Trascrizione
Davide Conti: 00:00:01 Allora, siamo questa mattina con il dottor Guido Salvini, magistrato di Milano, GIP alla Procura milanese e appunto cominciamo questa conversazione, intanto chiedendole quali sono le sue origini familiari, la propria formazione, la sua formazione culturale.
Guido Salvini: 00:00:24 Eh, la mia famiglia a Milano era una famiglia della media borghesia professionale. Mio nonno lo voglio ricordare, perché è un po' un lascito culturale, era un importante medico fisiologo, si occupava della prevenzione, della vaccinazione eh, nel campo della lotta alla tubercolosi, che allora negli anni '30-'40 è un flagello. Uccideva non meno del Covid, oggi ce lo siamo dimenticato. Era un socialista umanista, si era occupato soprattutto di combattere questo pericolo nell'ambito 00:01:00 delle classi povere, dove la tubercolosi colpiva più, più frequentemente. Addirittura gli è stato intitolato un grande ospedale di Milano, che si chiama appunto l'Ospedale Guido Salvini come il mio nome, a Garbagnate Milanese. Da questa diciamo linea culturale, poi mio padre è stato magistrato invece anche lui. È stato magistrato, anche in anni molto caldi, soprattutto la sua carriera si è sviluppata fra gli anni '60 e '80, quindi diciamo, poco prima che entrassi io, che ho iniziato il servizio nel 1982 e quindi anni caldi vuol dire gli anni della contestazione. Vuole dire gli scontri di piazza, vuole dire anche gli anni di Piazza Fontana, anche se non ha fatto quel processo, vuole dire anche gli anni del, della crescita della criminalità organizzata, con i sequestri di persona, numerosissimi. Insomma un momento in cui la magistratura per la prima volta entrava con prepotenza un po' nella, nell'attualità 00:02:00 politica e sociale di una città e quindi i lasciti sono, sono questi, no? In una diciamo, in una linea culturale di carattere illuminato ecco, se possiamo dire, quindi aperto ovviamente alle istanze nuove ed è diciamo il, il, la traccia che mi è stata data nel corso degli anni. Considerato che io, siamo nel 1967-1968 ero uno studente di un liceo classico di Milano e quindi siamo nel pieno, dell'inizio della contestazione. Il liceo classico era il Liceo Manzoni, vale a dire un liceo centrale nella città, tra l'altro vicinissimo a Piazza Fontana. Se vogliamo fare un, un così, una descrizione geografica e siamo stati investiti in pieno da quest'onda, no? Della contestazione 00:03:00 e dei fatti che avvenivano in città, di fatti come Piazza Fontana. E lì, l'impegno politico è cominciato praticamente subito, tra il 1968 e il 1969. Era una classe molto sensibile, voglio solo ricordare così, a titolo di curiosità, che io ero in classe con Michele Serra, per esempio, no? Ecco, per cui, dato che il livello medio degli studenti era questo, potete immaginare diciamo, tutto l'impegno che c'è stato e che è partito da vicende esterne, tipo il Vietnam, ecco. E poi è arrivato alla, quella strategia della tensione, ovviamente attraverso l'assemblea, attraverso la richiesta di agibilità politica e tutto quello che conosciamo di quegli anni. Posso per concludere questa parte, fare un ricordo proprio molto specifico. Siamo nel dicembre 1969, siamo 00:04:00 la mattina del 13 dicembre, quindi il giorno dopo la strage, in cui già si sapeva che quello che era avvenuto non era l'esplosione di una caldaia, come nelle prime ore sembrava essere l'origine di quella, di quelle, di quella tragedia, ma un attentato nel pieno centro di Milano. Quindi tra l'altro a dieci minuti a piedi dal nostro liceo insomma. E la classe, allora eravamo giovani, giovanissimi, studenti, quindicenni. Sì, fino al giorno prima ci occupavamo un po' dello studio, delle feste, delle moto, dello sport, insomma i classici ragazzi molto giovani dell'epoca. E invece lì è una sorta di iniziazione politica. La classe si divide. Sono stati i comunisti, sono stati i fascisti, gli uni contro gli altri, ovviamente in assoluta bonarietà, perché eravamo compagni di scuola, non...Però, la classe si divide e alcuni iniziano questa, questo impegno. E 00:05:00 tre giorni dopo c'è praticamente la prima, appuntamento pubblico almeno per me, nel senso che in due o tre decidiamo di recarci, ai funerali di Pino Pinelli. I funerali di Pino Pinelli si tenevano dove il ferroviere anarchico viveva con la famiglia, in zona Piazza Preneste. Per chi non è di Milano, il Liceo Manzoni e Piazza Preneste sono, come dire, il primo mondo e il terzo mondo. Nel senso che noi stavamo nel cuore della Milano borghese. Piazza Preneste è una zona allora classicamente operaia, con i palazzoni. Dignitosa inteso, non è una periferia degradata, ma era un quartiere abbastanza fuori, frequentato, in cui vivevano i lavoratori, 00:06:00 no? Del resto Pinelli è un ferroviere. E allora per noi era recarci in un altro mondo, perché sono posti in cui non andavamo mai. I nostri direttivi erano il centro di Milano, i negozi, la Galleria, ecco. Ci andiamo se, è così un piccolo aneddoto con un sotterfugio, perché ovviamente i genitori erano preoccupati, no? Assolutamente genitori non repressivi, non però, giustamente timorosi che potesse succedere qualcosa. Eravamo ragazzini e allora ci inventiamo una, una pomeriggio di studio presso uno di noi, che abitava non lontanissimo, cioè poteva essere utile per arrivarci, invece di andare lì e raccontiamo questa frottola ai genitori e andiamo ai funerali di Pinelli. Che ricordo benissimo, molto composti e funerali di, certamente di persone di estrema sinistra, 00:07:00 anarchici, maoisti. Tutto molto dignitoso però. Ecco, dobbiamo vederlo con gli occhi un po' di ieri. Persone col cappotto, silenzio, c'era proprio uno stile che era ancora della vecchia Milano comunque, qualsiasi fosse l'estrazione, no, di chi partecipava. Ricorda la vedova di Pinelli, la bara con le bandiere rosse e nere e chi vuole, tra l'altro, può trovare i filmati ancora su YouTube, in bianco e nero di questa di questa giornata, che è stata per noi un po' un punto di svolta, no? Poi il punto dell'impegno e quindi siamo al liceo, salto su tutte le immaginabili vicende di scioperi, contestazioni che sono proseguite tutto il tempo del liceo, no? Movimento studentesco, Avanguardia Operaia, Lotta Continua, gli anarchici, insomma, però ci occupava un po' tutta la vita e studiavamo abbastanza poco. È stata una un'iniziazione, no? Un'educazione 00:08:00 ovviamente con i suoi pregi, con i suoi limiti, come facilmente immaginabile. Voglio aggiungere, può essere un'annotazione di un certo interesse, che il nostro liceo purtroppo, eh sfornò anche due o tre terroristi. La cosa curiosa è che erano ragazzi e ragazze assolutamente normali. Eh, una è una militante di Prima Linea. Preferisco non fare il nome perché...
Davide Conti: 00:08:29 No, ma non c'è necessità infatti...
Guido Salvini: 00:08:30 Frequentava diciamo le ACLI, la parrocchia, la chiesa vicino al liceo fino al giorno prima e improvvisamente in questo cattolicesimo di impegno e diventa una terrorista di Prima Linea e parliamo di omicidi, non parliamo della, della, della bombetta molotov contro qualche sede. Cinque, sei omicidi, diventa un capo, anche altri, il ragazzo che uno dei ragazzi che sparò eh, in 00:09:00 via De Amicis, quindi siamo nel 1977.
Davide Conti: 00:09:04 Certo.
Guido Salvini: 00:09:05 La famosa foto, iconica di quegli anni, degli anni che vengono chiamati Anni di Piombo, delle giovane con le, piegato sulle ginocchia che spara con una pistola con le braccia tese. Ecco, questo giovane della foto non è quello che uccide Custra, è uno di quelli che c'erano, in quel momento tra l'altro, nel momento in cui viene ripreso, il povero agente era già morto. Era la fase finale. Ma chi spara prima e uccide è uno studente del Liceo Manzoni, che a un certo punto invece di fare la maturità, siamo alla terza liceo, no, classico, viene agganciato da militanti già clandestini più, più vecchi. Quelli che si chiamerebbero i vecchi, i cattivi maestri. Sparisce dalla scuola e ce lo ritroviamo poi in 00:10:00 piazza e in azioni terroristiche, sempre in Prima Linea e purtroppo è quello che spara quel giorno lì, il 14 maggio '77, in via De Amicis, morte del brigadiere Antonino Custra. Quindi un liceo che ha dato una grande spinta. Poi c'è l'università. Università, forse siamo nel '77-'78, forse quel movimento ci interessava meno, quello del '77, nel senso che sembrava un po' una parodia di quello che si ha vissuto negli anni precedenti, no? Della contestazione vera e propria, con tutti i suoi caratteri un po' folcloristici. Si studiava per riuscire a finire giurisprudenza. Io, altri studenti e poi l'idea di fare il concorso e io e altri l'abbiamo, abbiamo studiato insieme, abbiamo vinto il concorso. Qual era il senso di questa scelta? Era un po' continuare quella linea di mio padre, che era 00:11:00 stata di, di fare giustizia, nel senso di fare del bene, no? Di cercare di risolvere o affrontare i conflitti in un modo equo, in un modo che tenesse conto delle istanze delle persone che avevi davanti. Che non fosse una giustizia, come si diceva una volta, una giustizia di classe, quindi in un'idea socialista illuminata ecco. Diciamo la, la linea, diciamo culturale a quella e pensavo di proseguire quello che aveva fatto mio padre e di fatto, di fatto è stato così insomma. E per finire dico solo una cosa importante, per, perché altrimenti gli ascoltatori non capiscono gli aspetti tecnici, no? Quando sono entrato, sono, in 1984 sono diventato giudice istruttore. È una figura che adesso non c'è più, nel senso che il giudice istruttore è stato abrogato col codice attuale. Era un giudice particolare, perché faceva 00:12:00 sia il giudice, ma anche le indagini. Faceva un po' tutto nei grossi processi, è un po' la figura perno del vecchio sistema. Aveva poteri enormi, poteva indagare, emettere mandati di cattura, poi giudicava anche, era la figura centrale. Faccio un esempio, un altro giudice istruttore molto noto dell'epoca era il collega, che io conoscevo molto bene, Rosario Priore, no? Che si è occupato di Ustica, dell'attentato al Papa e poi i giudici istruttori di Palermo, che sono quelli che hanno istruito la, i grandi processi a partire da quello del maxi processo sulla mafia. Erano le figure un po' centrali della giurisdizione. E io nell'entrare in questo, in questo ruolo, praticamente all'interno dell'ufficio, mi è stato affidato insieme ad altri colleghi di occuparmi dei fenomeni di terrorismo di destra e di sinistra. E quindi vari filoni, no? 00:13:00 Sempre in contatto con colleghi di altre città, per cui magari occupandosi di Piazza Fontana o delle Brigate Rosse a Milano, ci si occupava di tutta Italia, no? Perché ci si incontrava, ci si scambiava atti e avevamo fatto una specie di coordinamento permanente. Voi ricordate, c'era la strage di Brescia, c'erano i colleghi di Roma, Bologna.
