Trascrizione
Davide Conti: 00:00:11 Roma, 21 luglio 2023. Siamo qui nel presso l'Istituto Centrale dei Beni Sonori e Audiovisivi, io sono Davide Conti e siamo qui per realizzare un'intervista al dottor Otello Lupacchini, magistrato, Procuratore generale della Repubblica e l'intervista si inserisce nell'ambito del progetto denominato Ti racconto in Italiano. Voci della storia degli anni '60-'70, l'Italia repubblicana dal boom economico allo stragismo. Il progetto è finalizzato a documentare, valorizzare e promuovere la cultura e la lingua italiana, attraverso interviste biografiche a personalità impegnate nella politica, nelle istituzioni, nella economia, nell'associazionismo, 00:01:00 nella cultura, per un approfondimento sulla storia dell'Italia contemporanea, promosso e coordinato dall'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi. Sono presenti all'intervista il direttore dell'Istituto, De Berardinis e possiamo quindi iniziare con il dottor Lupacchini, a cui inizialmente facciamo presente che le dichiarazioni, le sue dichiarazioni saranno parte integrante della collezione di fonti orali dell'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi. Dottor Lupacchini, intende autorizzare la registrazione sonora e la eventuale ripresa delle immagini della sua intervista?
Otello Lupacchini: 00:01:45 Autorizzo.
Davide Conti: 00:01:46 Intende inoltre autorizzare a titolo gratuito, senza vincoli temporali, anche ai sensi degli articoli 10 e 320 del Codice Civile e degli articoli 96 e 97, legge 22.04.1941, numero 633, 00:02:00 Legge sul diritto d'autore, la pubblicazione e/o diffusione parziale o integrale in qualsiasi forma e/o su qualsiasi mezzo di diffusione, anche online, delle proprie immagini, interviste, riprese effettuate nell'ambito del progetto, cedendo i diritti di utilizzazione ICBSA?
Otello Lupacchini: 00:02:21 Autorizzo.
Davide Conti: 00:02:23 Molto bene, possiamo iniziare. Io sono Davide Conti e curerò questa intervista. Siamo a Roma, 21 luglio 2023. Dottor Otello Lupacchini, lei è stato un alto magistrato, Procuratore generale della Repubblica, ha lavorato in diverse grandi città d'Italia e si è occupato di grandi e importanti inchieste per la storia del nostro paese. Inizierei da lei facendo un primo affresco, una prima introduzione 00:03:00 nell'Italia della metà degli anni '70, qual è lo stato del paese? Qual è la condizione politica in cui l'Italia si trova a metà, diciamo così, del cosiddetto lungo autunno caldo, che dura dal 1968-'69 e si concluderà nel '78-'79, un decennio dopo.
Otello Lupacchini: 00:03:29 A metà degli anni '70 l'Italia è reduce dalla prima grande battaglia civile, il referendum sul divorzio. Referendum abrogativo voluto da Amintore Fanfani, all'epoca in posizione apicale nella Democrazia Cristiana e che dà 00:04:00 la stura ad una serie di riforme, o di controriforme, se meglio ci vogliamo esprimere in campo penale, su un terreno che è stato preparato da cinque o sei anni segnati da stragi e da tentativi di colpi di Stato. Sul punto vorrei subito esporre quella che è la mia tesi, che non è naturalmente una tesi giudiziaria, perché vorrei tener distinta la mia figura di magistrato da quella di studioso e per la precisione 00:05:00 giusfilosofo e in qualche misura storico, che sono cose non sovrapponibili a quelle del giudice, anche se talvolta i due, tra virgolette mestieri, potrebbero indurre a pensare che giudice e storico siano la stessa cosa e che la stessa sia il prodotto delle rispettive speculazioni. In realtà quello del giudice è il lavoro di uno storico sì, ma uno storico dalle mani legate. E maggiori sono i legami, maggiori sono i vincoli, maggiori sono le regole da applicare. È il protocollo da applicare per l'accertamento della verità giudiziale, tanto più questa si divaricherà rispetto 00:06:00 alla verità storica, laddove appunto lo storico non patisce quei vincoli e quei legami che invece patisce il giudice. Ciò detto, dicevo, le stragi che vanno dal '69 al 1974 e soprattutto i tentativi di colpi di Stato, a prescindere dal Piano Solo su cui ritornerò magari in seguito, ma il golpe Borghese, il tentato golpe Borghese e il tentato golpe bianco, uno di matrice neofascista, l'altro di matrice liberale, ma entrambi in funzione anticomunista 00:07:00 e conservativa dell'assetto geopolitico nel quale l'Italia era venuta a trovarsi, a seguito dei patti di Jalta. Probabilmente nessuno voleva, ma servivano appunto ripeto, per preparare quel terreno ai fini di una situazione, ad una svolta autoritaria nel campo del diritto penale, della giustizia penale per meglio dire. In che senso? Nel senso che l'opinione pubblica, terrorizzata da quanto accadeva e quindi facilmente manipolabile, 00:08:00 accetta che la politica criminale, che era quella che si era attuata a partire dall'istituzione della Corte Costituzionale e dalla prima realizzazione della Costituzione, anche in tema penale, si era trasformata via via in politica penale e nella sua fase finale in politica penale dell'ordine pubblico. Non è un caso che dal 1974, precisamente dall'aprile del '74, all'indomani della sconfitta della Democrazia Cristiana nel referendum abrogativo della legge sul divorzio, al 1975, al maggio 1975, si 00:09:00 succedettero tre provvedimenti legislativi fondamentali, che trasformarono la politica criminale, cioè una politica di intervento teso a risanare e a comporre il conflitto sociale in politica penale prima, quindi l'utilizzazione non già di misure alternative, bensì dello strumento penale. Strumento penale utilizzato ed è questa appunto la fase finale in politica penale dell'ordine pubblico, in quanto ciò che si tende a tutelare non è più un valore concreto, costituzionalmente garantito, bensì l'ordine pubblico come mantenimento dello status quo.
Davide Conti: 00:10:00 Lei quindi fa riferimento al decisivo passaggio dell'approvazione della cosiddetta legge Reale sull'ordine pubblico.
Otello Lupacchini: 00:10:10 Sì, la legge Reale è effettivamente l'ultimo di questi tre provvedimenti. Il primo è il decreto legge numero 99 dell'aprile, il secondo è la legge sulle armi dell'ottobre del '74 e la legge Reale è il momento terminale che chiude, almeno temporaneamente, il cerchio della controriforma, tutto in funzione appunto del mantenimento dell'ordine pubblico, inteso come mantenimento dello status quo ante.
Davide Conti: 00:10:49 Da questo punto di vista, la legge sull'ordine pubblico esprime dal, per quanto riguarda la sua opinione, una 00:11:00 istanza presente nel paese o piuttosto esprime una elaborazione di vertice per organizzare il controllo dell'ordine pubblico e sociale nel paese?
Otello Lupacchini: 00:11:14 Diciamo che concorrono diversi fattori a giustificare questa svolta. Innanzitutto un controllo, la necessità di un controllo da parte del vertice sui conflitti sociali, che hanno caratterizzato gli anni precedenti e che hanno portato in primo piano il problema dei rapporti tra le classi, cioè sedare la guerra di classe o comunque incanalarla verso una soluzione che fosse conforma, conforme a quelli che erano i desiderata del potere 00:12:00 centrale. Ma non è solo questo, perché come dicevo, tutto ciò che era accaduto tra il '69, quando appunto abbiamo l'esplodere dell'autunno caldo, e quindi la manifestazione più eclatante della guerra di classe che si combatteva in Italia e il 1975, i movimenti extraparlamentari di sinistra, un'affermazione sempre più importante da un punto di vista elettorale, del Partito Comunista, Partito Comunista più forte dell'Occidente, l'esigenza di evitare uno scivolamento della politica nazionale verso istanze che potessero in qualche 00:13:00 modo amalgamare l'Italia al blocco orientale, è preparata appunto da una serie di eventi sanguinosi, quale le stragi, di situazioni quale quelle che si determinarono con la paura di un colpo di Stato. Teniamo conto che in quel momento l'Italia è l'unico paese del, che si affaccia sul Mediterraneo, lasciando da parte la Francia, cioè Portogallo, Spagna, Grecia e Italia, l'Italia è l'unico paese ancora non interessato da colpi di Stato di tipo militare. Anche se resta il sospetto che nel 1964 qualcosa del genere potesse anche verificarsi 00:14:00 in Italia e che comunque in qualche modo venne sventato.
Davide Conti: 00:14:05 Ci torneremo tra pochissimo. In quella stessa fase si pronuncia una manifestazione da parte dello Stato anche in termini di repressione dei gruppi, delle bande, delle organizzazioni neofasciste che in questa prima fase della strategia della tensione si erano caratterizzati per il loro attivismo, per la loro capacità anche paramilitare. Mi riferisco allo scioglimento del movimento Ordine Nuovo nel novembre 1973 e poi successivamente allo scioglimento del movimento Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie. Ecco, lei come interpreta questa diciamo così, dualità di azione penale 00:15:00 e repressiva dal punto di vista dello Stato?
Otello Lupacchini: 00:15:05 Io ritengo che una volta smascherato il disegno manipolatorio, attraverso la strumentalizzazione delle organizzazioni di destra, fosse necessario rassicurare in qualche modo l'opinione pubblica sulla democraticità dello Stato. E qui viene in considerazione quello che a mio avviso e qui parlo non da giudice e neppure da storico, ma da giusfilosofo nel vero senso della parola, che è il passaggio da una fase all'altra del modo di concepire il rapporto cittadino-giudice-legge, giurista-legge, 00:16:00 che si viene a determinare proprio con il '68 e che ovviamente è sullo sfondo di tutta la lotta di classe che si ha nel 1969, con l'autunno caldo. E allora, scusatemi se prendo le cose apparentemente alla lontana, ma poi vedremo che così non è. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, anche di fronte a quelle che erano state le deviazioni tipiche del diritto nazista, della concezione nazista del diritto, non parlo di concezione fascista perché questa non c'è mai stata, in quanto paradossalmente il 00:17:00 fascismo non fece altro che portare alle estreme conseguenze quelle che erano le istanze filosofiche e giuridiche del liberalismo, dicevo per, in risposta al diritto nazista si era avuta l'affermazione e questo può sembrare paradossale, del positivismo. Il giudice, cioè non era più libero di muoversi come meglio credeva e riteneva nell'interpretazione, ma doveva rifarsi a quella che era la legge positiva, escludendo qualsiasi altro tipo di istanza, che fosse il Volksgeist, lo spirito del popolo o che fosse il diritto naturale. Certamente 00:18:00 questo poteva avere delle controindicazioni, ma ogni obiezione veniva superata con l'affermazione che costituiva quasi un postulato da non doversi dimostrare, che lo Stato democratico fosse buono e quindi non potesse produrre leggi che in qualche misura applicate nella loro positività di ius datum, in qualche misura ledessero gli interessi del popolo stesso. Ovviamente la legge positiva diventava l'ancoraggio della democrazia in quest'ottica. Quello che cambia sul finire degli anni '60, è il riaffermarsi in una visione nuova e diciamolo 00:19:00 tra virgolette, laica, non siamo più a quella cattolica, che aveva ispirato l'attività dei monarcomachi o il diritto di resistenza, tipico di una certa cultura cattolica, ma appunto laica ed illuminista del diritto naturale come diritto della ragione. Ovviamente ancorandolo, a seconda dei casi, a questa o a quella istanza che sostanzialmente rendesse il modo di concepire e di rapportarsi al diritto, compatibile con quelle che erano le esigenze di un contemperamento tra la libertà di autodeterminazione del giudice 00:20:00 ed ancor prima del giurista e quelle che erano le esigenze di tutela del suddito, che non può essere lasciato in balia di istanze non sempre verificabili. Ovviamente da questa visione laica è facile, è stato facile lo scivolamento verso una visione tutt'altro che laica del sistema e quindi all'affermarsi paradossalmente, di un nuovo nazismo. Cioè vediamo il diritto concepito secondo gli schemi del Führer, principe del Volkgeist, il diritto del capo e il diritto del popolo con la 00:21:00 legge che si impone allo stesso governante, allo stesso detentore del potere, che viene via via scalzato da l'affermarsi di un diritto naturale,laico come diritto della ragione, che poi via via si trasforma in una istanza quasi di anarchia del giurista e del giudice rispetto a quello che è il potere incarnato dalla legge generale ed astratta. In questo clima, ovviamente, si spiegano quelli che sono, eh quelli che sono i movimenti che vengono a determinarsi, movimenti tellurici in tutti i sensi nella società e che porteranno alla squili- , allo squilibrio dello stato di diritto, che diventerà uno 00:22:00 stato giudiziario, magari attraverso una mal digerita e mal concepita istanza di governo dei giudici, tipico dei paesi anglosassoni di common law, che tuttavia poco ha a che vedere col nostro sistema di civil law e quindi dove non vige il principio dello stare decisis, che invece si è venuto successivamente affermando, portando appunto a quello squilibrio. Ora è chiaro, nel diritto americano ad esempio, si è potuto parlare tranquillamente di sta...Diritto dei giudici, ordinamento giuridico giudiziario, ma non può parlarsi di ordinamento giuridico giudiziario 00:23:00 nel nostro sistema, perché ne mancano i presupposti, ad esempio l'elettività del giudice come momento di controllo della sua decisione, ma questo comporterebbe purtroppo, la si è persa perché l'ignoranza la fa da padrona, un recupero del diritto romano, per ricordare il praetor peregrinus che dettava, che era intanto una carica elettiva nel diritto romano e nel momento di assumere il potere, dettava un proprio protocollo operativo e il proprio sistema di valori, che si imponeva a quella che era la collettività che l'aveva eletto. Mutatis mutandis, una situazione di questo genere la si ripete nel common law e quindi tutto questo concorre a 00:24:00 determinare quei movimenti tellurici di cui dicevo e di cui oggi stiamo sostanzialmente constatando gli effetti estremi.
