Trascrizione
Davide Conti: 00:00:06 Sono Davide Conti, è il 15 settembre 2023, mi trovo a Roma presso l'Istituto ICBSA, Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, per realizzare un'intervista al dottor onorevole Giorgio Benvenuto. L'intervista si inserisce nell'ambito del progetto denominato Ti racconto in Italiano. Voci della Storia degli anni '60-'70, l'Italia repubblicana dal boom economico allo stragismo, finalizzato a documentare, valorizzare e promuovere la cultura e la lingua italiana attraverso interviste biografiche a personalità impegnate nella politica, nelle istituzioni, nell'economia, nell'associazionismo, nella cultura per un approfondimento sulla storia dell'Italia contemporanea, promosso e coordinato dall'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi. È 00:01:00 presente all'intervista il dottor Giorgio Benvenuto. Onorevole Benvenuto, le sue dichiarazioni saranno parte integrante della collezione di fonti orali dell'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, intende autorizzare la registrazione sonora e la eventuale ripresa delle immagini della sua intervista?
Giorgio Benvenuto: 00:01:22 Certamente, con enorme piacere.
Davide Conti: 00:01:25 Intende inoltre autorizzare a titolo gratuito, senza vincoli temporali, anche ai sensi degli articoli 10 e 320 del Codice Civile e degli articoli 96, 97, legge 22.4.1941, numero 633, legge sul diritto d'autore, la pubblicazione e diffusione parziale o integrale, in qualsiasi forma e su qualsiasi mezzo di diffusione, anche online, delle proprie immagini, interviste, riprese effettuate nell'ambito del progetto, cedendo i diritti di utilizzazione ad ICBSA?
Giorgio Benvenuto: 00:01:59 Certo.
Davide Conti: 00:02:00 Possiamo iniziare la nostra intervista. Onorevole Benvenuto, lei nel 1969 è segretario della Federazione Metalmeccanica della UIL, la UILM e in quella veste, nella veste di massimo dirigente dei rappresentanti metalmeccanici del sindacato, incontra in questo straordinario tornante della storia, il cosiddetto autunno caldo, cioè quella mobilitazione operaia che risulterà poi essere la più importante, il più importante movimento di rivendicazione dei diritti sindacali della storia dell'Italia repubblicana. Ci può riportare con i suoi ricordi a quel periodo, a quella fase storica? Come nasce questo autunno caldo?
Giorgio Benvenuto: 00:02:51 Sono degli anni straordinari. L'Italia ha avuto un miracolo economico, ma questo miracolo economico è stato diseguale, nel senso che i benefici sono stati scarsi per i lavoratori. E per di più, molti lavoratori sono dovuti andare a lavorare al Nord. Certo, meglio che andare in Belgio, in Germania o in America, ma erano stati strappati, è stata una immigrazione di massa e sono andati su al nord senza che ci fossero delle condizioni per favorire l'insediamento di questi lavoratori e quindi, negli anni '60 si trovavano a disagio. Avevano il lavoro, ma si trovavano a disagio, perché c'era il problema della casa, 00:04:00 il problema della scuola, il problema della salute, il problema di essere una parte attiva, di non essere dei sudditi, punto e basta. Perché? Perché negli anni '60 era avvenuto nel nostro paese un cambio politico e c'era il centrosinistra, il centrosinistra era nato alla fine degli anni '50 con delle grandi manifestazioni di protesta contro un governo, Governo Tambroni, che si reggeva semplicemente sul voto dei post-fascisti di Almirante. E ci furono delle fortissime manifestazioni, ci furono anche dei morti perché 00:05:00 la polizia intervenne. Cadde quel governo e si aprì un rapporto con i socialisti, con il Partito Socialista. I socialisti venivano da una lunga riflessione, perché i socialisti avevano avuto un grande accordo con i comunisti. Nel '56 c'era stata la rivoluzione in Ungheria e i socialisti ruppero questo accordo. Si cominciò a parlare di fare il centro sinistra, si cominciò a parlare, vediamo se troviamo il modo di rimettere assieme i socialisti e i socialdemocratici. Per l'immagine allora delle persone, dei leader era fortissimo di rimettere d'accordo Nenni con Saragat e la cosa fu lunga, 00:06:00 ma i fatti di Genova la accelerarono. Si fece un governo presieduto da Fanfani, che ebbe il voto determinante, ma non la presenza nel governo dei socialisti e si fecero dei fatti che avevano peso, che avevano importanza. Prima di tutto la nazionalizzazione dell'energia elettrica, interventi per il Mezzogiorno, venne delineato un modo per fare finalmente in Italia le riforme. Era un paese l'Italia, che aveva avuto riconoscimenti a livello internazionale per questo miracolo economico e nacque questo riconoscimento, deve riguardare anche la crescita dei lavoratori, la crescita del paese, non solo dal punto di vista economico, anche dal punto di vista sociale. 00:07:00 E quindi i sindacati che erano divisi, cominciarono a essere spinti ad essere uniti e cominciarono in un quadro del mondo che cambiava. Ecco, bisogna sempre tenere presente che le cose non nascono isolate. Cosa avveniva? La distensione. Era morto Stalin e lo stalinismo sarebbe stato duramente condannato dagli stessi comunisti e si parlava di distensione. Chruscev era rappresentante e Kennedy, perché anche Kennedy era un fatto di grande novità. Era la prima volta che il Presidente degli Stati Uniti era un cattolico e quindi c'era questa situazione che si accompagnava 00:08:00 anche con dei grandi altri cambiamenti, cioè il mondo che allora era diviso drammaticamente tra est e ovest, tra America e Russia è un mondo che comincia a pensare alla pace, allo sviluppo, all'importanza delle persone, alla dignità delle persone. E a questo contribuisce la Chiesa cattolica, perché è morto Pio XII. Era un papa chiaramente di parte, diciamo così, un grande papa indubbiamente, ma che risentiva di questa netta divisione con il comunismo. E venne Giovanni XXIII., cinque anni. Giovanni XXIII. ha rivoluzionato la Chiesa, la Chiesa 00:09:00 italiana e europea ha guardato al mondo, è diventata ecumenica. E il papa Giovanni XXIII. Che io non dimentico, ero molto giovane, che aveva mandato al congresso del Partito Socialista nazionale fatto a Venezia, aveva mandato lui che era cardinale a Venezia, arcivescovo di Venezia, aveva mandato un cosa che non si sarebbe mai immaginato: un messaggio di augurio, invitandoli a impegnarsi per, per avvicinare, per realizzare la solidarietà, non la carità, la solidarietà che significa riallacciarsi all'umanesimo dei socialisti e 00:10:00 a come era nato e a l'umanesimo di Mazzini. Quando noi avevamo le società di mutuo soccorso, avevamo questi, è il papa che parla di solidarietà, fa il Concilio e ci precede, perché nel Concilio lui fa due cambiamenti importanti. Il primo, prima i preti parlavano in latino, la messa era il latino. Parla in italiano, parla nelle lingue dove c'è la chiesa, in tedesco, in francese, in cinese, indiano. Quindi questo fatto: tu devi parlare e ti devi far capire. È una lezione per il sindacato, perché il sindacato e la politica parlavano in sindacalese e politichese. È invece era importante 00:11:00 la partecipazione e il coinvolgimento e l'altra cosa che fa il papa è che il sacerdote, che quando faceva la messa, quando faceva le funzioni si rivolgeva a Dio, ricordiamo come erano gli altari, invece si rivolge alle persone, parla con le persone e le fa parlare, fa parlare anche le donne, che leggono dei versetti, che fanno parte della, della messa. Quelli sono il segnale di una chiesa che cambia e che influenza le ACLI, che avevano costituito un elemento di rottura del sindacato parlano di pace, parlano di democrazia, parlano di unità sindacale e quindi la 00:12:00 scuola. I socialisti riescono, sia pure a fatica, poi nascono anche dei problemi, riescono a fare la riforma della scuola. Prima la scuola era obbligatoria fino alle elementari, diventa obbligatoria fino alla terza media. Perché? Perché sapere, conoscere è importante. Tu sei libero se sei, se sai, se conosci. Un grande sindacalista che era Bruno Buozzi, che era un riformista, lui si contrapponeva ai massimalisti di allora e diceva certo, quando lottiamo quando ci sono gli scioperi, dobbiamo essere capaci di resistere 00:13:00 un minuto più dei padroni. Ma dobbiamo anche sapere che se vogliamo vincere, se vogliamo avere ragione, se vogliamo essere capaci di arrivare a dei risultati, noi dobbiamo conoscere anche un libro più del padrone. Il sapere, la conoscenza. Stessa cosa che dice anche Giuseppe Di Vittorio, che non aveva mai potuto studiare, che a sette anni era andato già a lavorare e che era deciso nel fare, affrontare le lotte dei contadini nel Sud. E viene incarcerato quando, il suo datore di lavoro, il suo agrario come si chiamavano allora, gli dice: caro, sei una persona intelligente, ma ricordati che il mondo è sempre andato così e 00:14:00 va così e andrà sempre così. E lui gli rispose: forse prima, ma da ora non sarà più così. E poi venne arrestato. Lo andarono a chiamare perché venne eletto deputato, quindi otteneva la possibilità del, di uscire. E gli dissero: ma tu come hai fatto a stare in prigione che eri isolato, che non potevi parlare, che stavi in mezzo ai delinquenti? Ah no, no, io avevo tanti amici. E come amici in carcere? Sì, erano Manzoni, era Leopardi. E lui cita tutti, perché io leggevo ed erano quelli che mi hanno dato forza per fare questa battaglia. E quindi ritornando indietro, 00:15:00 questo spirito della conoscenza, del sapere, caratterizza quegli anni '60. Sindacato è un po' lento, come i partiti e ci sono delle resistenze, delle resistenze fortissime. E il sindacato cerca di mantenere la posizione accentrata che c'era prima, perché nel sindacato c'è sempre un po' questo richiamo del passato, no? Qualche volta il sindacato ha paura dei cambiamenti, delle novità. Ha paura...Luddismo era quello dei, in Inghilterra, di chi aveva paura che i telai meccanici togliessero lavoro e quindi nacque, nacque una voglia, cioè i giovani che erano venuti a Torino, che erano a Milano, che erano al Veneto, 00:16:00 ragazzi e ragazze, perché c'erano anche molte donne che cominciarono a lavorare, per esempio nei metalmeccanici, nell'industria del bianco. E erano impazienti, non avevano ideologie. Avevano voglia di cambiare, avevano fortemente questo senso che non si poteva continuare come prima, con i vecchi pregiudizi. Erano insofferenti con una Italia bigotta, feroce nel lavoro, perché non esistevano norme. Il lavoratore era l'ultima cosa che serviva sul posto di lavoro e quindi nacquero dei fermenti nelle organizzazioni sindacali. Io ero nella UIL, però quando uno ha un forte contrasto non deve dare torto ai lavoratori, 00:17:00 deve cercare di capire dove ha sbagliato lui, perché il sindacato non è un agitatore, sindacato deve essere sempre capace di trasformare la protesta in proposta, in un fatto positivo. E noi avemmo una grandissima contestazione, perché alla Fiat di Torino vennero assaltata la sede della UIL a piazza Statuto all'inizio degli anni '60, dai giovani che non accettavano che un accordo importante, che la UIL aveva fatto, non avesse visto la presenza della CISL e della CIGL. Non accettavano che la CIGL era esclusa dalle, dalle trattative e quindi ci fu questa manifestazione fortissima, per tre, quattro giorni. Ci furono incidenti, non si capì bene, ma quello è stato il primo segnale che spingeva all'unità, 00:18:00 infatti si negoziò. Si rifece lo stesso accordo, ma con la partecipazione di tutto il sindacato e a Torino si cominciò a costruire una posizione di unità. Si cominciò a vedere che era importante, anche se c'erano divisioni. I comunisti dicevano che il Partito Socialista aveva rinunciato, eccetera... Ma venne forte la consapevolezza di questi giovani che bisognava essere dei protagonisti. Non doveva essere dei clienti del sindacato, dovevano essere dei protagonisti e gli anni successivi videro delle cose originali, la fantasia di questi giovani, ma quella fantasia che poi si trovò anche nel mondo, perché questa spinta alla pace, questa spinta 00:19:00 alla cultura, noi la troviamo perché il movimento giovanile non fu solo in Italia, ma fu in America. Là era la guerra del Vietnam che incideva. Venne in Francia, venne in Germania, ci fu questa spinta e io diciamo, ebbi questa conoscenza, prima quando parlavamo tra di noi, ci davamo del lei e del lei. Ci conoscemmo, facemmo delle riunioni assieme, io soprattutto con i socialisti che erano nella CGIL e la conoscenza con Pierre Carniti. Lui era un autodidatta ed era diventato poi uno dei dirigenti più importanti di Milano e aveva lavorato molto per 00:20:00 aprire il sindacato, per avere rapporti col mondo della scuola, con l'università, con la cultura, con la conoscenza. E cominciammo a ragionare e a fare delle battaglie perché i sindacati si trovassero assieme e cominciammo a capire. Per esempio a Milano fecero una cosa straordinaria, c'era la lotta da fare negli elettromeccanici, le paghe erano rapide, gli incidenti sul lavoro erano tantissimi. Si decise di fare non lo sciopero, ma si decise di fare, di passare con le famiglie il Natale, all'inizio degli anni '60 a Piazza Duomo. E cosa avvenne? Che il futuro Papa Paolo VI. Montini, uscì dalla 00:21:00 cattedrale del Duomo di Milano e andò fraternizzare con i lavoratori che erano assieme e tante altre cose sono avvenute. Ma forse l'occasione più forte fu che nel '68 si fece un accordo sulle pensioni. Aveva dei lati buoni, aveva dei problemi, cioè c'erano degli scambi. Qual era l'errore? Che questo accordo sulle pensioni venne fatto senza coinvolgere i lavoratori. Ci fu una rivoluzione, l'accordo era stato rivoluzione, ma la reazione, i lavoratori sconfessarono Lama, sconfessarono Viglianesi, sconfessarono Storti, 00:22:00 che erano i tre leader del sindacato, che avevano pensato in buona fede di fare un accordo positivo, ma che comportava però la fine della pensione di anzianità e un elevamento anche per il lavoro delle donne, più altri meccanismi. Lama ritirò, Viglianesi e Storti per la UIL e la CISL mantennero. Ma i sindacati della UIL e della CISL scioperarono. Clamoroso fu lo sciopero alla Fiat di Torino, cioè gli operai dissero, non si possono fare accordi se voi non discutete. Non, non ci può essere uno che dall'alto da le direttive, ci deve essere la democrazia e questi anche per imitare i giovani, perché questa cosa era già 00:23:00 avvenuta nel mondo della scuola e il mondo della scuola, delle università si era molto mosso. L'Italia anche qui era arrivata dopo, ma aveva fatto un movimento più forte. In Francia era finito rapidamente, in America aveva determinate caratteristiche, in Germania, dove pure il sindacato era forte, si era in difficoltà. Noi ci trovammo in una situazione difficile con i lavoratori. Chi, si pensava che i giovani gli piacessero altre cose e che fossero degli sfaticati, però i giovani ponevano dei problemi di democrazia. La scuola come era e come ancora zoppica, devo ammettere la 00:24:00 scuola, non si poteva condurre come se fosse una scuola elitaria. La scuola, con il fatto che la licenza media era dappertutto, aveva posto dei problemi, cioè non era un movimento egualitarista, per essere tutti eguali. È un momento dove c'è l'eguaglianza deve permettere a tutti di avere delle prospettive e quindi deve permettere a tutti di avere cultura. La scuola non può essere di classe e ci trovammo a essere contestati. Io ero giovane, quindi andai a queste organizzate, ad alcune andai, ad Architettura qui a Roma. Ho ancora conservato il manifesto di quella dichiarazione. E puoi immaginare quante critiche c'erano, noi 00:25:00 trovammo nei metalmeccanici, Bruno Trentin, lui era nel Partito Comunista, autorevole, ma lui veniva da una educazione straordinaria, Giustizia e Libertà.