Davide Conti: 00:13:18 C'era quindi un clima di mobilitazione anche all'interno della magistratura, rispetto a questo impegno specifico sulle questioni, diciamo così, della violenza politica.
Guido Salvini: 00:13:30 Sì, c'erano proprio dei pool, no? Che si occupavano, uno diciamo un coordinamento informale, non c'è una legge sulle stragi, terrorismo di destra. Un altro magistrato noto che ne faceva parte, lo voglio ricordare, è Giovanni Salvi che è stato poi alla fine della carriera Procuratore generale a Roma ed è andato in pensione da poco tempo. E poi ci si occupava della Brigate Rosse e gruppi affini, che avevano colonne 00:14:00 in varie città, no? Milano, Roma, Genova, Torino e quindi ci si accordava su quei segmenti che ha, di fatti che avvenivano in ogni città, che potevano essere utili all'altra. E qui per fare un altro esempio, ma serve per collocare, no? Per esempio a un magistrato di riferimento e per noi era Giancarlo Caselli, che all'epoca era a Torino, dove c'è un importante colonna delle Brigate Rosse. Lì parliamo della collaborazione di Patrizio Peci, tanti fatti e quindi c'era questo, questo così, questo doppio coordinamento su, su queste tematiche che mi hanno accompagnato poi per i dieci, quindici anni a venire. Devo dire poi che per Ventura, anche come GIP, perché poi il giudice istruttore è stato eliminato negli anni, noi abbiamo proseguito con le stragi, in proroga fino a metà degli anni '90. Poi però accaduto anche come GIP, di seguire 00:15:00 diversi processi di terrorismo politico. Perché ne erano arrivati, in questo caso il GIP non era più proprio il padrone delle indagini, è il pubblico ministero che, che lo è, però il GIP emette, faceva le intercettazioni, emetteva gli ordini di custodia. Ehm, comunque un ruolo che ti apriva una finestra comunque, su tutti quegli avvenimenti che di fatto ho seguito sostanzialmente, in un modo o nell'altro sino al pensionamento di, del dicembre 2023, per cui è stato un po' tutto un impegno un po' unico, accompagnato poi da ovviamente da altri, da altri tipi di processo.
Davide Conti: 00:15:38 Ecco, qual era il clima, il contesto dell'Italia dell'epoca, quando lei entra in magistratura? Siamo a metà di un momento anche di, di transizione direi. All'inizio degli anni '80 inizia il cosiddetto riflusso, quel tipo di Italia progressivamente va modificandosi 00:16:00 e proprio a Milano in realtà, i segni di un profondo cambiamento di una profonda trasformazione rispetto al decennio '68-'78 sono più evidenti. Qual era il, il contesto di quell'Italia?
Guido Salvini: 00:16:16 Sì, certamente si notava una profonda modifica rispetto agli anni precedenti. Provo a fornire qualche, qualche diciamo ricordo personale, che fa capire. Allora, '60-'70, anni '70, impegno, no? Impegno come dire disinteressato, no? Nel senso che interessava intervenire, essere presenti nei fenomeni sociali, che potevano essere anche le case occupate per esempio, no? Io mi ricordo che quando eravamo studenti liceali sostenevamo l'occupazione delle case da parte di, di, di persone che non le avevano. Per cui ci trovammo a contatto con un mondo che era tutto diverso dal nostro, noi la casa ce l'avevamo e avevamo anche il salone, lusso, no? 00:17:00 Ecco, però c'era tutto questo, come dire, questo legame che sentivamo. Negli anni'80 io quando sono entrato, più o meno adesso a parte la mia storia personale, che è quella di un funzionario dello Stato, quindi voglio dire...
Davide Conti: 00:17:15 Certo sì, sì.
Guido Salvini: 00:17:16 Non doveva avere successo dal punto di vista imprenditoriale, però si notava come, diciamo la direzione dell'interesse fosse verso eh, il risultato, il guadagno, il successo, il successo personale. E avevo notato che anche tanti che erano stati grandi contestatori del decennio precedente si erano inseriti, no? Si erano inseriti in questo ehm, in questo diciamo anche osmosi, tra politica, affari, imprenditoria, no? Era il momento del Partito Socialista, non voglio assolutamente criticare politicamente nessuno, intendiamoci, ma certo si tendeva un po' a fare politica per un guadagno personale, no? Perché 00:18:00 ti poteva servire o diventare amministratore o come imprenditore aveva dei vantaggi. È un mondo che indubbiamente era cambiato. Se volete un aneddoto, io abitavo esattamente davanti alla Federazione del Partito Socialista Italiano di Milano, quella di Craxi e alla sera c'erano dopo riunioni questi capannelli, no? Che finivano fino a tardi sul marciapiede e poi abbiamo, con quello che è accaduto dopo, sappiamo che una serie di incontri finalizzati un po' a, diciamo delle carriere personali. Se non, non vogliamo però, certo è un approccio diverso, no? E tanti erano ex giovani che venivano dal mondo della contestazione. Ecco, questo è stata una cosa curiosa sotto un certo punto di vista, per cui l'ho visto quel mondo, no? Della Milano che, quella che si chiamava la Milano da bere, no? Eh, anni '80 e poi, beh tutta la vicenda dopo, Tangentopoli la conosciamo.
Davide Conti: 00:19:00 Ecco, quando lei avvia la prima grande inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a Milano, approccia dunque ad un contesto che aveva conosciuto in prima persona. Come inizia questa questa inchiesta? Qual è l'incipit e poi progressivamente qual è lo sviluppo che, che la porta sostanzialmente a scrivere la più importante ricostruzione, non solo giudiziaria, di quei fatti?
Guido Salvini: 00:19:37 Sì, siamo nel 1989 e 1990. Eh, dobbiamo fare una premessa, le indagini, il processo eh, sugli attentati del 12 dicembre 1969, quindi non solo Piazza Fontana, ma anche l'altro attentato alla Banca Commerciale di Milano e i tre attentati di Roma e di cui due, l'Altare della Patria 00:20:00 erano stati tutti spostati a Catanzaro. Ecco, ricordiamo che ci fu quella scontro nei primi processi, quando i difensori di alcuni imputati chiesero la rimessione, per motivi di ordine pubblico del processo di Piazza Fontana in un'altra sede, perché c'erano pericoli di, diciamo di violenze di, di, diciamo di un clima non sereno e quindi noi sappiamo che il processo va a Catanzaro, poi andrà in Cassazione, andrà a Bari comunque va via da Milano. Eh, è probabilmente un po' una scusa.
Davide Conti: 00:20:37 Per legittima suspicione...