Davide Conti: 00:24:13 In questo contesto, quindi, il ruolo e la funzione della magistratura diventa in Italia, tende ad assumere in Italia una rilevanza anche sul piano decisamente politico sociale. Abbiamo alcuni diciamo così, esponenti, alcune figure della magistratura che diventano loro malgrado protagoniste di vicende, di episodi che poi in qualche misura caratterizzano e caratterizzeranno quegli anni e la storia di quegli anni. Partiamo per esempio, abbiamo prima accennato allo scioglimento dei gruppi neofascisti Ordine 00:25:00 Nuovo e Avanguardia Nazionale e partiamo dalla rivisitazione dell'omicidio del magistrato Vittorio Occorsio, avvenuto il 10 luglio 1976 per mano di Ordine Nuovo nella persona di Pierluigi Concutelli.
Otello Lupacchini: 00:25:20 Sì, anche qui, prima di entrare nello specifico di questa vicenda e prima di delineare la figura professionale e umana di Vittorio Occorsio, occorre porre una premessa. Lo stato di asserita, non entro nel merito se asserita correttamente o semplicemente affermata per ragioni di politica politicante, ma è sicuramente l'asserita questione dello strapotere dei giudici 00:26:00 affonda le radici proprio in quegli anni '70 di cui dicevo, complice la strategia della tensione e di fronte all'incapacità del sistema di far fronte con propri mezzi e attraverso un'adeguata politica criminale, che è cosa diversa dalla politica penale e dalla politica, soprattutto penale, dell'ordine pubblico, ha finito allora per delegare ai giudici un potere incongruo, che si è via via tradotto e stabilizzato con le vicende di Tangentopoli. Quindi questo è diciamo, il plafond culturale nel quale si sviluppa la situazione. Ovviamente non 00:27:00 possiamo mettere lo scioglimento di Ordine Nuovo prima e di Avanguardia Nazionale poi sul medesimo piano di questa tra virgolette, degenerazione o deriva, meglio sarebbe dire presa dal sistema. Ma rientra nell'assunzione di un potere da parte dell'allora Ministro dell'Interno che, se non vado errato, era il ministro Taviani, il quale prende spunto dalla condanna di Ordine Nuovo, del movimento politico Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale, di cui si ricostruiscono a livello giudiziario le compromissioni con un sistema degenerativo 00:28:00 della lotta politica, non più condotta secondo i criteri del metodo democratico, ma condotta a colpi di strage, di tentativi di colpi di stato, di enfatizzazione di una situazione di pericolo Costante nella quale il cittadino verrebbe a trovarsi, quasi che lo stato democratico liberale sia uno stato pericoloso per la sua sicurezza, prende atto di questi accertamenti che si svolgono in sede giudiziale e dispone lo scioglimento di quelle organizzazioni maggiormente compromesse con i detentori del potere politico e amministrativo, nel creare il clima ideale per 00:29:00 una deriva autoritaria dello stato di diritto, cioè non per colpi di stato. I colpi di stato servono solo a creare il clima di paura, le stragi servono solo a creare il clima di paura, la criminalità comune che praticamente diventa pervasiva, ricordo un fondamentale articolo di Leo Valiani sul Corriere della Sera del 1975, il quale porta in primo piano, quasi come soggetto politico, la criminalità comune, la microcriminalità, la criminalità di strada per reclamare l'ordre dans la rue, l'ordine sulla strada e quindi una politica di legge ed ordine, non siamo ancora la deriva finale a cui arrivano gli azionisti dopo il sequestro Moro e 00:30:00 con l'esplodere diciamo della azione bellica più violenta da parte delle Brigate Rosse, quando reclamano addirittura attraverso personaggi apicali, quali lo stesso Leo Valiani, quali Galante Garrone, quali La Malfa, l'affermazione, la riammissione nel sistema della pena di morte, bandita dalla Costituzione. Fatta questa premessa, possiamo andare a parlare di Occorsio. Occorsio rappresenta una sorta di punta di diamante della magistratura inquirente, verso determinati fenomeni degenerativi del tessuto democratico. Inizialmente era egli affidato, 00:31:00 cioè assegnato come magistrato del Pubblico Ministero, al cosiddetto ufficio stampa, cioè all'ufficio e a quel gruppo di lavoro costituito all'interno della Procura della Repubblica di Roma per contrastare i reati a mezzo stampa, o che qualche misura con la stampa avevano finito per avere a che fare. In questo contesto ed è qui a mio avviso che matura la conoscenza che poi verrà applicata nel, nella successiva attività investigativa ed inquirente da parte dello stesso Occorsio, del pericolo rappresentato 00:32:00 da questa degenerazione e la matura occupandosi, essendogli stato assegnato il processo intentato dal generale De Lorenzo, già capo dell'Arma dei Carabinieri, già capo del SIFAR, nei confronti di Raffaele Lino Jannuzzi, giornalista e di Scalfari, il direttore all'epoca de L'Espresso, nel quale viene messa in evidenza la vicenda del cosiddetto Piano Solo e adombrata l'ipotesi del colpo di stato. Da tener conto, peraltro, che l'articolo de L'Espresso segue 00:33:00 a tutta una serie di denunce avvenute in sede di sindacato ispettivo del Parlamento, attraverso varie interrogazioni parlamentari, culminate in quella dell'onorevole Anderlini, onorevole Anderlini, che segnala sia il rinvenimento di una serie di fascicoli che segnalano una sorta di dossieraggio, nei confronti di rappresentanti apicali di partiti di opposizione, di sindacalisti e di intellettuali e gli accordi, più o meno sottobanco durante le trattative estenuanti per la formazione del secondo governo 00:34:00 di centrosinistra, assegnata a, ad Aldo Moro e che poi si concluse successivamente a queste vicende con la visita di De Lorenzo, nella sua veste di capo del SIFAR e di già comandante dell'Arma dei Carabinieri, al Presidente della Repubblica Antonio Segni. Situazione che adombra quasi un accordo sottobanco tra Segni e i militari, con i militari che premono per una soluzione in tempi rapidi della crisi, in una situazione che non metta in pericolo, perché poi è sempre questo che si staglia sullo sfondo, quelli che sono gli accordi di Jalta. Ovviamente 00:35:00 il dovere del Pubblico Ministero non è soltanto quello di cercare prove a carico, ma anche quello di cercare prove a discarico. Occorsio assume questo dovere come imperativo categorico della propria azione e giunge a chiedere l'assoluzione, sia del direttore de L'Espresso Eugenio Scalfari, sia del giornalista Raffaele Lino Jannuzzi. Richiesta che non viene naturalmente, dico naturalmente perché la situazione che si era determinata era tale da non consentire questo tipo, ancora una volta tra virgolette, di fughe in avanti dalla 4ª 00:36:00 Sezione del Tribunale che condanna Scalfari e Jannuzzi, i quali sfuggono al carcere semplicemente perché viene loro offerta la possibilità di un'elezione parlamentare col Partito Socialista e quindi di avvalersi dell'immunità parlamentare per quello che avevano precedentemente scritto e pubblicato. Dicevo, questo è l'inizio del rapporto con una criminalità altra, rispetto alla criminalità a mezzo stampa alla quale era stato originariamente assegnato e che poi lo porterà ad assumere la funzione d'accusa nel 00:37:00 processo per Piazza Fontana, con una serie di depistaggi che non è il caso qui di ricordare, perché sarebbe troppo complesso e impiegheremmo tutto il nostro tempo per farlo. Una serie di depistaggi e, e successivamente ad occuparsi del movimento politico Ordine Nuovo, di Avanguardia Nazionale, ma soprattutto dei sequestri di persona. Era quella la stagione, la stagione dei sequestri e dell'Anonima Sequestri che imperversava su Roma e dei rapporti che intercorrevano tra la loggia massonica P2, quindi al conflitto interno al Grande Oriente d'Italia rappresentato in quel momento da Gelli, ma se ci 00:38:00 riportasse agli atti della Commissione Anselmi, qualche problemino ce lo dovremmo porre anche precedentemente con Eugenio Cefis e questo ci riporterebbe al disastro di Bascapé, alla morte di Mattei e ai retroscena di quella morte, ai rapporti con la criminalità organizzata che già da allora, se non vogliamo tornare a Portella della Ginestra, erano venuti ad, sarebbero venuti, perché vennero ad emersione molto più tardi, sarebbero venuti ad emersione evidentemente. E in questo ambito poi matura la sua, tra virgolette, pericolosità per un certo assetto di potere, che vedeva il crimine organizzato soggetto 00:39:00 politico a tutti gli effetti, accanto a ramificazioni deviate della Massoneria, parliamo della Loggia P2 in particolare, al finanziamento delle attività eversive attraverso i sequestri di persona, alla compromissione probabilmente di organi statuali, gli stessi che avevano operato per i depistaggi a proposito del processo per Piazza Fontana e che di fatto vede impegnata sul fronte dell'anti Occorsio non soltanto Concutelli, che è stato condannato per 00:40:00 quell'omicidio, ma una serie di personaggi del mondo criminale che in un modo o nell'altro sono stati più o meno attinti o sfiorati dai processi, pur senza riportare in ordine all'omicidio del magistrato alcuna affermazione di responsabilità penale e quindi alcuna condanna, ma in cui può essere letta, che forniscono cioè una chiave di lettura adeguata a capire perché quella mattina del 10 luglio 1976, con il volantino che viene fatto trovare all'interno dell'autovettura, sul cadavere crivellato di colpi del magistrato ehm, la chiave di lettura per capire 00:41:00 quali ragioni più profonde, rispetto a quella dello scioglimento di, del movimento politico Ordine Nuovo, potessero operare dietro la sua morte, essendo l'unico culturalmente attrezzato e motivato al fine di infliggere duri colpi a questo sistema di potere alternativo a quello democratico che si andava consolidando. E siamo nel 1976, cioè a ridosso di quella che era stata la stagione delle stragi, che sarebbe ripresa poi con Bologna, successivamente con eh, San Benedetto Val di Sambro, la strage, la strage del 904. E 00:42:00 secondo il mio modesto parere, che ovviamente è quello di chi guarda gli eventi della storia, non di quella giudiziaria, eh, prosegue con le vicende di Falcone, Borsellino, Capaci e via D'Amelio e successivamente via Pastrengo a Milano, Georgofili a Firenze e Roma, San Giovanni, San Giorgio al Velabro. E qual è l'altra strage?
Davide Conti: 00:42:39 Sì, sì le stragi diciamo...
Otello Lupacchini: 00:42:41 Le due stragi, le due stragi romane del 27 di luglio e la strage al Velabro del 28, tutte a Roma. Ecco, secondo me c'è una linea di continuità, ma non voglio entrare nel merito di questo perché 00:43:00 essendo in corso atti giudiziari nei quali, attività giudiziarie nelle quali ha grande importanza come prova, anche se questo non mi sembra molto corretto sotto il profilo strettamente giuridico, proprio per i limiti diversi che incontrano il giudice e lo storico, le opinioni degli storici o le ricostruzioni degli storici vengono assunte come base per la formulazione di ipotesi che in qualche misura condizionano la, l'accertamento giudiziario che, di alcuni strumenti di cui lo storico si avvale legittimamente, non può legittimamente avvalersi.
Davide Conti: 00:43:55 Abbiamo quindi disegnato questa dualità di moventi, che poi è stata alla base anche dell'interpretazione della vicenda dell'omicidio di Vittorio Occorsio. Quindi, da un lato la vendetta neofascista per lo scioglimento, dopo le sue inchieste, dei gruppi di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, ma soprattutto, diciamo così, l'organicità...
Otello Lupacchini: 00:44:22 Il fatto di incidere nella carne di quello che era il nuovo sistema di potere, che vedeva integrata accanto alla criminalità politica, la criminalità organizzata che si era riorganizzata secondo i criteri del modello vincente, che all'epoca era quello di Cosa Nostra.
Davide Conti: 00:44:46 E da questo punto di vista diciamo, esistono, lei rintraccia delle connessioni dei nessi con l'altro omicidio che succede in 00:45:00 qualche misura a quello di Vittorio Occorsio. Mi riferisco all'omicidio di Mario Amato del 23 giugno 1980, magistrato che in qualche misura accoglie e persegue diciamo così, l'eredità giudiziaria culturale. Diciamo che è stata propria del magistrato Occorsio, ucciso nel 1976.