Davide Conti: 00:25:14 Il partigiano del Partito d'Azione.
Giorgio Benvenuto: 00:25:15 Parte, una persona che io riconosco come un caro amico, indimenticato, io dico è indimenticabile. E lui capì che bisognava parlare con i giovani. Andammo a Mirafiori, perché la spinta dicevano, ma perché dobbiamo rispettare i riti e ma sono andati bene per trent'anni, dicevano le confederazioni, ma si possono anche cambiare, migliorare, non è che una cosa va bene, il cambiamento può essere in peggio, ma può essere anche in meglio. E 00:26:00 Lotta Continua ci sfidò a una trattativa a Mirafiori, dove esisteva questo Moloch, questa grande fabbrica e dove il sindacato aveva solo trentacinque membri di commissione interna, che dovevano parlare con 30.000 persone. Quindi non si sapevano, non si conosceva, anche nella migliore delle, era la commissione interna che, che votava e quindi c'erano le contestazioni e loro dicono noi vogliamo che il contratto, siccome il contratto del '66 è stato un pessimo contratto, il contratto entri in funzione il nuovo, il giorno dopo che è scaduto il vecchio e quindi trattiamo a partire dal mese di luglio, cioè le trattative si fanno. Non si interrompe con quello scenario che c'era allora, per cui le trattative erano un po' come i processi 00:27:00 ancora oggi in Italia, che durano anni perché tu, le portavano alle lunghe, poi c'era l'una tantum. Dice no, noi vogliamo immediatamente, vogliamo delle richieste che siano votate dai lavoratori. Se ci sono delle opinioni diverse e vogliamo che le lotte, gli scioperi vengono discusse insieme con noi. La UIL e la CISL adottarono questa questione, anche la CGIL. Non erano d'accordo, le confederazioni non era d'accordo e più che non era d'accordo, non si fidava molto il Partito Comunista e quindi premeva su Trentin e su Lama, perché dice giovani, gli studenti non sono gli operai, gli operai lo 00:28:00 sono per tutta la vita dicevano, gli studenti è una fase transitoria della vita e poi loro diventeranno dei lavoratori, dei professionisti. Quindi loro non hanno una prospettiva, come il sindacato e i lavoratori. Noi dicevamo però che giovani dovevamo fare in modo che parlassero con noi. La prima riunione non fu facile. Andammo a Mirafiori e c'era Lotta Continua che aveva fatto un drappo nero con scritto il sindacato è morto. E quindi fu una discussione difficile. Cominciò a Mirafiori, fuori sì.
Davide Conti: 00:28:50 Nel 1969, le assemblee studentesche.
Giorgio Benvenuto: 00:28:51 Le assemblee studentesche dissero a Carniti: signor Carniti, signor, dottor Carniti e Carniti, non sono dottore, dice eh, sono Pierre Carniti punto e basta, sindacalista e facemmo una discussione molto animata, animata, lunga e decidemmo di parlare con i giovani. Io nella UIL feci entrare infatti degli esponenti, entrare disse, venite a vedere cos'è il sindacato, movimento studentesco. Le ACLI che erano in contestazione, venite a vedere, aiutateci, noi non siamo per reprimere dice, il sindacato servo dei padroni. E quindi si aprì questo discorso dei metalmeccanici. Si creò non dico una fratellanza, ma si creò un rapporto difficile, 00:30:00 discutere con loro e che però andò avanti. In, tentammo disperatamente di convincere qualche anno dopo Lama a non andare a parlare agli studenti di, dell'Università di Roma, della Sapienza. Nel '77 lui disse: ma andiamo tutti e tre. Noi dicemmo no, noi non andiamo e poi andammo lì, Lama venne contestato. Lui non andò a nome del sindacato, andò a nome del Partito Comunista di Roma e andò lì, fece un discorso, ma i giovani lo dissero come fosse venuto lì a bacchettarli e ci fu questa reazione, ci fu una riunione della Federazione Unitaria e nella Federazione Unitaria, Scheda che era un autorevole dirigente sindacale, ma era prima 00:31:00 di tutto un comunista dice: bisogna non fare la solidarietà, ma bisogna fare uno sciopero di protesta contro le violenze che sono state fatte a Lama. C'era Macario, c'era Carniti, c'ero io. Io parlai anche a nome loro e gli dissi: gli scioperi si fanno contro i padroni, non contro gli studenti. E Trentin organizzò con Bentivogli e Mattina a Firenze, un incontro con i giovani. E quindi questo rapporto coi giovani, noi lo costruimmo anche durante le vicende contrattuali, noi siamo andati a parlare nelle scuole, fuori delle scuole, perché proprio per quello che dicevano, sbagliando dice, ma poi questi diventeranno dei lavoratori, ma parlarci quando non sono ancora dei lavoratori, eh. E quindi eh, si cementò 00:32:00 fortemente un rapporto tra le UILM, FIM e FIOM. Un rapporto questo sì, la parole è giusta di fratellanza, non di amicizia. Faccio un passo indietro. Allora non si facevano riunioni in comune e nelle riunioni comuni cominciammo timidamente a invitare. Io venni invitato alla riunione dei giovani metalmeccanici. Mille persone, vado lì, non sapevano, cioè Benvenuto, era l'inizio della mia attività chi è? Poi, dice, poi questo fatto che io venivo dalla UIL, la UIL era un sindacato moderato, un sindacato piccolo, quindi era digerito male. Vengo lì per portare il saluto, mi aveva pregato 00:33:00 Piero Boni e anche Trentin dice: vieni, vieni a portare, fai vedere che la UIL. E così vado lì e io inizio a parlare come parlavo all'interno della UIL e dico compagni e compagne, si vede un, una sorpresa, cioè, questa sala tace, mentre prima non, tace. Guarda, non capisce che compagni, la parola. A quel punto si alza Trentin, sempre lui, te lo ricordi questo mucchio di giornali, eccetera, si alza e comincia a battere le mani. Non puoi immaginare quello che è successo. Io lo ricordo con commozione, perché era il fatto che l'unità 00:34:00 era possibile ed è stato lo strumento che ci ha dato forza con i metalmeccanici di fare la FLM. Andiamo, t'ho fatto un discorso lungo, ma perché ci vuole lo scenario. A settembre che cosa succede? Stiamo, abbiamo fatto la riunione, abbiamo fatto le assemblee. Hanno votato 500.000 metalmeccanici. Io ho conservato nella sede della Fondazione Buozzi ancora tutti i verbali delle riunioni, non le potevamo fare nelle fabbriche, le facevamo nei cinema parrocchiali, nelle sale che trovavamo...
Davide Conti: 00:34:45 Perchè ricordiamo, era vietato fare assemblee...
Giorgio Benvenuto: 00:34:47 Sì, vietato.
Davide Conti: 00:34:48 ...Dentro le fabbriche
Giorgio Benvenuto: 00:34:49 Era vietato, perché la proprietà privata e quindi noi non potevamo entrare, perché eravamo estranei alla fabbrica. Facemmo queste e 00:35:00 decidemmo cioè, i lavoratori votarono perché prevalentemente la UIL e la CISL e la FIM erano per l'aumento eguale per tutti. Invece nella CGIL c'era la preoccupazione dello schiacciamento di carattere contrattuale e quindi prevedeva altre cose. E poi c'erano diverse cose, perché era una piattaforma pesante, cioè e si votò e vinse l'idea dell'aumento eguale per tutti e nessuno sollevò dei problemi. Quelli che avevano votato contro si batterono per queste cose. Ma quale fu? Quando io dico, dice il merito è dei sindacalisti. Il merito è dei lavoratori perché loro ci fanno, hanno 00:36:00 detto: bisogna fare subito le trattative, perché la situazione era di contestazione. Se noi rinviamo tutti alle logiche di allora, che me dovevi mandare la lettera di disdetta, dovevi aspettare, aspettare il 31 dicembre, cominciare a gennaio, sono procedure che la gente ritiene giustamente eccesso di burocrazia. E allora la mattina di, all'inizio di settembre la FIAT si trova bloccata da uno sciopero, da uno sciopero spontaneo. E allora noi diciamo facciamo la trattativa, facciamo la trattativa e andiamo a Torino. Ancora eravamo stati fuori. Mi ricordo Trentin andava sempre in Francia, era ritornato, 00:37:00 venne con le valigie. Di lì andammo alla trattativa e la FIAT ci disse: se non sospendete lo sciopero dice, noi mettiamo in libertà, si manda le lettere, mettiamo in libertà i lavoratori, perché loro dicevano qui a Mirafiori, lo sciopero a Mirafiori, voi fate venire, se c'è lo sciopero si bloccano anche i passaggi, i materiali no? Dice i materiali noi non li abbiamo in magazzino, quindi mettiamo i lavoratori in libertà. Era una mossa terribile, perché divideva i lavoratori, perché per lo sciopero di questi, rimanevano fermi gli altri lavoratori e non avevano come oggi avviene, ci sono dei meccanismi di cassa integrazione, 00:38:00 li abbiamo. E allora non ci sono più pezzi di ricambio. E cosa fa Donat-Cattin? Ecco e anche questo è un altro fattore importante. Donat-Cattin manda i carabinieri a vedere se quello che dice la FIAT è vero. Tieni conto che i carabinieri li avevamo trovati con i poliziotti che ci manganellano o li avevamo trovati, era venuto fuori questo scandalo delle schedature della FIAT.
Davide Conti: 00:38:34 Ne parleremo.
Giorgio Benvenuto: 00:38:34 E la FIAT era considerata una potenza, un, Agnelli era un...I carabinieri vanno lì, la FIAT immediatamente accetta la trattativa, dice: ma lasciamo perdere, non buttiamo benzina sopra il fuoco. E quindi comincia questa vertenza a settembre. È 00:39:00 piena di ostacoli, poi ne parleremo, poi...
Davide Conti: 00:39:05 Ci arriviamo. A proposito della trasformazione, vorrei fare un passo indietro rispetto alla trasformazione che il sindacato riesce in qualche maniera a determinare al suo interno, grazie all'ingresso di questi nuovi, di queste nuove leve, di questi nuovi giovani lavoratori, che sono poco sindacalizzati, poco alfabetizzati alla politica e quindi esprimono anche un elemento di conflittualità, di rinnovamento molto particolare anche per le strutture del sindacato, che però riescono a rinnovarsi.
Giorgio Benvenuto: 00:39:46 La cosa interessante è che queste proteste non sono uno sfogo, non sono una rivolta, ma vogliono 00:40:00 dei risultati, cioè la concretezza, il pragmatismo di questi giovani. Non si vogliono far, diciamo condizionare dal fatto che uno è socialista, uno, cioè siamo tutti assieme, cioè siamo tutti con gli stessi problemi, tutti con i medesimi atteggiamenti, con la catena, il capo. Non sono iscritti li, li attacca, li condiziona, non vuole discutere e quindi il sindacato è, cambia. Ma cambia anche con dei gesti di forzatura, perché li abbiamo di fronte anche un paradosso, cioè noi siamo metalmeccanici che trattiamo, la controparte non tratta. Tratta la Confindustria, Costa il capo di tutte le imprese, c'è questa visione 00:41:00 centra, centralista. E noi invece trattiamo, noi e i lavoratori vogliono essere coinvolti, come puoi essere coinvolto se le trattative tu non le fai, anche facendo partecipare delle delegazioni. Quindi i cambiamenti poi si realizzeranno con lo Statuto dei Lavoratori. Il nostro obiettivo è quello di fare le assemblee in fabbrica. Non ci danno il permesso, cioè allora facciamo un atto di forza, decidiamo di andare a fare le assemblee, viene, vengono fuori i lavoratori che fanno i picchetti, ci prendono in braccio e ci spingono dentro, ci fanno vedere che ci forziamo. E così siamo andati a fare le 00:42:00 assemblee alla FIAT e io andavo anche spesso qui a Roma nelle, alla FATME, quando andavamo era una festa. C'erano gli operai, operaie, si vede che facevo pena e mi portavano il caffè lì, le altre, ma erano felici.
Davide Conti: 00:42:22 Era un punto di riferimento.
Giorgio Benvenuto: 00:42:22 Veniva il capo del personale, mi ricordo mi venne incontro dice: la denuncio, lei si accorge che viola...Me lo diranno gli avvocati gli ho detto, problema degli avvocati, non faccia l'avvocato. No, io la devo informare che lei sarà processato. Insomma loro fanno 14.000 processi e 14.000 condanne, io ho ancora il libro, che vengono tutti amnistiati,
Davide Conti: 00:43:00 Ci arriveremo, ci arriveremo.