Guido Salvini: 00:20:39 Legittima suspicione, anche per dire che non è un clima sereno per poter giudicare quei fatti nella città dove erano avvenuti, dove potevano esserci anche scontri di piazza davanti al tribunale. Però erano passati vent'anni. Allora una collega della Procura, che era in corso di trasferimento, si chiama Maria 00:21:00 Luisa Dameno, aveva raccolto alcuni elementi, era stato trovato un documento in cui si parlava dei timer di Piazza Fontana, un documento anonimo. C'era qualche dichiarazione iniziale di Vincenzo Vinciguerra, allora detenuto per, non voglio chiamarla strage perché non piace a lui, diciamo per l'attentato di Peteano del '72, in cui morirono tre carabinieri. C'era qualche elemento che stava un pochino, uscendo e la collega passandomi il fascicolo, veniva trasferita e lo passa al giudice istruttore. Dice giustamente: ma se le indagini sono state spostate vent'anni fa perché c'era il pericolo di, di scontri, problemi di ordine pubblico, quella è una decisione che valeva per allora. Oggi, vent'anni dopo non è più attuale, 00:22:00 quindi vedi tu se, ereditando questo fascicolo puoi fare qualcosa. E così è stato. Eh, fino allora non sia fatto moltissimo in questo campo io avevo seguito qualche indagine sui Nuclei Armati Rivoluzionari, quelli di Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti e gli altri, perché avevano delle loro basi a Milano, in cui si ritiravano quando la situazione a Roma diventava troppo difficile. Avevano commesso anche degli omicidi. Uno lo ricordo, perché è giusto ricordare anche le vittime forse meno note e avevano una base in cui falsificavano i documenti, falsificavano le targhe delle auto, in un certo giorno un brigadiere dei carabinieri entra per un controllo, il brigadiere Lucarelli, pensa che siano dei malavitosi comuni, no? Ecco, voglio dire gente comunque che fanno i falsari. E invece Cavallini lo 00:23:00 uccide subito sparando. C'è una certa attività a Milano come retrovia, però si è ancora un po' in questo campo, che è un po' simile a quello del terrorismo di sinistra. Erano stati uccisi anche due agenti dello stesso gruppo in, in vicino a Piazzale Loreto, a Milano, durante un controllo. Però siamo ancora nel campo del terrorismo classico, voglio dire. E invece iniziamo questa indagine a ritroso no? 1989-1969 sono vent'anni prima, no? E la, quello che insomma, le possibilità sembravano poche. Poi viceversa c'è stata una collocazione temporale favorevole, nel senso che accadono due cose in quel trono di, di, di anni. Una, la caduta del Muro di Berlino, quindi la rimessa in discussione di equilibri 00:24:00 che però liberava delle energie, nel senso che persone che avevano fatto parte di una certa, come dire ehm, assetto anche all'interno delle istituzioni, anticomunista quindi timoroso dei possibili attacchi del Patto di Varsavia, cui rispondere con ogni mezzo possibile anche preventivo, erano più liberi di raccontare quello che avevano fatto, perché è un diciamo, è un po' una guerra vinta, no? Ecco, e l'altro circostanza favorevole è stato nel autunno 1990, la, l'emergere della vicenda Gladio. Andreotti dichiara che c'è Gladio, ci sono le indagini presso le sedi dei servizi segreti. Emerge questa struttura non autorizzata dal Parlamento, ma frutto di accordi tra i servizi segreti e che aveva una funzione, eh sì, di difesa eventuale dell'Italia dal, da un attacco che venisse dall'est, 00:25:00 ma di cui si sospettava anche la possibilità che fosse utilizzata a fini interni, cioè nel caso di vittoria del Partito Comunista o di altre forze alle elezioni, venisse utilizzata per, quanto meno per azioni di provocazione insomma. Faccio una piccolissima parentesi, Gladio non c'entra, Gladio non c'entra con le stragi. Voglio dire, venti, trent'anni di indagini avrebbero evidenziato. Era uno sfondo, uno scenario politico istituzionale dell'epoca, in cui c'erano dentro di tutti ovviamente, disposti anche a delle azioni, magari la provocazione in piazza ecco, ma non è, però la scoperta di Gladio fa venire a galla, no?
Davide Conti: 00:25:43 Definisce una cornice diciamo così...
Guido Salvini: 00:25:45 Una cornice e anche l'interesse a riprendere, a riprendere queste indagini. Allora cominciamo a indagare e il cominciamo si riferisce al fatto che si riaprono un po' delle indagini su tutti, dei fatti che sembravano eh, 00:26:00 votati alla sconfitta processuale, no? Cioè in cui i processi erano andati male diciamo, quindi parlo di Piazza della Loggia, la strage di Brescia del '74, la strage di Bologna, agosto '80, l'Italicus, una serie di vicende che sembravano, in più Ustica si collegava, ci vedevamo col collega Priore per i collegamenti e riprendiamo queste indagini su quest'onda. E nel, nell'ambito dell'indagine che, che, che seguo c'è anche l'attentato alla Questura di Milano, quello del, del sedicente anarchico Bertoli del maggio '73 e ci vediamo tra questi colleghi e poi altre vicende romane importanti, ovviamente legate a, ai progetti di golpe e insomma succede questo, che in modo inaspettato, proprio 00:27:00 per, per quelle due condizioni favorevoli a cui ho fatto cenno prima, qualcuno comincia a parlare. E qualche archivio dei servizi segreti si apre, nel senso che non c'è più quella chiusura di dieci, quindici anni fa. Anche i funzionari sono nuovi direttori, sono nuovi insomma. C'è una disponibilità e per cui le indagini cominciano a ottenere dei risultati.
Davide Conti: 00:27:27 Ecco, in questo contesto possiamo prima di entrare, diciamo così nel merito della, della questione giudiziaria disegnare un po' quella che è la appunto la cornice, entro cui è possibile nell'Italia del 1969, che venga compiuta una strage per fini politici. Nella logica della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre, ecco, ci può introdurre anche in quel, in quel clima, nel 00:28:00 clima che rende possibile una cosa di questo genere.
Guido Salvini: 00:28:05 Certo, oggi è difficile, no? Per chi non lo ha vissuto immaginarsi quell'epoca. Oggi abbiamo parlato prima del terrorismo internazionale, islamici, Covid, l'ambiente, adesso abbiamo la vicenda di Gaza e dell'Ucraina, un mondo tutto diverso, no? Ma negli anni '60 eravamo nel pieno della Guerra Fredda, anche se paradossalmente alcuni fatti che sono avvenuti recentemente come in Ucraina, ci ha riportato un po' indietro ad una cornice che sembrava dimenticata. Siamo nel pieno della Guerra Fredda e nel pieno dello scontro politico del paese. Allora, per quanto riguarda diciamo lo scontro politico, negli anni '60 ci avviciniamo '67,'68, 1969, la fine no? Si tenta 00:29:00 di continuare l'esperienza del centrosinistra, che aveva avuto il suo fulgore, diciamo negli anni precedenti. Io voglio ricordare, adesso sembra di parlava di banalità, no? Ma le grandissime riforme che c'erano state all'inizio degli anni '60, la scuola media unica, nel senso che anche i ragazzi delle, l'espressione che si usa delle famiglie meno abbienti, cioè i poveri, invece di andare a lavorare appena finita la quinta elementare e fare l'istituto professionale in cui imparavano quattro cose da fare, solo con le mani, facevano la scuola media, quindi obbligatoria, media per tutti, uguale fino a quattordici anni. E poi la nazionalizzazione dell'energia elettrica, per esempio, no? Ecco, e questa esperienza ha ancora molte cose da, da concludere 00:30:00 verso la fine del decennio. Qui stiamo parlando della Statuto dei Lavoratori, no? Della, cioè della instaurazione delle Regioni, no? Dei governi regionali che era previsto dalla Costituzione, ma non c'erano ancora. Si temeva che qualche Regione con l'istituzione del governo regionale finisse in mano ai comunisti, no? Chissà con quali conseguenze quindi, l'Emilia Romagna, le Marche eccetera. Poi c'è la riforma delle pensioni, i contratti dei lavoratori soprattutto metalmeccanici. Si comincia a parlare del divorzio, no? Si, si è vicini alla approvazione, quindi sono ancora molte cose che dovrebbero essere fatte in un centrosinistra che però arranca, no? Perché la situazione internazionale anche è molto, è molto dura, molto dura. E in particolare ecco, diciamo le stragi, la strage del dicembre 00:31:00 '69, ma qualche mese prima c'era stato quello che era un po' il piano per bloccare e la prosecuzione di un centrosinistra, anche un po' annacquato, anche e c'era stata la scissione poi socialista, no? Cioè quella parte più moderata e un po' filo atlantica, molto anticomunista del Partito Socialista mi sembra '69...
Davide Conti: 00:31:26 Nel luglio 1969 si promuove la...
Guido Salvini: 00:31:29 Sia distaccata e quindi spingendo per una politica molto più moderata e filo USA eccetera, in cui praticamente isolare il Partito Socialista, diciamo quelli di sinistra come interlocutore privilegiato della Democrazia Cristiana, in un contesto di centrosinistra. E qui e intanto iniziavano, eh la battaglia sui contratti dei lavoratori. Noi oggi non, non vediamo più queste cose, queste manifestazioni. Io sono milanese 00:32:00 e tutto intorno, appena diciamo nella fascia, appena semiperiferica era pieno di fabbriche, la Breda, la Marelli. Enormi, enormi fabbriche da cui uscivano migliaia di lavoratori di mattina e scioperi imponenti. La Falck, no? Scioperi imponenti ogni volta che c'era da, da, da rinnovare dei contratti. Allora c'è il problema anche della sicurezza sul lavoro, molto, c'è il problema, il problema dei turni e del dei ritmi di lavoro. Che voleva dire manifestazione di 100.000 operai, cioè cose che oggi non ci immaginiamo. Forse non ce ne sono neanche 100.000. Bene, in questo contesto quindi si crea una polarizzazione tra chi vuole proseguire quell'esperienza, diciamo riformatrice e chi invece vuole decisamente una sterzata moderata. Quando siamo a Piazza Fontana siamo in bilico, no? C'è questo 00:33:00 monocolore del, dell'onorevole Rumor che non si sa se scioglierà le Camere, se fare le elezioni, col PSI o col PSD che era più di destra. La situazione che cambiava da mesi e mesi nel contempo c'è una pressione americana, a così a, a tenersi molto indietro dal punto di vista della, delle scelte politiche molto in, sotto un profilo molto quindi, molto conservatore. Io direi che l'inizio secondo me è stata la visita di Nixon a Roma.
Davide Conti: 00:33:34 Nel febbraio 1969.
