quindi questo fatto del, dell'essere e questo ha condizionato tantissimo tutto il mio, anche il rapporto con il, diciamo con i miei contemporanei. Perché per molto tempo la tecnica vocale non era, non era estremamente sottolineata o importante, anzi. E, e quindi è lì che, e ciò che ha affratellato me e Demetrio Stratos e quando ci siamo incontrati, proprio cinquant'anni fa esatti a Numero 00:04:00 Uno e dove entrambi avevamo firmato un contratto e dove, e dove registrammo, dove ci conoscemmo e, e capimmo che la vocalità un certo tipo di, di messaggio andava cantato, andava...e che cantato questo messaggio arrivava più a fondo.
Felice Liperi: 00:04:25 Effettivamente questo è stato un passaggio molto importante, in qualche modo hai anticipato una cosa che ti avrei chiesto magari fra qualche momento, proprio l'incontro che hanno...No, no ma questa, queste nostre incontri, queste chiacchierate sono proprio a ruota libera, quindi va benissimo così. Però è molto importante questo, questa testimonianza che tu hai dato di Demetrio Stratos, perché io ritengo che le due grandi voci di quegli anni siano state le vostre quindi, quindi...
Eugenio Finardi: 00:04:55 Poi c'e' un'altra grandissima voce: Andrea Parodi dei Tazenda.
Eugenio Finardi: 00:05:00 Sì, però...
Eugenio Finardi: 00:05:01 Io credo che le due più grandi voci proprio, della canzone italiana, almeno della mia generazione, sono stati Demetrio Stratos e Andrea Parodi. Con, con vocalità molto diverse, ma estremamente agili e duttili, espressive. Le voci, ecco Parodi, stranamente aveva questa capacità di cantare e di commuovere, di portare al pianto, cosa che dovrebbero fare di solito le voci femminili. Non so, Amalia Rodrigues nel Fado, Oum Kalthoum nella cultura araba e invece...dovrebbero portare alla commozione. Invece in Italia ha vinto un altro, un altro stile di canto femminile, più ye-ye diciamo.
Eugenio Finardi: 00:05:53 E, e...
Eugenio Finardi: 00:05:55 Quindi Andrea Parodi invece, stranamente riusciva con, con queste sue note alte, quel calore che riusciva a mettere nella voce, in parte anche la lingua, a, a commuovere, a commuovere veramente. Almeno a me, a me faceva questo effetto quindi...
Felice Liperi: 00:06:13 È vero, è vero. È vero io sono veramente, di nome e di fatto felice che, che tu abbia ricordato Andrea Parodi, che è un artista che ho amato moltissimo. Non l'avevo citato perché forse biograficamente leggermente più...È stato, ahimè, se n'è andato da tempo, ma leggermente più giovane di voi, sia di Stratos che di te, che quindi però sicuramente, uno straordinario cantante. Veniamo però ai primi passi della carriera, che viene, che arriva con un nome buffo, abbastanza buffo. Quel gruppo che si chiamava Il Pacco, dove a fianco avevi però due grandi musicisti, che sono stati già protagonisti di quella prima stagione. C'è Alberto Camerini e un batterista straordinario come Walter Calloni. Quella che, che cos'era 00:07:00 quel, quel tipo di esperienza prima, di arrivare.
Felice Liperi: 00:07:03 A, alla...
Felice Liperi: 00:07:04 Alla Numero Uno.
Eugenio Finardi: 00:07:07 Eh...
Eugenio Finardi: 00:07:07 Io sto ridendo perché vogliamo farne un film. Stiamo pensando di trovare il sistema di farne un film o qualcosa del genere. Perché Il Pacco in realtà, è il più influente, importante gruppo mai esistito della storia. Cioè Calloni non era ne Il Pacco, semplicemente per fatti anagrafici, aveva quattordici anni, non è mai stato ne Il Pacco. Però anche adesso ancora la gente...Allora stiamo pensando di formare il vecchio Pacco, con la formazione che la gente immagina che...
Felice Liperi: 00:07:41 Virtuale...
Eugenio Finardi: 00:07:43 Tutti voi conoscete un Pacco che in realtà non è mai esistito, è letteralmente un pacco. In realtà avevamo un furgone con scritto Pacco e abbiamo partecipato al Festival di Zerbo, di Re Nudo, con quel furgone. Praticamente 00:08:00 era l'unica fonte di musica nella notte di, di Zerbo. Perché non dimentichiamoci che Parco Lambro, Zerbo, tutti i festival di Re Nudo che, che oggi sono storia, allora erano rave illegali praticamente. Cioe' erano adunate non, non sediziose, ma comunque spesso non autorizzate e tacitamente lasciate fare ecco, diciamo.
Eugenio Finardi: 00:08:29 E...
Eugenio Finardi: 00:08:32 E quindi Il Pacco a questa, è veramente nel Pacco che in realtà, è esistito un gruppo, ma non abbiamo mai provato, perché come tutti i gruppi, passavamo la maggior parte del tempo non a suonare ma a litigare su chi comandava...chi, il pezzo di chi dovevamo fare eccetera eccetera. Ma nella formazione originale c'era Alberto Camerini, c'ero 00:09:00 io, c'era Paolo Donnarumma al basso, il bassista che poi, di Cuccurucucu' Paloma per esempio. Ne La Voce del Padrone, il basso lo suona questo grandissimo bassista, Paolo Donnarumma. C'era alla batteria Ezio Malgrati, un batterista di rock, che ha presto capito che non sarebbe, che la vita del musicista era troppo, troppo instabile e siccome aspettava un figlio ha fatto altro.
Eugenio Finardi: 00:09:33 E..
Eugenio Finardi: 00:09:34 Non mi ricordo più chi...ah, e Pepe Gagliardi, grande armonicista e grande Hammondista. E con noi questo era Il Pacco. Solo che appunto non ci, ci trovavamo anche in una cantina, con gli strumenti e tutto, ma più che altro facevamo delle grandi jam proprio. Perchè appunto nessuno, suonavamo il blues in pratica come, come erano 00:10:00 gli anni del blues inglese, degli Zeppelin, tutto quel periodo. Tant'è che poi io e Alberto partimmo per Amsterdam, nell'estate del '70 e poi andammo...Con i motorini, io col motorino, con un Guzzi, un Moto Guzzi GT 50 CC, Dingo GT si chiamava, però con la forcella allungata e lo schienale come Dennis Hopper e...
Felice Liperi: 00:10:31 Easy Rider....
Eugenio Finardi: 00:10:32 Quindi Camerini faceva Peter Fonda, io facevo Dennis Hopper, perche' ero biondo, con i capelli...
Eugenio Finardi: 00:10:37 E la fascia..
Felice Liperi: 00:10:39 Coi capelli lunghi. Risolta, risolta la leggenda di Walter Calloni, che almeno così abbiamo chiarito. In realtà però hai già introdotto un aspetto molto importante, che naturalmente sta a cuore che, e da cui partono un po' questi nostri incontri e cioè i festival di Re Nudo. Giustamente 00:11:00 l'hai anche catapultata sulla, sulla stretta attualità dei rave di oggi, fa, oggi fa un po' impressione pensare che quelle veramente erano dei mega rave, molto tranquilli. Però sono stati molto importanti, perché un'intera generazione poi ha partecipato a quel tipo di manifestazioni, così come i Festival Pop romani di Caracalla
Eugenio Finardi: 00:11:22 Beh, sono state delle esperienze appunto. Adesso ogni, ogni giugno vengo, vengo, mi telefona qualcuno per l'anniversario. Quest'anno no, quando saranno i cinquant'anni addirittura, non [...]e comunque è tutto così, tutto, anche Verdi era un musicista ribelle, Mozart...L'atteggiamento è sempre stato...Quindi devo dire che il Parco Lambro, anche rispetto a certi rave di oggi non, non scherzava 00:12:00. Ma però sì, c'era, c'è, fino all'ultimo. I primi festival di Re Nudo furono molto pacifici. Nell'ultimo ci fu il famoso scontro dei polli surgelati, fra mi sembra Potere Operaio e Lotta Continua. C'era questo problema infinito della sinistra italiana, che, che si scinde, si scinde, si può sempre essere scavalcati a sinistra, no? Mentre a destra c'è, c'è un muro, a un certo punto arrivi al capo assoluto e basta e chiuso. A sinistra c'è un continuo no, si può fare ancora di più!