Giorgio Benvenuto: 00:43:01 Quindi poi non potevamo dare i giornali, i nostri giornali erano fatti in maniera un po' tecnica, cioè non avevano ancora le immagini, erano...Noi già da allora cominciamo a capire che era importante questo legame con le immagini e con i vignettisti. Cioè capimmo e con i vignettisti facemmo le cose, poi te ne do' alcune originali, c'erano anche degli operai che erano vignettisti. E cominciammo, dicemmo facciamo dei manifesti e li facemmo fare a Steiner, che era uno dei più grandi cartellonisti...E ce li ho ancora conservati. Lui ci fa queste cose, fa vedere per esempio Costa e Agnelli, che 00:44:00 sono due pescecani che vogliono andare all'attacco. Fa vedere i problemi delle tasse, che li pagano lì e li attacchiamo fuori perché non possiamo entrare dentro, perché se trovano un operaio che ha dei manifestini viene licenziato. E poi la cosa più importante che facciamo è un'invenzione dei lavoratori. Noi li avevamo degli organi di rappresentanza nel sindacato, erano le commissioni interne, che hanno avuto un ruolo importante nella storia, loro vennero fatte nel, rifatte nel '43, dopo la caduta del fascismo. L'accordo Buozzi-Mazzini, che era il capo degli imprenditori per eliminare i fiduciari fascisti. Però i membri di commissione interna avevano fatto 00:45:00 la Resistenza, gli scioperi erano stati, non riuscivano a parlare con questo mondo che era, a Torino si parlava in dialetto. Come poteva un siciliano, un calabrese capire queste, queste cose? Allora venne la idea dei delegati di, i delegati a Mirafiori avevamo trenta persone per 30.000. Diventano mille persone, mille delegati. E chi li elegge questi delegati? Li eleggono i lavoratori su scheda bianca. Non c'è l'appartenenza alla UIL, alla CISL e alla CGIL e questi lavoratori possono essere revocati, però sono quelli titolari della tutela dei lavoratori. Loro hanno i sorveglianti, noi abbiamo i delegati, ma sono una miniera 00:46:00 fantastica perché parlavamo prima dei problemi, un sindacalista ha bisogno di essere alimentato, di trovare le soluzioni, ma tu come se, non sei, se non hai una persona che ti dice quali sono i problemi, i tempi. Per esempio, quando vediamo che il modo di fare l'automobile ha privilegiato la catena, non il lavoratore, quindi ci sono le fosse dove vanno i lavoratori e devono stare tutto il giorno con le mani alzate. Oppure c'era lastroferratura e lì è, uno muore, sicuramente per i polmoni o la verniciatura, ma tutte queste cose tu le conosci se sei nella fabbrica, non puoi fare fuori eh, della fabbrica. Quindi il sindacato cambia, cambia perché le trattative non vengono fatte più in sedi 00:47:00 misteriose, al bar, all'albergo, ma le trattative vengono fatte con una comunicazione anche allora, prendiamo un rapporto con il mondo della stampa, perché prima la stampa non si occupava di queste questioni, poi la stampa era nelle mani di chi? Facciamo allora, abbiamo, prendiamo dei rapporti, parliamo con i giornalisti, convinciamo, convinco, riesco a convincere questa eh, i comunisti a parlare anche con i giornalisti che sono nei giornali che loro definivano reazionari, anche i miei amici de L'Avanti, i miei compagni de L'Avanti. Gli ho detto guardate che il, chi legge i giornali non legge solamente i giornali di carattere politico, ma legge anche le notizie, perché 00:48:00 una persona che vive nella società, delle partite di calcio. Dice, ma no, dice tutti vanno con L'Unità dentro, ma non c'è bisogno. Noi dobbiamo, è importante anche se ci attacca, sapere quello che dicono gli altri e quindi si fa un rapporto con i giornalisti straordinario e anche un rapporto dove il mondo della stampa, della televisione ci ha dato una grande mano di aiuto. Facemmo anche gli scioperi alla Rai, cioè i metalmeccanici, perché noi chiedevamo che venissero fatti i resoconti e venne girato tutto un filmato, che poi ha avuto una vita alterna con la reazione, dove si filmavano le riunioni che venivano, che venivano fatte, quindi la stampa e l'informazione è stata è cambiata. Prima il sindacato faceva i comunicati, che 00:49:00 erano burocratici, diceva oggi si è riunito il Comitato centrale, ha sentito la relazione. Invece i giornalisti ci hanno insegnato prima notizia, poi i dettagli e sai che cosa facevamo? Siccome non esisteva, non esistevano sistemi di comunicazione frequenti, non dimentichiamo che sono cinquanta anni,
Davide Conti: 00:49:25 Siamo nel 1960.
Giorgio Benvenuto: 00:49:26 Allora abbiamo fatto la sede logistica, siccome si faceva la trattativa al Ministero del Lavoro, che era praticamente lì a via Flavia, era ancora lì. Io avevo la sede nostra, era la più vicino, era praticamente a piazza, era lì vicino praticamente saranno cinquanta, sessanta metri di distanza, avevamo messo, 00:50:00 fatta la riunione e durante la riunione noi mandavamo a informare i giornalisti, anche se la riunione non era finita. Così stroncava il fatto che uno finiva alle dieci, alle undici e poi facevamo via via delle circolari e sai dove le mandavamo? Le mandavamo a imbucare la sera ai treni, alle ferrovie. C'erano i vagoni postali e mandavamo e la più bella soddisfazione fu quando il capo ufficio stampa della Confindustria fece le congratulazioni, perché ci disse: i lavoratori sanno prima di noi quello che avviene. E facemmo un'altra cosa, allora i telefoni funzionavano oppure a spento. Facemmo cinque segreterie telefoniche, per cui si poteva telefonare a questi numeri telefonici e ti dicevano all'istante 00:51:00 quale era lo stato della trattativa. E questo nel manifesto che facemmo murale, lo mettemmo in tutte le fabbriche, per cui un operaio, un delegato poteva sapere, non era mai sbilanciato, mentre prima il padrone lo chiamava e gli diceva, gli poteva dire tu, invece era più informato. La conoscenza è sempre fondamentale, devi arrivare prima degli altri nel dare queste cose e quindi cambiò e facemmo i consigli di fabbrica, facemmo i delegati, il sindacato fu diverso e i metalmeccanici poi fece anche l'unità dei metalmeccanici.
Davide Conti: 00:51:41 Ci arriveremo. C'è naturalmente, nell'immaginario collettivo il corteo interno, che produce all'interno della fabbrica e veramente nell'immaginario collettivo del paese un moto nuovo, di forte rinnovamento. I cortei interni che interrompono il lavoro, interrompono 00:52:00 la produzione e sono anche dei momenti di vera e propria liberazione, sembrano, da una pesante ipoteca sulla vita di fabbrica che l'organizzazione del lavoro imponeva agli operai.
Giorgio Benvenuto: 00:52:18 Lì, entrando in fabbrica, tu immagina, una delle cose, la FIAT era paternalista e aveva stabilito di dare una pensione integrativa, perché le pensioni erano di fame per gli operai. E poi esisteva la mutua aziendale per la malattia, a cui rinunciò alla fine degli anni '60, ma che era una cosa paternalistica. Però era paternalistica su queste cose, ma non era efficiente sopra il lavoro. Ti dico, alcune cose non esisteva la mensa, 00:53:00 non esistevano allora nemmeno le macchinette per prendere l'acqua e tu dovevi andare portandoti il mangiare da casa. Questo fino all'inizio degli anni '70, fino all'autunno caldo tu andavi lì e sai come si chiamava questa, il baracchino, il baracchino. Dovevi tenere l'acqua e dovevi tenere qualcosa da mangiare, perché avevi mezz'ora di tempo per poterti rifocillare, buttato per terra in un parco. Quindi condizioni bestiali, non solo quelle di lavoro. Dovevi andare al gabinetto e i gabinetti sai come erano fatti? Erano fatti con la parte inferiore che era tagliata e quindi c'era il sorvegliante che veniva a vedere se tu stavi veramente al gabinetto o se stavi fumando, se avevi le gambe che si vedevano, che erano piegate. Ma 00:54:00 se ti raccontassi altre, l'altra forma di sopruso, che era incredibile e che esisteva quando tu uscivi dalla fabbrica, se eri impiegato potevi uscire. Quindi c'era questa discriminazione, se era operaio tu dovevi passare attraverso una macchinetta infernale, che doveva vedere se tu portavi via degli attrezzi, dei chiodi, delle altre cose. E quindi tu andavi, solo tu, quindi questa discriminazione andavi, se si accendeva questa luce rossa, sai come la chiamavano questa? Con poco gusto, eh? I, la chiamavano la persona, la chiamavano come la persona che era imparziale, imparziale, imparziale, non metteva e se 00:55:00 ti scattava la cosa rossa, ti dovevi denudare, spogliare per vedere se avevi queste cose, cioè era no, una caserma, non era un reclusorio. Non avevi permessi, non avevi questo, non c'era per prendere l'acqua. Cioè tutte queste cose vennero affrontate, anche l'indignazione che c'era era un'indignazione che aveva un senso e perché si era data la precedenza a essere competitivi. Un po'come nei paesi del terzo mondo, che sfruttano il lavoro e competono, sono capaci di esportare perché maltrattano i lavoratori. Noi facemmo queste battaglie e i lavoratori, il fatto di non avere la commissione interna, perché tu alla commissione interna chiedevi un favore, cosa, ma con un delegato, il 00:56:00 delegato era stimolato. Veniva tu, venivi, andavi alle trattative, quando noi andammo alle trattative c'era Donat-Cattin che era rimaneva stupito e perché i rappresentanti della Confindustria che chiamavano Donat-Cattin Eccellenza, questo per dirti lo spirito, non sapevano, erano avvocati, poliziotti, altre cose, per loro era comandare, governare, non governare, comandare, dire le cose che dovevano essere fatte. Quindi tu la fabbrica si conosce e si cambia, cioè la fabbrica diventa una realtà nella quale tu, noi la mensa ci abbiamo messo dieci anni per risolvere il problema della mensa. Il problema dei turni, perché la fabbrica non si spendeva per il lavoratore, si spendeva per 00:57:00 sfruttarlo per spremerlo il più possibile. Non ti dico poi nelle altre fabbriche, nelle fabbriche chimiche, nelle altre cose, ma i metalmeccanici ebbero questi giovani, erano abituati alla vita aperta. Certo facevano la fame, ma stavano in campagna. Dice là non esistevano le condizioni di lavoro, le ferriere erano delle condizioni che uno non può immaginare, perché poi la FIAT allora era strutturata come un intenso, un gigante che aveva come slogan terra, cielo, mare, perché loro producevano per la terra, per il cielo. Però non devo dire che con Agnelli, lui questa sensibilità la ha, perché cambiano i capi.
Davide Conti: 00:57:57 Arriviamo, arriviamo infatti a questo primo, diciamo snodo del nostro racconto, ovvero la divisione che all'interno della Confindustria si manifesta tra il, all'epoca i giornali lo chiamano così, il vecchio pontefice, cioè il presidente della Confindustria Angelo Costa ed i cosiddetti giovani leoni, cioè i quarantenni Agnelli, Pirelli, Vallarino Gancia, che rappresentano un primo passaggio di riforma anche interna dell'industria.
Giorgio Benvenuto: 00:58:31 Esatta questa cosa, cioè la Confindustria governa con mano ferrea e quando vedono l'errore che poi farà, massimo rispetto per le persone, ma la Confindustria aveva avuto Costa, era stato il presidente mitico della ricostruzione del sistema industriale, del miracolo economico. E poi c'erano stati presidenti della, che 00:59:00 non avevano, allora lì ,non si riusciva a smuovere la Confindustria. La prima cosa che noi facemmo e venne fatta politicamente dai, dal centrosinistra, ma venne fatto anche sulla spinta del sindacato e che tu avevi i padroni uniti e i sindacati divisi. Nel '60 si dividono i padroni e si uniscono i lavoratori, perché nasce l'Intersind, sono le grandi fabbriche. L'Intersind diventano un meccanismo discusso, ma che ha avuto dell'efficace, anche se sono state cattedrali nel deserto, ha fatto degli investimenti nel sud, ha fatto, ma con delle resistenze feroci. Però la Confindustria si trova smarcata dalla, dalle Partecipazioni Statali, le quali 01:00:00 devono competere, sono grandi fabbriche e devono commerciare, devono esportare e puntano miglioramento, accettano la contrattazione aziendale perché la contrattazione aziendale, come fai a livello nazionale a stabilire regole che vanno bene per una piccola impresa e per un gigante? Tu devi avere un meccanismo dove devi avere anche la possibilità di discutere, perché fai gli accordi. Poi l'attuazione comporta la partecipazione, la collaborazione. Non ho paura a dire la collaborazione per far funzionare le cose, quindi loro perdono questo. Nascono questi movimenti, proteste contro i giovani, contro il centrosinistra, c'è questa cosa, nel quale il centrosinistra va in crisi sulla scuola eh, 01:01:00 la storia di colpo di Stato,
Davide Conti: 01:01:03 Il Piano Solo.
Giorgio Benvenuto: 01:01:04 Che tentano di fare. E però la Confindustria dice: qua ci vuole un uomo duro, dal polso duro. Fanno un errore, mandano Costa e Costa ragiona come se fosse nel '45, fosse nell'epoca degli scontri. E Costa viene a trattare lui, trattativa con i metalmeccanici e sostiene, fa delle accuse terribili, accusa il sindacato di distruggere l'Italia. Tutta questa, anche appoggiato da una certa parte della stampa conservatrice, reazionaria critica in particolare Donat-Cattin. E noi siamo a una trattativa, poniamo dei problemi che sono ragionevoli, perché se noi chiediamo di fare un intervento per la mensa, 01:02:00 se noi diciamo di ridurre l'orario di lavoro, perché deve essere un orario di lavoro di quarantacinque ore, perché non poniamo dei problemi dei turni. Se il lavoratore è messo in migliori, se chiediamo degli interventi per cui il lavoro non può essere di un minuto, due, due minuti, ma deve essere la catena di montaggio, la devi, come sta facendo già l'America, gli altri paesi, la Germania, come fa il Giappone e ho detto, ma per quale motivo l'Italia deve essere, rimanere ferma al fordismo degli anni '30 o degli anni '40? E allora c'è questa riunione. Lui dice che la contrattazione aziendale è la distruzione, il corporativismo, fa un intervento terribilista, non saprei come dire. E Donat-Cattin si inquieta e gli dice che lui 01:03:00 ritiene giuste le ragioni che pone il sindacato, non giuste, ragionevoli, discutiamo, valutiamole e allora Costa gli dice: lei fa il ministro dei lavoratori, io chiedo al governo di avere un ministro degli imprenditori. Al che, al che Donat-Cattin gli risponde duramente e gli dice: lei non può pigliare in giro, chi governa si assume le responsabilità. Non ci può essere un ministro degli imprenditori, il ministro, il governo che c'è ha una sua base democratica e ha il dovere di risolvere non, non ha il dovere di aiutare. 01:04:00
Davide Conti: 01:04:00 Di prendere parte per...
Giorgio Benvenuto: 01:04:03 E quindi e quindi questo per dirti perché il ruolo di Donat-Cattin e ti racconterò anche altri fatti. Quindi cambia il sindacato, perché il vecchio sindacato con i direttivi, i segretari, le riunioni a Roma, i discorsi per preparare non sono più adatti. Il paese cresciuto e questi giovani vogliono viverlo.
Davide Conti: 01:04:34 Si erano affacciati i tempi nuovi avrebbe detto...