Guido Salvini: 00:33:37 Sì, nel febbraio 1969 che, con ovviamente gli, gli esponenti politici più importanti italiani, ma nel contempo con manifestazioni in tutta la città. Siamo anche ai tempi del Vietnam, per cui gli Stati Uniti venivano visti come, come coloro che facevano la guerra in, in Estremo Oriente e lì, diciamo 00:34:00 che c'è anche il primo morto di quegli anni, perché c'è un assalto di fascisti ad una facoltà universitaria. Non so se fosse quella di magistero, non mi ricordo, che era invece occupata dalla sinistra. Ci sono sconti e questo ragazzo nello scappare, si chiamava Domenico Congedo, era uno dei ragazzi che occupavano, doveva essere anarchico libertario. Praticamente cade giù dalla, dalla facoltà e muore e muore e forse la prima vittima, no? Che possiamo ricordare di quella, di quella stagione, di quel contesto. E, e Nixon incontrando, incontrando i, gli esponenti del governo italiano, io non ricordo in questo momento se si, ehm praticamente ha incontrato il Presidente Saragat al Quirinale, no,? Ammonisce guardate che tenete lontane le sinistre, perché anche se sembrano, diciamo operare nell'interesse dell'Italia loro 00:35:00 sono i cavalli di Troia dell'Unione Sovietica, del Patto di Varsavia, quindi comunque cercheranno di occupare tutto il potere e questo per noi è assolutamente inaccettabile. Quindi l'esperienza di centrosinistra è già un pericolo da questo punto di vista, siamo proprio all'inizio, no? Perché Nixon è il quinquennio 1969-1974, più o meno, fino a Watergate, mi sembra. E corrisponde al periodo del maggior numero e maggior concentrazione di attentati e stragi, del periodo della strategia della tensione in Italia. Cioè sono i cinque anni caldi, poi ci sono altri avvenimenti, magari anche più difficili da decifrare. Questi sono abbastanza, diciamo chiari, compatti. Attentati, stragi, tentativi di golpe, sono cinque anni fondamentalmente ecco, 00:36:00 che corrispondono alla Presidenza Nixon. Ecco, sarà un caso, sarà suggestivo, ma non dimentichiamo corrispondono anche immediatamente dopo all'invasione della Cecoslovacchia, ecco. Perché quando si parla di pericolo del Patto di Varsavia, non si parla solo di una scusa. Ecco, allora lo scontro tra i blocchi era molto forte e così come c'erano tensioni interne, dobbiamo guardare, pensare al quadro anche internazionale dell'epoca. Allora, siamo nella fase della decolonizzazione, in cui numerosi paesi dell'Asia, dell'Africa si liberano del, del... Sono movimenti di liberazione soprattutto in Africa e anche movimenti nazionalisti in Medioriente, sono i tempi di Nasser e tutte queste forze, che mettono a margine quello che era stata 00:37:00 la prevalenza, l'egemonia delle potenze occidentali in quello che veniva chiamato terzo mondo, no? Sì, quindi anche il Vietnam, anche l'Indocina ecco, sono sostanzialmente egemonizzati o guardano con simpatia al governi comunisti dell'Unione Sovietica o della Cina. Quindi sembra che il mondo pian piano stia, diciamo tra virgolette, cadendo nelle mani dei nemici dell'Occidente, no? Questo vale anche per il Sud America eccetera. Per cui c'era questo grosso timore, questo grosso timore che alla fine l'onda comunista avrebbe prevalso, proprio grazie anche alla capacità che aveva avuto di penetrare nel terzo mondo, sfruttando eh, la decolonizzazione. Beh, ricordiamo che la guerra d'Algeria, no? Gli anni '60 che era stato poco tempo prima questi avvenimenti, in cui la Francia aveva abbandonato l'Algeria 00:38:00 e al governo era entrato il Fronte di Liberazione Nazionale, che aveva chiaramente simpatia per l'Unione Sovietica. Allora, quindi un quadro incandescente e qui inizia la stagione degli attentati.
Davide Conti: 00:38:14 Ecco il 1969, lei lo ricordava, inizia con il viaggio di Nixon in Italia e da lì comincia a prendere corpo, forma un'attività eversiva che trova nel 12 dicembre 1969 la strage e l'evento più clamoroso, appunto la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Ma tutto il 1969 è funestato da una serie di attentati, potremmo chiamarli preparatori. Qual è la logica di quegli attentati?
Guido Salvini: 00:38:49 Allora il 1969, innanzitutto ehm, è segnato anche da gravi scontri di piazza, ecco, 00:39:00 che oggi forse abbiamo dimenticato, no? Ma la polizia nelle situazioni di difficoltà spara. Ci sono due morti ad Avola durante uno sciopero e due morti a Battipaglia, durante un altro sciopero e addirittura mi sembra l'anno precedente vi erano stati scontri violentissimi a Torino, in Piazza Statuto, in cui addirittura decine di migliaia di operai si erano scontrati con la polizia, cioè cose che oggi non riusciamo nemmeno immaginare. Eh, c'è la violenza di piazza e c'è l'inizio della campagna di attentati, che infatti non inizia con Piazza Fontana, ma inizia nell'aprile 1969, quindi un paio di mesi dopo quella visita di Nixon a Roma di cui abbiamo detto e sono una catena di attentati preparatori come lei ha detto, che danno l'idea di una, diciamo 00:40:00 progettualità in progress. Una serie di attentati che sono caratterizzati da essere contro edifici pubblici, quindi non contro sedi di partiti, edifici pubblici di vario tipo poi li diciamo, non essere rivendicati, dimostrativi, solo qualche ferito, ma l'obiettivo non è uccidere ancora e, e sono comunque destinati a creare un clima di insicurezza. L'inizio è in aprile, quando dopo una riunione importante, di cui si viene a sapere nel corso delle indagini, del gruppo di Freda- Ventura a Padova, si riuniscono a casa di militanti e praticamente...
Davide Conti: 00:40:45 Parliamo di Ordine Nuovo...
Guido Salvini: 00:40:47 Parliamo quindi del segmento di Ordine Nuovo di, di Padova, diretto da Freda. Freda non ha mai voluto dichiararsi ordinuovista, ma questo è un motivo di 00:41:00 carattere del tutto egotico, perché essendo un personaggio di grossa statura, no? Anche sul piano culturale non è l'ultimo arrivato, no? È una persona di un certo livello. Aveva una volontà di primeggiare con gli altri elementi di Ordine Nuovo delle altre città. Sia nel grande, nel piccolo, nel lecito, nell'illecito ci si scontra, no? Di essere i capi, per cui aveva una rivalità tremenda con quelli di Mestre-Venezia e per cui lui si riteneva non proprio ordinovista, ma quel gruppo era suo. Di fatto era ordinovista, ma lo comandava lui, questo è comprensibile. Sta di fatto che dopo quella riunione c'è il primo attentato. Eh, mi sembra 15 aprile 1969 al Rettorato dell'Università di Padova. Il rettore era un professore che aveva anche militato nel Partito di Azione, quindi andava bene come, come, come obiettivo. E brucia il Rettorato con 00:42:00 un incendio appiccato, primo attentato. Una, anzi una bomba che fa esplodere, fa appiccare un incendio quindi siamo già nell'attentato non siamo nel, il direttore si chiamava Opocher. Poi vanno avanti fino all'autunno e sono attentati contro palazzi di giustizia ehm, la Fiera Campionaria di Milano, 25 aprile, che è un obiettivo molto interessante sul piano ideologico, perché la Fiera Campionaria a parte che allora c'era quella, non c'era tutto quello che c'è oggi, la Fiera Campionaria, l'appuntamento annuale ed era vista però come la sagra del capitalismo, del consumismo, no? Si andava alla Fiera per vedere le innovazioni delle imprese italiane, le cose da comprare, il televisore, il frigorifero, la macchina, no? L'attentato alla Fiera Campionaria 00:43:00 quindi poteva essere un attentato anticapitalista, anticonsumista, poteva essere anarchico o di estrema sinistra. Quindi ho detto attentato contro palazzi di giustizia a Torino, a Roma, a Milano ci fu un attentato anche all'Ufficio istruzione dove stavo io. Era fallito e allora era al piano di sotto e sono andato a vedere per curiosità. E questa bomba che ha, messa in un tubo di, allora c'era una lozione per capelli che si chiamava Endoten, era la famosissima all'epoca. Avevano messo due, trecento grammi di esplosivo in questi tubo in cui si vendeva questa lozione, deposto davanti alla stanza di un giudice istruttore, però non è esploso, però mi ha fatto curiosità pensare che sotto, dove ero, pochi, sotto il mio pavimento e vi era stata una delle, degli step di questa strategia e, e poi soprattutto attentati ai treni. Il treno è importante, 00:44:00 perché è il mezzo di trasporto di allora, di chi non aveva la macchina. E quindi dell'uomo comune, no? Dell'uomo che va a fare le vacanze in meridione e torna in famiglia durante la chiusura delle fabbriche, periodo estivo. Infatti questi sedici attentati, hanno il loro culmine l'8 agosto, la notte tra l'8 e il 9 agosto 1969, quando in diverse località vengono collocate complessivamente dieci ordigni su altrettanti treni. Alcuni esplodono, alcuni non esplodono. Ci sono per fortuna, solo pochissimi feriti in alcune occasioni. E l'idea di mettere tante bombette, non erano grosse bombe, su tanti treni quella notte era funzionale al fatto di manifestare che avevano tanti gruppi organizzati in tutta Italia e quindi questo faceva paura, no? Perché a Venezia, Pescara, 00:45:00 Milano, Torino e che gli obiettivi, l'obiettivo erano proprio le famiglie, lavoratori, la gente che, che, che andava al sud per, per, per il periodo così del Ferragosto, eh. Sono quelli che si vedono ancora oggi nei filmati passare le valigie ai parenti attraverso i finestrini, no? Cioè e comunque il cittadino comune che quindi aveva paura, in questo modo guarda, mettono le bombe sui treni nello scompartimento. E questo ovviamente la paura è la paura, è conservatrice, no? Chiede alla fine una maggiore esercizio di poteri autoritari da parte dello Stato, chiede le strette, no? Non chiede, la paura non ci fa andare avanti, ci fa andare un po' indietro, no? Questo anche nella vita comune. Quindi sono dieci questi attentati di agosto e sono l'anticamera, no? E sono l'anticamera, voglio dire una cosa, 00:46:00 faccio una piccolissima digressione su questi attentati, prima di arrivare la Piazza Fontana e per due, di due, di