Otello Lupacchini: 00:45:30 Mario Amato arriva a Roma da Rovereto, all'indomani dell'omicidio Occorsio, in un momento nel quale più che del rigurgito neofascista, la scena viene occupata sempre più radicalmente dal terrorismo di sinistra. 00:46:00 Le strade si popolano eh, di cadaveri di magistrati, di politici, di sindacalisti, di imprenditori. Vittime del terrorismo di sinistra, di giornalisti vittime del terrorismo di sinistra. Non si contano gli omicidi, le gambizzazione, gli atti intimidatori che vengono posti in essere e rivendicati principalmente dalle Brigate Rosse, ma anche da Prima Linea, ma anche da altre organizzazioni naziste e o di vario genere ascrivibili alla sinistra e soprattutto all'autonomia. Perché il nuovo soggetto emergente rispetto al 00:47:00 partito armato è quello dell'Autonomia Operaia, che esordisce, lasciatemelo dire, a Bologna nel 1977 per una sciagurata iniziativa dei vertici politici ed accademici dell'epoca. Precedentemente Bologna, possiamo dire, non aveva risentito del '68, perché per un accordo tacito ma esplicito, tra l'allora sindaco di Bologna, il comunista Zangheri e il rettore dell'Università di Bologna, il laico Tito Carnacini, l'università, la cittadella universitaria era stata lasciata esente da interventi polizieschi. Nel 00:48:00 '77 cambiano sia i vertici dell'università, sia il vertice del Comune di Bologna e questa pax che era stata stabilita in precedenza si rompe e con l'omicidio Lorusso abbiamo l'ingresso del, cioè abbiamo l'ingresso della polizia nell'università, l'omicidio Lorusso quale prima conseguenza e che diventa l'innesco di una rivolta, che culmina nei cosiddetti fatti di marzo, dove la autonomia svolge il suo ruolo principale ed è nell'ambito dell'autonomia che si crea e si costituisce quella che è la seconda posizione delle Brigate Rosse. Quindi la scena viene presa dal terrorismo di sinistra, fino a che non si arriva al 00:49:00 punto più alto di questa strategia che è la strage di via Fani, che sono la strage di via Fani e la prigionia e uccisione di Aldo Moro nel 1978.
Davide Conti: 00:49:20 Lei si riferiva dunque ai fatti di Bologna, relativi all'11 marzo del 1977, con...
Otello Lupacchini: 00:49:27 Quando per la prima volta si ha la rottura tra il corpo degli studenti universitari e la popolazione bolognese, che fino a quel momento, lo posso dire per personale esperienza, avendo vissuto e studiato a Bologna negli anni tra il 1971 e il 1975, si era creato. Quel clima si era rotto, 00:50:00 il clima di sostanziale pacificazione e condivisione di vita e di esperienze tra la Bologna dell'epoca, la cittadinanza dell'epoca e gli studenti. Situazione che si rompe appunto a seguito dei fatti dell'11 marzo, cioè non a seguito si rompe e la rottura viene certificata dai fatti dell'11 marzo del 1977, che è la punta di un iceberg. Perché poi su tutto il territorio nazionale, ma specialmente anche a Roma, abbiamo la creazione di strutture che in qualche misura si richiamano alle Brigate Rosse, ma costituiscono all'interno di esse qualcosa di alternativo al tetragono partito 00:51:00 armato che aveva dominato la scena in precedenza, a seguito dell'omicidio di Moro e alla sovraesposizione non soltanto mediatica, ma nei fatti delle Brigate Rosse, si ha un arretramento dell'attenzione nei confronti del terrorismo di destra, in qualche misura considerato compatibile con il sistema e chi si occupa di terrorismo di destra, così come era capitato ad Occorsio prima, ma in maniera ancor più penetrante al Pubblico Ministero Mario Amato poi, si determina quell'abbandono, quella solitudine che non è la solitudine chiacchierata di chi sta tutti i giorni sulla stampa, ma è la solitudine 00:52:00 vera di chi sulla stampa non finiva, di chi chiedeva un'auto blindata e gli veniva negata, di chi va in ufficio con l'autobus e ad una fermata dell'autobus viene praticamente sparato e ammazzato. Cioè, sono situazioni incommensurabili, mentre da una parte c'è la tendenza a tutelare chi si occupa di terrorismo rosso, una tendenza all'aggregazione tra magistrati in gruppi di lavoro, quindi nessuno è lasciato solo, ma tutti cooperano, per cui diventa assolutamente difficile andare a cercare l'elemento esponenziale al quale far carico di una vendetta o di un omicidio simbolico, di quando tutti rischiano 00:53:00 e tutti rischiano meno perché sono insieme. Per quanto concerne il terrorismo di destra, abbiamo un magistrato che è solo, che nota una situazione molto particolare che denuncia, cioè l'utilizzazione di ragazzini per portare avanti un'attività, diciamo strategica e non più soltanto tattica del terrorismo di destra. Ragazzini che ascendono o discendono o che si inseriscono in quella che è la progenie di una certa borghesia professioni, di professionisti. Denuncia questa situazione, ne denuncia la pericolosità e tuttavia viene lasciato solo. Viene 00:54:00 lasciato solo a fronteggiare gli attacchi virulenti dell'Avvocatura, che praticamente gli imputa di utilizzare metodi da Santa Inquisizione nei confronti di Paolo Signorelli. Ma non è Paolo Signorelli, è quel milieu, quella rete di rapporti e di relazione di cui Paolo Signorelli rappresenta l'elemento più esposto.
Davide Conti: 00:54:32 Lo ricordiamo, Paolo Signorelli esponente di Ordine Nuovo, poi fondatore di Costruiamo l'Azione e quindi diciamo organico agli ambienti...
Otello Lupacchini: 00:54:42 Organico agli ambienti di questa estrema destra, anche se bisogna fare le dovute differenze, perché poi cattivo maestro magari sì, ma terrorista probabilmente no. Anche se attinto da una 00:55:00 serie di processi, che si sono tutti conclusi tra alterne vicende tutti quanti con la sua assoluzione. Però naturalmente diventa in quel momento il vessillo dietro al quale ci si trincera per attaccare Mario Amato e di isolarlo sempre di più. Isolarlo non solo all'esterno, perché non traspare fuori dal proprio ambiente quella che è la sua solitudine, ma soprattutto all'interno dell'ufficio. Tanto che ricordo una riunione di cui molto si è parlato all'epoca, dopo la morte e quasi in parallelo alla retorica della scarpa sfondata. E la polemica appunto relativa alla riunione 00:56:00 che si ebbe all'interno della Procura, per trovare chi potesse affiancarlo e tutti si ritrassero e addirittura vi fu qualcuno che disse: tengo famiglia, il che la dice lunga sul significato, tengo famiglia, non voglio correre rischi e questo è.
Davide Conti: 00:56:21 Ci torneremo tra un attimo.
Otello Lupacchini: 00:56:23 Questo è il sistema.
Davide Conti: 00:56:24 Ad uccidere Mario Amato sono Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini, due esponenti neofascisti dei gruppi dei NAR, dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Chi sono?
Otello Lupacchini: 00:56:38 Beh, qui bisogna operare delle distinzioni precise. Perché far confluire tutti in un mélange in cui si confondono personalità, individualità e azioni è pericoloso. 00:57:00 NAR è innanzitutto nulla più che una sigla, variamente utilizzata dai più svariati soggetti per rivendicare delle azioni genericamente riconducibili non tanto ad un disegno, quanto ad un arcipelago in cui la destra si è frammentata. Per l'omicidio Amato vennero condannati dalla Corte d'Assise di Bologna e la sentenza passò in giudicato Gilberto Cavallini, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. Ma mentre per quanto riguarda Francesca Mambro e Giusva Fioravanti la partecipazione 00:58:00 al delitto fu morale e non materiale, chi materialmente commette l'omicidio è Gilberto Cavallini. La genesi delle, delle due individualità, mettiamo Mambro e Fioravanti in un insieme e Cavallini in un altro, è che mentre Mambro e Fioravanti vengono dal Movimento Sociale e contestano la linea più o meno morbida e compromissoria, assunta dai vertici del partito e quindi sfogano la loro rabbia attraverso una serie di vicende, certamente non encomiabili, tanto che sono state punite con l'ergastolo e non con un 00:59:00 buffetto. E, e Gilberto Cavallini è fondamentale, perché Gilberto Cavallini invece proviene dal movimento politico Ordine Nuovo, cioè sono due universi diversi. Magari si incontrano da un punto di vista puramente ideologico, ma non di concorso materiale. Cioè Mambro e Fioravanti scrivono il volantino di rivendicazione siglato NAR, ma non partecipano materialmente all'omicidio e di questo bisogna tenere assolutamente conto, di questa differenza, della diversa provenienza, dei due soggetti. Anche perché poi la diversa provenienza segnalerà una serie di 01:00:00 avvenimenti successivi, che indubbiamente non possono essere unificati in qualcosa di amorfo, ma hanno forme ben precise di manifestazione in momenti ben precisi, in attività ben precise che portano a distinguere questi due insiemi.
Davide Conti: 01:00:28 Torneremo anche sulla questione dei NAR. Nella sua audizione del 13 giugno 1980, siamo a soli dieci giorni dall'omicidio, Mario Amato al Consiglio Superiore della Magistratura sostiene di aver iniziato a comporre attorno alle inchieste sull'estrema destra romana una cosiddetta verità d'assieme, relativa ad una lettura complessiva e complessa di 01:01:00 quel fenomeno eversivo, cioè della destra neofascista estrema e cito ancora da Mario Amato, responsabilità ben più gravi di quelle degli stessi esecutori dei delitti di cui la destra è accusata. Che cosa intende?
Otello Lupacchini: 01:01:20 Qui bisogna essere precisi. E questo è imposto, impone una certa cautela nei giudizi. Allora diciamo subito una cosa, è luogo comune che la storia sia scritta dai vincitori. Ora un problema che si pone, a chi guardi la storia quale ci viene rappresentata, ci induce a porci una domanda, ma questi vincitori chi sono e che cosa sono? 01:02:00 Cioè vinci, vincitori così sbrindellati, sciagurati, scombiccherati che scrivono una storia costellata di omissis, di eclatanti menzogne, talmente eclatanti che le capisce anche un bambino che si tratta di menzogne, di omissioni spudorate. Evidentemente, parlare di vincitori che scrivono la storia del terrorismo o la storia degli ultimi cinquant'anni della Repubblica è operazione piuttosto ardita. E questo ardimento lo si nota nel fatto che, mentre prima della sua morte nessuno 01:03:00 si preoccupava né della sicurezza, né del lavoro che stava svolgendo Maria Amato, né del livello delle acquisizioni a cui era giunto, né si poneva il perché fosse così pesantemente osteggiato, all'improvviso sembrano sposarne la causa. Quelli che tenevano famiglia all'improvviso vedono nell'attività di Mario Amato qualcosa di nuovo e di salvifico. Ma Mario Amato cosa sapeva? Se l'è chiesto qualcuno, qualcuno glielo ha chiesto? Effettivamente Mario Amato alcuni giorni prima di morire, aveva avuto un colloquio. Non 01:04:00 un interrogatorio, un colloquio in carcere con Marco Mario Massimi. Marco Mario Massimi, un falsario di Ascoli Piceno al quale la malavita si rivolgeva. Malavita comune, malavita organizzata, malavita politica, per ottenere quello che si può avere da un falsario, cioè documenti falsi con cui coprirsi, con cui garantirsi la latitanza, con cui sottrarsi ad eventuali controlli e catture. Mario Amato riferisce qualcosa, cosa riferisca non è dato saperlo. Non è dato saperlo innanzitutto perché chi sa, ha partecipato, in 01:05:00 un modo o nell'altro è morto. È morto Mario Amato, ammazzato. È morto il segretario che lo accompagnava. È morto l'avvocato che assisteva Marco Mario Massimi, quindi cosa si dissero in quella stanza di Regina Coeli non lo sappiamo, ma l'unica cosa che sappiamo è che l'avvocato che assisteva Massimi, il quale a sua volta era lì per delega di altro avvocato, che era il penalista del medesimo studio, che in quel momento era fuori Roma, riferisce i contenuti del colloquio al 01:06:00 dominus, il quale ritiene di doverne parlare con determinati personaggi, tra cui il senatore Madia monarchico e Semerari e Signorelli. Cosa si dissero nel colloquio non lo sappiamo. E qualcuno ha voluto far ascendere a questo colloquio, ma poi processualmente l'ipotesi è naufragata, ha voluto far ascendere a quel colloquio la decisione di uccidere Mario Amato. In ogni caso tutto questo 01:07:00 avveniva qualche tempo prima, ma non molto rispetto alla strage di Bologna. Di tal che, altra ipotesi che è stata formulata, ma siamo nel campo delle pure ipotesi che dovrebbero trovare poi un conforto probatorio che a questo punto è difficile rintracciare, perché tutti i protagonisti di queste vicende sono ormai venuti a mancare. Fanno ascendere alla, a conoscenze di Amato sulla strage di Bologna, il fatto di, il movente. In realtà, quello che Amato dice al Consiglio Superiore della Magistratura è: stanno avvenendo una 01:08:00 serie di fatti di sangue, che vengono rivendicati da determinati soggetti. Soggetti che sono ascrivibili ad un certo contesto ideologico, non necessariamente organizzativo, ad un certo concerto, concesso, ad un certo contesto ideologico. Ma, ed ecco l'aspetto importante, che è un aspetto metodologico che bisognerebbe seguire, non solo nella ricostruzione degli storici, ma anche nella ricostruzione giudiziaria degli eventi, non si può guardare 01:09:00 ogni episodio come una monade chiusa, quasi contenga in sé le cause, gli effetti e la spiegazione, ma ogni evento va guardato nel contesto complessivo del verificarsi di eventi simili o analoghi e nel contesto di un clima ideologico-culturale che porta a queste situazioni. Perché solo attraverso uno sguardo d'insieme, dove non ci si focalizzi esclusivamente sui particolari, che sono possibili solo in un rapporto ravvicinatissimo con quell'evento, ma le relazioni tra le varie situazioni e i vari eventi, magari 01:10:00 trascurando qualche particolare, ma guardando il tutto nell'insieme, è possibile farsi un'idea, non tanto di quali reati siano stati commessi, ma di ciò che sta accadendo. E questo a un certo punto è la differenza che dovrebbe correre tra l'attività del giudice, che non è giudice dei fenomeni, ma è giudice dei fatti e degli eventi e chi invece deve studiare e spiegare i fenomeni. Il che va dall'attività di intelligence, all'attività lato sensu poliziesca, sia per la prevenzione, sia per la repressione. E quello che sostanzialmente Mario Amato denuncia davanti al Consiglio Superiore, perché 01:11:00 non si limita solo a questo, ma parla della propria situazione personale, delle difficoltà che incontra all'interno dell'ufficio, dell'ostilità che sente nei suoi confronti, da parte del capo dell'ufficio o da quelli che rappresentano e i punti di riferimento all'interno della Procura della Repubblica di Roma e sollecitare un nuovo metodo di indagine, per affrontare non tanto i singoli fatti quanto piuttosto il fenomeno di cui quei singoli fatti sono inequivoco sintomo. E lui dice: io ho le idee chiare, questo 01:12:00 più o meno il senso, sul contesto nel quale tutto si verifica, per cui il problema non è solo quello di questo o quell'autore, di questo o quell'episodio, ma il problema è più generale, perché spesso gli autori sono strumenti inconsapevoli, facilmente manipolabili ed in qualche misura eterodirigibili, di qualcosa che avviene al di sopra delle loro teste e che attengono ad un fenomeno più particolare, dove mandanti e burattinai risiedono altrove.