Giorgio Benvenuto: 01:04:38 Viverlo, ed è cioè è un problema, perché tu devi cambiare quello che è fondamentale, che se tu vuoi cambiare il mondo, devi cambiare anche tu, non puoi cambiare. Il problema che abbiamo oggi è che tu devi capire che devi cambiare la situazione, che dopo quello che è avvenuto bisogna ragionare, trovare nuovi 01:05:00 strumenti. Se tu hai paura dell'innovazione tecnologica, hai paura dell'intelligenza artificiale, devi avere paura se non la conosci, se non contratti, se non discuti, se non approfondisci i problemi. Ma i vecchi sindacati, quelli prima del fascismo avevano la fiducia nel futuro, dicevano nel futuro e nell'avvenire e nel futuro i miglioramenti, il progresso e la nostra battaglia e i giornali, se tu, io penso sempre che hanno un significato simbolico i giornali di allora, se tu pensi, sono proprio al centro di questo cambiamento che avviene negli anni '70. Perché uno si chiama Avanti, andiamo avanti, un altro dice Unità e l'altro dice Popolo. Popolo 01:06:00 nel senso che c'hai l'attenzione, la Chiesa che è cambiata con la Rerum Novarum e questi sono i, il sindacato non deve avere paura. Quando Costa parla, fa una rappresentazione della situazione dei scioperi cattivi, delle violenze, del terrorismo eccetera. E' un errore e Agnelli e Pirelli criticano fortemente la Confindustria. Non solo la criticano, fanno un documento, fanno un documento importante, il documento che conosciuto Agnelli-Pirelli e hanno anche altri imprenditori che si muovono in questa direzione e contestano la Confindustria, ci sono delle posizioni che sono contrarie, ma contestano 01:07:00 la cosa ridicola che il contratto dell'autunno caldo, lo firmano i metalmeccanici, solo i metalmeccanici, senza le confederazioni, perché è un atto di autonomia, non sto facendo un altro contratto. E per la Confindustria Donat-Cattin deve chiamare il direttore generale della Confindustria, Mattei si chiamava, famoso perché era stato un direttore generale all'epoca delle Corporazioni fasciste, il quale fa lui l'accordo, perché la Confindustria non trova nessuno che è in grado e non ci sono le imprese metalmeccaniche. Naturalmente Agnelli poi andrà a dirigere la Confindustria, farà due anni della Confindustria e innova. Poi abbiamo tanti problemi, ma innova perché 01:08:00 con Agnelli io ho fatto il segretario dei metalmeccanici e poi della UIL, non ci sono stati più scioperi divisi. Lui non ha fatto più politiche, fino a quando poi abbiamo avuto la rottura, ma per colpa nostra, dell'accordo sulla scala mobile nell'89, non ci saranno. Abbiamo sempre discusso in tre, sempre fatto in tre, sono sempre stati coinvolti e lui ci presenta tramite il fratello il nuovo modo di fare l'automobile, cioè modifica la catena di montaggio e vengono, e sì dice, noi gli dicevamo che non è un atto di paternalismo, è un atto intelligente anche lui, perché fa una cosa che fa bene ai lavoratori e fa bene anche alle imprese, 01:09:00 perché le imprese diventano più competitive, ma i lavoratori diventano più sicuri, perché elimin, i robot Introducono, sono una delle prime cose che vengono fatte in Europa con i robot, che eliminano tutto il problema della lastraferratura, della verniciatura, che è stato un cimitero per tanti lavoratori e poi cambia l'impresa. Cambia l'impresa, la catena di montaggio era costruita per non dare fastidi alla catena di montaggio. Vedi i vecchi film, vedi Chaplin e la cosa peggiore, il lavoro più brutto era quello che, non era tanto la verniciatura, perché ti mettevano, ma non era sufficiente, le palandrane per evitar, ma perché tu dovevi, c'erano 01:10:00 come dei fossi, dove la macchina veniva portata giù e tu dovevi girare lì, quindi era sempre con le mani alzate, ma in un ambiente.
Davide Conti: 01:10:16 Malsano.
Giorgio Benvenuto: 01:10:17 Come tu immagini, privo di respiro, oppressivo. E quindi un nuovo, noi con i delegati facciamo queste conferenze, parliamo, parliamo un nuovo modo di fare le fabbriche, di lavorare nelle fabbriche...
Davide Conti: 01:10:35 E anche questo la, uno dei portati più innovativi del, dell'autunno caldo, cioè la riorganizzazione dell'intendimento, di come si lavora dentro la fabbrica. Forse questo è uno degli elementi maggiormente qualificanti di quell'esperienza.
Giorgio Benvenuto: 01:10:53 Sì, perché è quello che forse oggi ci, cioè è una soluzione che oggi si può fare anche meglio, perché oggi tu hai la digitalizzazione, hai l'accesso alla cultura, alla conoscenza che è straordinario e quindi puoi fare meglio di allora. Allora eravamo un po' dei pionieri, ma quello che è importante è che i delegati sono anche un elemento di partecipazione, di coinvolgimento dei lavoratori. È una cosa difficile, noi abbiamo anche dei problemi perché c'è una vecchia cultura, perché c'è una cultura di antagonismo. Invece i metalmeccanici si pongono un problema che non è quello della rivoluzione di classe. Ha lasciato Bruno Trentin nel suo, Diari, nei suoi ultimi libri dice: la cosa più importante è la 01:12:00 libertà. E la libertà deve essere anche delle opportunità di vita. La vera eguaglianza è quella, se io ho l'eguaglianza, ma non ho la libertà, che ci faccio, dice, la libertà e lui è stato, con lui abbiamo fatto delle cose importanti, per cercare anche di convincere questi. Perché se tu, ma convincere anche i lavoratori, abbiamo dovuto fare la battaglia con il terrorismo, perché se tu avrai sempre uno spazio di dissenso dialettico, cioè io, interessa, sono i lavoratori, loro interessano l'impresa. Tu non li devi mettere uno, i lavoratori che poi diventano impresa, come in Unione Sovietica, che diventano burocrazia o viceversa. Allora tu devi lasciare questo spazio, che sarà sempre ragionevole ma conflittuale, 01:13:00 perché ci sono le priorità, ma tu devi trovare un modo di gestire questa innovazione come partecipazione, come io uso la parola, come collaborazione. Perché un operaio è in grado di spiegare meglio a un avvocato, a un professore, a un direttore quali sono i problemi. E non ti lavi la coscienza perché metti quella, quella, metti la busta dei tuoi suggerimenti. Fa ridere, tu devi discutere perché ti dice quali possono essere e questo sarà sempre più necessario. La spinta e questo spiega perché noi diciamo: facciamo il contratto, ma un contratto non risolve i problemi. Noi dobbiamo avere una strategia come metalmeccanici. Il contratto deve affermare innanzitutto questi problemi essenziali, l'orario 01:14:00 e il salario, perché erano indietro e deve riconoscere il sindacato e i lavoratori, i diritti, i diritti perché non c'erano. Tu, lo sciopero ti potevano licenziare con un gesto della, senza spiegare quello che c'era. Allora noi diciamo lo Statuto dei Lavoratori lo anticipiamo, no lo hanno scritto in Parlamento solo, l'abbiamo scritto prima nel contratto di...
Davide Conti: 01:14:36 Di fatto il contratto dei metalmeccanici.
Giorgio Benvenuto: 01:14:38 Ma lì sono stati due uomini intelligenti, Brodolini e Donat-Cattin. Il contratto è Gino Giugni. E Gino Giugni poi è stato l'estensore Donat, Brodolini che fece approvare lo Statuto...
Davide Conti: 01:14:57 E' stato il padre dello Statuto...
Giorgio Benvenuto: 01:14:58 Lo Statuto, poi morì giovanissimo a quarantanove anni morì. Lui disse a Gino, diciamo così, e a Gino Giugni gli disse: mi raccomando, sorveglia il Parlamento, fai in modo che il eh, lo Statuto non è più quello dei lavoratori, ma diventi lo Statuto dei lavativi, quindi, questo e Brodolini è una figura non, io l'ho conosciuto, anche lui viene dal Partito d'Azione. Lui fece delle cose in pochi mesi, ha fatto più lui che qualunque altro ministro del Lavoro. Eliminò le zone salariali, eliminò le zone salariali, fece e impostò le pensioni, fece, appoggiò le cose sulla contrattazione aziendale, fece lo Statuto dei Lavoratori. È la cosa più bella di questo, perché bisogna riconoscere queste 01:16:00 persone, lui era malato con un tumore al, alla gola non riusciva a parlare, andava a parlare, si era fatto fare una macchinetta che parlava, quando parlava eravamo tutti silenziosi e ci fu Avola e lui andò ad Avola, dove la polizia sparò in maniera spietata a dei poveri braccianti che avevano fatto, occupato, fermato quante volte fermano e, e disse, giurò lì che lui avrebbe fatto lo Statuto dei Lavoratori. Non andò in una fabbrica. Andò tra quelli che sono stati i primi lavoratori, i contadini. E non andò in un'azienda del Nord. Andò a dirlo dove i diritti erano meno rispettati, nel Sud. E loro sono stati, lo Statuto dei Lavoratori come 01:17:00 dico è stato il secondo accordo, contratto che facciamo nel '73 e diciamo dobbiamo fare un altro passo in avanti. Se io ho i diritti, diritto di assemblea, i delegati che sono riconosciuti il, eh diritto di, di guardare in faccia il padrone, quando ci sono queste cose io devo sapere, devo conoscere. E facciamo le centocinquanta ore perché tu devi sapere, devi sapere, se no come puoi rappresentare qualcuno? Solo col sentimento o con la violenza? Tu lo devi fare anche con la capacità di saper, avere il convincimento. E facciamo le centocinquanta ore...
Davide Conti: 01:17:53 Che lo ricordiamo, lo ricordiamo, erano delle ore all'interno delle quali i lavoratori potevano formare la loro cultura.
Giorgio Benvenuto: 01:18:03 Sì, perchè avevano dato la possibilità di avere la licenza media a tutti, ma gli operai non erano rientrati. Ci furono 800.000 metalmeccanici che presero la licenza media e io posso assicurare nella mia esperienza, che alcuni di loro erano, avevano una conoscenza, una cultura molte volte che mi metteva, faceva felice, anche più bravi, più delle queste intelligenze straordinarie di queste persone. E che richiama, ma non è, è una cosa che i giovani hanno riscoperto nel passato, perché la prima idea di Statuto dei Lavoratori di scuole e di università, per i lavoratori l'ha fatta Filippo Turati. Filippo Turati in 01:19:00 un discorso, Rifare l'Italia, nel 1920 dice: bisogna fare lo Statuto dei Lavoratori. E i lavoratori non, devono essere considerati in fabbrica come se fosse una loro casa, sono dei condomini e quindi noi poniamo questo. Naturalmente c'è la Federmeccanica, perché Agnelli ha già fatto fare un passo in avanti, ha fatto costituire la Federmeccanica, cioè se si va a trattare un contratto di categoria, poi riferirà alla Confederazione. Ma la trattativa la deve fare chi è nella categoria. Non è che si comanda bacchetta e lì viene fuori la storia che ci domandano, ma questo disprezzo per gli operai, no? Gli operai 01:20:00 devono essere ignoranti, bevitori di vino e non so che, scansafatiche. Allora c'era Mortillaro che era, che noi chiamavamo Lotta Continua degli imprenditori, perché con lui non era mai possibile fare cose di questo genere. E lui dice: eh, che storia! Diciamo che possono fare le centocinquanta ore, se gli si insegna come devono lavorare. L'idea fissa, no? Ho detto devono sapere anche conoscere, com'è la storia, come sono le altre cose, allora si viene un lavoratore mi chiede: perché le centocinquanta ore? Mi chiede di suonare il clavicembalo. Sì, anche per suonare è diventata una storia. Nessuno ha chiesto di suonare il clavicembalo, ma ho detto solo nel metalmeccanici 800.000, quindi noi 01:21:00 facciamo questo discorso. E l'inquadramento unico, prima l'inquadramento era impiegati, operai, intermedi. Tre classi diverse. I metalmeccanici già nel 1946 avevano detto che erano tutti uguali ed erano iscritti nel sindacato. Noi chiediamo che ci sia un inquadramento unico, loro propongono dei passaggi automatici, noi siamo contro i passaggi automatici e contro gli scatti di anzianità, perché non è che uno è più bravo perché, ma se uno studia, se uno si forma ha diritto di poter andare avanti e facciamo questo inquadramento unico, prima con le Partecipazioni Statali, poi lì e affrontiamo il discorso che il sindacato deve essere consultato, sentito 01:22:00 perché se ci sono delle scelte strategiche dell'azienda e queste scelte è bene che coinvolgono il mondo del lavoro. Quindi se ci sono delle innovazioni, come quando e dove produrre devono essere un argomento non di trattativa, ma è importante per me sapere come lo vivono, come partecipano. E nel terzo contratto del '76, sempre fatto da noi, perché noi non volevamo le confederazioni, noi facciamo un'altra cosa importante, il diritto ad avere le informazioni da parte delle aziende. Perché diciamo, se noi sappiamo quali sono le vostre decisioni, evitiamo delle guerre per errore. Vediamo come si può trovare un modo per affrontare nuovi modi di produzione, di produzione, 01:23:00 nuove destinazioni, nuove variazioni dei turni. E il, sono tre contratti che fanno parte di un'unica strategia nella quale e ci ha dato forza, ci ha dato forza perché ha permesso e ci ha dato forza, anche di sconfiggere il terrorismo, perché la base che noi avevamo e che tu devi tutelare i diritti, ma la scorciatoia del terrorismo non è quella che porta lì. E qui il sindacato aveva fatto una sottovalutazione, per ragione ideologica e l'aveva fatta perché noi avevamo dovuto combattere un'altra forma di terrorismo, lo stragismo.
Davide Conti: 01:23:49 Ci arriveremo tra pochissimo. Passiamo ad alcuni episodi, alcuni snodi fondamentali dell'autunno caldo. Il 19 novembre del 1969, 01:24:00 con lo sciopero per il diritto alla casa a Milano, si verifica la morte dell'agente Antonio Annarumma nel corso di incidenti a margine, diciamo a latere del, della manifestazione. È un momento molto particolare, perché viene utilizzato quell'episodio drammatico per rivolgere contro il sindacato diciamo così, una lettura da parte delle, delle componenti più conservatrici del nostro paese.
Giorgio Benvenuto: 01:24:32 Sì. Lì la strategia è molto complessa. Noi abbiamo fatto un accordo con le confederazioni, nelle quali poniamo alle confederazioni il problema di accompagnare la battaglia dei metalmeccanici che non è corporativa, in una battaglia che si inserisca in un discorso più generale, 01:25:00 perché non puoi far fare alla fabbrica tutti i costi dell'inefficienza dello Stato e viene deciso di fare questo sciopero per la casa. È un famoso, unitario, a Milano deve parlare Storti, capitano degli incidenti. Viene ucciso Annarumma in un incidente. Poi la magistratura farà molti indagini. Sembra che sia stata, nella confusione non ci sia stato una persona che lo abbia voluto uccidere, però la cosa viene strumentalizzata. E noi commettiamo un errore. Lo dirò dopo. Avviene questa cosa 01:26:00 il paese, i giornali, la televisione, mondo politico, questi pazzi che stanno facendo, portano, veniamo chiamati da Donat-Cattin. Io sono andato a fare un comizio a La Spezia, così pure anche Macario, era allora il segretario, era andato da, in un'altra città, eravamo fuori, c'era lo sciopero generale che aveva avuto un successo clamoroso. Tutti i treni fermi, i negozi chiusi, perché il problema della casa era fortemente sentito. Mi devono prendere una macchina, accompagnarmi. Arrivo di corsa in tempo a via Flavia, Donat-Cattin, c'è già Trentin e Macario ci dice: mi dispiace, ma io ho avuto ordine di fare una 01:27:00 mediazione con le confederazioni e non si può andare avanti. C'è il rischio, ci sono rischi. Cioè i poliziotti asserragliati nelle caserme, i carabinieri. Cioè avevamo Donat-Cattin che era pieno di problemi. Tutti e tre come se ci fossimo parlati prima, non avevamo potuto in modi diversi gli diciamo che non siamo assolutamente d'accordo. Non siamo assolutamente d'accordo perché gli diciamo se tu fai, chiami le confederazioni è la dimostrazione che è colpa dei sindacati aver determinato la morte di Annarumma. E noi non abbiamo, non abbiamo fatto noi. Non c'è stata mai nessun attacco alla polizia. Allora lui dice: sentite, 01:28:00 prende il telefono, questa telefonata è registrata, l'abbiamo salvata diciamo così. E chiama Rumor che era il Presidente. Allora ci sentivamo benissimo e quindi non c'era bisogno del vivavoce, perché Rumor urlava e aggredisce Donat-Cattin e gli dice: devi insistere! Questi sono pazzi! Dice: qui abbiamo un colpo di stato, come in Grecia, il colonnello, fa un intervento poi registrato. Non esagero nessuna cosa, devi insistere e gli sbatte il telefono in faccia. E lui dice: vedete, alto, ma perché non parli con Moro? Non mi ricordo chi gliel'ha detto, credo Macario. Perché non parli con Moro? Ma ora Moro è sempre stato 01:29:00 considerato uno prudente, attento, che ragiona. E Donat-Cattin non sentiva i consigli di nessuno, ma di Moro sì. Chiama Moro, racconta a Moro come stanno le cose e dice: i sindacati mi dicono che, dei metalmeccanici che non vogliono e dicono una, dicono però come facciamo? Allora Moro dice: hanno ragione i sindacati, dì a Moro, che gli telefonerò anche...