Eugenio Finardi: 00:12:37 La dialettica, e' la dialettica.
Eugenio Finardi: 00:12:39 Spesso non si fa niente.
Felice Liperi: 00:12:42 Allora invece, a proposito di cose importanti, prima lo ricordavi al di là delle diciamo, degli altri incontri con Claudio Rocchi, Stormy Six.
Eugenio Finardi: 00:12:52 Ecco Claudio fu il primo. Claudio fu colui che che unì, cioè che prima di tutto, io ero in America all'università . Alberto Camerini andò a suonare con Donatella Bardi, con Eugenio Pezza, con, in Volo Magico di Claudio Rocchi. Per cui da lì fu preso all'Ariston come, come chitarrista e da lì iniziare, iniziò tutto. Fu il primo contatto, diciamo con, con l'ambiente, perché poi in Ariston lavorava Mara Maionchi. Conobbe anche me, perché io facevo il corista e il polistrumentista in quel momento. E, e così firmò anche. Poi andò in Numero Uno e i primi due che portammo, che portò fu, fu Demetrio fui io e Demetrio.
Felice Liperi: 00:13:49 Anche se quell'esperienza, se non ricordo male è stato abbastanza breve, perché poi diciamo, due, un paio di anni, mi pare, ma adesso poi lo dirai bene, bene tu con, 00:14:00 che porto poi invece un capitolo importantissimo di quell'epoca, col primo album realizzato. Con un album, con una casa discografica che era la Cramps, che è un capitolo assolutamente centrale di quella stagione, perché la Cramps è stata una delle, una etichetta assolutamente fondamentale per la musica sperimentale per il nuovo rock.
Eugenio Finardi: 00:14:22 E'stata la fucina, è stata la fucina e allo stesso tempo il laboratorio dove si sono confrontati tutti coloro che erano fuori dal mainstream musicale di allora. Infatti si parlava di alternativa. Noi eravamo alternativi al sistema discografico normale, la Cramps...Successe che eravamo il Numero Uno dove appunto, come hai detto tu, abbiamo pubblicato due, un, un singolo 00:15:00 a testa, entrambi in inglese di, di scarso esito. Anzi, adesso quanti arriva il 2023, saranno cinquant'anni dall'uscita di questo primo singolo, che mi piacerebbe ripubblicare perché è quasi introvabile, anche sulle piattaforme digitali non c'è. Però essendo un singolo è di difficile ripubblicazione. Ed è l'unica cosa che ho fatto per la RCA, e quindi ci sono questi pezzi che si sono un po' persi all'autogrill. Sai, com'è i cani?
Felice Liperi: 00:15:35 Certo, certo. Eh sì, perché poi da una casa discografica si passa all'altra, una ingoia l'altra e così via ...
Eugenio Finardi: 00:15:39 Poi si sono comprate...
Felice Liperi: 00:15:41 Sì, esatto, esatto.
Felice Liperi: 00:15:42 Però poi, poi invece...
Eugenio Finardi: 00:15:44 Però fu importante a livello musicale, perché prima di tutto bisogna capire che allora il contesto, anche nelle case discografiche, come dire normali anche, anche se, anche la Numero Uno era un'etichetta alternativa, 00:16:00 sognata da Mogol e da Battisti, per appunto imitare, imitare, per emulare, per fare ciò che stava facendo la Island in Inghilterra, per esempio. Quindi le premesse della Numero Uno erano ottime, però ancora c'era la mentalità, diciamo della casa discografica che conduce, no? Che, che guida l'artista e che è un po' la malattia delle, delle case discografiche. Per cui a un certo punto mi proposero di fare una canzone, che poi registrò Pappalardo che si chiamava Muschio Maschio. Giulio voleva Mogol, voleva che io mi vestissi di bianco, come John Lennon, nella copertina di Abbey Road, con i capelli lunghi, che allora avevo. Voleva 00:17:00 un po', diciamo creare e quindi eravamo un po' così a un impasse e Demetrio conobbe Gianni Sassi, formò gli Area e appena la Cramps fu strutturata mi chiamò. Io conobbi Sassi. Conobbi anche Battiato quel giorno nell'ufficio di Sassi, e aveva appena fatto quella pubblicità vestito da, con la bandiera americana, sul divano. E' una foto molto famosa, credo di Masotti. E, e quel giorno lì cambiò la mia vita, perché io trovai in Gianni Sassi non solo un, un discografico illuminato, un intellettuale, ma trovai una specie di, di secondo padre. Il mentore, il famoso mentore, lo trovai in Gianni che, che 00:18:00 devo dire invece non tentò di guidare la mia carriera, ma mi insegnò cioè, mi, come dire, mi riempì di, di stimoli, mi fece leggere libri, mi, poi c'era un mondo e da lì e da lì nascevano le idee e poi Gianni aveva quest'idea del collettivo, no? Che, che adesso sembra una cosa oh, come nel film di Moretti "No, il dibattito no!". Però negli anni '70, si deve capire che quei dischi, i primi dischi, erano veramente, i miei quelli di Alberto, erano veramente realizzati da un collettivo in musica ribelle.
Eugenio Finardi: 00:18:53 Io non ho mica detto a, a Calloni cosa doveva suonare, a Hugh Bullen. Ho detto la tonalità, il testo ce l'avevano davanti, siamo andati dentro, l'abbiamo semplicemente suonata. Ma questo per tantissime canzoni, anche canzoni che sentite adesso. Alcuni, appunto i musicisti giovani, quelli con cui suono adesso, mi dicono "Ma scusa, ma come hai fatto a scrivergli quella parte?". Non so, la parte di, di Ares Tavolazzi in Scimmia o di pianoforte di, di Fariselli in Diesel. Ma io non ho scritto niente, però gli ho fatto vedere gli accordi, ho suonato gli accordi al pianoforte, avevano il testo davanti con le sigle degli accordi sotto e, e da lì via. Era...e da lì si suonava, si jammava. C'era uno spirito di, una libertà creativa, ti dava Sassi che era incredibile. L'unica cosa erano...oh, ho perso una cuffia. E l'unica cosa erano le copertine, ecco le copertine doveva, doveva occuparsene lui.
Felice Liperi: 00:20:00 Però effettivamente questo, questo discorso del collettivo io, mi capita spessissimo di dirlo, di ricordarlo, ma voi naturalmente che siete stati i protagonisti, lo dite meglio di me, quanto è stato importante e posso aggiungere irripetibile la vicenda Cramps e Gianni Sassi. Perché forse io faccio, io faccio il paragone con Manfred Eicher, della ECM. Forse e' l'unico, può essere paragonabile per, per come dirige la sua casa discografica, ci tiene ai progetti, fa solo quelli che vuole lui. E da quello che ho sentito, perché io non l'ho conosciuto personalmente Sassi, però tutti voi che l'avete, che avete lavorato con lui, raccontate tutti la stessa cosa, che dava molta libertà, che dava molte indicazioni ma, ma era un lavoro fatto insieme. Insomma il discorso del laboratorio è molto importante ecco, questo assolutamente.