Davide Conti: 01:12:46 Questo è diciamo così il quadro, l'insieme, che lei disegna con grande precisione. E ed è in questo contesto che prende forma, prende corpo quel 01:13:00 fenomeno particolare, autoctono romano, che appunto prenderà il nome di banda della Magliana. Lei nella sua lunga carriera di magistrato si è occupato direttamente delle inchieste sulla banda della Magliana. Ecco, ci può in qualche misura esplicitare i caratteri, gli sviluppi criminali, anche l'organicità, ecco. L'afferenza con ambienti politici, finanziari, massonici.
Otello Lupacchini: 01:13:37 La Banda della Magliana, che praticamente come per i NAR, una denominazione in questo caso non per rivendicare, ma attribuita dalla stampa per descrivere un certo fenomeno all'interno della 01:14:00 galassia criminale romana, è, è l'insieme di quei soggetti, tutti quanti, indigeni e non autoctoni, che ad un certo punto decidono di prendersi Roma. Ora bisogna, ne accennavo in precedenza, guardare a ciò che accadeva in Italia in quel periodo. In Italia in quel periodo si assisteva alla riconversione al modello mafioso di Cosa Nostra, delle organizzazioni criminali anche locali, che volevano prendere il controllo del territorio, delle 01:15:00 attività economiche del territorio e soprattutto dei settori criminali più lucrosi che si svolgevano nel territorio. Esemplare in tutti i sensi, ma in questo senso in particolare con riferimento poi alla nascita della banda della Magliana, è l'esperienza della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Raffaele Cutolo, preso atto che il tessuto criminale campano e di Napoli in particolare era diventato appannaggio di Cosa Nostra, che per una scelta utilitaristica si spostava da Palermo 01:16:00 a Napoli come centro principale delle attività, che inizialmente erano il traffico dei tabacchi lavorati esteri. Perché? Perché mentre in Sicilia veniva contestata l'associazione per delinquere ai fini dei delitti di traffico illecito di tabacchi lavorati esteri e poi di stupefacenti, a Napoli, il contrabbando dei tabacchi lavorati esteri veniva punito esclusivamente con sanzioni pecuniarie. Pesanti quanto si vuole, ma sicuramente abbordabili, visto che per ogni cassa di sigarette che entrava cento ne passavano, 01:17:00 quindi facilmente soddisfacenti come esigenza. Questo aveva portato Cosa Nostra o almeno gli esponenti dediti al traffico eccetera, a spostare il centro delle proprie attività nel napoletano. Ovviamente grazie all'organizzazione, mettendo fortemente in crisi la criminalità locale che aveva vissuto di quei proventi e che continuava a vivere di quei proventi e quindi vedeva assottigliarsi le possibilità di guadagno. Il ragionamento di Cutolo fu semplice: mettiamo il pizzo sulle attività economiche svolte da soggetti che vengono qui semplicemente per esercitare in condizioni di maggiore tranquillità che altrove, la propria attività criminale. Quindi 01:18:00 una mille lire, questo era il criterio per ogni cassa scaricata al porto di Napoli. Ovviamente con tutta la serie di addentellati corollari che ciò poteva determinare. Ovviamente tutto questo comportò conflitti tra gli occupanti e gli occupati. Cioè la Nuova Camorra Organizzata si trovò a dover fronteggiare la resistenza della mafia siciliana alle proprie pretese. E quindi le strade si riempirono di cadaveri. Si parla di circa cinquecento morti in una...dopo di che si 01:19:00 crearono nuove organizzazioni nominalmente camorristiche, ma di fatto mafiose, il fatto che si parli di nuova famiglia la dice lunga sulla natura e l'ispirazione di questo sodalizio, che entrano tra l'altro in conflitto tra loro. E determinano quel che poi abbiamo visto o possiamo vedere accadere a cavaliere degli anni '70 nel napoletano e soprattutto successivamente. Naturalmente l'iniziativa di Cutolo, al di là delle resistenze di chi si vedeva sottrarre una parte dei propri illeciti proventi e doveva dividere la torta con la Nuova Camorra Organizzata, riscosse 01:20:00 un certo successo ed ovviamente ispirò a Roma la creazione di una organizzazione autoctona, che riprendesse il controllo del territorio rispetto ad organizzazioni avventizie, cioè organizzazione di indigeni di, di....Stranieri che avevano preso il controllo del territorio. Stranieri sia tecnicamente tali, come ad esempio i marsigliesi o comunque stranieri come potrebbero essere stati gli uomini di Laudavino De Sanctis, che venivano dal frusinate ed avevano fissato a Roma il centro della propria attività delinquenziale. Ma gli stranieri avevano 01:21:00 portato già ad un mutamento genetico della criminalità, mentre una volta la criminalità risolveva i propri conflitti a coltellate, con l'avvento dei marsigliesi e della banda di Laudavino de Sanctis cominciano a risolvere i loro, la criminalità comincia a risolvere i suoi problemi con i mitra e via dicendo. Cambia anche il tipo di affari che la criminalità gestisce, affari gestiti a livello, tra virgolette industriale, soprattutto attraverso la tecnica delle rapine. Ora prendiamo i marsigliesi, perché sono un punto di riferimento diciamo, in questa mutazione. Liberano il territorio dai 01:22:00 vecchi boss alla Tabarrani et similia, però introducono la rapina come momento di accumulazione originaria e accanto alla rapina, i sequestri di persona. Tutto possiamo dire, trova il suo momento genetico a Roma. Già a Milano avevamo avuto Monte Napoleone, avevamo avuto la banda del Mec a Bruxelles, con una grande rapina organizzata a Bruxelles. A capo di questa organizzazione c'erano Bergamelli, Jacques Berenguer e Bellencini, per cui si parla della banda delle tre B e via dicendo. Ma il primo colpo, non grosso ma estremamente significativo, simbolico 01:23:00 e grave, è la rapina di Piazza dei Caprettari. Dove accanto all'agente Marchisella, abbiamo quali danni collaterali la morte di, della fidanzata dell'agente Marchisella stesso, intervenuto casualmente nel corso della rapina trovandovi la morte e tal Claudio Topolino Tigani, un piccolo malavitoso la cui colpa e questo è importante sotto il profilo organizzativo e comportamentale di queste organizzazioni, aveva l'unica colpa di essere stato colui al quale era stato commissionato il furto dell'autovettura per commettere la rapina. Quindi soggetto 01:24:00 particolarmente, tra virgolette anche qui, pericoloso perché poteva rappresentare l'anello debole della catena, individuato il quale avrebbe potuto cantarsi i committenti e quindi gli autori della rapina stessa. Dopo di che entrano nel giro dei sequestri di persona, erano entrati nel giro dei sequestri di persona e quant'altro, istituendo e questa è l'altro aspetto importante, che ci riporta ad Occorsio, un rapporto organico con la P2. Bergamelli, che poi morirà, ucciso al carcere di Ascoli Piceno, è 01:25:00 risultato essere iscritto alla loggia massonica P2 ed il suo avvocato, l'avvocato Antonio Minghelli, risulterà essere stato segretario della Loggia massonica P2 con studio sopra il negozio dell'orafo, eh, Bulgari, sopra il negozio di Bulgari. Ed è proprio il negozio, ed è proprio il sequestro Bulgari con un provento miliardario, il sequestro di Amedeo Ortolani con un provento di circa 800.000 euro, il sequestro Danesi, con provento di un 01:26:00 certo livello anche quello, che metteranno sull'avviso Occorsio, il quale dispone, chiede e ottiene la cattura sia di Bergamelli, sia dell'avvocato Minghelli. Avvocato Mingarelli, arrestato con l'accusa di aver riciclato presso la banca del Tribunale, trasformandoli in assegni circolari, denari provento dai sequestri. All'esito l'avvocato Mingarelli verrà comunque assolto. Ma in ogni caso il, il buon Occorsio aveva individuato una catena di raccordo tra la grande criminalità, che dominava Roma e la loggia P2. E 01:27:00 non è casuale che in Questura il Bergamelli, arrestato seguendo la donna che curava la logistica dell'organizzazione, la sua donna che curava la logistica dell'organizzazione, la Maria Rossi di Salerno, si arriva ad arrestarlo, arriva in questura e dichiara: qualcuno mi ha tradito, ma io appartengo a una grande famiglia e questi la pagherà. Quale fosse la grande famiglia venne ipotizzato da Occorsio e lo riferisce Imposimato, venne ipotizzato si trattasse appunto della loggia P2.
Davide Conti: 01:27:53 Ecco, in questo senso, quindi, la banda della Magliana...
Otello Lupacchini: 01:27:59 La banda eredita una situazione. Sostituisce ai vecchi eh, delinquenti organizzati stranieri o comunque non romani, una criminalità sostanzialmente nata, vissuta, cresciuta a Roma. E ovviamente eredita quelle che sono gli addentellati ed i rapporti che questa, che queste precedenti organizzazioni avevano già sviluppato. Ma c'è qualcosa in più ed è l'apporto che avrebbe voluto dare o diede Semerari a questo radicamento.
Davide Conti: 01:28:54 Ne parleremo tra un attimo di Aldo Semerari. Su questo elemento che è particolarmente interessante, perché in qualche maniera disegna anche lo spaccato dell'Italia del tempo ecco, troviamo quindi una connessione, un nesso organico tra questa holding criminale, questa struttura criminale e apparati dello Stato, ambienti della massoneria piduista, grande finanza. Ecco, in qualche maniera questa composizione, anche spuria di un blocco di potere rappresenta a suo giudizio, secondo gli esiti, i risultati delle sue lunghe, decennali inchieste sul tema una peculiarità romana, italiana oppure no?
Otello Lupacchini: 01:29:56 Anche qui bisogna essere precisi e incasellare bene i fatti, in maniera di poterne avere un quadro organico e coerente. Dirò forse un'eresia, perché in nessun processo questo è stato né sostenuto né affermato, ma è una convinzione che ho maturato guardando con occhio diverso da quello del giudice i fatti nel loro svolgimento. Quindi, guardando a distanza, anziché calarmi nel particolare tipico dell'inchiesta giudiziaria con i limiti che ho detto, incontra l'inchiesta giudiziaria. La banda della Magliana intesa nel suo complesso di organizzazione romana, di organizzazione criminale romana è 01:31:00 stata a mio avviso, ma sulla base di fatti concreti, come dirò adesso, una costola di Cosa Nostra su Roma. Bisogna tener conto che a Roma erano arrivati i mafiosi di Cosa Nostra. Roma era nella guerra intentata da e contro la Nuova Camorra Organizzata nei confronti e dalle famiglie mafiose precedentemente insediate nel territorio campano e a Napoli, arrivavano i transfughi. Riparavano i transfughi che volevano sfuggire alla morte e alle esecuzioni. A 01:32:00 Roma prendevano sede mafiosi, magari ricercati, anche e soprattutto ricercati a Palermo, venivano a trascorrere la latitanza a Roma. Roma era vicino ai centri di potere. Ora un prefetto di cui non ricordo il nome, nel 1990 in sede di conferenza stampa dichiarò: se la criminalità organizzata è una foresta, a Roma al più troviamo qualche ramo. Non so se conoscesse il Macbeth, ma sicuramente la cosa era, se 01:33:00 l'avesse conosciuto non l'avrebbe mai detta, perché Macbeth venne distrutto dai rami e non dalla foresta che si muoveva verso il proprio castello, ma dai rami che ornavano gli elmi dei soldati assedianti. Ma a prescindere da questo, quel prefetto viveva fuori dal mondo o, siamo nel 1990, stava facendo un'opera di depistaggio o comunque di manipolazione intellettuale dei fatti. A Roma aveva preso sede tal Frank Tre Dita Coppola, asseritamente padre e comunque mentore di Francis Turatello 01:34:00 di Milano. A Roma erano stati arrestati Totuccio Contorno e Tommaso Buscetta. A Roma s'era insediato armi e bagagli Pippo Calò. A Roma operava nel settore del, dell'usura il Domenico Balducci. Tutta gente che ben conosciuta era dalla magistratura palermitana e che era esponente della mafia che quando loro presero e misero piede a Roma, era un blocco monolitico.