Davide Conti: 01:29:36 A Rumor, che...
Giorgio Benvenuto: 01:29:38 Non, è un errore troncare la trattativa e ricorrere a una mediazione. Qualunque mediazione te la respingeranno i padroni e tu avrai messo fuori gioco il sindacato e quindi questa è la priorità. L'errore che commettiamo noi, a 01:30:00 Milano succede cose incredibili. Ci sono i funerali di Annarumma. E eh, i metalmeccanici e i sindacati non vanno ai funerali: errore. Ci va Capanna, ci va Capanna, ci vanno i gruppi giovani.
Davide Conti: 01:30:22 Capanna che sarà aggredito dalla...
Giorgio Benvenuto: 01:30:24 Sì, ci vanno e il cimitero, va il cimitero, deve andare al cimitero e c'è il corteo funebre e in questa situazione intervengono addirittura i fascisti, movimenti fascisti di estrema destra. E sono quelli che portano i labari, che portano addirittura il segno che sono dei 01:31:00 resistenti della Repubblica di Salò, che hanno ucciso questo figlio di operai, perché era uno come un lavoratore. Si scatena la piazza, Capanna è salvato per miracolo, perché lo vogliono linciare e aggrediscono delle persone che capitano lì. Un errore che non abbiamo mai più ripetuto, perché noi non andammo lì, perché pensavamo anche sotto le spinte dei partiti della Confederazione...A me mi telefonò anche Nenni, dice: state attenti, non tirate la corda. Perché loro ricordavano che quando ci sono queste cose, tu devi essere sul posto. E questo fu un errore, che poi recuperammo perché aprimmo il discorso con i lavoratori della polizia e dicemmo: anche voi siete degli 01:32:00 sfruttati, non avete turni, non avete un sindacato, ma i lavoratori non possono essere...E quindi quello, quello stendardo che portavamo, disarmo della polizia, noi lo aboliamo e dicemmo sindacato di polizia, questo per dire. Ma quello fu il momento più tragico perché non avviene la mediazione, però le confederazioni e la Confindustria è il Governo ci dicono: non fate la manifestazione di Torino, perché era già di Torino. La manifestazione di Roma era già programmata, perché noi avevamo detto tre manifestazioni, una a Torino, una a Roma e una a Napoli. Erano le tre cose che dovevamo fare assieme. E perché noi facevamo la manifestazione, 01:33:00 questo si è dimenticato a Piazza Venezia, dove c'era la Confindustria. La Confindustria non è come oggi all'EUR, era, era lì e ci chiamano, ci chiama il Ministro degli Interni Restivo, antisindacale. Lui, siciliano e però saggio e dice: non potete attraversare Roma, non potete andare alla sede di Piazza Venezia, perché che fate, distruggete eccetera, succedono degli incidenti. Andate e fate il comizio fuori Roma, passate attorno alle mura, sotto i sottovia che erano stati fatti all'epoca e noi rifiutiamo. 01:34:00 Però il sindacalista deve sempre trattare, deve dare una via di uscita all'altro. E Pio Galli, che poi sarà segretario dei metalmeccanici, partigiano comunista, segretario organizzativa, ma dice, lo chiama eccellenza, perché sapeva, dice: guardi che sotto, mandare i cortei nei sottopassi è pericoloso, uno butta la bomba da sopra, succede una catastrofe, glielo dico, sa, io sono stato partigiano, ho fatto la Resistenza, fatto, so come succedono queste cose e quindi non si può. E allora Trentin gli dice: va bene, non facciamo la manifestazione 01:35:00 a Piazza Venezia, la facciamo a Piazza del Popolo. Attraversiamo la città e a quel punto Restivo aveva qualcosa, aveva il fatto che noi non la facevamo davanti alla Confindustria. Piazza del Popolo è centrale, ma è una piazza che non richiama. Però chiediamo due cose e Restivo ce le dà, non fa le scenate, la scena di Donat-Cattin con Rumor, perché penso che anche lui è convinto. Dice: voi chiedete, si può fare, fate due cortei, dice lui e li fate in posti che sono gestibili, corteo alla Stazione Termini e alla stazione, lì alla Piramide. Questi 01:36:00 cortei passano per il centro, perché via Cavour, Santa Maria Maggiore cioè e dice però, dice: voi dovete garantirmi che non succedono, siete responsabili. Allora noi gli diciamo, ci pigliamo tutta la responsabilità, non fate intervenire la polizia e i carabinieri, facciamo noi l'ordine pubblico.
Davide Conti: 01:36:37 Il servizio d'ordine.
Giorgio Benvenuto: 01:36:38 Facciamo e non c'è stato un incidente, otto ore sono stati. E la cosa più bella che devo raccontare, che ha dato poi come tu dici poi la vittoria. E questi cortei nessuno avrebbe, era la prima manifestazione di 01:37:00 massa che si faceva in Italia dopo la morte di Togliatti. Non c'erano state e c'è questo corteo imponente alla Stazione Termini e questo corteo imponente che c'è alla Piramide. Si incontrano i due cortei, lì dove il Circo Massimo, dove c'è la FAO, si vedono questi due cortei con le scritte. Noi siamo tutti nel corteo, perché c'era, eravamo andati a accogliere con i treni, quindi eravamo tutti nel corteo che scendeva da via Cavour. Si vedono questi due cortei che si avvicinano. A un certo punto si fermano perché ognuno pensava di essere solo lui già 01:38:00 tanti, a vederne tanti altri dall'altra parte, vedono che sono tanti e succede una cosa imprevedibile, meravigliosa per me. Le persone, gli operai che sono lì si commuovono, corrono, lasciano e si abbracciano. Quindi c'è questa, alcuni piangono perché per loro è il riscatto e il riscatto è il fatto della manifestazione che riesce, è il fatto che non è una manifestazione pilotata dal Governo, da questo partito, da questa, ma che sono tutti i lavoratori e io penso che quella immagine che poi è stata ripresa, le fotografie che ci sono, i ricordi di questi lavoratori, di questa loro partecipazione, che hanno viaggiato fino all'ultimo, non si sapeva se si faceva, non si faceva, sono 01:39:00 stati il fattore determinante che ci fa fare subito l'accordo con la, eh in, diciamo così le aziende a partecipazione statale e poi ci stava portando a fare quell'accordo. E qui ti racconto anche l'altra questione, quella di Piazza Fontana.
Davide Conti: 01:39:22 Siamo al 28 novembre 1969 con la grande manifestazione di Roma. Ecco, l'ultima domanda su questo vuole essere un ricordo estremamente personale. Che cosa ha significato parlare a quella piazza?
Giorgio Benvenuto: 01:39:40 Ma diciamo così, abbiamo fatto, non avevo, avevo. Come potrei dire? Avevo la soddisfazione e una carica che mi dava la gente, cioè tu cambi 01:40:00 quando parli. Se hai dei dolori, se hai dei problemi, delle amnesie, delle cose, quando, vedere questa piazza piena di, con questi cartelli che erano i più diversi, anche molti, alcuni polemici e poi anche li, facemmo un'altra cosa, dice: noi dobbiamo essere, la gente ci deve capire che siamo di una sola parola. Non facemmo salire sulla sede del comizio i segretari generali della CGIL, della CISL e della UIL. Perché? Perché il sindacato era diviso. La UIL era, eh aveva perso il congresso, la UILM metalmeccanici col 49%, la FIM l'aveva perso 01:41:00 anche peggio, per tre voti non, una, un punto di...E noi non potevamo avere Storti e Vanni lì e allora però, non potevamo metterci Novella, perché Novella non aveva fatto queste cose. Allora, chi lo dice a Novella? Eh, ne parliamo in tre, in quattro, c'era anche Carniti. E Trentin dice: ma chi lo va a dire a Novella, Trentin non salire sul palco? E allora Carniti gli fa: eh, diglielo, vedrai che ti darà ragione e infatti non salì, non disse, non protestò. E quindi fummo solo noi tre che e che parlammo ed eri, cioè infatti secondo me, io 01:42:00 due ricordi ho di, ne ho fatti tanti come immagini, ma dove ho un ricordo commosso, sono di tre iniziative. Di questa, di quando hanno rapito Moro, perché noi andammo a parlare a Piazza San Giovanni, in una piazza dove non c'era il palco, dove c'era un camion da cui tu parlavi. E poi quando ci fu una manifestazione dei metalmeccanici e avevano ucciso a Bologna un studente e pur avendo problemi difficili con gli studenti, ti ricordi quelle cose.
Davide Conti: 01:42:47 Francesco Lorusso.
Giorgio Benvenuto: 01:42:49 E io mi ricordo che si commossero. C'erano lavoratori, pochi studenti, ma fu una cosa che ci riavvicinò anche allora. Sono 01:43:00 i tre ricordi dove tu hai una spinta, una motivazione, una freschezza, non saprei come dire ma, mai avuto eh, preoccupazioni.
Davide Conti: 01:43:12 E arriviamo quindi al giorno del 12 dicembre 1969.
Giorgio Benvenuto: 01:43:18 Siamo in discesa.
Davide Conti: 01:43:19 Quella mattina il Senato vota in prima lettura l'approvazione dello Statuto dei Lavoratori, che poi diventerà legge il 20 maggio 1900...
Giorgio Benvenuto: 01:43:28 Il pomeriggio avviene l'attentato,
Davide Conti: 01:43:30 Il pomeriggio.
Giorgio Benvenuto: 01:43:30 Poi arrivano le voci che c'è anche un attentato alla Banca Nazionale del Lavoro, che era vicinissima, poi a Palazzo Venezia, poi attentato a Bologna, di una bomba che non esplode pure a Milano. Allora noi, siamo lì vedi come quando noi siamo convinti, perché abbiamo in tasca il contratto che non abbiamo però firmato, perché dice se lo firmiamo, poi la Confindustria ci fa 01:44:00 fare delle modifiche in peggio, in peius come sempre fatto. Allora lo teniamo lì, abbiamo fatto il contratto con le piccole aziende, con la Confapi, sono stati fatti altri accordi perché l'autunno caldo, c'erano momenti generali e diciamo facciamo la Confindustria, la Confindustria sta facendo la resistenza finale sulla contrattazione aziendale, ci sta logorando e capita che arriva questa notizia. Arriva questa notizia, è un crescendo di notizie, allora bisogna interrompere i contatti. Rimandiamo tutti, tutte le persone sui posti di lavoro perché essendo vicino, ci saranno state sei-settecento dirigenti e anche Donat-Cattin. Gli altri, cioè il governo, andiamo tutti nella 01:45:00 sede della UIL, nella piccola sede che è a via Sallustiana e qui proprio vicino e mi ricordo che siamo lì per aspettare quello che avviene. I telefoni allora, non esistevano i potenti mezzi di oggi. Mando a comprare d'urgenza una televisione, perché c'è la televisione che fa i servizi e mi ricordo tutti lì seduti, quelli che non erano partiti a, a vedere. Vediamo quello che avviene e poi discutiamo tra di noi. E Macario dice: questa volta ai funerali noi ci andiamo. Disco rosso da parte delle confederazioni, da parte dei partiti, cioè Nenni mi telefona quasi piangendo, dicendo: non fate la manifestazione, avviene, il 01:46:00 segretario del partito eh, estremista, i socialisti, allora c'era il PSIUP,
Davide Conti: 01:46:11 PSIUP.
Giorgio Benvenuto: 01:46:11 Dice io non sono, mi avete preso per un agente funebre, io non vado, dò l'autorizzazione per andare a un grande funerale di operai, perché lui con quello che era successo presume che chissà che cosa succede a, a Milano e quindi ci troviamo in una situazione. Cosa capita? Capita che ci telefonano da Milano, la Camera del Lavoro, l'Unione della CISL e la Camera sindacale della UIL. Non mi ricordo tutti i nomi, mi ricordo un Polotti e non mi ricordo il nome del segretario della CGIL e della CISL. 01:47:00 Ci telefonano e ci dicono che è un errore, che bisogna andare ai funerali, diventa una cosa...Loro hanno telefonato alle confederazioni, sono stati maltrattati perché dice che non capiscono, che l'Italia è sull'orlo di una guerra civile, che lì può essere un'ecatombe e questo non favorisce eh, il mondo del lavoro. Dice sappiamo quello che c'è stato, figuriamoci su queste cose. E allora qui c'è l'intelligenza dei milanesi, di Polotti. Polotti è stato un dirigente, è stato presidente della Fondazione Kuliscioff e Turati, è stato assessore per tanti anni, parlamentare. 01:48:00 Lui è però considerato il moderato, il moderato della, perché la CGIL era la CGIL. Era la...
Davide Conti: 01:48:11 La componente di sinistra
Giorgio Benvenuto: 01:48:12 Poi in quegli anni era e di lì, allora dice: facciamo una cosa, riuniamo i tre organismi assieme di UIL, CISL e CGIL. Questo fatto io non lo sapevo, me lo ha raccontato Ghezzi che è il presidente, è stato presidente della Fondazione Di Vittorio. Loro fanno una riunione e decidono che la proposta di andare ai funerali deve essere fatta da un dirigente della UIL, che era stato dirigente comunista. Aveva fatto 01:49:00 naturalmente la guerra di liberazione, poi con i fatti d'Ungheria era venuto nella UIL, era diventato socialdemocratico ed era se Polotti era un moderato, lui era ipermoderato, lui dice se fa lui, noi non possiamo dire che noi siamo contrari e infatti si fa questa riunione. Ghezzi ricorda che fa un intervento appassionato, dice: noi andiamo con le famiglie, con tutti, andiamo ai funerali, non parliamo, facciamo uno sciopero, andiamo nelle scuole, fuori dalle fabbriche, ma non facciamo, non diciamo che devono andare. Gli diciamo che noi andiamo a onorare questi martiri. Passa questa decisione alla unanimità e a quel punto il PCI, 01:50:00 Pecchioli ci ripensa eh, perché i comunisti non sono mai avventurieri e decidono di fare questo, di questa manifestazione e decidono che alla manifestazione vanno praticamente anche i dirigenti più importanti. Ci va Pertini, chiedono che vada Pertini ai funerali...
Davide Conti: 01:50:35 Che era Presidente della Camera, all'epoca...