Eugenio Finardi: 00:20:53 Il laboratorio, la factory proprio no, ma c'era in generale, questo si può vedere per esempio con il filmato del, del concerto per Demetrio all'Arena. Credo fosse il 14 giugno del '79. Lì c'erano tutti, tutti i musicisti e tutti i musicisti, veramente tutti i musicisti italiani. Meno ecco, non c'era Franco. Non c'era forse De Gregori, ma tutti gli altri c'erano veramente. Non c'erano gli Stormy Six perché erano appunto a sostituire gli Area in un concerto che avrebbero dovuto fare quel giorno. E, e tutti eravamo alla pari, tutti uniti, tutti dietro il palco. Era, fu l'ultimo momento di movimento in cui veramente si, si vide 00:22:00 il movimento. C'era Guccini, c'era Venditti, c'erano tutti, veramente tutti e anche coloro che erano meno impegnati politicamente, anche coloro che erano meno alternativi. Dopo c'è stato, c'è stato...basta. È finito, gli anni '70 sono finiti, il movimento è finito. Secondo me proprio, io lo dato proprio in quel concerto. Quel concerto fu la fine di, dell'utopia diciamo movimentista italiana. Poi in seguito ci furono solo gli Anni di Piombo. Ecco, arrivarono le P38, arrivò l'eroina. Fu un periodo, però, per quanto duro', in questi anni '70. La Cramps, per esempio, fu un vero miracolo, un, un miracolo creativo, con un solo 00:23:00 piccolo difetto, che purtroppo non pagavano. Per cui praticamente, io non ho visto un rendiconto dei, dei miei dischi di allora. No eh ,e quando mi chiedono "Ma non sei arrabbiato per il fatto di non avere o di non essere stato.." Bah, alla fine quei soldi lì non è che se li è messi in tasca Sassi, per andare in Costa Azzurra. Sono serviti a finanziare i dischi degli Area di, di Camerini di, di tutti, no? Ma Diesel e Sugo vendettero veramente tantissimo e, e dopo e dopo finito quel, e quindi, quei, quel denaro finanziò tutto. Dopo un certo punto, appunto con la morte di Demetrio, fu anche per noi un piccolo risveglio. E sì ok, va tutto bene, però a un certo punto 00:24:00 dobbiamo pagare le cambiali, cioè c'è la vita vera da affrontare e la vita vera funziona con il denaro e quindi cominciammo a...
Eugenio Finardi: 00:24:10 E da lì ci fu una diaspora. Poi la morte di Demetrio spense completamente Sassi, la passione proprio musicale di Sassi con la morte di Demetrio. Proprio, l'ho visto sai, quando, quando si vede un padre che perde un figlio e quindi gli si stringono le spalle, gli cadono le spalle.
Felice Liperi: 00:24:36 Schiantato proprio.
Felice Liperi: 00:24:38 Ma devo dire, devo dire che anche le testimonianze che, che ho avuto a proposito adesso del rapporto con la musica, non come professione, ma come passione sono le stesse identiche che tu hai appena raccontato, anche da parte da amici che facevano parte degli Area, che raccontano non solo 00:25:00 l'aspetto diciamo commerciale inesistente dei dischi, delle vendite, pur di dischi che hanno avuto grande grande fortuna, ma anche nei concerti. Loro mi raccontavano, noi abbiamo fatto un sacco di concerti, non abbiamo mai visto una lira da quei concerti. Quindi era proprio così. Però invece di quella stagione, facciamo quindi un piccolo passo indietro da quella tragedia. Sono perfettamente d'accordo con te che il '79 è la chiusura non solo degli anni '70, ma di una enorme stagione culturale, controculturale importantissima. Dicevo facciamo un piccolo passo indietro. Perché nel frattempo, anche se non avevi rendiconti, però avevi appena scritto, hai fatto due dischi molto importanti, fortunatissimi, dei casi rari di canzoni, perché quelle possiamo chiamarle canzoni che raccontavano una stagione, che sono soprattutto dal disco Sugo, che e' il secondo diciamo, di quelli importanti e di, di successo che hai fatto, dove all'interno del quale c'erano due 00:26:00 pezzi famosissimi e cioè La Radio e Musica Ribelle. Ti chiederei intanto La Radio, che è un pezzo che torna continuamente, viene riproposto, è un pezzo un po' come Il Cielo è Sempre Più Blu, io li metto sempre insieme. Perché sono quei pezzi che sono eterni perché...
Felice Liperi: 00:26:20 Perche' racconta...
Eugenio Finardi: 00:26:22 Stupidi e diffusissimi.
Felice Liperi: 00:26:24 Ma...
Eugenio Finardi: 00:26:25 La Radio e' uno dei pezzi più scemi che ho scritto...
Felice Liperi: 00:26:27 Non lo so, questo lo dici tu, ma insomma, non...
Eugenio Finardi: 00:26:30 Te lo assicuro, te lo giuro. Tecnicamente l'ho scritta in tram, andando a Radio Milano Centrale, dove io facevo la trasmissione della notte, a giorni alterni con Mauro Pagani. Cioe' una notte la facevo io, la notte dopo lui e così via. Andando a fare questa trasmissione della notte in tram, a Radio Milano Centrale, aveva una chitarra con me, non ero ancora famoso, quindi ero un capellone 00:27:00 qualunque. No, ho tirato fuori la chitarra e ho scritto questa, ho scritto La Radio così, come, come sigletta, proprio con lo spirito della sigletta, con la, con la leggerezza, no? È diverso quando affronti un pezzo che ha un tema serio, una cosa, anche un pezzo d'amore. Questo era proprio un la la-la-la [accenna il ritmo della canzone] no? Era una cosa quasi da banda, era un pezzo country, in realtà ispirato da pezzo country western che, che conoscevo dell'Ottocento, si chiama Cigarettes and Whisky, le sigarette, il whisky e le donne cattive si porteranno, porteranno l'uomo alla rovina.
Felice Liperi: 00:27:52 La passione americana...
Eugenio Finardi: 00:27:52 Come non farsi ispirare da una, come non farsi ispirare da una canzone così. E quindi ho scritto La Radio proprio fu, fu Gianni che insistette che La Radio, Gianni Sassi che insistette che La Radio fosse il retro del singolo di Musica Ribelle. E, e devo dire Lucio Fabbri, che in realtà non, non scrisse direttamente La Radio, però l'ha firmata, perché a un certo punto lui aveva collaborato a tutto il disco, a quel tempo viveva a casa mia e quindi gli dissi "Guarda, scegli una canzone da, da, co-firmare, no? Cosi'la firmiamo in due, per il lavoro che hai fatto per...".E io pensavo che avesse, avrebbe scelto non so, Musica Ribelle o boh. E invece ha scelto La Radio, con grande acume commerciale, cosa che Lucio Fabbri ha sempre avuto. Ah, scelse la, La Radio proprio, ma La Radio coincise più che altro, ha un valore simbolico come altre canzoni, non so, Addio Lugano Bella 00:29:00 è una, è una ballata [accenna il ritmo della canzone]
Felice Liperi: 00:29:06 Un valzer...certo...
Eugenio Finardi: 00:29:07 Nel contesto, con il testo e il contesto ha, è una canzone estremamente rilevante importante...
Felice Liperi: 00:29:14 Assolutamente.
Eugenio Finardi: 00:29:15 ...per la musica popolare italiana e quindi e la stessa cosa vale per La Radio. Cioè la sua importanza è venuta, è venuta dal fatto che storicamente fu una colonna sonora poi delle radio libere, che fu un altro fenomeno a cui partecipai attivamente, insieme più o meno alla stessa banda di persone che, con cui facevamo musica, facevamo anche fumetti, facevamo degli stencil con cui dipinte, dipingevano i muri della città. Era veramente un momento creativo.