questi avvengono a Milano. Nel senso che le, i, gli ordigni vengono collocati sulle, dove si mettono le valigie, insomma sulle cappelliere di due, di due treni che stavano partendo dalla Stazione Centrale di Milano verso mezzanotte. E diciamo la soddisfazione, se così possiamo chiamarla è che per questi, di tutte queste vicende diciamo, nessuno confessa mai le stragi, no? Per questi due attentati preparatori poi c'è la confessione, chi confessa è Gianni Casalini, è un uomo del gruppo Freda, non un violento fondamentalmente. Un personaggio a cui piaceva più, più leggere i libri di esoterismo, che stava nella libreria del gruppo Freda. Per gli attentati diciamo, per gli attentati ai treni essendo dieci servono tutti, viene 00:47:00 utilizzato anche lui. Eh, è un personaggio particolare, assolutamente eclettico da un punto di vista eh così, gli piacevano molto diciamo degli aspetti militari, esoterici ma alla fine una persona anche fondamentalmente innocua. Viene a Milano con un altro del gruppo Freda, che si chiama Ivano Toniolo, che è invece un operativo e si fermano in stazione. Si collocano le due bombe sui due treni e scappano, racconta in dettaglio. Questo perché c'è la confessione per la prima volta di quel...? Perché Casarini a un certo punto ha una crisi di coscienza. Siamo negli anni '70, non aveva partecipato alla stragi dopo, perché è non è un elemento a livello di poter essere utilizzato per, per fatti così grossi. E si rivolge agli ufficiali del SID di Padova. Può raccontare parecchie cose, come ci racconterà poi venticinque anni dopo. È una persona sola, 00:48:00 anziana, un po'malata, che aveva bisogno un po' di rivedere la sua vita al passato. E agli ufficiali del SID di Padova dice: guardate io su quegli attentati e su quella, di quel periodo e sull'azione di Padova so, perché c'ero. E siamo anche in un momento in cui tra l'altro indagini e processi sono aperti, no? '73-'74-'75 quindi è un contributo testimoniale importante, tanto da persona completamente disinteressata, completamente disinteressata. Allora gli ufficiali del SID di Padova devo dire, fanno il loro dovere cioè raccolgono quello che possono e informano la direzione del SID a Roma, il vice capo era generale Maletti della possibilità di raccogliere informazioni da un componente del gruppo di Freda che si vuole scaricare la coscienza. Allora quando Maletti fuggirà poi in Sudafrica, ci sarà una perquisizione degli anni '80, nella sua abitazione 00:49:00 viene trovato un appunto manoscritto con la sua calligrafia, frutto di una riunione all'interno del SID, in cui si dice Casalini vuole scaricarsi la coscienza, può parlare di Delle Chiaie, di Ordine Nuovo eccetera, chiudere la fonte. Cioè si può pensare che quando uno vuole parlare lo si fa parlare e quando una volta che ha parlato coi servizi segreti. Si cerca di passare alla magistratura le notizie che possono essere di interesse per le indagini e processi in corso. Invece tutto il contrario, si fa in modo che Casarini non parli e infatti lui lo dice: ma come? Io sono andato da loro, non m'ha voluto, cioè mi hanno schiacciato. Lo racconta proprio, racconta di questi incontri nel bar, le confidenze, c'era un rapporto buono comunque con gli uomini del SID di Padova. Questo va riconosciuto. E poi finirà a raccontarlo a noi tantissimi anni dopo. Anziano, in una casa di riposo, dice: io so quello che potevo dire a loro glielo dico a lei dottore, 00:50:00 no? E racconta di, anche di depositi esplosivi, di armi a Padova, tutta una serie di vicende che così, per chi vuole ho raccontato anche in quel libro La maledizione di Piazza Fontana, edito da Chiarelettere del 2019, in cui si parla molto di questo racconto come dire, postumo di Gianni Casalini. Il teste mancato. Allora siamo agli attentati preparatori, per questi attentati preparatori in sintesi, nonostante fosse chiara il senso, fosse chiaro il senso vengono attribuiti agli anarchici. Alcuni di, alcuni di questi attentati, addirittura a Pino Pinelli quando viene fermato e portato in Questura gli si contesta, visto che sono avvenuti sui treni tu potevi essere la Stazione Centrale, poi non tornava per l'ora perché lui era già andato via, cioè dato che stava sul treno e il treno era già partito per Roma non era alla Stazione Centrale quando sono stati messi. Comunque c'è tutta una strategia, diretta 00:51:00 soprattutto dall'Ufficio Affari Riservati di Umberto Federico D'Amato, per attribuire quegli attentati preparatori a gruppi anarchici milanesi e romani. Questo è a sua volta preparatorio dell'attribuzione poi degli attentati del 12 dicembre. Per questi verranno assolutamente scagionati, per gli attentati preparatori che invece sono opera tutti di Ordine Nuovo, come anche Casalini ci ha raccontato.
Davide Conti: 00:51:25 E senta qual è il salto di qualità? Perché Piazza Fontana diventa a quel punto un passaggio in cui dagli attentati per così dire dimostrativi, si arriva alla volontà di uccidere, cioè di provocare uno shock psicologico nel paese?
Guido Salvini: 00:51:44 Allora fino al eh, 1969 inoltrato abbiamo attentati che non fanno morti. Cosa è successo poi tra novembre e dicembre rimane 00:52:00 un po' il problema da interpretare. Ora una cosa da evitare, è pensare che questo mondo che opera sostanzialmente guardato da alcuni segmenti dello Stato e dei servizi segreti, osservato senza essere impedito, no? Eh, che questo mondo politico, servizi segreti, golpisti, uomini di Ordine Nuovo, di Avanguardia Nazionale che sia un monolite in cui vogliono tutti la stessa cosa, non è così. Non è così. Eh, io penso che eh, a quel punto non vi fosse ancora la decisione dei vertici, diciamo un po' del, della regia di questa, di questa strategia che appunto una strategia che vede attentati in continuativa, per poter comunque mantenere un clima di tensione mentre c'erano gli scioperi, 00:53:00 mentre, non credo che fosse già diretta la strage. Io credo che la strage sia un passo in avanti eh, deciso da alcuni elementi esecutori di Padova. Cioè che siano sostanzialmente il gruppo Freda, che pure aveva mille addentellati intorno e vive immerso in un contesto, no? Militare, golpista che decide questo è il momento, non si può più aspettare. E' quella tendenza che, adesso negli Stati Uniti si usa molto una una parola, un concetto, quando si dice non so, un bianco entra in una eh, in una moschea uccidendo dieci persone, oppure si mette a sparare. Tutti questi fatti un po' della estrema destra americana, le milizie. Accelerazionismo, cioè dire bisogna comunque far precipitare la situazione. Lì per creare la, creare l'America bianca, creare una 00:54:00 frattura all'interno degli Stati Uniti per creare una specie di supremazia che sia. Io credo che ci sia stato un'accelerazionismo in quei giorni. Ricordiamo che una cosa, è un momento veramente è un momento incandescente, perché poi c'è anche il momento preciso. Noi siamo a 12 dicembre. Ricordiamo una cosa, perché certo comportamento non viene solo da una parte, che il 19 novembre 1969 c'è un corteo di operai a cui si uniscono elementi del movimento studentesco e di altri gruppi. C'è un parapiglia, un tafferuglio banale. Siamo in pieno centro di Milano, davanti al Teatro Lirico e la polizia spintona, c'è una reazione violentissima di alcuni gruppi di estrema sinistra, con dei tubi di ferro e un agente, Antonio Annarumma, viene colpito da un tubo lanciato come una lancia che gli sfonda la nuca. È un caduto della polizia, non 00:55:00 ce n'erano da tantissimo tempo. Tantissimo. La cosa lascia, un giovane ragazzo meridionale ucciso veramente, io non credo assolutamente a depistaggi, non sono solo destra, depistaggi ci sono anche a sinistra. Si tenta di far passare, è morto in un incidente della jeep che finisce contro il muro. Non è che è morto per l'incidente della jeep, dato che era al volante ed è stato colpito, la jeep è finita contro il muro. È chiaramente un omicidio di cui non si saprà mai il colpevole. Ora però questo crea delle forze dell'ordine una tensione enorme, no? Ci sono scontri addirittura.
Davide Conti: 00:55:38 Nelle caserme.
Guido Salvini: 00:55:40 Ci sono i poliziotti che vogliono uscire per colpire i rossi a manganellate. Ci sono i funerali con incidenti e in quel torno eh, c'è il grande sciopero previsto, il grande sciopero generale dei metalmeccanici in tutta Italia. Parliamo del 10, sta discutendo il 10,12...
Davide Conti: 00:55:59 Ne abbiamo parlato con Giorgio Benvenuto proprio qui appunto.
Guido Salvini: 00:56:01 Ecco, lui ricorderà benissimo questo momento che per lui è stato importantissimo nella sua vita di, di dirigente sindacale. Probabilmente coloro che venivano da Venezia, da Padova dal Veneto, diciamo Ordine Nuovo pensava questo è il momento. Non capita più. Io sono convinto, che ehm, le lancette, le lancette che stabilivano il momento dell'esplosione in Piazza Fontana, nella Banca Nazionale dell'Agricoltura, siano state collocate da chi c'era lì a metà dicembre, adesso basta, vediamo cosa succede. Si pensava addirittura alla possibilità di un golpe, no? Uno stato di emergenza dichiarato dal governo. Comunque è una frattura, la frattura. E la strage era voluta quel giorno, per chi è entrato. Perché si dice eh si, ricordiamo una cosa la banca teneva aperto fino 00:57:00 al tardo pomeriggio, perché c'erano delle contrattazioni, ma anche degli incontri amichevoli tra, erano mediatori di bestiame, di mangime per animali, insomma la, la, la fascia agricola intorno a Milano che appunto frequentava quella banca per i vari piccoli affari propri di quell'epoca. Quando qualcuno ha deposto le, la famosa borsa sotto il tavolone centrale c'erano ancora dentro cento persone, cento, centocinquanta persone, che comunque non sarebbero defluire prima di un ora, un ora e mezza. E il tempo dato per l'esplosione per, insomma comportava vedere fisicamente che la banca è ancora piena. C'è stato proprio la scelta di tentare il tutto per tutto con la bomba.