Giorgio Benvenuto: 01:50:37 Presidente della Camera. Lo chiedono espressamente e lui va, va, va lì. Quindi c'è la presenza di Rumor per il Senato, mandano Viglianesi, che è un ex sindacalista. E io penso che una delle cose più straordinarie è conservato dalla televisione 01:51:00 di Stato, dalle altre, è questo funerale, perché tu vedi questa Piazza Duomo sconfinata, piena e poi vedi accanto le famiglie, ma vedi gli operai con le tute blu e vedi, c'erano i dipendenti della Montecatini che avevano la tuta bianca, le donne, cioè, vedi questo insieme di popolo, di persone. Non c'è un manifesto, non c'è un cartello, non ci sono parole d'ordine. Sono tutti quanti lì e c'è anche il cielo che sembra, come dire particolare, cioè fa parte di questo scenario e si sente solo la, il ricordo che viene fatto dal sacerdote. È una cosa 01:52:00 di una straordinaria forza e bellezza, cioè non, nessuno, tu vedi i visi di queste persone, cioè non c'è nessuno col telefonino, nessuno che parla, tutti compresi. Sono 100.000 persone sono, c'è una partecipazione corale straordinaria e tu immagini che fatto. Tre giorni e tre notti, facciamo una trattativa continua e si fa l'accordo. Firmate? No. Facciamo la votazione dai lavoratori, preceduta dalle assemblee per sapere qual è il loro giudizio ed è il primo contratto che si fa con la votazione, con le assemblee. Ecco perché il contratto fatto il 23 dicembre porta la firma dell'8 01:53:00 gennaio.
Davide Conti: 01:53:03 Gennaio. Davvero, è un passo epocale.
Giorgio Benvenuto: 01:53:05 Io penso che Piazza Fontana ha ridato una straordinaria, ha fatto fare l'accordo, ha cambiato il sindacato, perché dove vedi questa spinta, ma vedi anche una consapevolezza, cioè di un sindacato non salarialista, ma di un sindacato che si pone, viene fatto il delegato per la sicurezza. Tu immagina, vengono affrontate, questo problema di un sindacato che trova molti consensi anche non solo sulla fabbrica,
Davide Conti: 01:53:43 fuori nella società...
Giorgio Benvenuto: 01:53:43 Cioè diventa quello che poi è stato detto, sindacato soggetto politico.
Davide Conti: 01:53:49 Il pan-sindacalismo si diceva all'epoca...
Giorgio Benvenuto: 01:53:52 Lo dice anche Scalfari, perché lui dice:, dobbiamo dire grazie ai metalmeccanici perché in quegli anni dove c'era la paura cioè la paura, la cosa peggiore che ci possa essere, perché se tu hai paura sei finito. L'altro ti fa tutte le prepotenze di questo mondo.
Davide Conti: 01:54:11 Ecco, forse la reazione operaia contro quella paura è stato...
Giorgio Benvenuto: 01:54:17 Io ero sfinito, stanco. Infatti dico sempre scherzando, che ho passato più notti al Ministero che con mia moglie, perché facevamo giorno e notte, perché non volevamo che si interrompesse no, questa cosa qui. Andai a fare una assemblea alla VOXON e andai a parlare, era la gran parte erano operaie e operai, ma i delegati erano ancora tutti maschili. Erano eh, che erano trattati come nababbi, lì ci fu un trionfo che tu non hai l'idea. 01:55:00 Erano più di mille persone che lavoravano lì, la felicità, perché nessuno poteva credere, perché tu hai le quaranta ore che hanno cambiato anche il modo di vivere. Fatta con ragionevolezza, con le scadenze, poi hai diritti dei, l'assemblea che tu puoi fa, i delegati, cioè tu prima avevi, lì c'erano sette membri di commissione interna per mille persone, come poteva no, no? E quindi c'è un modo di, una partecipazione, poi il sindacato che appare nei dibattiti, tu non senti solo il disco eh, del regime come...E cambia proprio il sindacato, cambia. Poi infatti io dico, quel cambiamento ha poi consentito di affrontare questo momento 01:56:00 difficile che è stato il terrorismo, che è stata la crisi economica, quando ci fu l'accordo dei contratti dell'autunno caldo, fu un'opera di riequilibrio, perché l'inflazione non aumentò nel '71-'72. L'inflazione è aumentata nel nostro, nel mondo quando ci fu la decisione degli Stati Uniti di cambiare di...
Davide Conti: 01:56:29 Di uscire...
Giorgio Benvenuto: 01:56:29 Modificare, di annullare Bretton Wood e quindi e infatti noi abbiamo fatto tutte le statistiche. Lì credo che un problema, la gente voleva il cambiamento. Questa è la mia opinione, questa la mia opinione, voleva il cambiamento nel nostro paese cioè e quindi c'erano i diritti, vennero i diritti anche civili. Il diritto del divorzio, lo 01:57:00 spazio delle donne, dei ragazzi eccetera, però voleva un cambio. Io penso che i metalmeccanici volevano l'alternativa. Le confederazioni erano più prudenti, perché c'era chi le voleva, chi non le voleva, c'era poi, voi della UIL e della CISL dovete saperlo meglio di noi. E io penso che si è, non si è utilizzata quella possibilità fino in fondo, perché quando ci fu questo attentato, di cui ricorrono anche, attentato in Cile, il PCI cambiò la strategia, cioè mentre prima era per l'alternativa, i socialisti erano per l'alternativa, le ACLI erano per l'alternativa, la CISL aveva praticamente, nacque questa idea del compromesso 01:58:00 storico...
Davide Conti: 01:58:01 Ne parleremo del 50° del golpe in Cile, dell'11 settembre del 1973. Un'ultima considerazione proprio su Piazza Fontana, quale fu la percezione nel mondo del lavoro di quell'attentato? Come venne interpretato?
Giorgio Benvenuto: 01:58:18 Positivamente. Ma anche la cultura, ci sono, io infatti ho detto devo avere tempo di raccontare come ha influito sulla cultura, come è stato rivalutato Pasolini, perché Pasolini non è stato trattato bene. Questa è la mia...
Davide Conti: 01:58:38 Non c'è dubbio.
Giorgio Benvenuto: 01:58:39 ...Opinione. La seconda, ricorda il film, quando parla, fanno questi film e quando c'è film comici, film seri che parlano i metalmeccanici, compagni. Ci sono dei film bellissimi, un po'come era avvenuto con quei film che 01:59:00 ebbero il successo della cinematografia italiana. Poi questo successo del sindacalista che veniva chiamato, si parlava nei dibattiti, questa televisione che cambia, si amplia. Questi dibattiti, questi talk show che diventano precisi, dove si scopre che anche gli operai sono bravi a parlare e a ragionare...
Davide Conti: 01:59:31 Quindi c'è una reazione diciamo, di fronte a quel terrore disseminato dalla strage, c'è una reazione positiva. Nel senso che riesce a riconvertire in nuova energia, quel, quel...
Giorgio Benvenuto: 01:59:42 No, ma questo fatto di guardare al futuro cioè, quei giovani sapevano che miglioravano le loro condizioni...
Davide Conti: 01:59:53 Quindi non si fecero intimidire.
Giorgio Benvenuto: 01:59:55 Non erano rassegnati.
Davide Conti: 01:59:55 Non si fecero intimidire dalla strage, fecero...
Giorgio Benvenuto: 01:59:58 Non si fecero intimidire, infatti cambia perché cambiano i partiti, i vecchi santuari cioè, in Italia è forte la retorica e forte la tendenza a dire a come eravamo, no? Che comprensibile. In quell'epoca c'è, ma c'è la riscoperta delle vere radici, cioè come se la storia viene riscritta colmando dei vuoti. Una retorica, una trascuratezza dove la storia era fatta da battaglie, da guerre, da leader., Invece lì c'è una partecipazione, non il populismo che è una, un deterioramento dove tu fai il populismo perché parli male solamente, sei, che è una vecchia tendenza anche nostra e poi anche un modo di schierarsi, di voler, di voler partecipare. C'è una 02:01:00 grande vivacità anche della politica, ma dell'arte, della pittura, cioè l'Italia, io dico si sbigotta, non ha più quella, se io penso che ancora negli anni '60 facevano la predica e accusavano chi si sposava in chiesa e faceva il, era un connubio scandaloso. O per esempio Viola, quella ragazza che rifiuta di sposare quello che l'ha violentata, è una delle cose, ebbe anche un'impressione, quando noi parlavamo in queste assemblee, la tradizione dei metalmeccanici allora era di parlare dallo scenario, perché siamo un po' prolissi, perché tu inquadri le tue cose nel 02:02:00 mondo, non le inquadri nel cortile, in quella che può essere la tua casa, la tua fabbrica. Questo concetto che hanno gli italiani nei momenti della solidarietà, che è un concetto antico, ma che è la forza di questo paese, perché nei momenti più difficili, dura, riesce strano, un paese egoista anche oggi che c'è l'individuo e sul cinema, ma il film, ci sono un sacco di racconti che vengono poi...Mimì...
Davide Conti: 02:02:39 Il film della Wertmuller.
Giorgio Benvenuto: 02:02:40 E poi in paradiso, i metalmeccanici in paradiso...
Davide Conti: 02:02:42 La classe operaia va in paradiso...E da questo scenario emerge, lei lo accennava poi, una prima inversione di tendenza nel 1971, quando appunto gli Stati Uniti rompono, diciamo così, gli equilibri determinati 02:03:00 con gli accordi di Bretton Woods sulla convertibilità del dollaro, figlio anche della sconfitta militare in Vietnam degli stessi Stati Uniti e questo elemento modifica in termini di inflazione e anche per così dire di riflusso, di ritorno o di tentativo di ritorno ad una situazione precedente, quella del '68-'69.
Giorgio Benvenuto: 02:03:25 E lì si indebolisce la capacità dell'Italia di giocare fino in fondo una partita europea, quella sembra, perché l'Europa che si fa prima del, dell'80, del '79 è un'Europa che risistema il sistema monetario europeo, che affronta, è un'Europa con Delors, che è un'Europa, come potrei dire? Sociale, 02:04:00 mentre poi dopo la caduta del muro di Berlino, l'Europa diventa finanziaria, il mercato eccetera. È un'Europa che cerca di fare la Costituzione e non ci riesce. Riesce solo a fare, purtroppo la moneta unica e la moneta unica viene fatta con alcune furbizie che ci danneggiano, perché favoriscono di più la Germania, perché gli permettono di essere più competitiva da queste parti. Cioè c'è una caduta io dico, che questa caduta è irrazionale, perché noi abbiamo un cambiamento della politica e del sindacato. Il sindacato non riesce a fare l'unità sindacale, fa la Federazione CGIL-CISL-UIL, fa parecchie cose, ma la federazione è una cosa che oggi c'è, domani non c'è. E la divisione sindacale 02:05:00 è deleteria, deleteria. Tu ti metti anche, lo vediamo oggi, fai una polemica inutile, perdi, logori e purtroppo da noi, si indebolisce l'attacco che viene fatto da Reagan, perché le cose precipitano con Reagan e la Thatcher, sconfiggono il sindacato.
Davide Conti: 02:05:31 Ci arriveremo, arriveremo, agli inizi degli anni '80.
Giorgio Benvenuto: 02:05:34 Secondo me il momento di svolta che, mentre si ha l'intuizione, per esempio Berlinguer quando fa quell'affermazione che dice: io preferisco essere sotto l'ombrello della NATO. La dice, è una cosa, quando loro condannano la Cecoslovacchia 02:06:00 e sono ancora più duri sui fatti della Polonia...
Davide Conti: 02:06:03 Quindi parliamo del 1968, per la Cecoslovacchia, il 1976 per l'intervista di Berlinguer.
Giorgio Benvenuto: 02:06:10 Cioè c'è una linea lenta, cioè lui ha chiaro quello che poi dirà Trentin, diranno gli altri, che il comunismo italiano è una cosa diversa. Poi si capisce anche il cambio del nome, dice la libertà prima. E allora il sindacato, noi che siamo la sinistra, cade in questo compromesso che viene vissuto nel mondo del lavoro come un cedimento del sindacato, cioè quella fiducia straordinaria che il sindacato ha, eh in questi periodi, ma anche negli anni '70, 02:07:00 che questa fiducia, che si ha anche nella lotta contro il terrorismo si indebolisce, perché non trova uno sbocco dal punto di vista politico, non può farlo il sindacato. Abbiamo anche esagerato con, mai, questa divisione nella sinistra nel nostro paese...
Davide Conti: 02:07:24 Facciamo un passo leggermente indietro per recuperare l'idea, diciamo che si diffonde nel nostro paese all'indomani della, dell'autunno caldo, di una volontà, di un tentativo di ritorno, diciamo di un primo riflusso a destra. Noi abbiamo nel 1970 il golpe Borghese. Abbiamo l'avanzata dell'estrema destra nelle urne con...
Giorgio Benvenuto: 02:07:51 Un'avanzata, cioè non che voglio trovare delle scuse, per capire che non è una partita perduta. La prima questione è che noi abbiamo la maggioranza che è sfiduciata. Prima bisognava portare con il medico, con l'autobus a votare chi era moderato. La DC dice non... Oggi i voti che non, abbiamo una partecipazione che è insufficiente, l'Italia votava al 90%, tutta la sinistra votava, la maggior parte di chi non vota sono persone che votava per, non è che c'è stato il passaggio da un partito a un altro, come è avvenuto con il vecchio fascismo. E tu hai un pezzo di questo paese che non ha fiducia, che eh, ha questo, questa insoddisfazione. Tu 02:09:00 non riesci a trasformare questa insoddisfazioneh che è reale, ci sono le cose che noi vediamo, le dicevamo anche prima, non le riesce a trasformare in proposta, la capacità allora è che tu...Senti la proposta, l'ascolti, ma indichi delle soluzioni. Invece oggi tu dici no, non basta, bisogna fare di più, no? Tu devi dire no, bisogna fare così, è diverso. Se tu mi dai cento, dici no, sono insoddisfatto perché voglio duecento. Ecco, quello fa, lo metti in una, è lui che, a lui non contesti, perché tu devi contestare che lui rappresenta altri interessi, che non vuole fare queste cose.
Davide Conti: 02:09:55 Negli anni '70-'71-'72 sembra quasi contrapporsi al movimento operaio progressivamente crescente questa cosiddetta maggioranza silenziosa, che chiede quasi un ritorno allo Stato precedente al '68-'69. Qual è il vostro rapporto?
Giorgio Benvenuto: 02:10:16 Questo è il tentativo che si realizza anche col governo di centro destra Andreotti- Malagodi. Ma dove vinciamo noi? E lì bisogna fare onore a Pannella. Perché noi tiriamo i diritti civili. Quando si è fatto il divorzio ho fatto la campagna, ho fatto delle cose inenerrabili perché sono diciamo così, laico, quindi la mia cultura, la mia educazione, noi facemmo delle riunioni disperate, perché volevano 02:11:00 fare un accordo con la DC fino all'ultimo. Io spero che questi archivi abbiamo tempo di vederli, di leggerli. Ogni tanto si scoprono delle cose interessanti. C'era la paura, Nenni mi raccontò una cosa straordinaria, questo per spiegare questa paura. Lui era un parlatore, anche a ottant'anni, meraviglioso. Io sentii l'ultimo, uno degli ultimi comizi che fece a Milano sul divorzio. Ma posso assicurare che è una cosa straordinaria, cioè bellissima, costruita, poi lui aveva questa voce romagnola, ancora più bella. Lui però era timoroso di perdere e poi io naturalmente come sono i giovani, sono, gli telefonai visto che avevi un 02:12:00 timore sbagliato e lui mi fa, dice: tu non puoi immaginare che cosa significa, è la prima volta che la chiesa reazionaria viene sconfitta nella storia d'Italia. Aveva ragione. Come potevamo immaginare e il sindacato si dette in quell'occasione, fece anche un'altra scelta. Noi non stabilimmo burocraticamente, decidiamo che la UIL, la CISL e la CGIL dicano come votare per il divorzio. Noi diciamo votate, giusto il referendum, però individualmente ognuno può fare quello che pare. E chi apprezzo? Macario, Labor, Carniti che fecero quel movimento che ebbe successo, fu 02:13:00 decisivo.