Felice Liperi: 00:29:50 Era proprio questa importanza simbolica a cui facevo riferimento. È un pezzo che è diventato, come si direbbe in America, evergreen 00:30:00. Di quei pezzi che sono sempre ricordati, che testimoniano quella stagione che anch'io ho vissuto. Io lavoravo a quell'epoca Radio Città Futura di Roma, quindi insomma siamo siamo nel mondo e l'epopea delle radio libere, che è stato fondamentale, così come anche Musica Ribelle. Anche Musica Ribelle è un pezzo che rappresenta quel rapporto credo, almeno te lo chiedo stretto, strettissimo fra musica e politica, che era in quel momento centrale per, per quella generazione che stava crescendo negli a fine anni '70.
Eugenio Finardi: 00:30:34 Sì, non, non solo sulla politica, anche sugli atteggiamenti di vita. Se ci pensi in quegli anni, gli anni '70 furono anni in cui la musica spesso era militante. Marley, ecco Marley fu la figura, dalla musica non si direbbe. Io ho scritto solo un paio di righe, ma in realtà la figura a, a cui 00:31:00 io mi ispirai consciamente o, e molto di più inconsciamente in quegli anni, fu proprio Marley. Cioè questa figura profetica, no? Che indicava la via di, di della liberazione al suo popolo. Ecco, e che in realtà fece appunto tantissimo per la sua gente in Giamaica, che...fece tanto per la Giamaica in generale. Ecco, io volevo riportare quello, io volevo fare musica utile. È una cosa che disse anche, che ho sentito dire a Marley anche, io, non gli bastava fare musica bella. Voleva fare musica che, che servisse, lui per servire già e il suo popolo. Io per servire la causa della, dell'imminente rivoluzione, no? E, e ci credevo veramente. Quindi per me le, le 00:32:00 canzoni dovevano servire e dovevano essere utili, dovevano essere. Infatti molti mi hanno criticato le canzoni di allora, perché finivano tutte col predicozzo, no? Con la moralina, ma erano delle, delle proprio, delle come dire, delle favole e delle storie educative, no? Come quelle dovevano, avevano come scopo quello di essere pedagogiche, no?
Felice Liperi: 00:32:31 Dicevi, dicevi prima a proposito del, di Marley, assolutamente d'accordissimo con quello che, di come l'hai presentato. Parlavi di profeti, profeta c'è un, c'è un pezzo del millenovecento...qui siamo qualche anno dopo, 1978 se non sbaglio, Extraterrestre, che è un altro dei tuoi pezzi forti di quella stagione, che forse anche quello, confermami 00:33:00 se è vero, rappresenta un po'una invece, una piccola profezia di quello che stava accadendo, ma ancora non era accaduto. Perché come abbiamo detto, per esempio il, Demetrio Stratos è morto l'anno dopo, nel '79. Quindi si chiudeva lì veramente la stagione e poi gli Anni di Piombo, sono venuti dopo. Però forse Extraterrestre anticipava, con questa evocata fuga dalla realtà un tuo, la tua sensazione che una stagione stesse finendo. È esattamente così.
Eugenio Finardi: 00:33:32 E no, non è esattamente così. Però sì, cioè da una parte fu il mio primo insuccesso, perché fu considerato una canzone escapista. In realtà non era affatto una fuga dalla realtà, ma una canzone sull'impossibilità di sfuggire a se stessi, ai propri, alla propria natura, ai propri...Bisogna capire che uscivamo da anni di militanza, in cui anche i rapporti amorosi, 00:34:00 il politico era personale, entrava in quello che si mangiava in, in come si faceva l'amore nelle coppie, in qualunque aspetto della vita. E a un certo punto questo questa iper-politicizzazione di tutto, cominciò a, a stancare. E io mi inventai una parola, che io usavo per quando ci facevamo le canne, se c'era un momento di svarione, io dicevo "Ah ragazzi no, scusate sto avendo un riflusso". Ho scritto questa canzone, che è il retro di Extraterrestre, che si chiama Cuba, che nell' inciso diceva [canta] "E' che viviamo in un momento di riflusso e ci sembra che ci stia cadendo il mondo addosso. Che tutto quel cantare sul far la rivoluzione, sia stato un sogno, un'illusione. Ma no, non è un'utopia, non è uno scherzo della fantasia, no, 00:35:00 non è una bugia. È solo un gioco dell'economia". E quindi, e da lì è nata la parola riflusso, che non, non c'era prima. È provato, cioè la prima, è comparso per la prima volta il termine riflusso, con quella accezione nel, in Cuba, in questa canzone che è il retro del singolo di Extraterrestre.
Eugenio Finardi: 00:35:28 E queste due canzoni vennero considerate in un certo senso un tradimento, da allora, dal movimento. In realtà è stata la mia prima ribellione alla ribellione. Cioè dopo Sugo, dopo Diesel, che un disco che, che tu hai un po' trascurato, saltato diciamo, ma che secondo me è ancora più importante di, di Sugo. Diesel è veramente un disco, tutto l'album di un'intensità, di uno spessore. Con pezzi come Scimmia, come Diesel, ecco, forse non c'è il singolo, 00:36:00 non c'è, non c'è il pezzo come di traino. C'era Non e'Nel Cuore, che era il singolo ma, ma come album proprio, e'quasi punk, di una, di un rigore e di una forza espressiva proprio...Mi ricordo, è fatto con praticamente, con gli Area...Demetrio...Stavo facendo Rock Exhibition con i miei musicisti e io ho usato gli Area per fare, gli altri Area, meno Capiozzo, c'era Calloni alla batteria, per fare Diesel e fu un disco veramente dirompente. Poi però, mi cominciai a rendere conto che l'aria stava cambiando e che appunto arrivò la disco-music, una di quelle grandi, ci sono le grandi tragedie della storia, la caduta dell'Impero Romano, l'invasione della 00:37:00 Polonia e l'arrivo dei Bee Gees e della discomusic. Queste sono forse le più gravi, tra le più grandi tragedie della storia.
Felice Liperi: 00:37:09 I poveri Bee Gees sigari che però riempivano le tasche con miliardi...
Eugenio Finardi: 00:37:21 E' così e così è...Sentivo appunto queste cose. I miei colleghi che diventavano, che erano nelle case discografiche normali, che stavano diventando molto ricchi. Per cui io cantai di questi personaggi che vedevo, che cercavano appunto l'extraterrestre. Sono personaggi ben precisi, uno è Carlo Massarini e l'altro è un amico, che viveva proprio qui, vicino a dove abito adesso, perché viveva appunto a un ultimo piano, in maniera molto distaccata dal mondo, dalla politica, dalle cose e, e 00:38:00 quindi Extraterrestre fu dedicato a loro come, come guardate che non potete sfuggire a ciò che siete. Ma lo Zeitgeist, il profumo del tempo era quello del riflusso e fu presa come una manifestazione di riflusso. E anche per me, fu il mio primo atto per liberarmi da quel personaggio che, che mi avevano, che mi ero trovato. È stato il mio primo scontro con la fama. Io non ho mai avuto una rapporto, cioè per me Finardi è l'azienda, e io sono io. Adesso siamo molto simili, però ci sono stati dei momenti nella vita in cui cioè, la gente spesso parla a me, per parlare a Finardi, che in realtà è un, cioè un'altra cosa, è un'altra entità e spesso rimane sconcertato, se io rispondo da, non da Finardi.
Eugenio Finardi: 00:39:01 E. ..Non so se se si capisce questo...Cosa intendo...
Felice Liperi: 00:39:04 È chiarissimo, e' chiarissimo, molto molto chiaro.