Davide Conti: 01:34:59 C'era stata anche la presenza di Nicolino Selis per quanto riguarda la camorra.
Otello Lupacchini: 01:35:03 Un attimo, questa arriva dopo. Quindi a Roma c'era stata questa eh, infiltrazione mafiosa pesante. A Roma vi era la famiglia, la decina di, della contrada del Gesù di Napoli, di Bontate, con i fratelli Cosentino, che tra l'altro poi si imparentano con De Tommasi e danno luogo a tutta un'altra storia, ma comunque erano a Roma anche loro. E praticamente questo è il primo aspetto per cui era fuori luogo la sua affermazione. La banda della Magliana aveva il suo canale d'approvvigionamento 01:36:00 dell'eroina in Stefano Bontate ed infatti era da Palermo che arrivava l'eroina su Roma. E quando la mafia prende piede nel Lazio, essa è un corpo monolitico che riconosce un capo dei capi, che si riconosce in Stefano Bontate, come espressione del nucleo fondante palermitano e tutti vanno d'amore e d'accordo, ma col sequestro Moro si verifica una rottura. Praticamente 01:37:00 all'interno del blocco monolitico palermitano o siciliano, si determina la rottura tra gli ortodossi, possiamo chiamarli, aggregati intorno a Stefano Bontate e i viddani, i contadini di Totuccio Contorno, di Totò Riina, di Di Maggio, dei Provenzano, dei Bagarella e via dicendo. Gente che casualmente, detto per inciso, senza voler aprire un altro filone di esposizione, era stata in soggiorno obbligato tra Lugo, Molinella e Ravenna. Dove praticamente 01:38:00 scorrazzava per le sue avventure di povero ma bello, eh Gardini, il quale si presenta tomo tomo quatto quatto, direbbe Totò, al grande proprietario terriero della Bassa, il buon Ferruzzi e chiede in sposa la figlia. Sicuramente non era senz'arte né parte, ma non voglio insinuare da dove potessero venire i denari messi sul piatto e soprattutto chi avesse dietro. E che di fatto sposa la figlia di Ferruzzi, salvo poi avere le vicissitudini che ha e morire come muore, ma questo è un altro discorso. Dicevo fino al sequestro Moro era un gruppo monolitico, lì si ha via via 01:39:00 la rottura che diventa definitiva alcuni mesi dopo il sequestro con l'omicidio di Giuseppe Di Cristina, che rappresentava il punto di collegamento tra la mafia siciliana e i marsigliesi, che aveva avuto una vicissitudine che probabilmente merita di essere raccontata, perché ci dà la misura di quello che accadeva in Italia e dei rapporti che si instauravano tra la criminalità organizzata e apparati di potere più o meno legali, più o meno ufficiali, più o meno addirittura istituzionali. Di Cristina, di cui le indagini del Pubblico Ministero di Pavia, Calia e 01:40:00 disegna un ruolo di partecipe all'attentato a Mattei, va al soggiorno obbligato come mafioso. Precedentemente era direttore di una filiale della Cassa di Risparmio a Catania e dopo il soggiorno obbligato come mafioso, per la legge del '65 rientra in Sicilia, sposa la figlia del sindaco comunista di Riesi, ovviamente a prezzo di una performance manipolatoria, la fuitina. Dopo aver sposato la figlia del sindaco di Riesi, acquisisce la figura di affine di primo grado del sindaco stesso e come affine di primo grado matura a 01:41:00 seguito della, del prepensionamento del suocero il diritto all'assunzione alla Società Chimica Siciliana, di cui presidente era l'onorevole Gullotta, no, Gunnella, scusate, non confondiamo, Gullotta era a Messina, era l'onorevole Gunnella. Nell'ambito di questa situazione eh, non viene assunto come guardiano della miniera o della cava di pietra, ma viene assunto come cassiere della SoChiMiSi. E come cassiere della SoChiMiSi muore ammazzato a Palermo, mentre era ospite di ospite di Bontade. Dove non può utilizzare 01:42:00 la pistola, il revolver in quanto il mozzo attorno al quale gira il tamburo era segato e quindi qualcuno che evidentemente gli stava molto vicino l'aveva tradito, ma viene trovato in possesso di assegni per tre miliardi di lire, che vengono da Domenico Balducci. Non solo, ma i giratari di quegli assegni cadranno poi vittime della guerra di mafia scatenata da Totò Riina. Quindi con la morte Di Cristina si apre questa falla, questa faglia all'interno di Cosa Nostra che è foriera di una serie di eventi 01:43:00 successivi, a mio avviso anche della morte di Pecorelli. Perché il giornalista Mino Pecorelli è risultato essere in possesso di informazioni particolarmente pericolose per Cosa Nostra, rinvenute all'interno dell'ufficio perquisito subito dopo la sua morte, quindi sicuramente prima di morire aveva queste informazioni. La datazione del documento, che è la bozza di un articolo mai pubblicato, risale con ogni probabilità ad epoca antecedente al 1975, perché i fatti in esso riferiti sono tutti fatti antecedenti al '75, per cui 01:44:00 possiamo dire che tra il '75 e il '78 il Pecorelli non pubblica l'articolo. Probabilmente riceve qualche prebenda da Cosa Nostra, che però nulla ha da temere, basta pagare. Il timore può nascere nel momento in cui Cosa Nostra si spacca e le conoscenze di Pecorelli possono essere vendute o al miglior offerente, o possono nuocere a questo o quel gruppo, o tutti e due i gruppi nell'insieme. Ora questo è il quadro a Roma, quando non c'era la foresta, ma c'erano soltanto i rami. Nella banda della Magliana, intesa appunto come complesso 01:45:00 delle organizzazioni che convergono nel cartello, perché parlerei di cartello a questo punto, c'è un'unità di intenti fino al sequestro Grazioli e successivamente nel corso della vendetta nei confronti dei Proietti. Ma poi si spacca, come s'è spaccata Cosa Nostra, infatti una parte del cartello resta banda della Magliana nella sua ortodossia, con referente ancora Stefano Bontate, l'altra parte i Testaccini trovano come referente Calò, che nel frattempo ha rotto con Stefano Bontate e...
Davide Conti: 01:45:54 È passato con i Corleonesi.
Otello Lupacchini: 01:45:54 E' passato con i corleonesi. Quindi in sostanza le dinamiche interne, le sinergie, le lotte, gli scontri, ripetono quelle che sono le dinamiche di Palermo. E poi servizi segreti, è chiaro che per quelle che sono le attività sporche, di controspionaggio, dei servizi, non ci si serve del capitano Labruna di turno, per quanto personaggio nodale a capo del Nord. Ma evidentemente si fa ricorso a qualcuno che possa offrire la manovalanza, i metodi e gli strumenti per tenere il servizio segreto fuori da quello che è il rapporto immediato con determinati fatti. Ed evidentemente questo 01:47:00 è quello che è accaduto, perché quando si parla di holding che mette al servizio di una serie di strumenti, eccetera questo si vuol dire e la banda della Magliana è uno degli apparati di cui si serve Cosa Nostra, di cui si servono i servizi segreti per portare avanti i loro disegni. La banda della Magliana è anche l'avamposto su Roma per quello che è il settore del riciclaggio. Riciclaggio che viene attuato attraverso i meccanismi oleati del sistema dell'usura, con gli usurai di Campo de' Fiori. Campo de' Fiori vi era il negozietto di elettrodomestici 01:48:00 di Balducci con la scritta: qui si vendono soldi. E' tutto un insieme di cose che portano a ritenere questa intraneità del rapporto. In più a Roma ci sono altre opportunità e altre necessità, i sequestri di persona per finanziare il terrorismo, la necessità di reinvestire, la presenza, guarda caso, dello IOR di cui si serve Cosa Nostra, ma di cui si servono anche i Testaccini,
Davide Conti: 01:48:47 L'Istituto di Opere Religiose...
Otello Lupacchini: 01:48:48 L'Istituto di Opere Religiose del Vaticano, cioè Roma offre tutta una serie di opportunità di strumenti che costituiscono 01:49:00 un valore aggiunto, una ricchezza per Cosa Nostra egemone. Non è solo luogo in cui riparano i ricercati, i latitanti e coloro che cercano di sfuggire alle esecuzioni per strada, a Napoli o a Palermo, ma è il luogo dove si incontrano le opportunità, dove si intessono le relazioni, che non sono solo relazioni criminali, ma sono anche relazioni di potere, relazioni finalizzate alla finanza. E chiaramente avamposto su Roma per il riciclaggio era l'organizzazione bancaria di Michele Sindona, che nasce sì a Milano, ma poi opera attivamente con lo IOR, addirittura organicamente 01:50:00 con Calvi, che di Sindona è colui che raccoglie l'eredità dopo che Sindona stesso è costretto, a causa della bancarotta, a rifugiarsi negli Stati Uniti, tentare il fin, la carta del finto rapimento per mobilitare l'esercito dei fiancheggiatori che possano salvarlo dal disastro totale e che poi finirà morto sotto il Ponte dei Frati Neri, all'esito di una serie di vicende che coinvolgono il Banco Ambrosiano, quale erede non tanto delle banche di Sindona, quanto del sistema di relazioni che Sindona aveva messo in piedi e di cui lui era 01:51:00 stato ingranaggio, creato addirittura da Sindona stesso, che riteneva di avere un tranquillo esecutore di ordini e non immaginava che sarebbe diventato il suo successore e che poi a seguito delle vicende interne, delle vicissitudini che coinvolgono Ambrosiano, lo vedranno finire sul banco degli imputati e lì troviamo personaggi in questa vicenda, che ci riportano ai nostri Occorsio ed in misura minore ad Amato, ma anche ad Amato. Perché il nemico giurato di Amato, almeno secondo una certa vulgata è Alibrandi.
Davide Conti: 01:51:56 Ricordiamo Antonio Alibrandi.
Otello Lupacchini: 01:51:58 Antonio Alibrandi, giudice istruttore a Roma, padre di Alessandro Alibrandi, che si può, che si può pensare avesse del malanimo nei confronti del, dell'Amato, che era il malanimo d'un padre che ritiene il figlio perseguitato.
Davide Conti: 01:52:26 Perché, ricordiamolo, Alessandro Alibrandi è un esponente dei Nuclei Armati Rivoluzionari.
Otello Lupacchini: 01:52:33 Armati Rivoluzionari finito poi ucciso in circostanze che non esito a definire misteriose quanto a modalità, in un asserito conflitto a fuoco con Panini, ma comunque questo è un altro filone particolarmente impegnativo di indagine sui NAR. Comunque 01:53:00 c'è questo malanimo, un malanimo che non resta nel cuore di Amato, ma che Amato stesso denuncia. Ma Alibrandi non è soltanto il padre di Alessandro, ma è anche colui che in un momento molto particolare, invia la comunicazione giudiziaria a Baffi e arresta il vicepresidente, il vicegovernatore, il vice di Baffi.
Davide Conti: 01:53:41 Eh sì, lo ricordiamo Paolo Baffi, governatore della Banca d'Italia, e il vicedirettore generale Mario...
Otello Lupacchini: 01:53:49 E il vicedirettore generale Mario Sarcinelli viene arrestato e questo avviene quando parte il rapporto a carico di, 01:54:00 dell'Ambrosiano e di Calvi di cui diventa, questo è importante a mio avviso, titolare del relativo processo Emilio Alessandrini, il quale morirà ucciso per mano di Prima Linea nel gennaio 1978. Cioè sembra un caso, ma se si guarda le cose dall'alto, anziché calarsi nel particolare, si colgono una serie di nessi tra quella che è l'attività delle organizzazioni criminali, quella che è l'attività dei servizi segreti, quella che è l'attività delle logge massoniche. Calvi era iscritto alla Massoneria, Sindona 01:55:00 era iscritto alla P2. Sindona era iscritto alla P2, chi firma la affidevit per Sindona, cioè il procuratore generale di Roma, Spagnuolo, è iscritto alla P2 anch'egli. Non solo, ma per evidentemente interessamento anche massonico, il Sindona, nel momento in cui sta maturando il suo fallimento e l'accusa di bancarotta, viene insignito del titolo di italiano dell'anno e qualificato salvatore della lira e Sindona in veste...
Davide Conti: 01:55:43 Qualificato come salvatore della lira dal Presidente del Consiglio...
Otello Lupacchini: 01:55:46 Dal Presidente del Consiglio dell'epoca, Giulio Andreotti e non solo, ma sempre Sindona è quello che riceve e reinveste, 01:56:00 ricicla i denari di Stefano Bontate e di Spatola e compagni. E Spatola che fa il postino, nel momento in cui è stato inscenato il suo finto rapimento. Cioè se uno va a vedere e dall'alto nota una serie di connessioni, connessioni che ovviamente inducono a curiosità, curiosità che più che il giudice può soddisfare lo storico, per la maggiore libertà di attingere a qualsiasi tipo di fonte e al non essere vincolato a nessun tipo di presunzione preordinata alla decisione, quindi tenendo assolutamente 01:57:00 distinti. Per cui quando dico che la banda della Magliana è una costola di Cosa Nostra, lo dico sul presupposto che Cosa Nostra era ben insediata nel Lazio e la Magliana ripete al proprio interno le stesse sinergie operative e belliche, che si verificano all'interno di Cosa Nostra.
Davide Conti: 01:57:31 Addirittura gli stessi conflitti.