Davide Conti: 00:57:55 Chi lascia la bomba sa che farà strage.
Guido Salvini: 00:57:56 Ci lascia la bomba. E c'è una controprova, che nelle nostre indagini ehm, sono state raccolte le dichiarazioni del ministro Taviani. Taviani è stato un uomo centrale della politica del dopoguerra, Ministro della Difesa più volte. È stato lui sostanzialmente a siglare la nascita di Gladio, no?
Davide Conti: 00:58:23 Referente principale per gli Stati Uniti di Gladio.
Guido Salvini: 00:58:25 Bianco, no? Quindi comunque con una, con una credibilità anche rispetto agli interlocutori esterni insomma. Figura centrale della, Paolo Emilio Taviani del dopoguerra, no? E lui ci racconta poco prima di morire e lo mette in un libro, ne mette nei verbali che fa, che il pomeriggio del 12 dicembre il SID lanciò a rotta di collo un suo uomo, che è un avvocato con ascendenze militari, quindi quelle persone che gravitano intorno alla direzione 00:59:00 del servizio segreto militare di Roma, che si chiamava avvocato Matteo Fusco di Ravello. Personaggio di livello, che viene lanciato all'aeroporto, non mi ricordo se di Ciampino o forse di Ciampino, perché si sapeva che stava per succedere qualcosa a Milano di grave. L'obiettivo era non impedirlo in sé, ma impedire che oltrepassasse quella perimetro degli attentati dimostrativi, come c'erano stati sui treni altrove, per cui si continua così, ma che qualcuno faccia qualcosa di più. Arriva l'aeroporto, allora non c'era internet, il cellulare c'era, la radio, no? C'era una radio nell'ingresso della, dell'aeroporto dice, scoppiata una caldaia a Milano. Dieci morti, primi dieci. Siamo al pomeriggio, anche non c'erano tanti aerei. Arrivare a Milano non era così facile, no? E lui capisce che la sua missione è...
Davide Conti: 00:59:59 Fallita prima di iniziare.
Guido Salvini: 01:00:01 Iniziare. Cioè l'obiettivo era quello di impedire comunque che si andasse oltre un certo un certo livello di, di, di pericolosità...allora
Davide Conti: 01:00:11 Ecco, io quando ho letto questa passaggio nelle carte del, con le testimonianze del, del ministro Taviani ho pensato, dunque c'era una consapevolezza diretta del vertice della classe politica, rispetto a ciò che stava accadendo. Questo è particolarmente significativo, o no?
Guido Salvini: 01:00:34 E' significativo sì finisco il discorso sull'avvocato Matteo Fusco.
Davide Conti: 01:00:38 Prego, prego.
Guido Salvini: 01:00:39 Rispondo alla sua osservazione che assolutamente pertinente. La cosa particolare è che sappiamo con certezza di questo episodio, perché questo avvocato quando vede che non può fare più niente chiama la figlia, che per coincidenza è a Milano e ha l'albergo davanti a dove doveva scoppiare la seconda bomba, cioè in 01:01:00 Piazza della Scala alla Banca Commerciale, lavorava per una televisione, figlia di sinistra fra l'altro. E preoccupatissimo: stai attenta, cosa fai? Non uscire. Ecco, guarda che...Insomma confida alla figlia che il suo cruccio, perché questo è umanamente comprensibile, era stato di non poter evitare la strage. Ecco, la figlia lo, lo, lo, conferma a noi, era vivente quando l'abbiamo sentita eccetera, invece l'avvocato era morto. Quindi è una storia che ha assolutamente una sua forte credibilità, anche perché viene da Taviani non viene così da un, da un qualsiasi personaggio così di seconda fila. Certo, se si sapeva che quel giorno a Milano succedeva qualcosa vuol dire che almeno una parte delle strutture istituzionali sapevano, che era in atto comunque la prosecuzione della campagna che era in corso in tutto quell'anno 1969 e che si è anche percepito che 01:02:00 poteva succedere qualcosa di più, non accettato. Per cui è da qui e da diciamo e da passaggi simili, no? Che viene fuori poi quell'espressione che subito eh, diciamo eh, trova spazio sin dopo la strage e anche nel famoso libro La strage di Stato. Il che non vuol dire direttamente compiuta da, ma vuol dire che c'è una osservazione, un seguire lo sviluppo di certi avvenimenti e poi tra l'altro impedire che i loro responsabili vengano individuati, arrestati anche perché se no parlano magari, no? Ecco, un elemento di cerniera della strage di Stato. A parte quello che giustamente lei ha detto, cioè che se mandano qualcuno vuol dire che sapevano, se non lo mandavano. E' il famoso Guido Giannettini che appunto, un personaggio anche quello 01:03:00 legato al SID, come l'avvocato Fusco, giornalista con grande esperienza militare, lavora per il SID come informatore, ma tiene i contatti, fa la spola tra Roma e il gruppo di eh, di Freda-Ventura a Padova. Praticamente viaggia continuamente per creare quel clima e quelle, anche quei dettagli informativi che possono far addossare.
Davide Conti: 01:03:27 È andato via. Ecco ok è tornato.
Guido Salvini: 01:03:30 Anche perchè...
Davide Conti: 01:03:30 No, no no, un attimo perchè è andato via l'audio. Provi a parlare.
Guido Salvini: 01:03:39 Per fornire anche i dettagli informativi che serviranno poi per addossare alla sinistra gli attentati del 12 dicembre. E proprio un uomo, diciamo classico uomo dei servizi segreti. Gianni Casalini, tra l'altro, ci racconta che era venuto a Padova due o tre giorni prima della strage. Ecco, voglio dire proprio legatissimo ed dell'uomo proprio di collegamento 01:04:00 e in quanto uomo di collegamento, che poteva dire quali erano i rapporti fra i due mondi, cioè esecutori, non li chiamerei i mandanti, ma quelli che sapevano dello Stato viene fatto sfuggire durante le prime indagini sulla strage, no? Viene fatto fuggire in Francia poi rientra e il governo, in particolare nella persona di Andreotti tenta di negare fino all'ultimo che Guido Giannettini sia un importante agente del servizio segreto militare. Quindi quel 12 dicembre, accade qualcosa che probabilmente è andato oltre le previsioni, anche perché la prospettiva di un golpe non era molto vicina. Da la, il Fronte Nazionale di Borghese era ancora agli inizi e loro stessi rimangono colpiti da qualcosa che avviene prima che i loro piani di alleanze all'interno del mondo militare possono consentire una discreta 01:05:00 probabilità di riuscita. Certo, è un mondo che va da chi pensa allo stato di emergenza, allo scioglimento delle Camere, no? Cioè a una reazione politica agli attentati, a chi pensa al golpe, a chi pensa alla strage. Non è un mondo unico, no? Io credo che si siano intersecate più linee, più linee che hanno portato poi da un lato effettivamente alla strage, ma d'altro lato all'assoluta non riuscita di quel progetto ed è quell'obiettivo che, verso cui la strage era direzionata. Infatti i funerali delle vittime del, della strage, 15 dicembre a Milano, così imponenti con la partecipazione di tutta la città che, che va dagli operai con gli striscioni alla piccola borghesia, alla borghesia fanno capire chiaramente che comunque l'obiettivo 01:06:00 di, diciamo dissestare la, le istituzioni democratiche in Italia non sarà raggiunto. Non può essere raggiunto e in pratica ecco, bisogna dire che il piano di attentati del 12 dicembre ha un effetto tremendo sulla nazione, perché crea la sfiducia dei cittadini nello Stato, no? Perché, che poi si ripercuote, proseguirà negli anni ecco. Però il piano è fondamentalmente fallito. Questo, tant'è vero che poi si riprende anche parzialmente l'esperienza del centrosinistra, anche se molto annacquata. È un piano che fallisce, lascia però questi tremendi strascichi di sfiducia. Rompe quella accettabile eh, rapporto tra la società civile, lo Stato e questa rottura aiuta l'innalzamento, 01:07:00 l'elevamento del, degli obiettivi del terrorismo di sinistra. Perché se si rompe una fiducia tanti giovani dicono, ma se lo Stato protegge chi mette le bombe allora io mi metto a sparare.
Davide Conti: 01:07:11 Rispetto a quello che dicevamo prima sul, sulle ore immediatamente successive alla strage, diciamo tornerei con un ragionamento che includa anche la prevista manifestazione del 14 dicembre a Roma del Movimento Sociale, ma non solo del Movimento Sociale in realtà dell'estrema destra nel suo complesso, come racconta Vincenzo Vinciguerra nella sua testimonianza da ex reggente di Ordine Nuovo del Friuli dell'epoca.