Eugenio Finardi: 00:39:07 E, e quindi io ho sempre, io ha sempre, mi rendo conto adesso che ho settant'anni in realtà, ma me ne ha fatto rendere conto la mia terapista che, che ho sempre un po' rifiutato questo ruolo del vate, del profeta, cosa, e che invece sono sempre stato molto più realistico, più, più fedele a ciò che ero in quel momento. Quindi Extraterrestre fu la sensazione, poi ancora dopo, con, con Roccando Rollando, che fu proprio il disco, fu proprio il disco in cui, in cui questo era palese. C'era Zerbo, che parlava già del movimento al passato, non dei festival. C'era 00:40:00 "Lasciati andare, fatti trasportare dal ritmo. Non c'è niente di intellettuale, solo un ritmo tribale", una cosa, c'era molta voglia di tornare al senso della, della musica, di tornare alla musica. E infatti subito dopo feci Secret Streets, questo disco in inglese, nei primi anni '80, che poi non, mi obbligarono a tradurre, insieme a un grandissimo paroliere che è Valerio Negrini e che quindi uscì come Finardi in italiano e Secret Streets in inglese. Però diciamo che rimanendo solo, proprio negli anni, nell'ambito degli anni '70, ci fu proprio questa, da una parte il primo disco, che era la scoperta del, della politica, del movimento. Anche io ero stato educato da, da ragazzini da, da americano 00:41:00 e quindi non...Figurarsi, essere iscritto al PCI era un, era insomma già un grande passo per me, anche se poi invece mi davano del moderato.
Felice Liperi: 00:41:14 Eh sì perchè...
Eugenio Finardi: 00:41:14 I vari...
Felice Liperi: 00:41:15 C'è sempre qualcuno più a sinistra, questo e' sicuro.
Eugenio Finardi: 00:41:18 Beh quello...
Felice Liperi: 00:41:19 Volevo prima di, di passare agli anni '80, che adesso in qualche modo hai già evocato, volevo però chiederti una cosa a proposito di, di quel lavoro, naturalmente che io non volevo minimamente sottovalutare, che è stato Diesel, realizzato appunto coi componenti degli Area. Dello stesso periodo ci sono i dischi degli Area, ci sono anche i dischi di Battiato, quelli più sperimentali e ci sono tutta una serie di dischi, che sono stati poi in fondo sempre, però adesso non ci ripetiamo, il lavoro della Cramps...ma anche altre cose importanti. Ecco, secondo te, sono stati quelli che hanno 00:42:00 davvero chiuso l'era? Diciamo l'era, adesso non esageriamo, ma insomma della sperimentazione, per aprire un'epoca, e adesso la domanda successiva sugli anni '80 è questa, della melodia, in cui di nuovo ci sono delle canzoni che diventano più, ma non voglio dire fruibili, ma insomma comunque che sono più, possono avvicinarsi di più al pubblico...
Eugenio Finardi: 00:42:23 Quella che alcuni chiamarono la svolta commerciale, intendi.
Eugenio Finardi: 00:42:28 Sì, sì.
Eugenio Finardi: 00:42:29 In realtà la storia come, come ti ho appena detto, ci furono gli anni '80...Nell'80-'81-'82...nell'80 non uscì un disco, nell'81-'82, perché ci fu appunto questo problema che l'avevamo registrato in inglese....
Eugenio Finardi: 00:42:50 In inglese, poi in italiano...
Eugenio Finardi: 00:42:50 Poi ce lo fecero rifare in italiano, la casa discografica che me lo faceva fare in inglese era fallita, era stata comprata dalla Fonit Cetra, che voleva un disco 00:43:00 italiano era la casa discografica della RAI, di Stato insomma. E quindi, ma il disco era estremamente rock. Cioè in quel momento lì infatti io ero beh, per esempio ci fu Azzurro '83, dove dove io e Vasco eravamo i capitani della, della squadra rock, la squadra gialla e cioè, c'è un, io c'era un momento di, di rock forte appunto. L'arrivo di, era arrivato Vasco, era arrivato il punk e quindi c'era i Decibel, c'erano delle, delle cose nuove e dopo questi due dischi molto rock, nell'estate dell'82, subito dopo aver vinto i mondiali l'Italia, in agosto 00:44:00 a me nacque Elettra, la mia primogenita e, e nacque con la sindrome di Down e questa cosa mi, mi condizionò tantissimo cioè fu...Io lo chiamo il giorno che il cielo mi cade sulla testa. È che sai quando, quando...? Come, come un'eclisse. Quando si rabbuia di colpo, la nuvola passa sopra il sole, il cielo si rabbuia. Ecco, quel giorno lì per me fu una cosa così. Poi, poi è anche un momento in cui la lotta diventò tangibile, cioè da un fatto teorico che si cantava mettiamoci a lottare. Io lì dovetti cominciare a lottare sul serio, cioè senza, senza, 00:45:00 senza parafrasi, senza neanche ideologia. Ma proprio lottare per i diritti per la, per la vita di mia figlia e quindi e anche in casa ovviamente si creò questa atmosfera, che è ben descritta in una canzone mia poco conosciuta, anzi quasi sconosciuta che appunto viene dal blues. Il primo disco dopo la nascita di Elettra, quella che chiamarono la mia svolta commerciale. Lì credo che una facciata si chiude qua con un pezzo che si chiama Notte, in cui, in cui io descrivo l'atmosfera che c'era in casa quando e questa voglia di annullamento e io ero lì e passai un momento veramente difficile. Nei momenti difficili ci si rifugia, ci si rifugia nella cuccia, nella tana. E la mia tana in fondo era la 00:46:00 mamma, la musica, la musica lirica, quindi più, più melodica, più...
Eugenio Finardi: 00:46:06 Più barocca. Le ragazze di Osaka che è il singolo di, di Dal Blu, è una canzone, è una canzone barocca, proprio eseguita col trombino barocco [accenna il motivo della canzone] è proprio una canzone vivaldiana, potrebbe essere. Ecco, potrebbe essere un pezzo de La Serva Padrona. E nel blues mi rifugio, mi sono rifugiato nella mie due tane, cose che per esempio con Notte, con altri pezzi. Comunque è un disco il cui, che nasce completamente, nasce nel dolore, nel silenzio. È suonato tra l'altro con una tecnologia nuova, con un Fairlight che era questo computer che, su cui 00:47:00 potevi disegnare addirittura le forme d'onda e ed era tutto blu. Lo schermo, l'interfaccia di questo, di questo strumento era era uno schermo blu e uno dei primi touch screen perché potevi disegnare appunto col dito la forma d'onda.
Felice Liperi: 00:47:24 Quindi anche delle innovazioni tecnologiche importanti....
Eugenio Finardi: 00:47:26 Era un disco particolarissimo...
Eugenio Finardi: 00:47:28 Come scusa?
Felice Liperi: 00:47:29 Dicevo che quindi un disco, una fase anche, in cui la tecnologia è stata pure importante perché effettivamente...
Eugenio Finardi: 00:47:36 Si'. Per me la tecnologia è sempre...Io sono figlio di una cantante lirica, ma anche di un tecnico del suono. Quindi il mio soprannome nel palco era Volumes, perché quando ci registravamo, che suonavamo il blues, avendo un solo microfono, l'unica era, tu vai più lontano, vieni più vicino. E hai presente la, la prossimità più o meno 00:48:00 prossimità dal, dal...microfono
Eugenio Finardi: 00:48:01 O dal suono...