Otello Lupacchini: 01:57:33 Esatto, la conflittualità è la stessa e i soggetti si dividono tranquillamente tra l'una e l'altra e parte della, del, del corpaccione iniziale, in conflitto tra loro, così come il conflitto esiste all'interno di Cosa Nostra, ma anche sul tipo di affari. Perché mentre il 01:58:00 corpaccione che resta come banda della Magliana continua a gestire il tipo di affari che le sono stati sempre, che sono stati sempre propri del sodalizio fin dalle origini, origini che vengono fatte ascendere diciamo operativamente col sequestro graz...al sequestro Grazioli, che è il momento di accumulazione originaria di quanto poi reinvestito nel traffico di stupefacenti e col volano dell'usura tenderà ad una esponenziale aumento, evidentemente ripete quello. Non solo, ma per quanto concerne i rapporti con corpi polizieschi e servizi segreti è fondamentale a capire questo rapporto, l'organicità di questi rapporti con 01:59:00 la vicenda della ricerca del covo, nel quale sarebbe stato custodito Aldo Moro, perché anche qui tornano alcuni soggetti ed eccoci al Selis. Praticamente cosa succede? Che l'avvocato calabrese, mi sembra Gangemi si chiamasse, di Cutolo, chiede a Cutolo di interessarsi per conto della Democrazia Cristiana al fine di individuare il covo di Moro. Mentre per altro verso, altri contattano Stefano Bontate e Buscetta, per vedere di instaurare una trattativa endocarceraria per la gestione della sequestro, cioè per un esito diciamo 02:00:00 positivo, del sequestro e la restituzione di Moro. Ebbene la prigione viene trovata. È un dato di fatto. Vi sono atti che documentano l'intervento, da una parte nei confronti di Domenico Sica, dall'altra che...
Davide Conti: 02:00:29 Ricordiamo Domenico...
Otello Lupacchini: 02:00:30 Domenico Sica era il dominus di tutta, di tutte le indagini sul terrorismo, i sequestri di persona, la banda della Magliana e quanto di peggio a Roma potesse accadere.
Davide Conti: 02:00:46 Era il Procuratore Generale.
Otello Lupacchini: 02:00:47 No,no, no era Sostituto Procuratore, che all'esito della vocazione da parte della Procura Generale del processo Moro, 02:01:00 in quanto erano insorti dei problemi con il titolare dell'indagine, il dottore Infelisi, che si dice sarebbe sceso in Calabria a cercare la villa per l'estate, per le ferie, mentre il sequestro era ancora caldo, mentre le indagini in sequestro erano ancora bollenti. La Procura Generale aveva avocato le indagini sul sequestro e con le indagini sul sequestro, applicò alla Procura Generale per condurle Domenico Sica. Quindi Domenico Sica era procura, Sostituto Procuratore della Repubblica applicato per il sequestro Moro, alla Procura Generale. Ciò non significa che avesse perso tutti i processi, continuava ad averli tutti ed è a Sica che si rivolgono probabilmente in via 02:02:00 confidenziale, ma questo poi risulta in atti, il, l'avvocato Mangia e Aldo Semerari, per rassegnare gli esiti delle indagini svolte su delega di Cutolo da Nicolino Selis, tramite gli adepti della banda della Magliana. Ci fu un incontro addirittura, tra alcuni esponenti della banda e Flaminio Piccoli, che aveva preso il posto di presidente della DC, sul greto del Tevere. Purtroppo Piccoli, quando venne interrogato era stato colpito da un ictus selettivo che aveva cancellato dalla sua memoria questo incontro, ancorché egli non avesse negato di 02:03:00 essere effettivamente andato, ma perché alpino e non perché investito, sul greto del Tevere, a cercare la capanna in cui Moro sarebbe stato detenuto. Ma comunque questa è un'altra storia che attiene, ma quel che volevo dire all'esito di questa digressione, è che stranamente, è un fatto singolare su cui gli storici dovrebbero indagare, perché ormai per i giudici probabilmente è precluso qualsiasi tipo di indagine, o comunque estremamente difficoltoso, considerato il limite che incontrano nella loro attività di ricerca, molti di coloro che si interessarono alla vicenda del sequestro e della 02:04:00 detenzione di Moro fecero una brutta fine, cioè morirono ammazzati. Tanto che in un mio libro ho parlato di morte con la coda, cioè una serie di personaggi che e questo perché? Cosa avevano in comune, qual era il comune denominatore di questi personaggi? Che tutti avevano avuto a che fare con apparati informativi. Perché la vicenda era venuta alle orecchie degli investiganti, probabilmente sapevano da chi erano state commissionate le indagini, chi ne conosceva gli esiti e, e probabilmente fecero il passo più lungo della gamba, cioè avanzarono magari delle pretese o cercarono di formulare 02:05:00 dei ricatti nei confronti di chi se ne era servito. Sta di fatto che le ragioni ufficiali del loro decesso normalmente violento, sono di una tale banalità che tutte andrebbero qualificate come omicidi aggravati da motivi futili, più che abietti e quindi questa era la situazione.
Davide Conti: 02:05:28 Tornando diciamo alla, al organicità diciamo così dei rapporti tra criminalità organizzata P2 ed alta finanza, diciamo questo elemento deflagra con l'attentato a Roberto Rosone del 27 aprile 1982. Roberto Rosone è il vicepresidente del Banco Ambrosiano, siamo in piena crisi dell'istituto finanziario e questo elemento, questo episodio 02:06:00 fa emergere pubblicamente il coinvolgimento della banda della Magliana in questo ambito finanziario-criminale, perché ad operare quell'attentato, partendo da Roma è un boss centrale della vicenda della banda della Magliana, stiamo parlando di Danilo Abbruciati. Ecco, Rosone lo ricordiamo, era vicepresidente del Banco Ambrosiano e dopo l'arresto di Roberto Calvi si era opposto ai finanziamenti da dover elargire verso società di Flavio Carboni, che si era proposto allo stesso Calvi come salvatore delle sue banche. Viene per questo gambizzato in quel quadro, in quell'episodio muore, ucciso, colpito da una guardia giurata Danilo Abbruciati e quindi emerge improvvisamente questa connessione, questo nesso criminale- 02:07:00 finanziario.
Otello Lupacchini: 02:07:01 Allora, anche qui bisogna distinguere tra fatti certi, sia da un punto di vista giudiziario, sia da un punto di vista storico e due diverse narrazioni: la narrazione giudiziaria e la narrazione storica, anche se spesso la narrazione storica non è fatta da storici, ma è fatta dai cosiddetti giornalisti d'inchiesta che raspollano, il termine raspollare ha un significato tecnico, dagli atti giudiziari, sovrapponendo delle interpretazioni più o meno fantasiose, più o meno manipolatorie, più o meno politicamente orientate. 02:08:00 Questo tanto per dire che una vera e propria ricerca storica su questi eventi non c'è stata, ma c'è stata e ci sono state inchieste giornalistiche, più o meno caratterizzate da intenti manipolatori o ideologici. Ciò posto, veniamo ai fatti certi. All'attentato a Rosone partecipa, anzi deve essere portato da, dal nostro Abbruciati, Abbruciati si reca a Milano, non avvalendosi della malavita milanese, con cui pure aveva dei rapporti, ma portandosi il motociclista da Roma, cioè 02:09:00 Nieddu, colui che conduceva la moto, era appartenente alla criminalità romana, quindi viene esclusa di fatto la polizia, cioè viene escluso di fatto qualsiasi rapporto con la criminalità organizzata milanese. Non solo, ma l'attentato è preceduto da incontri con esponenti dei servizi, di Abbruciati in carcere. Come siano andate le cose non è dato saperlo. E a cosa fossero finalizzati questi incontri possiamo 02:10:00 soltanto proporlo. Sta di fatto che i servizi accedevano al carcere e conferivano con Abbruciati all'epoca detenuto. Abbruciati viene liberato, subito dopo la sua liberazione vi è l'attentato a Rosone. Considerato il tipo di arma usata e le modalità scelte per l'esecuzione dell'attentato, evidentemente vi era stata una sottovalutazione del rischio che comportava. Perché a sparare al Rosone, sotto casa con una, con un'arma che esplode un colpo, lo ferisce alle gambe 02:11:00 c'è da porsi il problema: era un tentato omicidio? Era un, una gambizzazione puramente e semplicemente un avvertimento che veniva dato a Rosone? Questo non è stato accertato. Giudiziariamente, mentre cioè le inchieste attribuivano a Calvi la volontà di liberarsi di Rosone, costi quel che costi, perché intralciava i suoi piani di approvvigionamento di denaro, attraverso la Società Prato Verde di Carboni e Diotallevi e chi più ne ha più ne mette, dal punto di vista giudiziario l'ipotesi di, dell'attentato con 02:12:00 la partecipazione di Carboni e Diotallevi è venuta meno, è venuta meno. Quindi se ne parla a livello di cronache, se ne parla a livello di tra virgolette storiografia d'inchiesta, ma dal punto di vista giudiziario l'ipotesi dobbiamo ritenere non abbia avuto riscontro, visto che nessuno è stato ritenuto responsabile di ciò che gli veniva attribuito. Potrebbe farsi un'ipotesi alternativa che Rosone era troppo vicino a Calvi e quindi l'avvertimento potesse essere per mettere calmo Calvi, piuttosto che per agevolarlo. Avrebbe la stessa efficacia delle altre inchieste, perché si 02:13:00 sorregge su quelli che erano i rapporti interni all'Ambrosiano in quel momento. E l'attentato avviene prima che si consumi la fine di Calvi che è un argomento che comunque resta collegato e che porta a porsi la domanda, se veramente Calvi ne fosse il mandante, come sostiene una certa storiografia e come ha sostenuto l'accusa nei processi, che però non hanno trovato un esito favorevole all'accusa stessa. Ovvero se Calvi era la vittima di un avvertimento, che gli veniva fatto attraverso Rosone, il quale teoricamente potrebbe, poteva intralciare le mire di conquista di qualcun altro, su, 02:14:00 si l' Ambrosiano. Non solo, ma se vediamo cosa è stato dichiarato all'interno del processo della banda della Magliana da Maurizio Abbatino, una rottura insanabile all'interno della banda della Magliana si determinò, oltre che per le ragioni dette precedentemente del diverso orientamento criminale delle due fazioni, una che restava legata al crimine tradizionale, l'altra che faceva il salto nel riciclaggio, reinvestimento e riutilizzazione dei denari provento di reato, la rottura insanabile 02:15:00 si ha proprio a causa dell'omicidio, dell'attentato a Rosone e del, dell'omicidio Balducci, in quanto si reputa che Abbruciati da una parte e De Pedis dall'altra, cioè De Pedis per Balducci e Abbruciati per eh, il nostro Rosone, avessero agito per scopi estranei all'organizzazione, tenendo i sodali all'oscuro di quello che facevano e ma questa era un'ipotesi, non c'è nessuna certezza, probabilmente per la mafia. Ora mentre per Rosone, per 02:16:00 Balducci sicuramente era stato regolato un conflitto interno tra Balducci stesso e Pippo Calò, per Rosone non possiamo dirlo, perché il Rosone era lo strumento di cui si serviva Calvi per poter svolgere in un momento in cui era una sorta di anatra zoppa, perché non in possesso del passaporto e con tutte le limitazioni che questo comportava alla sua operatività sullo scacchiere internazionale, delle necessarie relazioni che deve intrattenere un banchiere, che stava assumendo una fondamentale importanza nel sistema e quindi l'avvertimento poteva essere a Rosone, perché 02:17:00 Calvi ne cogliesse il significato, l'importanza e tra virgolette si desse una regolata. Questa seconda ipotesi può trovare un riscontro, ma qui occorrerebbero indagini probabilmente più precise, rispetto a quelle che vennero fatte nell'ambito del processo penale sull'Ambrosiano, dove si è data come postulato il crack del Ambrosiano, ma non si è tenuto conto di una serie di fatti che inducono o avrebbero dovuto indurre o che inducono comunque lo storico ad un approfondimento molto più puntuale. Praticamente si è detto c'è il crack. 02:18:00 Però la banca chiude il venerdì e riapre con altra denominazione il lunedì. Distribuisce dividendi dopo un anno la nuova, il Banco Ambroveneto, il che significa che il buco o era stato coperto o non c'era, o forse è stato fatto qualche maneggio per far sparire il buco che aveva determinato la decozione dell'Istituto. E soprattutto quello che suscita fiere perplessità, non tanto nei giudici che sono pervenuti alla conclusione che Calvi sì, è morto ammazzato perché ormai è inconfutabile, che si sia 02:19:00 trattato di un omicidio, ma hanno escluso le responsabilità di coloro che erano stati imputati, vale a dire Carboni, Diotallevi, Calò, Vittor, le due compagne di Carboni e di Vittor, le sorelle Kleinszig. Questa è stata esclusa, sono stati assolti quindi sotto quel profilo è un fatto giudizialmente neutro. Nelle ricostruzioni, sempre che vengono da giornalisti d'inchiesta o storici più o meno improvvisati, si continua a dire che il crack ci fu e lo dice anche la sentenza sul banco, sul crack ambrosiano. 02:20:00 Ma un'indagine puntuale dovrebbe spiegare come si sia giunti alla divisione di dividendi, cioè la ripartizione dei dividendi dopo un anno di esercizio della nuova banca. Ma soprattutto suscita perplessità la fuga di Calvi in quel particolare momento. Il momento in cui Calvi si allontana da Roma e attraverso un giro periglioso fra Trieste, la ex Jugoslavia e Vienna, puntate in Svizzera e Londra è un momento molto particolare. È quello in cui è previsto il consiglio di amministrazione per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione, delle, del 02:21:00 Presidente del Banco Ambrosiano, presidenza del Banco Ambrosiano, indispensabile a Calvi per attuare il proprio disegno, che secondo una certa scuola sarebbe stato quello di procurarsi i denari per comprare il pacchetto di maggioranza dell'Ambrosiano e diventarne lui il dominus, per altri quello di sanare i propri debiti e riprendere la piena agibilità. Tra i debiti di Calvi da risanare, c'era quello nei confronti di Cosa Nostra, cioè i denari investiti da Cosa Nostra tramite Sindona e finiti nelle casse dell'Ambrosiano. Si 02:22:00 trattava di circa duemila miliardi di lire, che non è una somma particolarmente esigua, però dobbiamo tener conto di quelle che erano le attività, al di là degli sperperi che potevano verificarsi sottobanco e che però non sono tutti documentati. Ventottomila miliardi di depositi, controllo del Credito Varesino, della Cattolica del Veneto e del, della Banca del Gottardo e l'assicurazione Toro e dulcis in fundo, Rizzoli, Corriere della Sera a cui era particolarmente interessato, come sappiamo. Calvi, erano interessati Calvi, Ortolani, 02:23:00 latitanti in Svizzera e il cui messaggero era personaggio che poi sarebbe diventato noto alle cronache con Tangentopoli, cioè il Cusani, che faceva la spola tra Milano e la Svizzera per tenere i contatti con i due. Una somma, cioè somme di tutto rilievo, patrimonio che sicuramente riusciva a coprire tutto. È evidente che per coprire duemila miliardi di debito nei confronti di Cosa Nostra, condicio sine qua non, era che Calvi restasse in sella all'Ambrosiano. Allontanarsi o addirittura rapirlo, consentire 02:24:00 che si allontanasse, addirittura rapirlo alla vigilia del consiglio di amministrazione significava, ahinoi, precludersi per Cosa Nostra la possibilità di rientrare in possesso del proprio credito, a meno che Cosa Nostra non abbia agito per conto di qualcun altro, che ha garantito che eliminato Calvi, il credito sarebbe stato comunque saldato. Sono tutta una serie di ipotesi che lo storico, di interrogativi che il giudice non si è posto perché vincolato ai capi di imputazione, ma che lo storico dovrebbe porsi.