Davide Conti: 02:13:01 Dei cattolici per il divorzio.
Giorgio Benvenuto: 02:13:03 Il divorzio. E il sindacato allora si fa sentire, cioè il sindacato riesce, riesce anche affrontare questo problema del terrorismo, ma i diritti che noi abbiamo conquistato in quel, sono la sconfitta la sconfitta del, io penso che sia stata inadeguata il modo come abbiamo fatto il compromesso.
Davide Conti: 02:13:31 Ci arriviamo tra pochissimo. La affermazione di questa particolarissima, di questo particolarissimo incontro tra diritti civili e diritti sociali, di cui il sindacato in qualche misura rappresenta la modalità di espressione popolare, trova come dire un'operazione terroristica diretta contro il sindacato con la strage di Piazza della Loggia del 1974. Lì, a differenza della 02:14:00 strage di Piazza Fontana, che tende a nascondere la reale matrice reazionaria e fascista della strage, con la strage di piazza della Loggia viene colpito un comizio sindacale.
Giorgio Benvenuto: 02:14:11 Lì noi abbiamo potuto poco, noi abbiamo fatto la battaglia per il sindacato della polizia. Quella è stata una cosa molto importante e abbiamo tutelato anche i poliziotti, anche alti gradi. Il primo segretario fu un generale, abbiamo fatto queste cose, ma non potevamo, non potevamo, non abbiamo saputo, non abbiamo potuto perché il problema dei servizi è stata la cosa, è il problema di come anche la politica sia andata in un certo senso in una posizione che doveva essere più decisa, 02:15:00 cioè la paura ha avuto, il sindacato ha avuto meno paura nel '69. La politica ha avuto paura, per carità è giusto essere ragionevoli cioè nel, nei momenti più difficili la voce della ragione la facevano i comunisti, perché loro, vivevano sulla loro pelle il fatto di essere stati esclusi e quindi erano molto prudenti. Poi basta leggere, non sono per fare dei fuochi, mi ricordo che si, loro dicevano come succede a volte nel Mezzogiorno che tutto si esaurisce nella rivolta, si incendia la, e poi si è non si riesce, invece la rivoluzione è una cosa seria, ma più che la rivoluzione sono le riforme.
Davide Conti: 02:15:58 E l'avanzata.
Giorgio Benvenuto: 02:16:00 Ecco io penso che noi politicamente, noi, mi ci metto pure io, siamo stati più deboli nel fare le riforme. Ci siamo fatti prendere, come anche oggi ci facciamo prendere dal quotidiano, dal temporaneo, mentre uno deve pensare che le riforme ti consentono di fare dei cambiamenti che rimangono. È difficile annullare una riforma, è facile rinunciare, toglierti una concessione.
Davide Conti: 02:16:34 Assolutamente sì. E lei prima accennava al ruolo dei servizi segreti degli apparati di forza nel nostro paese, rispetto alla questione delle stragi. Ecco, quello è davvero un capitolo doloroso per la storia...
Giorgio Benvenuto: 02:16:47 Io penso, il mio sogno è che ci sia la capacità di fare sul serio quello che non è mai stato fatto...
Davide Conti: 02:16:55 I conti con quella vicenda...
Giorgio Benvenuto: 02:16:56 Perché Piazza Fontana, tutte le volte Piazza Fontana, ma tanti altri. Piazza della Loggia, Bologna, non sono cose che capitano per caso. Non sono, lì c'è un disegno strategico, quindi io penso che ci deve la chiarezza che questa ci manca. La riforma della trasparenza, un po' il modo di fare politica, un po' cadiamo anche noi nell'opportunismo di, magari di non voler informare, di non voler dire, di buttare un po'di ombra, di tacere. Invece l'Italia avrebbe bisogno, perché le cose che sono capitate in questo paese non, non hanno quella, invito lì, se noi vediamo gli Stati Uniti, io adesso abbiamo, tu puoi avere accesso agli archivi, cioè Stati Uniti 02:18:00 fa gli accessi...Fondazione, sono in una fondazione, chiedo, pago una piccola cifra, in Inghilterra, possibile che in Italia ci sono ancora le cose riservate? Cioè ci sono delle cose che tu non capisci come se vengono, avvenute, perché sono avvenute, anche con quegli atteggiamenti che sono simbolici. Perché quello dello Statuto dei Lavoratori è simbolico.
Davide Conti: 02:18:25 Sì, sì, sì, la strage che viene compiuta proprio il giorno dell'approvazione dello Statuto al Senato. E da questo punto di vista il, l'unità, la nascita della Federazione dei Lavoratori metalmeccanici del 1972 come si colloca? Qual è il suo giudizio storico?
Giorgio Benvenuto: 02:18:47 È il seguito di un braccio di ferro, che adesso uno ci sorride. Noi diciamo che vogliamo l'unità, anche perché è già fatta e dice, 02:19:00 ma gli altri non sono pronti. Noi diciamo facciamo intanto l'unità dove è possibile e gli altri verranno. Diamo un esempio, si accorgeranno che fare l'unità, non ci sono perché il primo, a me dicevano: tu sei il sindacato più piccolo, se fai l'unità sei fagocitato. Non è vero dicevo io, sono il sindacato più piccolo, quindi parlo sempre con le stesse persone che poi si scocciano, non mi votano nemmeno. Se invece io ho una platea più vasta sono in grado, quelle che sono le nostre opinioni di poterle misurare, quindi hai una parità, non hai organizzativa. E allora le confederazioni. Noi facciamo il congresso di scioglimento, la UILM per prima, poi la FIM, la FIOM non riesce a farla. Trentin viene da noi 02:20:00 e ci dice: guarda Piero, guarda Giorgio, noi non siamo, io non sono in grado. Sono convinto che molti verranno con voi. Noi sì, sono convinto che io vengo con voi, ma molti sono più fedeli alla CGIL e non alla FIOM. Nasce una tragedia. Io sono un carattere diplomatico, Carniti ha un carattere combattivo e non si parlano più e quindi noi precipitiamo, alla grande forza unitaria, a una lite non tra comari, ma a una lite che era un suicidio comune. E allora? Facciamo una proposta, ci sono i contratti e facciamo il contratto, l'accordo di fare a Genova la Federazione 02:21:00 Unitaria dei Metalmeccanici. Perché le confederazioni fanno la Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL e la fanno trenta, trenta, trenta e cinque, cinque, cinque, tutta una serie di misure. Noi diciamo facciamo la Federazione, la chiamiamo Federazione, del resto ci dice un delegato, anche la FLM ha portato fortuna, l'indipendenza dell'Algeria. Facciamo la riunione e questa riunione ci accusano che vogliamo l'unità a pezzi e che vogliamo l'unità che uccide, che fa diventare tutti comunisti. E ci accusano che noi siamo quindi incapaci di vedere, siamo egoisti, pensiamo a noi stessi, facciamo questa eh, riunione della 02:22:00 Federazione, assemblea, costituiamo la FLM, la costituiamo in base alle forze. Abbiamo fatto i delegati eletti su scheda bianca. La UILM ha aumentato gli iscritti da venticinque a 120.000, che mica può diventare di 300.000. E facciamo il bilancio unitario, facciamo gli organismi unitari, lasciamo un ufficio stralcio della UIL, della CISL, della UILM, FIM, FIOM, facciamo l'unità organica. Ci accusano di essere persone che pensano solo a se stesse, corporative. Facciamo una grande manifestazione a Reggio Calabria, perché a Reggio Calabria i fascisti hanno occupato la città e fanno una battaglia, una rivoluzione perché Reggio Calabria 02:23:00 deve essere invece di Cosenza e di Catanzaro...
Davide Conti: 02:23:04 Capoluogo di regione. Stiamo parlando dell'appunto del 1972.
Giorgio Benvenuto: 02:23:11 Le confederazioni non sono d'accordo. Noi proclamiamo questa manifestazione, la facciamo. E Carniti fa i manifesti falsi dove dice che la CISL, pure all'ultimo momento ha aderito. Questa manifestazione ha un successo di partecipazione.
Davide Conti: 02:23:34 È un clima tesissimo quando, quando arriva è terribile.
Giorgio Benvenuto: 02:23:39 E' terribile. Ma noi facciamo prima il convegno, quelle cose e poi i comizi. Tutte cose discusse. Partono delle navi dalla Sardegna, da Genova cioè una partecipazione incredibile di, e sentita, perché è l'orgoglio dei metalmeccanici che vogliono far vedere che loro come unità 02:24:00 vogliono avere visioni generali. Cosa capita? Nella notte ci telefonano che hanno messo delle bombe i fascisti sulle sedi, sulle ferrovie. Allora la solita storia dei, delle persone, che cosa facciamo? Dice no, facciamo, sempre qui la persona, che io non ho fatto la resistenza, io ero piccolino. Pio Galli telefona ai ferrovieri della UIL, della CISL e della CGIL e gli chiede aiuto. Ma non per, per portare i treni giù con le bombe, ci danno l'aiuto, fanno delle locomotive, ci mettono sottosopra mezzo mondo, fanno delle locomotiva civetta che aprono la strada. Cioè uno immagina, cioè tu cambi 02:25:00 quando hai queste persone straordinarie e i ferrovieri che cosa hanno a che fare coi metalmeccanici? Avviene la manifestazione, ma non si può attraversare la città. Non si può attraversare perché, non so se tu conosci Reggio Calabria, cioè quel rettifilo e poi ci sono tutte le strade che scendono giù, tutte discesa dalla collina. Lì sono tutti annidati i fascisti, hanno messo già una bomba nella sede della UIL, perché puniscono la UIL che si è addossata con gli altri e sono tutti lì pronti a tirare pietre, a assaltare. Noi abbiamo fatto un punto di raduno lì e poi un altro punto, che però è in ritardo alla stazione perché i treni per quella storia vengono più tardi e Scheda, gli altri ci dicono: non si può fare, 02:26:00 facciamola qui, è un'ecatombe. Questi sono fascisti, vogliono l'incidente, vogliono di qui e a questo punto chi risolve il problema? Ancora una volta i lavoratori della, di una fabbrica importante delle Ferrovie di Reggio Calabria. Vengono, c'è Lama anche presente, c'è Ingrao, ci sono anche i partiti che abbiamo invitato, perché anche loro si devono fare e questi, viene il commissario che ci dà ragione. Il commissario Perfetto dice: me ne devo andare se capita qui e questi operai della Iveco, che faceva materiale ferroviario, che erano stati ingannati perché avevano detto che facevano una fabbrica per quattromila persone, l'avevano fatta per quattrocento, questi operai, voi venite 02:27:00 qua e poi tornate. Noi rimaniamo qui e noi non accettiamo di essere presi in giro dai fascisti. Se voi non volete venire, andiamo da soli avanti. Mica hanno aspettato la risposta, hanno preso questo grande slogan "Uniti si vince", i lavoratori della Iveco e sono partiti aprendo il corteo. L'orgoglio del meridionale che voi, dice non mi faccio e siamo andati e invece dei sassi c'erano delle finestre che si aprivano, ci gettavano i fiori. Quindi questo per dire la paura è una cattiva maestra e quindi siamo andati, c'è stata questa manifestazione, gli incidenti, ci siamo presi delle sassate, delle altre cose, ma questa manifestazione ha avuto un risultato straordinario. La CISL ha 02:28:00 ringraziato Carniti e ha detto di essere presente. E però i metalmeccanici, la FLM è nata con questa bandiera, quindi c'erano le centocinquanta ore, ma c'era anche questa visione generale. Quindi noi dal 1972 fino al 1985, sono stati, '84, quando è stata la scala mobile, la FLM aveva una propria tessera, un proprio bilancio, un proprio organismi unitari. E aveva fatto,
Davide Conti: 02:28:40 Era un soggetto...
Giorgio Benvenuto: 02:28:40 Non se ne parla, ma in quel momento era il quarto sindacato confederale.
Davide Conti: 02:28:46 E nel 1973, lei lo accennava poco fa, i fatti del Cile di cui quest'anno...
Giorgio Benvenuto: 02:28:53 I fatti?
Davide Conti: 02:28:53 I fatti del Cile, il colpo di Stato...
Giorgio Benvenuto: 02:28:56 I fatti del Cile hanno una grandissima influenza devo dire, perché non bisogna dimenticarlo che l'Italia nonostante la situazione politica che avevamo, l'Italia fece delle cose meravigliose, anche i sindacati tutti e tre, noi abbiamo ospitato e fatto lavorare centinaia...L'Italia, obbligammo l'Italia a ritirare l'ambasciatore. Ci stava un incaricato ufficiale e la ambasciata italiana venne aperta a tutti quanti quelli che fuggivano e siamo riusciti a portarli nel nostro paese. Abbiamo organizzato, i metalmeccanici erano parte molto attiva. Abbiamo avuto nei nostri uffici dei compagni cileni che hanno lavorato, cioè l'Italia fu un paese, uno dei pochi paesi che fece... Ricordo che anche Craxi, quando andò in America 02:30:00 rimproverò rudemente, duramente su questa faccenda e solo che questo fatto preoccupò, perché lì in pratica questo colpo di stato fu terribile, fu feroce perché poi si propagò anche agli altri paesi sudamericani. È stato io dico anche un incentivo a quel cambiamento di cui abbiamo parlato negli anni'80, della globalizzazione, delle altre cose. E il sindacato che aveva problemi con il governo, fece una battaglia e riuscì a farla fare anche a livello internazionale. Anche noi trovammo un modo di aiutare i cileni, gli argentini, i brasiliani, cioè di un sindacato, il sindacato 02:31:00 corporativo che pensa al proprio stipendio, no. Era un sindacato che tutelava il tuo lavoro, ma ti dava anche una visione politica, anche il diritto a battersi per la libertà e la democrazia.
Davide Conti: 02:31:14 E questo elemento...
Giorgio Benvenuto: 02:31:16 E invece questo venne vissuto con questi articoli, che furono un po' come, un po' furono una doccia fredda, perché uscì questo articolo di, a più riprese...
Davide Conti: 02:31:30 Tre articoli di Berlinguer.
Giorgio Benvenuto: 02:31:33 Berlusconi, sì di Berlinguer, eh?
Davide Conti: 02:31:37 Di Enrico Berlinguer, di Enrico Berlinguer.