Eugenio Finardi: 00:48:03 O dai due microfoni, nelle fonti sonore e quindi se uno si alzava il volume sbilanciava tutte le cose per cui io "Volumes!", sempre e era diventato il mio soprannome. Quindi io ho sempre amato molto anche l'aspetto tecnico, mi sono spesso tagliato io le matrici. Quando si tagliava il vinile, proprio di acetato, no, con una puntina di diamante, io era era una cosa che, che seguivo anche. Raramente gli artisti vanno al taglio delle matrici. Io invece lo, lo facevo con con puntiglio. Ho sempre avuto una grande passione anche per l'aspetto tecnico. E negli anni '80 arrivò questa tecnologia, che più che altro permetteva anche molto di fare musica da soli e quindi io ebbi questo periodo di isolamento proprio, da questo collettivo, da questa 00:49:00 tribù. Questa tribù si disperse. Arrivò nell'industria discografica tantissimo denaro, non a me. E quindi tutti i rapporti tutto, tutto appunto diventò, non diventò quello che poi è stato sempre, cioè un'industria volta a massimizzare il profitto, in cui il prodotto non può cambiare. Quindi in realtà Dal Blu e' un disco profondamente onesto e anche profondamente se vuoi, appunto ribelle a quello che, a quello che ero prima cioè un disco che testimoniava, come, e come, e come per te. Tu stai adesso intervistando me, con un tono, se te intervistassi, non so Alice, 00:50:00 probabilmente parleresti di cose diverse, in modo diverso. E però, ecco le atmosfere agli anni '80, i rutilanti anni della Milano da bere, per me furono anni molto pesanti. Per, per tutto una generazione di persone che avevano vissuto intensamente gli anni '70, gli anni '80 furono un periodo molto pesante. C'era il grosso problema di droga, di eroina di violenza di...E poi questo stupidismo dilagante, che poi negli anni '90 esplose in pieno.
Felice Liperi: 00:50:45 Ti volevo aggiungere un altro elemento, forse di conflittualità che mi interessa ricordare. A proposito di un, di un pezzo, qui siamo oltre la meta' degli anni '80, se non ricordo male 1987, cioè Dolce Italia. 00:51:00 Tu hai ricordato varie volte la tua, la tua, le tue origini americane. Le tue origini americane, insomma la tua cultura anche americana, l'istruzione diciamo, la passione anche per l'America, il blues e il rapporto ovviamente con tua madre eccetera.
Eugenio Finardi: 00:51:15 Il rapporto, la passione per il blues, io non sono mai stato un grande appassionato dell'America. Anzi ho sempre, a chi ha appunto il mito dell'America, che l'America non è l'America. Non so come dire, a me dispiace anche che c'è molta gente che ha appunto questo mito assoluto, ma l'America è un paese, è un paese in cui io mi sono sempre sentito scomodo, per qualche...Con molta violenza nell'aria, con allo stesso tempo questo rigido, queste rigide liturgie, 00:52:00 i dating, non so, sembrano come noi, ma non lo sono. C'è una profonda diversità, anche questo fatto di sentirsi il centro dell'universo, quando, quando tanto non lo sono. Come almeno uno che vive non so io, a...Capito, a Roccacannuccia, hai capito, sa di essere diciamo ai margini del mondo. Gli americani anche se vivono Roccacannuccia son convinti di essere al centro dell'universo e non lo sono.
Felice Liperi: 00:52:43 Niente. Tornando a quella suggestione di del Dolce Italia, mi chiedevo, ti chiedevo invece se quella canzone, non tanto quindi, non c'entra nel rapporto con l'America, ma il rapporto con la nostra Italia, 00:53:00 cioè se anche, anche con l'Italia tu hai avuto un rapporto diciamo, non voglio dire conflittuale, adesso forse è troppo, però comunque...
Eugenio Finardi: 00:53:09 Dialettico.
Felice Liperi: 00:53:10 Diciamo dialettico, ecco. Un po', usando un termine un po' democristiano. Però con quel pezzo, con quel pezzo forse è un po', ti riappacifica con, con il nostro paese, con l'Italia. È un pezzo, è un pezzo molto grande, di grande affetto. Ecco questo intendo dire, che mi è sempre, mi è sempre piaciuto quel pezzo perché tu ti, esprimi il tuo, voglio dire, adesso amore non vorrei esagerare, ma insomma comunque per, per l'Italia.
Eugenio Finardi: 00:53:43 Vedi quel pezzo nasce negli anni '80, ecco la cosa che cambiò fu che ci entrai, in un circuito di, con Angelo Carrara e dove, nella cui agenzia c'erano anche Alice, Franco, Giuni 00:54:00 Russo e che era un, un agente molto bravo. Insomma anche lo scopritore di, di Ligabue, lo scopritore di, colui che, che fece fare la svolta a Franco de L'Era del Cinghiale Bianco, che era, era un personaggio anche molto colorito, no? Ma anche lui molto importante nella vita, nella storia di tanti artisti, fino ad arrivare a Povia, passando per Mango, per,fu...Lui amava veramente molto la musica italiana e a un certo punto, nel l'86, io andai in America.
Eugenio Finardi: 00:54:54 E...
Eugenio Finardi: 00:54:56 Ci rimasi a lungo, tutto da, da dalla fine delle tournée a, a maggio. E in quegli anni io avevo cominciato a suonare tantissimo nelle feste di piazza che c'erano allora. Prima si suonava nei Festival dell'Unità, allora negli anni '80 arrivarono anche, arrivò il mercato delle feste patronali, di, diciamo mi si allargò con questi dischi anche il mercato, con Dal Blu eccetera, per il mercato non politico diciamo e quindi e conobbi, cominciai a conoscere l'Italia in dettaglio, cioè proprio...Io sono stato...quando quando viaggio in autostrada, sai c'è il cartello blu, da questa uscita si arriva a.....io so tutti, di solito tre su cinque di quei posti, sono posti dove ho suonato. Ecco il non aver mai avuto il grande, grande successo di massa, che ti costringe, non so, agli 00:56:00 stadi, per esempio queste cose mi ha permesso di, di suonare in posti straordinari. Chiostri, cattedrali, piazze, ma l'Italia è un paese straordinario, con una, con una provincia...Se vuoi, c'è una capitale ovunque. Cioè tu vai a Urbino, è una città, hai una cittadina piccola nelle Marche. Ma cavolo, entri con 'sto Palazzo Ducale, il teatro di, di Urbino, una cosa straordinaria e ovunque c'è bellezza. C'è l'accoglienza della gente, come ti...Cioè a un certo punto durante le feste di piazza veramente ho avuto, ho fatto overdose di caffeina, perché quando arrivavi a Sud proprio dovevi bere il caffè con quello, il presidente del comitato, col parroco, col sindaco, col vicesindaco 00:57:00. Alla fine avevi bevuto diciotto caffè e quelli che fanno al sud...E cioè ho conosciuto l'Italia vera, il popolo italiano, che rispetto all'America mi è piaciuta tantissimo. Mentre andando là all'università ho finalmente conosciuto il popolo, perché sai da piccolo andavo in America, ma andavo a casa della nonna, non e' che conoscevo, gli americani.
Eugenio Finardi: 00:57:23 Andando all'università ho conosciuto gli americani e non mi sono piaciuti per niente e tuttora non mi piacciono. Non tutti, ma dico come, in linea di massima no? E...E quindi l'Italia mi mancò tantissimo, questi aspetti. Mi sono innamorato e quindi, di questa grande nazione, di questo, di questo meraviglioso popolo. Però lo Stato...Mamma mia, lo so che stiamo facendo una cosa per Discoteca di Stato, ma lo Stato italiano è 00:58:00 veramente, veramente qualche cosa di...Non dico la parola, tanto e' brutto.
Felice Liperi: 00:58:10 Però comunque Dolce Italia.
Eugenio Finardi: 00:58:13 Lo dico in una maniera...