Davide Conti: 02:24:48 È materia per noi, insomma.
Otello Lupacchini: 02:24:49 Esatto, è materia da storici. Lo storico dovrebbe porsi questo problema, cioè che senso ha perdere la primogenitura 02:25:00 per il piatto di lenticchie di un viaggio all'estero, in un momento inopportuno.
Davide Conti: 02:25:06 Senta all'ombra del, del caso del Banco Ambrosiano si consuma anche un conflitto di potere al più alto livello. Diciamo è in qualche misura esemplificato questo stesso conflitto da alcune figure particolarmente rilevanti, penso per esempio appunto alla triade Licio Gelli-Roberto Calvi-Giulio Andreotti da un lato, un diciamo una convergenza di figure di un certo rilievo, che in qualche maniera rappresentano un ambito di potere, di relazione, quindi di rapporti e dall'altro un altro ambito di potere, di relazione, di rapporti che potremmo diciamo così esemplificare 02:26:00 attraverso altre figure altrettanto rilevanti. Mi riferisco a Ugo La Malfa, a Guido Carli e soprattutto al presidente di Mediobanca Cuccia. Ecco, questo conflitto, questa diciamo così confliggente relazione come caratterizza quel passaggio?
Otello Lupacchini: 02:26:27 Ma qui bisogna partire da lontano, bisogna partire quantomeno dagli anni '60, quando il commercialista che arriva dalla Sicilia, si insedia a Milano...
Davide Conti: 02:26:48 Parliamo di Michele Sindona, naturalmente.
Otello Lupacchini: 02:26:50 Parliamo naturalmente di Michele Sindona. Si afferma come fiscalista d'eccellenza, 02:27:00 coagulando una clientela di tutto rispetto nella Milano finanziaria che conta, acquista la sua prima banca, per poi acquistarne una seconda, questa volta acquisendo il pacchetto di maggioranza precedentemente detenuto da Giangiacomo Feltrinelli, altro personaggio che ritornerà in una storia completamente diversa. Anche perché è impressionante come finiscano per coniugarsi una serie di persone, che mi hanno fatto parlare in un libro che sto scrivendo di bisca dei destini incrociati, cioè personaggi 02:28:00 che sembrerebbero lontanissimi nel tempo, ancorché non nello spazio, nell'ideologia, nel modo di affrontare i casi della vita che all'improvviso si trovano in qualche modo coagulati attorno a particularia, come ad esempio l'acquisto della Banca Unione in cui si fonde la Banca Privata Italiana e dà luogo alla nascita di un polo bancario alternativo rispetto alla finanza cattolica, eh rispetto alla finanza laica, qualificabile come finanza cattolica in un momento molto particolare, quello in cui possiamo datare l'inizio del, 02:29:00 degli anni di piombo della finanza, chiamiamoli così, quelli cioè che si caratterizzano per morti reali, virtuali, vere o metaforiche di soggetti, enti, istituzioni che caratterizzerà tutto il periodo che formalmente, ma solo formalmente, si chiuderà nel 1984 con il suicidio, con il tentativo riuscito, ecco diciamo meglio, di suicidio di Sindona nel carcere di Voghera. Questo venti, a ventiquattro anni dal '61, all'84 sono caratterizzati 02:30:00 da una serie di eventi. Sindona acquista e fonde nella Banca Unione la Banca Privata Italiana eh, tenta l'avventura negli Stati Uniti, legandosi a personaggi e smaccatamente di Cosa Nostra, da John, da John Adonis e Denis Porco e acquista partecipazioni negli Stati Uniti, eh, fino all'acquisto della Franklin Bank, che poi rappresenta il suo decollo definitivo e la sua rovina dal punto di vista finanziario e legandosi a O'Connell e a Kennedy, che 02:31:00 sono ministri dell'amministrazione e delle finanze dell'amministrazione Nixon, quindi tutta una serie di vicende particolarmente importanti. Scorrerie di vario tipo nella finanza, con varie operazioni, la più eclatante delle quali è l'OPA Bastogi, che avrebbe dovuto comportare l'acquisizione della Italcementi di Pesenti, il controllo della stessa e Banca Unione via dicendo. Chiaramente tutto questo porta alla decozione dell'impero Sindona. Una decozione, tuttavia alla quale lui cerca in tutti i modi di porre riparo, mobilitando 02:32:00 tutte le relazioni che aveva instaurate nel tempo, sia in Italia sia negli Stati Uniti. In Italia c'è la relazione con Giulio Andreotti. In Italia ci sono le relazioni con lo IOR. Lui tramite una cognata acquisita mi sembra, riesce a prendere contatto con il cardinal Montini alla Segreteria di Stato Vaticana. Il cardinal Montini, che non era ancora cardinale, monsignor Montini diventerà poi arcivescovo di Milano e conseguentemente cardinale. E nella veste di arcivescovo 02:33:00 di Milano è proprio a Cal...A Sindona che si rivolge per risanare il debito della Curia Ambrosiana. E lì vengono messi in atto una serie di operazioni finanziarie per recuperare denari e quindi consolidare eh, i rapporti finanziari della, dell'Arcidiocesi e contemporaneamente mette un piede, anzi li mette tutti e due nello IOR, cementa i rapporti con Calvi e per quanto lo neghi, anche quelli con Gelli, che lui dice di aver conosciuto soltanto in epoca 02:34:00 molto successiva, mentre in realtà i rapporti datavano ad epoca assai risalente. Ed ovviamente in questo trova il proprio più accanito avversario, cioè a queste sue operazioni che culminano nel finto sequestro, per poter prendere diretto contatto con gli interessati in Italia e praticamente me, falliscono tutte queste relazioni. Perché? Perché trova l'opposizione del Ministro del Tesoro La Malfa, che è anche il referente di Cuccia e di tutto il capitalismo laico che attorno a Cuccia si coagula, non ultimo Mattioli della 02:35:00 Banca, dell'Ubi Banca eh, della Banca di Roma. Quindi di fatto tutta una serie di relazioni che vanno in frantumi per l'opposizione decisa del gruppo. Dopo di che, nel corso del sequestro viene fermato e viene arrestato Spatola, vengono prese le lettere che Sindona invia ad Andreotti, va buco il tentativo di far, di dar forza alla tesi del sequestro, alla narrazione del sequestro attraverso lo sparo nella gamba di un proiettile da parte di Crimi, che è chirurgo massone che praticamente si presta a favoreggiare il finto rapimento e 02:36:00 a dargli una consistenza, la ricomparsa di Sindona a New York, gli incontri tra Sindona e Cuccia in cui Sindona minaccia pesantemente Cuccia e la sua famiglia, ma soprattutto minaccia Ambrosoli. Ambrosoli che come liquidatore della Banca Privata Italiana è quello che sta mettendo le mani e gli occhi nei conti, quindi rilevando tutte quelle che sono le anomalie e parlo di anomalie, ma ci sono crimini, c'è di tutto dentro, gestionali della,
Davide Conti: 02:36:45 Dell'impero.
Otello Lupacchini: 02:36:46 Dell'impero Sindona e Joseph Aricò che viene e uccide proprio nel '79 e proprio nel luglio 02:37:00 del...
Davide Conti: 02:37:00 L'undici luglio.
Otello Lupacchini: 02:37:01 L'undici luglio '79 eh, Ambrosoli e il mandato cioè Baffi, che è l'unico rappresentante istituzionale che partecipa al funerale di Ambrosoli, salvo poi le cadute di stile di chi, non riuscendo più a controllare i propri e le proprie pulsioni, dice se l'è andata a cercare. Insomma, c'è tutta una serie di eventi...
Davide Conti: 02:37:37 Anche qui ci riferiamo a Giulio Andreotti.
Otello Lupacchini: 02:37:38 Sì, c'è tutta una serie di eventi che portano poi alla condanna di Sindona, all'ergastolo, alla sua estradizione da New York, mentre nel frattempo in Italia, a Roma, mentre nel frattempo in Italia c'è l'ascesa 02:38:00 e la caduta rovinosa di Calvi, come erede delle attività di Sindona. Quindi c'è tutto un panorama di rapporti che si mobilitano nel mondo dell'alta finanza, in uno scontro senza quartiere tra la finanza laica e la finanza cattolica. Piccola notazione, così tanto per ad colorando, dalle autointercettazioni che si fa Carbone, che si faceva Carbone quando parlava con Calvi, essendosi egli messo a capo di una cordata che avrebbe dovuto rasserenare i rapporti tra Calvi e il Vaticano, perché poi un discorso a parte 02:39:00 meriterebbe Marcinkus, perché rispetto a Marcinkus si pone il problema: era il diavolo o era soltanto il capro espiatorio di una situazione creata da altri, di cui poi qualcuno doveva assumersi la responsabilità, probabilmente senza capirne nulla?
Davide Conti: 02:39:22 Parliamo sempre di Paul Marcinkus, presidente dello IOR.
Otello Lupacchini: 02:39:26 DI Paul MArcinkus dello IOR, cioè Marcinkus, cosa capiva di diritto bancario? E sicuramente c'è da chiedersi, era lui il dominus di tutte le anomalie della gestione bancaria? O era qualcun altro che gestiva lo IOR e lui era soltanto il burattino o colui che doveva metterci la faccia? Questo è un problema che resta tuttora aperto. Ci sono diverse scuole di pensiero sull'argomento, che porterebbero 02:40:00 a parlare di Papa Wojtyla, per capire fino a che punto e quanto fosse santo. Cioè c'è tutta una serie di, di rapporti che trascendono le capacità umane e riguardano quelle divine, ma comunque questo è un altro discorso.
Davide Conti: 02:40:21 Ecco, possiamo a chiosa di questo ragionamento di lungo respiro che ha proposto, sintetizzare questo conflitto tra finanza laica e finanza cattolica come la rottura di un patto non scritto? Dal punto di vista storiografico insomma, si dà una formulazione, una rappresentazione che vuole i cattolici estremamente rappresentativi e forti nella politica, con il partito dei cattolici e meno significativamente rappresentati sul piano della finanza e del sistema bancario. E al contrario i 02:41:00 laici rappresentati in Parlamento in forma esigua, mentre invece come dire, rappresentati in forma estremamente dirigente...
Otello Lupacchini: 02:41:11 Ogni interpretazione è lecita, il problema è quello dei fatti. Dicevo quando Carboni minacciava Calvi, gli diceva: attento che Gunnella spara. Ora, cos'era successo? Per l'assunzione di Di Cristina all'Ente Minerario Siciliano come cassiere, non è indifferente la figura di Gunnella. Gunnella, il quale a quei tempi partecipa da protagonista 02:42:00 anche al Congresso repubblicano. E il prezzo che paga Di Cristina a Gunnella, questo risulta dalle relazioni dei probiviri del Partito Repubblicano, oltre che da mie conoscenze personali sul posto, è la trasformazione in una notte, antecedente al congresso, d'una sezione democristiana con quattrocentocinquanta iscritti, si dice, in sezione del Partito Repubblicano. Quindi si presenta con un pacchetto di tessere notevolissimo, i probiviri del partito intentano contro Gunnella un'azione disciplinare, dicendo che aveva avuto rapporti 02:43:00 con un mafioso conclamato, era stata al soggiorno obbligato. A quel punto chi difende Gunnella? Lo difende per un verso La Malfa, per l'altro verso Visentini, che rappresenta un elemento forte, Ministro delle Finanze, quindi indubbiamente esponente di spicco del mondo finanziario laico. E il buon Visentini, al di là di La Malfa, ma Visentini è anche presidente in quel momento della Olivetti, di cui è amministratore delegato, è 02:44:00 Carlo De Benedetti. Mi sono sempre chiesto e se l'è chiesto anche il giudice di Marsala, Russo. Che senso aveva minacciare Calvi evocando Gunnella e dicendo che Gunnella spara? Dal punto di vista giudiziario una risposta non ce la siamo data. Anche qui però gli storici potrebbero approfondire certi tipi di rapporti, cioè relazioni che si colgono guardando da lontano. Magari standoci immersi dentro, uno non le capisce.