Giorgio Benvenuto: 02:31:40 Sì,vennero questi di Berlinguer. Sì, vennero fatti questi, stavo pensando, anche su Rinascita e stavo pensando anche al dialogo che non avvenne fortemente. Io mi ricordo che per esempio eh, Trentin e Lama dubitavano su queste cose, 02:32:00 però non ci fu un dibattito generale ed Enrico Berlinguer fece anche delle osservazioni, io penso anche l'interlocutore, Moro era l'interlocutore. Però venne vissuto male questo compromesso storico, perché noi non sapemmo spiegare bene la linea dell'Eur e soprattutto nacque questo contrasto tra il PCI e il sindacato. Cioè il PCI preferiva una linea come quella del divorzio, una linea.
Davide Conti: 02:32:48 Cauta.
Giorgio Benvenuto: 02:32:48 Più a tappe. Noi invece freschi delle conquiste che avevamo, volevamo l'alternativa, avevamo, anche il sindacato si era 02:33:00 pronunciato per l'alternativa, volevamo un sistema che permettesse anche di combattere sul serio il fascismo, questi residui di nostalgie, queste cose qui. E lì nacque una prima divisione tra i partiti, perché noi facemmo in buona fede, unitariamente, un accordo sul fondo di solidarietà per il Mezzogiorno. Una, bisognava fare un intervento sulle, l'inflazione era altissima e volevamo tutelare la scala mobile, volevamo evitare che il, la perdita andasse, non si identificasse, andasse genericamente, diceva 02:34:00 invece concentriamo, facciamo questa ritenuta, attenuiamo la spinta consumistica, ma questo 0,50, insieme a quello delle imprese può permettere di fare degli investimenti e quindi nel Mezzogiorno facemmo l'accordo, lo firmammo e su questo avemmo la smentita del, di Berlinguer. Lui venne ad un incontro e abbiamo tante volte avuto delle riunioni. Avevamo una posizione comune sulla lotta al terrorismo, su tante altre questioni e lui disse che quelli erano compiti dei partiti, non erano compiti dei sindacati. Un po' ricorda la vecchia teoria della cinghia di trasmissione, però che non ha mai caratterizzato la storia della CGIL nei tempi che ho vissuto io. E disse 02:35:00 poi, voi disse a Lama: caro Luciano, dice tu non devi dimenticare una cosa, che se il partito è contro il governo su una questione sociale o viene coinvolto o non può essere coinvolto dal sindacato. Cioè lui dice: possiamo fare come abbiamo fatto in passato delle misure, però le trattiamo noi, non le trattano, non le trattano i tre sindacati.
Davide Conti: 02:35:35 L'autonomia del politico fondamentalmente.
Giorgio Benvenuto: 02:35:38 Fa la lezioncina. E quella è stata secondo me il momento in cui il sindacato si è indebolito, nel quale il sindacato è stato visto come non più il vincente. Anche il lavoratore ha diritto, ma se il sindacato molla, cioè 02:36:00 non è più una cosa mia, è una cosa anche dei partiti. Non era così, perché io ho un ricordo di Luciano Lama, degli altri dirigenti come ho detto, non per opportunismo, ma di amici di lotta che credevano nelle battaglie che abbiamo fatto. Sono delle battaglie reali e ha creato questa spaccatura che si è via via allargata. La prima siamo riusciti a evitarla con l'accordo Scotti, perché abbiamo capito quello che era avvenuto alla FIAT. Perché alla FIAT poi bisognerebbe parlarne a lungo, noi avevamo trovato la via di uscita, avevamo fatto un'intesa. Però ci trovammo di fronte a una concorrenza incredibile, che avveniva dagli, addosso 02:37:00 al sindacato. Cioè il sindacato è un sindacato rinunciatario eccetera e che cosa era avvenuto? Di Berlinguer che aveva detto: fate le trattative a Torino, con gli altoparlanti come ha fatto Walesa in Polonia. Non fidatevi delle trattative a Roma e poi lui va lì e c'è questo operaio che gli chiede: ma se noi occupiamo la FIAT cosa avviene? Cosa fa? Cioè il Partito interviene, sostiene? Noi eravamo contrari alla occupazione, perché pensa a occupare la FIAT? Quante persone devono esserci? Ma poi se tu occupi, non hai risorse, non hai la cassa di resistenza.
Davide Conti: 02:37:54 Qui stiamo parlando della vertenza del 1900, qui, qui stiamo parlando della vertenza del 1980.
Giorgio Benvenuto: 02:38:00 Sì, e quindi la marcia dei 40.000 avviene perché il sindacato viene messo in minoranza. Noi abbiamo fatto l'intesa, abbiamo preso la responsabilità di farla. Andiamo a parlarne e al consiglio di Mirafiori, dove c'erano mille dipendenti viene, veniamo contestati. Io penso che abbiamo fatto bene a firmare. Non c'era alternativa.
Davide Conti: 02:38:40 Parlavamo appunto della vertenza del 1980, che è in qualche misura il canto del cigno di quella fase storica del sindacato, che chiude anche quel ciclo che si era aperto con l'autunno caldo.
Giorgio Benvenuto: 02:38:54 In pratica non siamo riusciti a raccogliere la protesta dei lavoratori e siamo stati in difficoltà, perché la prima volta nella quale il sindacato si è trovato isolato. Lì la FIAT aveva dei problemi seri. Agnelli non ha mai voluto accordi separati era, aveva un atteggiamento diverso di Marchionne e di Valletta. Lui aveva sempre puntato, o litigo con tutto il sindacato, ma non faccio una scelta di carattere politico. E lì naturalmente erano nati dei problemi, perché negli anni '70 abbiamo avuto molte crisi economiche e monetarie, situazione di grande 02:40:00 difficoltà.
Davide Conti: 02:40:01 L'Italia era uscita dallo...
Giorgio Benvenuto: 02:40:02 La FIAT era quasi in difficoltà eh, aveva avuto anche delle attenzioni poi dal sindacato, perché il sindacato tutto assieme gli dette il consenso, la fiducia per prendere l'Alfa Romeo, ecco. Questo per dire che non c'erano posizioni preconcette contro la FIAT. Poi la FIAT era stata abile da questo punto di vista. Quando venne il centrosinistra, Valletta aveva detto, ma non aveva fatto o non è nostra competenza, non era stata come Costa. Quando nasce questo problema, eh la FIAT chiede i licenziamenti, 14.000 licenziamenti. E quindi la reazione è, è comprensibile. Quindi è una reazione anche forte da parte 02:41:00 del sindacato. Noi diamo la solidarietà, raccogliamo le risorse, facciamo una campagna sulla stampa e abbiamo qui una prima sorpresa. La FIAT che non parlava mai, se non tramite il suo giornale, La Stampa, la FIAT comincia a pubblicare inserti pubblicitari dove spiegava il perché veniva e quali erano le misure che venivano suggerite ed adottate. E cambiano queste, queste cose e il sindacato chiede la mediazione del Ministro del Lavoro, non molto noto. Era un democristiano di sinistra delle, delle Marche, fa la riunione con i 02:42:00 sindacati, non è esperto e fa una proposta di mediazione che la FIAT respinge. Lui allora dice: allora vuol dire che noi nazionalizziamo la FIAT e prepara un decreto per fare la nazionalizzazione. Naturalmente non aveva nessuna possibilità di farlo. Le trattative a quel punto vengono fatte in sede diversa, senza sentire il ministro, cioè vediamo se riusciamo in un dialogo con Romiti direttamente a trovare una soluzione e questa soluzione, mentre stiamo cercandola avviene, cade il governo, cade il Governo Cossiga, la vicenda Donat-Cattin, 02:43:00 terrorismo eccetera, riprende con un nuovo governo. E la FIAT tramuta i licenziamenti in cassa integrazione-guadagni per due anni, era stata fatta una legge. Noi sosteniamo che dobbiamo cogliere e quindi dobbiamo cessare, modificare le forme di lotta. Le forme di lotta si devono fare a secondo di quello che vuoi ottenere e siccome abbiamo fatto i picchetti, bloccato la FIAT, la FIAT non produce. Abbiamo chiesto la solidarietà, ma se si fa la battaglia a chi dura di più, noi siamo più deboli perché non abbiamo le risorse e quindi diciamo al, ai lavoratori: 02:44:00 non facciamo più il blocco, che era sempre più difficile, sempre più cattivo, perché lì non si facevano entrare, c'erano i crumiri, tutte le cose di questo genere. E si fanno delle riunioni difficili, difficili nelle quali il sindacato entra in difficoltà. Carniti va a fare il discorso dello sciopero e i gruppi più estremi, le avanguardie come si chiamavano, mentre lui dice: abbiamo fatto questo sciopero di quattro ore perché è uno sciopero generale, tutti dalla piazza gli rispondono: otto, otto dobbiamo fare. Ecco e quindi il sindacato si trova in difficoltà, non riusciamo a convincerli che bisogna ragionare sopra il ricorso alla cassa integrazione-guadagni, cosa fa 02:45:00 la FIAT a differenza delle altre volte? Ha delle persone che, Romiti si è preso lo stemma, ma chi ha progettato queste cose sono stati lo staff di Romiti, che io ti dico anche il nome Callieri, che poi verrà indicato per fare il presidente della Confindustria senza riuscirci. E loro fanno un gesto che ci ha messo perdenti, pubblicano i nomi di quelli che mettono in cassa integrazione-guadagni. Capisci che se 24.000 persone sono quelle che vanno in cassa integrazione-guadagni e gli altri hanno la certezza di rimanere non in cassa integrazione-guadagni, dividono i lavoratori. Quelli che erano, prima scioperavano tutti, lottavano tutti perché ognuno poteva 02:46:00 essere e dopo la cosa diventa una scelta. Noi capiamo che cosa significa, perché la FIAT lo decide, non perché vede che le trattative vanno a lungo, dice io non posso più andare a lungo. Noi cerchiamo di accelerare le questioni, riusciamo a, facevamo questa trattativa al Boston, ti dico, le dico la cosa al Boston, vicino via Veneto, facciamo questa trattativa e riusciamo a trovare una soluzione, perché anche Romiti vuole fare l'accordo. Dopo, non dopo come dice che l'ha voluto lui, lì chi non voleva erano i tecnici perché dicevano che bisognava progettare delle macchine nuove per cambiare il sistema del magazzino, perché si, cioè facevano tutte le...
Davide Conti: 02:46:57 Siamo in piena riconversione industriale.
Giorgio Benvenuto: 02:47:00 Ecco, piena riconversione industriale e sera tardi alle undici, abbiamo trovato un'intesa. Facciamo qualche rotazione e questa intesa deve essere fatta. Facciamo una riunione nella sede della UIL, che è la più vicina, per vedere come organizzarci. Noi siamo per comunicarlo, firmarlo e invece vengono dei consigli, dice: no, non facciamolo di notte, perché se facciamolo di notte i lavoratori eh, non ci stanno. La mattina ci ripresentiamo e mentre stiamo facendo il controllo finale con Romiti, Romiti ci dice: oh, scusatemi, ho una telefonata dell'Avvocato che vuole sapere come stanno le cose. Non era la telefonata dell'Avvocato, era la telefonata, purtroppo diceva che era la marcia dei 40.000, 02:48:00 che la cosa stava riuscendo e a questo punto lui viene, mi dispiace, mi vergogno, sono stato smentito. Agnelli non vuole che si faccia l'accordo. Invece era lui che in quel momento e ci troviamo in una situazione, dice sempre: veda un po'se troviamo, vediamo, sappiamo che cosa significa e cominciano ad arrivarci i tec delle agenzie, sono tanti il, l'Alfieri è pieno, non entrano, escono, sono cinquemila, 10.000, 20.000, 40.000. Capiamo che è avvenuto quello, uno si mette a discutere, no, non sono 40.000, sono 38.000. Ma il fatto politico...
Davide Conti: 02:48:58 Il segno politico era evidente...
Giorgio Benvenuto: 02:49:01 Tu no..e però il sindacato sempre, mai avere del, tu devi sempre convincere. Poi se ti mandano a quel paese ci vai e ritorni e allora andiamo dal ministro. Che facciamo, firmiamo questo accordo che...Naturalmente non quello che avevamo progettato e che viene vissuto come una tragica sconfitta. A questo punto però, diciamo: dobbiamo andare a parlare con i lavoratori, dobbiamo andare. Anche se siamo andati a parlare con i lavoratori, Lama non è stato contestato, Carniti contestato duramente. Io non contestato, ma perché io 02:50:00 stavo come, stavo parlando troppo e stavano arrivando quelli che avevano contestato Carniti che, per darmi lo stesso trattamento anche a me. E allora chi, delegato ha detto: votiamo subito e quindi io non sono stato contestato per questa furbizia tecnica e gli altri non hanno quasi potuto parlare, ma quello che è grave e che è stato un crollo, un crollo, un crollo. Io ti racconto anche questo come episodio, io sapevo che avevamo fatto l'accordo, era stato fatto uno sciopero generale. Andai a parlare, la sera andai a girare tutti i posti di, i picchetti che erano stati fatti e ti racconto, vedevo 02:51:00 erano in gran parte lavoratori meridionali, che erano lì che ti offrivano da bere il loro vino, il loro salame, ma che non ce la facevano più, erano allo stremo. Ma quello che mi fece capire come avevamo perso e la distanza tra il modo di ragionare politicamente ed essere influenzati sindacalmente, Berlinguer aveva detto: mettete i ritratti di Marx, eh, come Walesa, solo che Walesa aveva messo i ritratti della Madonna di Częstochowa. Mentre ero li, un giovane che era venuto lì, che era gentile, affettuoso e mi dice: Giorgio, mi dici, mi, mi risolvi un dubbio? Chi è quel vecchio con la barba? Lo 02:52:00 raccontai a Lama e Trentin. Gli ho detto non gli dirò, un egiziano, perché...Ma quel vecchio severo, tra le altre cose...
Davide Conti: 02:52:09 Quella, quella frase, forse diciamo risignificava tantissimo, diciamo rispetto...
Giorgio Benvenuto: 02:52:13 Significava capire...Però per noi è stata una grande lezione, perché abbiamo fatto poi l'accordo Scotti e Lama avrebbe fatto anche l'accordo sulla scala mobile. Penso che anche Berlinguer se viveva avrebbe fatto l'accordo, avrebbe trovato una soluzione, perché anche lì sulla scala mobile avvenne lo stesso incidente. Lì noi avemmo la via di uscita, perché dissero: non più licenziamenti, cassa integrazione. Sulla scala mobile il Governo Craxi disse: non più blocco della contingenza per un anno, ma per sei mesi. Poteva essere 02:53:00 l'occasione per riaprire, invece il fatto dello scontro contro, lo scontro non appartiene alla mia cultura, ma non appartiene nemmeno alla cultura del PCI e nemmeno alla cultura di Berlinguer. Io penso che, come Togliatti impedì la guerra civile e Berlinguer avrebbe trovato, non avrebbe fatto, lui è morto...
Davide Conti: 02:53:29 Giugno dell'84.
Giorgio Benvenuto: 02:53:29 ...E quindi. È però quella è stata per il sindacato è una ferita che non si è ancora, guardi quello che le dico, che oggi quella ferita non è ancora rimarginata.
Davide Conti: 02:53:41 Giorgio Benvenuto, grazie davvero per il suo contributo che sarà preziosissimo non solo per le generazioni di oggi, ma soprattutto per quelle future. Grazie di nuovo.
Giorgio Benvenuto: 02:53:50 Grazie.