Eugenio Finardi: 00:58:16 A me lo Stato italiano fa ribrezzo, veramente, fa ribrezzo. Come mi vergogno, quando arriviamo, quando si va a un qualunque confine, non so, vai al confine del Frejus con la Francia. La galleria in Italia e' buia sporca e tu arrivi in Francia, tutto bello illuminato, colorato, dipinto. In Svizzera lo stesso, in Austria e lo stesso, io mi vergogno, ma perché? E tutto questo a causa solo della corruzione, diciamolo. L'Italia è un paese corrotto, ma corrotto fino all'osso, corrotto anche senza soldi, cioè corrotto da, dei piccoli poteri dei burocrati da, da 00:59:00 una stupidità istituzionale che, che sembra fatta apposta. Infatti secondo me è fatta apposta per, per fregarci insomma con questa burocrazia e poi con tutto questo bla bla. È un paese in cui non si sa nulla di musica, in cui in cui l'arte viene guardata e talmente ovunque che, che non viene più vista. Però le parole, le parole, la parola, c'è tanto bla bla.
Felice Liperi: 00:59:29 L'Italia il paese della retorica, della retorica, certo. Ci stiamo avviando alla, alla chiusura però ci sono due capitoli che di cui vorrei, vorrei parlare. Uno perché legato molto all'attualità anche internazionale. La prima è l'incontro col fado, perché è un, è un aspetto che a me interessa, anche perché è un ricordo che ho di te, perché ci incontrammo, tu non te lo ricorderai, al Club Tenco e proprio in quell'occasione, una delle volte che ci siamo 01:00:00 incrociati. Ma è un incontro con, con due personaggi importanti, uno molto legato alle nostre interviste, cioè Francesco Di Giacomo, quindi Banco, quindi il prog, quindi anche lui ha una stagione che abbiamo appena ricordato e poi Marco Poeta. Ecco quell'incontro col fado e siamo mi pare agli inizi degli anni 2000, se non sbaglio adesso...
Eugenio Finardi: 01:00:22 Si', 2002.
Felice Liperi: 01:00:23 Ecco appunto. Quelle come, come avviene, come ti avvicini a quell'esperienza a quel...
Eugenio Finardi: 01:00:29 2003.
Felice Liperi: 01:00:31 Comunque siamo in quegli anni e il fado come arriva questa esperienza?
Eugenio Finardi: 01:00:39 Conosci il Festival Musiculture a Recanati, no?
Felice Liperi: 01:00:42 Certo ci sono stato moltissime volte, forse ci siamo incrociati anche lì.
Eugenio Finardi: 01:00:47 Succede che, che vado al Festival di Recanati, non mi ricordo più con che spettacolo. A un certo punto mi sento chiamare "A' Euge'". Era Francesco Di Giacomo. Dico "Francesco, come stai? 01:01:00 Ma come sei dimagrito", "Eh, ho fatto la cura del pezzente a mezzogiorno poco, a sera niente" ...così. Che poi, e di colpo, dopo avermi detto, dico una barzelletta, perché un istante dopo mi dice " O, te va de' canta' er fado?". E non ho capito se facesse parte della barzelletta, no? Dico "O come cantare il fado?" dice "Ma si' sai, Amalia Rodriguez". Cavolo, conosco benissimo Amalia Rodriguez, mi commuove tantissimo, una delle voci femminili che preferisco lì. Dice "Eh, c'è sto matto" e me lo presenta Marco Poeta, con la chitarra portoghese, "Facciamo uno spettacolo di fado. Hai voglia di venire?". E io, sai come si dice in quelle occasioni, incontri uno, "Ma sì, mandami, mandami una mail, adesso no. Scrivimi su whatsapp, queste cose qui, Sì, guarda, ti do il mio indirizzo, mandami il materiale, ascolto un po' i pezzi e 01:02:00 poi vediamo". Non avevo assolutamente intenzione di, di, non facevo sul serio. Poi mi è arrivata questa cassetta di questi cinque pezzi di Amalia e al terzo pezzo io avevo le lacrime agli occhi.
Eugenio Finardi: 01:02:20 E, e...
Eugenio Finardi: 01:02:21 Ho capito che lì, potevo cantando il fado, esprimere tutto quella voglia di cantare, che io ho sempre amato tantissimo la canzone napoletana classica. La canto in ogni occasione possibile. Ho studiato, studio il napoletano, gli accenti, le cose. Non dico che lo parlo, ma lo studio, in modo da poterlo cantare dignitosamente. Però, appunto per il fatto di essere milanese, mi è precluso il fatto di cantare. La possibilità di cantare in napoletano, anche perché lo fa Massimo 01:03:00 Ranieri, benissimo. Ci sono tanti napoletani che non hanno bisogno di me. Ma però quel tipo di vocalità, quel tipo di atteggiamento, quel tipo di pathos, no ? Proprio quel, quelle enfasi, appunto come, come ti dicevo all'inizio io sono un cantante. Cantare in quel modo lì è straordinario e il fado mi ha dato l'occasione di cantare in quel modo. E io oramai spesso scelgo i progetti a seconda della vocalità che posso usare. Nel fado ho potuto usare questa vocalità proprio mediterranea, aperta, no? Poi dopo, per esempio, anni dopo invece ci fu il Vysockij...il progetto su...
Felice Liperi: 01:03:48 Esatto, tu mi hai letto nel pensiero perché era l'altra, l'altra cosa. L'altro progetto di cui ti volevo chiedere, che dicevo prima accennato, ha una grande rilevanza sull'attualità, la guerra 01:04:00. La guerra in Ucraina e quindi l'idea di raccontare un eroe russo avendoci idea, un rapporto bello, di riscoperta di un personaggio assolutamente straordinario...
Eugenio Finardi: 01:04:13 Un ribelle russo...
Felice Liperi: 01:04:14 Un vero...
Eugenio Finardi: 01:04:15 Non era un dissidente, ma era un vero, vero, vero ribelle. Uno con uno spirito molto rock Vladimir Vysockij. Uno che ha irriso il potere. Non oso pensare come avrebbe, cosa avrebbe scritto in questi, in questi giorni. Era Vysocki, era un personaggio molto particolare. Quindi non lo trovo anche come, come russo era particolare, perché era nato nell'enclave di Kaliningrad, quindi vicino alla repubbliche baltiche, praticamente quasi in Occidente. Quindi aveva questo, aveva questa, questa ironia e credo che lui pensasse 01:05:00 dello Stato sovietico quello che io penso dello Stato italiano, ecco. E, e aveva questo grande dono, che io purtroppo non ho. Io non sono mai, non riesco a essere spiritoso, ironico, anche sarcastico. Prendo, vengo sempre preso sul serio. Mentre Vysockij aveva questo grande dono dell'ironia, del sarcasmo e riusciva e anche del, come dire, del dire-non dire, l'abilità che si sviluppa sotto le dittature.
Eugenio Finardi: 01:05:36 Ma ha avuto...
Eugenio Finardi: 01:05:39 Quindi è un progetto che non rinnego per nulla, non ha nulla a che vedere con Putin.