Davide Conti: 02:44:53 E andiamo quindi ci dirigiamo verso la conclusione, facendo un un'ultima riflessione a proposito dei legami tra questo mondo, in particolare quello della P2, alcuni suoi personaggi, lei ha nominato prima il criminologo Aldo Semerari e quel mondo dell'eversione neofascista che farà appunto capo a quel arcipelago organizzato attorno alla sigla dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Ecco, qual è la relazione che attraversa questi corpi, apparentemente, diciamo così, indipendenti l'uno dall'altro, ma in realtà collegati da un interrelazione sostanziale sul piano politico.?
Otello Lupacchini: 02:45:49 Ecco, per cercare di entrare in questo meccanismo un ruolo fondamentale 02:46:00 è quello di Semerari, di cui però bisogna delineare un attimo la figura, perché se lo vediamo come il faccendiere delle Procure della Repubblica, per agevolare Ammaturo o Alfieri o Cutolo indifferentemente, per puri motivi di lucro, il problema non lo risolviamo. Dobbiamo partire dal vedere chi era Semerari e che tipo di relazioni Semerari intratteneva e come poi si correlativa a tutti questi mondi. Abbiamo visto Semerari partecipe della riunione a casa del senatore Madia, dove il difensore di Fabi, di Marco Mario Massimi, racconta ciò che si sarebbero detti Marco Mario 02:47:00 Massimi e Amato. Abbiamo visto quindi Semerari in collegamento con Signorelli, ma Semerari era anche in collegamento con la polizia di Gheddafi. E quando Gheddafi fa il suo discorso all'Accademia Militare di Tripoli, dando l'ultimatum ai fuoriusciti libici, dicendo: tornate e sarete perdonati, oppure per voi non ci sarà scampo, Semerari si attiva a favore di Gheddafi attraverso l'avvocato Era proprietario di una clinica, dove lui prestava i propri 02:48:00 servigi e fa ricoverare presso quella clinica clinica molti fuoriusciti libici, facendoli passare per pazzi e consentendone il rimpatrio e la fine, che Dio solo sa quale sarà stata. Al, subito dopo la strage di Ustica, Semerari fa un viaggio in Libia, dove risulta aver sicuramente incontrato il capo della polizia libica. Semerari che è legato al Servizio Segreto Militare Italiano, Semerari che subito dopo il viaggio in Libia, in cui conferisce col capo della locale polizia, va a New 02:49:00 York, dove incontra il criminologo Ferracuti. Ferracuti, anch'egli iscritto alla loggia P2, anch'egli legato al SISMI, al SISDE, che cosa si siano detti non lo sappiamo. Sta di fatto che torna in Italia e c'è la strage di Bologna. Semerari viene arrestato a seguito delle dichiarazioni del collaboratore lato sensu, Aronica. Sta un lungo periodo in carcere dove minaccia mari e monti, perché fa capire che potrebbe cedere non reggendo il 02:50:00 regime carcerario. E tanto che viene liberato, ma alla vigilia della sua morte comincia a fare una serie di richieste eh, più o meno insistenti di protezione, perché si sente fortemente minacciato, eccetera. E il 1º aprile del 1982 viene ammazzato. Questo viene ammazzato, decapitato con una messinscena particolarmente truculenta, la testa in una catinella come quella di San Giovanni decollato sotto il palazzo di Cutolo ad Ottaviano. E poi si scoprirà che è stato fatto fuori dal clan Alfieri, perché 02:51:00 in sostanza, prestati i suoi servigi sia Dio, sia Mammona, a entrambe le famiglie, ad entrambi i contendenti e quindi questo è lato sensu Semerari. Ma Semerari è anche quello che tenta il,l'abboccamento tra criminalità organizzata e movimenti di destra. Ma non quelli tradizionali, con personaggi dei NAR e c'è una serie di incontri con personaggi della Banda della Magliana nella villa di Poggio Mirteto, dove praticamente chiarisce i termini del possibile accordo: voi 02:52:00 li aiutate nell'attività di riciclaggio e nell'attività logistica e loro vi procureranno appoggi, rapporti, relazioni, eccetera. Ed effettivamente questa situazione a un primo, eh sembra sbocciare perché la Magliana affida al gruppo di Aleandri, Aleandri è il suo messaggero con Gelli, tanto per intenderci. Pentito poi e magna pars della ricostruzione dei giudici bolognesi.
Davide Conti: 02:52:45 Paolo Aleandri.
Otello Lupacchini: 02:52:46 Paolo Aleandri. E praticamente affida al gruppo di Aleandri un carico di armi, un borsone di armi che tuttavia, 02:53:00 al momento in cui dovrebbero essere restituite, sono sparite. Cosa sia successo non si sa. Probabilmente sono state date in prestito a qualcuno e non sono più utilizzabili. Quindi sostanzialmente si cerca di non restituirle, di far finta di niente, di trascurare, come può darsi che siano andate effettivamente smarrite, ma è abbastanza remota come ipotesi. Sta di fatto che la Magliana rompe gli indugi, rapisce Aleandri e chiede il riscatto. Cioè un carico di armi di altretale qualità e consistenza, armi che verranno restituite alla Stazione San Pietro e l'onere relativo alla consegna è affidato a Carminati.
Davide Conti: 02:53:58 A Massimo Carminati.
Otello Lupacchini: 02:53:59 Il quale ha avuto dei rapporti come pure, con eh Abbruciati, tanto da entrare in una sorta di intimità di relazioni con esponenti apicali della Magliana, al punto di aver accesso, tra i pochi estranei all'organizzazione stessa originaria, al deposito della sanità. Accesso libero, quindi entrare, uscire, prendere armi portarle via eccetera e riconsegna un carico d'armi, tra le quali alcuni mitra modificati, opera di Facchini. Facchini, esponente di Ordine Nuovo, veneto...
Davide Conti: 02:54:51 Massimiliano.
Otello Lupacchini: 02:54:52 Massimiliano Facchini. Quindi questa diciamo è la situazione, ovviamente per questa vicenda il, la contropartita e la garanzia che lui dava, Semerari, era non per questa vicenda, per questo rapporto che si cementava tra NAR e criminalità politica eh, mafiosa organizzata lato sensu, era la sua garanzia di intervenire ogni qualvolta fosse necessario e nelle perizie psichiatriche, per indirizzarle in maniera favorevole all'imputato e nelle perizie medico legali, pratica che di fatto era già esistente, tanto che a Roma si era registrata l'uccisione di un medico legale chiamato di notte 02:56:00 e poi fatto trovare bruciato in campagna, cioè non era un'attività stravagante sotto, chiaramente con le virgolette, era un'attività che costituiva una pratica corrente. Nel caso di Semerari, atteso il livello delle sue entrature presso le Procure della Repubblica, era un'offerta generosa da parte sua, che invogliava a cementare questo accordo. Accordo che, tra l'altro, aveva dato luogo al riciclaggio dei denari alla rapina alla Chase Manhattan Bank all'EUR. Quindi i rapporti si erano cementati, c'era la frequentazione dello stesso bar al quartiere Marconi. Quindi diciamo che 02:57:00 Semerari in qualche misura era diventato un punto di riferimento, probabilmente più operativo rispetto a quanto potesse essere il Signorelli, il quale appunto aveva un ruolo di cattivo maestro, ma nulla più.
Davide Conti: 02:57:25 E vediamo quindi l'ultima diciamo vicenda, che in qualche maniera, in maniera molto significativa connette, collega queste vicende criminali, di criminalità politica e la storia, la grande storia d'Italia. Il 13 gennaio del 1981 si verifica la cosiddetta vicenda del ritrovamento sul treno Taranto-Milano, di un quantitativo di esplosivi e di armi, tra cui dei MAB, 02:58:00 che le indagini riusciranno a ricostruire rispetto alla provenienza, proprio da l'arsenale del, della banda della Magliana. Quel rinvenimento sul treno Taranto-Milano si configura come il primo grande depistaggio sulla strage, a proposito delle inchieste sulla strage di Bologna. Un depistaggio che porterà poi alla condanna con sentenza definitiva di Licio Gelli, Pietro Musumeci, il vertice, capo del SISMI e di Francesco Pazienza. Quindi di questo diciamo così milieu politico-massonico e in qualche maniera anche criminale, che ha caratterizzato questo, questa ricostruzione che che lei ha fornito. Ecco, pensa che, come domanda conclusiva, queste vicende 02:59:00 abbiano espresso, esplicitato di fronte ai nostri occhi tutti i loro elementi, tutti i fattori che le hanno composte? Sappiamo effettivamente tutto o quasi della dimensione di questa convergenza, chiamiamola così, tra loggia massonica P2, servizi segreti, apparati di forza dello Stato e neofascismo? Oppure al netto di quanto processualmente è stato accertato c'è la necessità di approfondire questi temi?
Otello Lupacchini: 02:59:49 Al di là degli accertamenti processuali, che peraltro sono ancora sub iudice, eh bisogna cercare 03:00:00 di capire cosa c'è dietro e cosa c'è sotto. Un dato di fatto oggettivo è l'avidità di denaro di chi ha organizzato il depistaggio. Praticamente erano in ballo trecento milioni per una fonte inesistente. Se questo accada ancora che so io, per la cattura latitanti o per il pagamento di riscatti mai pagati o gonfiati non lo so. In quel caso è certo che la fonte a cui sarebbero stati versati trecento milioni era un defunto, quindi era difficile, insomma, poterglieli versare. E non c'era motivo di darli agli eredi, visto che se le notizie le poteva fornire le 03:01:00 forniva lui, ma era già morto, eh. Ma al di là di questo e al di là di quella che è la regia di questa truffa ai danni dello Stato, che poi si traduce in frode processuale, perché c'era un po'di tutto insomma nell'insieme, chi era la regia di questa operazione? Erano semplicemente gli agenti del SISMI, avidi di distribuirsi il malloppo? C'era Gelli che voleva confermare l'ipotesi che aveva già anticipato in un colloquio all'inizio delle indagini, circa gli stranieri che avrebbero...
Davide Conti: 03:01:57 La cosiddetta pista internazionale.
Otello Lupacchini: 03:01:58 La cosiddetta pista internazionale, anche quello che viene fatto trovare all'interno della valigia, i biglietti eccetera. C'era la volontà di far carico della storia a qualcun altro. Nella specie si dice avvale, perché dopo l'omicidio Mangiameli e altre attività che avevano messo nell'occhio del ciclone la banda, perché ormai la chiamo banda, perché parlare di NAR e sarebbe fuorviante, Mambro, Fioravanti, eh se ne erano scappati in Puglia, nel tentativo velleitario a quel punto di liberare Concutelli e che poi da lì vanno a Milano e la storia prende un'altra piega, eccetera. Cosa c'era dietro a questo depistaggio 03:03:00 e soprattutto, una volta accertato, perché le indagini furono condotte in maniera seria e affidabile, che quel mitra proveniva dal deposito della Sanità, cosa si sogna, Calore di presentarsi in Corte d'Assise d'Appello a Bologna a dichiarare che probabilmente, forse non si sa, quel mitra potrebbe non essere stato preso al Ministero della Sanità, al deposito della Sanità. Perché dalle fotografie non si capiva, ma vedendolo dal vivo la cosa era diversa. Non era quello il modo di manipolarli 03:04:00 da parte di Facchini, cosa che ha comportato l'assoluzione di tutti.
Davide Conti: 03:04:10 Sì, sì appunto. Quindi sulla base di questo...
Otello Lupacchini: 03:04:12 Sulla base di questo, l'accertamento giudiziario non ha raggiunto nessun risultato. Ovviamente saranno gli storici a doversi porre il problema e magari a studiare anche i nessi tra questa vicenda e tante altre, magari tra di Calore e il picconamento a cui è sta, di cui è stato fatto oggetto poco dopo. Cioè è una di tante, un'altra di quelle morti con la coda che attingono, cioè che segnalano relazioni tra un soggetto e i servizi, perché era anche 03:05:00 il direttore del centro SISMI di Firenze tra gli imputati. Cioè è tutto un flow di situazioni, dove il confine tra realtà è fantasia, fantasia non necessariamente malevola, ma costruttiva, per formulare ipotesi degne di essere verificate, finiscono per sfumare, per diventare estremamente labili, per cui non si può dire nemmeno che sia il filo del rasoio. È qualcosa ancora di meno.
Davide Conti: 03:05:46 Benissimo abbiamo concluso e quindi nel rinnovarle il nostro ringraziamento per aver acconsentito alla registrazione, le chiedo se desidera porre vincoli alla consultazione dell'intervista appena realizzata.
Otello Lupacchini: 03:06:00 No.
Davide Conti: 03:06:01 La ringrazio e ringrazio l'Istituto per questa opportunità. Abbiamo parlato con il dottor Otello Lupacchini, Procuratore Generale della Repubblica.