Guido Salvini: 01:07:45 Sì, effettivamente durante le nostre indagini a Milano è emerso una circostanza di interesse politico giudiziario che non era mai stata notata prima. Si tratta 01:08:00 del racconto di Vincenzo Vinciguerra su quello che doveva succedere subito dopo gli attentati del 12 dicembre. Chi sia Vincenzo Vinciguerra é, forse merita di essere spiegato con un paio di parole. Vincenzo Vinciguerra era un militante della piccola cellula di Ordine Nuovo a Udine, però in una zona importante, perché siamo proprio al confine col mondo comunista, no? Quindi siamo nella zona in cui in cui ad esempio non c'entra Vinciguerra, ma c'erano tantissimi nasco di Gladio, perché era la zona che poteva più, più rapidamente essere investita in caso di scontro tra i due blocchi. Vincenzo Vinciguerra è un militante di Ordine Nuovo convintissimi ed è tanto convinto da voler porre in atto una strategia diversa da quella che 01:09:00 sembra essere della dirigenza nazionale di Ordine Nuovo, cioè sostanzialmente di un affiancamento allo Stato. Ordine Nuovo è ideologicamente, chiaramente è anche antiamericano, perché gli americani sono quelli che hanno sconfitto l'Asse del '45. Però possono essere il pericolo minore, rispetto a quella che loro chiamano la lebbra comunista. Quindi ci può essere una forma di cobelligeranza in cui uomini di Ordine Nuovo accettano l'aiuto e questo è reciproco, di esponenti dello Stato soprattutto del mondo militare, in una prospettiva di comune lotta contro il comunismo ed eventualmente di realizzazione di una svolta autoritaria, come c'era stata ad esempio in Grecia 01:10:00 nel 1967, con il golpe dei colonnelli. A questo Vinciguerra non ci sta. Per lui la guerra contro lo Stato democratico e quindi anche con contro le forze del Patto Atlantico, contro gli USA, contro la democrazia diciamo parlamentare secondo lui inguaribilmente malata, deve essere non inferiore a quella che la sua organizzazione dedica alla lotta contro il comunismo. Quindi inizia una sua lotta personale che per la prima volta, da parte di un estrema destra ultra-rivoluzionaria colpisce anche rappresentanti dello Stato. Ed in particolare avviene ad opera di Vinciguerra e di un paio di uomini che sono con lui nella cellula ordinovista di, di Udine il 01:11:00 primo attentato dell'estrema destra contro lo Stato, il primo con autobomba in Italia, politico. L'attentato di Peteano, la macchina trappola con l'esplosivo il, si finge che sia una macchina rubata, ovviamente i carabinieri arrivano chiamati da una telefonata civetta, recuperare questa macchina rubata.
Davide Conti: 01:11:22 Di Carlo Cicuttini tra l'altro.
Guido Salvini: 01:11:24 La, la telefonata è di Carlo Cicuttini che era un sodale di Vinciguerra. E la autobomba esplode e uccide tre carabinieri e ne ferisce un quarto. A questo punto Vinciguerra è una figura del tutto particolare, perché si costituisce verso la fine degli anni '70 e rivendica a sé, al suo gruppo, direttamente quell'attentato. È l'unico, anche se non è propriamente uno strage in cui l'autore, per rivendicare a se stesso la propria volontà rivoluzionaria 01:12:00 antistatale lo, lo riconosce, riconosce di averlo fatto. Bene, Vinciguerra quindi diciamo non è un dissociato, non è un pentito, ma in quanto rivoluzionario di estrema destra vuole raccontare tutte quelle che sono state le cointeressenze tra Ordine Nuovo e lo Stato che lui non condivide. Ci racconta che per il 14 dicembre, nessuno se ne era mai accorto nelle indagini successive, era stata indetta già da un paio di settimane una grande adunata nazionale della destra a Roma, che era stata chiamata appuntamento con la Nazione. Ovviamente propagandata sui quotidiani come il Secolo d'Italia e sugli altri organi della destra, non solo del MSI, ma tutta la destra, un po' come se fosse una specie di maggioranza silenziosa 01:13:00 ante litteram. E Vinciguerra e il suo gruppo si mettono in moto per partire da Udine verso Roma. Ora calcoliamo questo, tra il 14 pomeriggio e gli attentati del 12 dicembre, quando sarebbe iniziata la manifestazione, erano passate quarantotto ore. Il tempo giusto per far salire, salire la tensione e perché questa manifestazione programmata prima degli attentati, un po' come si sapesse che gli attentati avvenissero due giorni prima, quindi si sarebbe svolta in una situazione dal punto di vista dell'ordine pubblico esplosiva. Arrivavano a Roma militanti di estrema destra di tutta Italia inquadrati, quelli di Udine partono con tanto di simboli della croce celtica dell'ascia di pelle da Udine. E 01:14:00 consideriamo che la piazza di Roma è una piazza, diciamo a favore dell'estrema destra. Decine di migliaia di militanti trovandosi in piazza potevano dar luogo anche a un banale incidente. Poteva esserci un assalto a una sede del Partito Comunista o viceversa, una reazione di questi ultimi. Un poliziotto che perde la testa e spara, per provocare un massacro, un massacro, come è avvenuto in altre situazioni nel passato, no? Il colpo di fucile, per esempio come in Algeria che provoca l'apertura del fuoco e magari decine di morti. Poteva essere questo la miccia, l'innesco di quello che era l'obiettivo delle bombe, cioè quantomeno se non il golpe, la dichiarazione da parte delle istituzioni dello stato di emergenza, la sospensione di libertà costituzionali, magari lo scioglimento delle Camere e comunque un governo 01:15:00 forte. Voleva dire vittime in strada, no? Magari poliziotti, sarebbe stata la cosa migliore. Vinciguerra racconta che quando arrivano a Roma, improvvisamente tutto il piano si blocca perché all'ultimo momento il Ministro dell'Interno, quello che fosse Restivo.
Davide Conti: 01:15:19 Sì. Franco Restivo.
Guido Salvini: 01:15:19 Vieta la manifestazione, che sarebbe stata lo sbocco politico naturale e pericoloso dei fatti di quarantotto ore prima. Quindi possiamo dire che in base a questo racconto, che è stato poi eh diciamo, riscontrato guardando i giornali dell'epoca, i vari passaggi di questa manifestazione fallita, di cui effettivamente nessuno s'è accorto. Possiamo dire che c'era un'attesa reciproca, tra chi faceva gli attentati e chi doveva essere il beneficiario, cioè tra il mondo degli diciamo degli attentatori 01:16:00 di estrema destra e il probabile beneficiario, politico conservatore del momento. Perché sarebbero serviti a raggiungere un risultato che non c'è stato perché presumibilmente la reazione nel paese era, si vedeva già come sarebbe stata forte, decisa, sindacati, partiti politici, amministrazioni. Consideriamo che l'Italia aveva una tradizione comunque democratica radicata, non era la Grecia in cui era possibile facilmente per una, per una struttura militare impadronirsi senza grosse difficoltà del, del, del potere del paese. Ed è quindi un racconto che spiega da un punto di vista politico molto bene, il dramma che si è sfiorato in quei giorni e che effettivamente consente 01:17:00 di capire meglio che cosa poteva succedere. E che per fortuna non è successo.
Davide Conti: 01:17:08 E allora senta, invece affrontiamo appunto, siamo entrati con Vinciguerra nel mondo ordinovista, possiamo descrivere cosa è stato Ordine Nuovo in questo contesto?
Guido Salvini: 01:17:26 Ordine Nuovo è l'erede più netto della tradizione nazista della grande Europa delle patrie contro il comunismo, che rinasce e si sviluppa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Avanguardia Nazionale è un'organizzazione più generica sul piano ideologico. Ci sono anche molti sottoproletari in Avanguardia Nazionale, che sono sostanzialmente utilizzati per rompere i picchetti durante gli scioperi o 01:18:00 per moti di piazza come quelli di Reggio Calabria della rivolta del '70-'72. Ordine Nuovo non è invece un aggregato di piazzaioli, ma una struttura militar-politico che tende a ripetere in piccolo ovviamente, quelle che erano le concezioni e l'organizzazione del partito nazista in Germania. Quindi sono piccolissime cellule, di quattro, cinque, sette persone che vengono diciamo sperimentate, addestrate, tenute al massimo silenzio e che in tutte le città sono in grado di colpire, dopo essersi addestrati anche con addestratori esterni stranieri nell'uso delle armi degli esplosivi. Certo Ordine Nuovo si presenta come movimento politico, ha delle sedi delle attività. 01:19:00 Però quello che contano al suo interno sono le cellule clandestine e che sono strutturate un po' come quella che era stata l'esperienza delle cellule terroristiche dell'OAS, l'Organizzazione de l'Armée Secrète, durante la lotta in Algeria contro il Fronte di Liberazione Nazionale. In sostanza Ordine Nuovo eh, è un gruppo ideologizzato, con un certo livello culturale dei suoi componenti, non dimentichiamo che Freda pubblica e mette sul mercato testi nazisti ed esoterici anche di notevole livello, ben deciso a riprendere quell'esperienza del nuovo ordine europeo, che si era realizzato quando 01:20:00 la Germania di Hitler era riuscita a occupare praticamente tutta l'Europa, instaurando governi e partiti fantoccio in ogni paese sulla base di uno strettissimo ehm, razzismo, nazionalismo e lotta diciamo senza quartiere, contro ogni forma di democrazia, di parlamentarismo e soprattutto contro quelli, quelle agenti a loro avviso inquinanti che era il mondo dell'ebraismo presente in Europa. Era un'organizzazione solida, monolitica, con uomini di buon livello, addestrati e di Ordine Nuovo si deve trovare la radice, fondamentalmente della grande maggioranza degli attentati che 01:21:00 avvengono nel quinquennio caldo della strategia della tensione, cioè tra il 1968, 1969 e il 1974. Consideriamo che parliamo di Ordine Nuovo per Piazza Fontana e tutti gli attentati precedenti. Ma parliamo delle varie emanazioni di Ordine Nuovo nelle varie sedi anche per le altre stragi, quindi l'Italicus, agosto '74, Piazza della Loggia, maggio 74. E tantissimi altri episodi, tanti altri episodi che oggi sono stati quasi dimenticati per il fatto che la strage destabilizzante programmata è fallita per motivi tecnici. Pensiamo all'attentato sul 01:22:00 treno Torino-Roma dell'aprile 1973, quando un militante di Ordine Nuovo di Milano, a Milano Ordine Nuovo, aveva preso il nome Circolo La Fenice. La fenice vuol dire quell'uccello che risorge dalle sue ceneri ed era una quindi un'evocazione, un riferimento a quel Terzo Reich nazista che era stato distrutto dalla fine della guerra, ma era in grado di risorgere appunto grazie a Ordine Nuovo dalle sue ceneri. Viene messa una bomba nello scompartimento del treno e non c'è una strage solo perché l'attentatore, per uno sbaglio, si fa esplodere il detonatore tra le gambe e viene arrestato. Si chiamava Nicolazzi ed era un elemento di ordine nuovo del gruppo di Milano guidato da, da, da 01:23:00 Rognoni.