Eugenio Finardi: 01:05:44 Ha a che vedere invece, uno, anche lì ho potuto usare una vocalità quasi lirica. Anzi, ho cantato in quello che tecnicamente si chiamano la mezza voce, cioè quando, quando i, provano 01:06:00 le opere, non sempre cantano col pieno in diaframma, la voce piena, spesso per non affaticarsi, cantano a metà un po', un po', poco e cantano meno, con meno emissione, ma usando tutte le tecniche classiche. In quel disco ho potuto, anche lì, esplorare un altro aspetto della vocalità ed espressività. Ecco, infatti lì ho vinto il Tenco come interprete. È una cosa, ho sempre e il Tenco ha riconosciuto sempre questa, come dire, parte di me, che è la parte proprio cantante, interprete. Capace di interpretare anche, avevo già fatto un...Ho 01:07:00 fatto vari pezzi, però devo interpretare cose che sento profondamente. Vysockij è uno dei progetti di cui sono più fiero, anche perché mi portò, per vie traverse mi ha portato a salire sul palco della Scala, che ho realizzato il sogno di mia madre e il mio. Assolutamente, è un sogno talmente grande che non avevo neanche mai avuto il coraggio di esprimermelo. Non avrei mai, mai immaginato che sarei riuscito ad avere il mio nome sul manifesto della Scala. Per i milanesi è una cosa molto...
Felice Liperi: 01:07:39 Non credo solo. Non credo solo per i milanesi, assolutamente. E invece che cosa ti ha portato, per chiudere, il lavoro recente? Cioè intanto, beh il ricordo di Musica Ribelle che c'è stato un revival, un ricordo nel 2017 e soprattutto l'album Fibrillante, che è uno degli 01:08:00 ultimi lavori che tu hai fatto. Che cosa, che cosa racconti ora con questa, con queste canzoni, con questo lavoro diciamo più recente, anche se stiamo parlando ormai di otto anni fa e quindi ti chiedo anche se hai all'orizzonte delle novità.
Eugenio Finardi: 01:08:18 Fibrillante, eh, io lo considero il mio nuovo disco, anche perché ovviamente a settant'anni non è che si ha la fertilità, no, che si ha a vent'anni. Anche perché fare un disco costa molto. Il mercato adesso è quello che è, quindi...Ma anche perché sono stufo di scrivere canzoni che poi pochissimi ascolteranno. Purtroppo Fibrillante non ha avuto...Secondo me contiene delle canzoni anche, è molto vicino ai dischi degli anni '70 e potrebbe essere un disco della Cramps. Disco anche politico, sociale più che politico, e' 01:09:00 un disco che io amo molto, che, che amo...L'ho anche sentito recentemente. Di solito gli artisti non si ascoltano, se non casualmente, se non capita. Ecco. Però sono andato a risentirlo per alcune scelte sonore, per vedere che, che scelte avevo fatto. E devo dire che è, che l'ho trovato, che lo trovo ancora un disco estremamente valido. Per la seconda parte della tua domanda, sì, sto ancora scrivendo cose in italiano, ma come sto scrivendo il mio album postumo. Perché appunto, sono canzoni molto varie, come atteggiamento, sono delle cose in inglese, jazz e altre cose. Una canzone in italiano, mie normali c'è, 01:10:00 c'è tanta roba. Sto scrivendo, cercando la massima libertà anche, anche sonora, vocale. Faccio veramente quello, quello che mi capita. Però so che appunto, se dovessi mettermi lì a fare un album compiuto, non sarebbe la stessa cosa. Invece verrà il giorno in cui oh, chissà se ha lasciato qualcosa. Già, magari poi lo pubblicherò prima e lo chiamerò Canzoni Postume.
Felice Liperi: 01:10:34 Solo un'ultima cosa che è legata proprio all'attualità...
Eugenio Finardi: 01:10:38 Adesso, per adesso volevo appunto, quando io ti dico che la musica, ti ho detto prima che la musica deve avere uno scopo per me. Il mio ultimo lavoro, che non è di canzoni inedite, perché non credo ci sia bisogno di qualcosa che 01:11:00 io ho da dire adesso, sul presente. Ma c'è bisogno di, di molto, di lenire molto, di placare di, di trovare la serenità, di pace di, di riuscire proprio a trovare la calma interiore, per poi affrontare, affrontare un futuro che non ha molto fiato, tanto per citare Fossati. E quindi ho prodotto Euphonia, che e' questo progetto in trio, questa suite in cui le singole canzoni di varie epoche sono, sono come strofe di questa meta-, o mega-canzone di un ora e dieci, in cui, che ha come scopo proprio...L'ispirazione mi è venuta anche dopo aver sentito un neurologo, 01:12:00 che spiegava l'effetto proprio anche medicinale della musica. E, e quindi Euphonia richiede l'abbandono, richiede di mettersi lì, le cuffie o lo stereo, con calma e, e come, e come un rosario. E'come una liturgia cioè, è circolare, è una, è una cosa, è una sonorità unica in cui, in cui ci si può perdere. E, e ho scoperto che funziona. Cioè tutti mi dicono "Sai, il disco non credo che piacerà agli altri, ma a me fa stare benissimo". Cioè è una cosa strana quando tutti ti dicono "Non so se piacerà agli altri, ma a me piace questo effetto". Vuol dire che funziona, che ha quell'effetto. E quindi? E tu dirai, ma come allora pompiere, sai la solita cosa incendiario 01:13:00 diventa pompiere, no? È che, è che la serenità insomma la, il bisogno di, il benessere che può dare la musica, è un bisogno che forse da vecchi diventa più forte. E anche qui, io ho potuto cantare con tante vocalità diverse. Che è poi quello che mi diverte fare. Insomma, sto riscoprendo il fatto di essere cantante.
Felice Liperi: 01:13:31 E questo mi fa molto piacere, perché ribadisco le parole con cui abbiamo cominciato, considero la tua voce una delle assolutamente più importanti, più belle che, della nostra musica.
Eugenio Finardi: 01:13:41 E non sai che regalo mi hai fatto. Mi hai fatto proprio iniziare, quando tu hai, sono state trae le prime cose che hai detto. Il mio cuore, qui fa freddo abbastanza, sono vicino una finestra per avere la luce, fa un po' freddino. Ecco, fai conto che sei stato una coperta calda, è 01:14:00 veramente è una cosa che mi fa molto piacere.
Felice Liperi: 01:14:04 No, era molto...
Eugenio Finardi: 01:14:05 Non mi vergogno a dirlo. Per cui, senza falsa modestia, perché è la mia, è la mia condanna e anche il mio dono. Insomma.
Felice Liperi: 01:14:14 Certo. E poi sono contentissimo che i nomi che abbiamo affiancato, uno l'hai fatto tu, ma l'avrei fatto anch'io, oltre a Demetrio Stratos, Parodi, Andrea Parodi che naturalmente è una è un'altra meravigliosa voce. Però ci lasciamo con la parola abbandono, che mi sembrava bellissima, quella che hai usato per descrivere questo ultimo progetto, che è il penultimo progetto. Però io dico così, grazie moltissimo allora a Eugenio Finardi per questa lunga chiacchierata, questa testimonianza che rimane nell'Archivio della Discoteca di Stato, che è una delle istituzioni più importanti dedicate alla musica e alla cultura...
Eugenio Finardi: 01:14:52 No, io io non parlo dello Stato, se ovviamente, se i Vigili del Fuoco per esempio sono dei, degli eroi quotidiani sottopagati. È proprio lo Stato come, come viene vissuto anche, no, come si pone. È un modo molto, molto burocratico. Beh, in inglese c'è una bella parola per definirlo che è bizantino, no?
Eugenio Finardi: 01:15:20 Bizantino, è vero.
Eugenio Finardi: 01:15:22 Questo è un modo bizantino di fare le cose.
Felice Liperi: 01:15:26 È vero, o forse anche levantino addirittura, va bene.
Eugenio Finardi: 01:15:30 Però levantino ha delle connotazioni antisemite che...
Felice Liperi: 01:15:34 Sì, è vero, è vero. Grazie Eugenio, grazie tantissimo di questa grande, lunga chiacchierata. A presto.
Eugenio Finardi: 01:15:42 Grazie a te, è stato un piacere. Ciao.
Felice Liperi: 01:15:45 Arrivederci.