Davide Conti: 01:23:01 Da Giancarlo...
Guido Salvini: 01:23:02 Poi ci sono altri due attentati non dimentichiamolo. Le ferrovie erano state uno degli obiettivi principali di quella campagna che, in cui la strage non avviene solo per una mera casualità. Oltre all'Italicum, c'è una bomba messa a Pescara sulla ferrovia nel '74, a Silvi Marina in cui diciamo il treno riesce a passare per miracolo sulle rotaie sventrate. C'è un altro attentato a Vaiano Valle, tra l'Emilia e la Toscana quindi, parlando dell'Italicus e parlando della strage di Bologna, sono proprio le linee ferroviarie in quegli anni che diventano l'obiettivo principale in cui diciamo l'esplosione con il deragliamento del treno la strage non avviene solo 01:24:00 perché fortuitamente un altro convoglio taglia la miccia della, che doveva far esplodere appunto l'ordigno. Sono molto addestrati, ricordiamo che anche per il, l'addestramento all'uso degli esplosivi emerso in occasione di corsi durante le, nelle basi di ordine Nuovo di Roma partecipano probabilmente proprio membri, ex-componenti francesi dell'organizzazione dell'Armée Secrète, reduci dell'Algeria. Quindi è la punta di diamante del terrorismo di quegli anni.
Davide Conti: 01:24:45 Ecco, in questo contesto i Nuclei di Difesa dello Stato diventano uno spazio che in qualche misura mette a contatto, organicizza una struttura come quella di Ordine Nuovo, con 01:25:00 gli apparati militari del nostro Stato. È quello una strada che rientra anche nel concetto degli Stati Maggiori allargati, teorizzate dal convegno dell'Istituto Pollio del '65 a Roma?
Guido Salvini: 01:25:14 E chiaramente Ordine Nuovo non pensava e non poteva prendere il potere in Italia da sola, aveva l'obiettivo di fungere da innesco, da detonatore affinché altri lo prendessero. E questo si riconnette a quella programma di una guerra rivoluzionaria contro il comunismo che era stata delineata nel convegno all'Hotel Parco dei Principi e organizzato dall'Istituto Militare Pollio nel 1965. In quel convegno a cui hanno partecipato studiosi, 01:26:00 anche comunisti, militari del resto era stato finanziato anche dal Ministero della Difesa, elementi di Ordine Nuovo e tutta l'intellighenzia potremmo dire anticomunista del momento, si era detto in una serie di relazioni, uno dei relatori tra l'altro era proprio Guido Giannettini, che poi diventerà negli anni successivi il trait d'union tra il servizio segreto militare e la cellula padovana di Freda e Ventura. E si era detto: la guerra contro il comunismo è arrivata alla sua venticinquesima ora. Il comunismo rischia di dilagare in tutto il mondo, non basta più l'idea di una semplice difesa militare, diciamo convenzionale, tradizionale. La classe politica è imbelle e non e non sarebbe comunque in grado di difendersi da 01:27:00 questa avanzata. È venuto il momento di costituire una difesa comune e un comando comune, militare e civili che possono scongiurare questo pericolo. E insieme svolge un'attività di guerra psicologica che in tutti i modi possa screditare il nemico. Fra l'altro e questa è diciamo un aspetto importante, che poi si manifesterà anche nelle vicende di Piazza Fontana e degli altri attentati e questa strategia comporta anche infiltrare nostri elementi nel mondo del nemico, affinché compiano opere di provocazione e possono aiutare a e facilitare ad attribuire una serie di attentati a campo avverso, dopo l'opera di provocazione, infiltrazione, che infatti che infatti avviene in numerosi momenti di quella strategia. Ad esempio banalmente 01:28:00 attaccando manifesti filo-cinesi, che in realtà sono fatti da uomini di avanguardia nazionale che devono scardinare diciamo l'idea nella sinistra, creare una situazione di confusione e spingere magari elementi più, teste calde a compiere delle azioni, delle azioni violente. Manifesti filo-cinesi pensate stampati e appesi e, e diciamo e affissi per le strade, compresa Roma, da elementi di estrema destra. Ora la realizzazione di questo, di questo commando o comunque strategia unificato comune, si trova proprio nei Nuclei di Difesa dello Stato, una struttura che è emersa proprio durante le indagini milanesi su Piazza Fontana e gli altri episodi eversivi e di cui fino a quel momento si conosceva pochissimo. Però, però nella 01:29:00 indagini di Catanzaro, di Milano, di Catanzaro che avevano già toccato la cellula di Freda-Ventura per Piazza Fontana, c'era stata anche un'imputazione che probabilmente era passata inosservata ai più, in cui i due erano accusati di aver stampato e diffuso dalle caserme, diretti soprattutto gli ufficiali circa duemila volantini, firmati proprio Nuclei di Difesa dello Stato, in cui si esortava le forze sane militari della nazione a ribellarsi e insorgere contro il cancro marxista che stava introducendosi anche nelle caserme. Siamo all'epoca così anche dei movimenti, diciamo, un po' antimilitaristi, che avevano toccato toccato il paese e essere pronti a reagire contro un attacco comunista, agendo in prevenzione, prendendo il potere. Ed erano stati condannati Freda-Ventura per questi volantini, che chiaramente 01:30:00 comportavano un'apologia di reato e un incitamento ad atti di, di eversione contro lo Stato. Però di questa cosa non è che se ne fosse parlato molto. Poi nelle nostre indagini con tutta una serie di testimonianze, proprio rese possibili secondo me da quello che avevo detto in precedenza e cioè, con gli anni '90, la vicenda Gladio il, il, la caduta del Muro di Berlino, è venuto alla luce questa che, l'espressione è sbagliata ma voglio farmi capire, è una specie di seconda Gladio totalmente illegale. Viene, in quanto era stato costituito a partire dalla fine anni '60, una struttura divisa in regioni che erano disperse in tutta Italia, ma soprattutto attive, operanti, numerose nella zona più calda dal punto di vista della, dello scontro fra i blocchi, cioè il Nord est e il Veneto, una struttura 01:31:00 che si chiamava appunto Nuclei di Difesa dello Stato, con delle legioni in ogni sede che faceva riferimento a delle caserme fondamentalmente, in cui vi erano, vi militavano militari fedeli all'idea nazionale diciamo e civili per la più parte tutti anticomunisti e molti dei quali ordinovisti, soprattutto a Verona, erano molto attivi. Eh, a Verona militare di stanza c'era il colonnello Amos Spiazzi, poi emerso in numerose di queste indagini che era il responsabile della legione veronese, che era la più importante. Questi gruppi facevano delle vere e proprie attivazioni, cioè addestramento all'uso diciamo di armi, di esplosivi in comune tra i militari, che portavano l'armamento fuori dalle caserme e di civili, anche con tutte quelle attività che sono collegate a questo tipo di, di capacità. Quindi topografia, 01:32:00 studio del territorio, orientamento, la tipica attività in cui il civile diventa di fatto un paramilitare aggregato alle forze ufficiali, che dovevano entrare in azione in caso che lo, nel caso in cui finalmente le Forze Armate avessero deciso di intraprendere una azione vigorosa contro la sovversione comunista. Tipico di questi programmi era prendere una serie di persone e portarli in Sardegna in basi militari. Insomma attivava una repressione preventiva nei confronti delle forze considerate antinazionali. E questo è emerso da tante testimonianze che abbiamo raccolto nel nostro processo. Poi perché una serie di militari e una serie di civili ordinovisti hanno cominciato a parlare, hanno cominciato a parlare e sono altro non è che la prosecuzione e lo sviluppo di quella campagna iniziale propagandistica, che la cellula di Ordine Nuovo 01:33:00 di Padova di Freda-Ventura aveva iniziato fin, fin da prima di Piazza Fontana. Quindi è un'altra struttura parallela che è emersa, di cui non si era mai parlato e che è importante per capire come comunque fosse profonda l'idea di poter sovvertire le istituzioni democratiche, ovviamente usando la, per le forze militari, perché Ordine Nuovo era la scintilla. Ordine Nuovo non poteva prendere il potere, anche perché è una piccola organizzazione e divisa in piccoli segmenti e devono altri, a dover prendere il potere per conto suo.
Davide Conti: 01:33:38 E senta, lei nella sua inchiesta ha messo in luce un aspetto sicuramente molto importante e nuovo, quello della rete di intelligence che in qualche maniera compenetra le strutture dell'estrema destra, segnatamente Ordine Nuovo e gli apparati 01:34:00 di intelligence, segnatamente quelli statunitensi. Ecco, ci può fare una descrizione di questa rete di intelligence, che soprattutto nella parte del Veneto diciamo, prende una forma piuttosto consistente?
Guido Salvini: 01:34:20 Sì, poi di una forma nel Nord Est cioè nel Veneto molto consistente ovviamente, perché il territorio di confine rispetto alle forze se non proprio del Patto di Varsavia, perché la Jugoslavia aveva una relativa indipendenza comunque con il mondo comunista. Nel Nord Est ci sono le principali basi americane americane, basi americane atlantiche e scopriamo che nel Nord Est c'era stata un'osmosi tra questo mondo ed in particolare i servizi di sicurezza militari americani, che erano operativi sin dal dopoguerra e si chiamava, noi in genere quando pensiamo ai servizi di 01:35:00 sicurezza americani pensiamo sempre alla CIA. No, non è così, perché la CIA è il servizio civile, no? E' servizio civile che in genere fa capo alle ambasciate, interviene nei vari paesi, caldi eccetera. Mentre il servizio militare americano si chiamava Counter Intelligence, con la sigla CIC e praticamente era in tutte le basi militari e ci era rimasto fino ai tempi del dopoguerra. Allora, nel corso della nostra indagine, Carlo Digilio che era il tecnico degli esplosivi e della logistica di Ordine Nuovo, praticamente per tutto il Triveneto, non era un soggetto che si evidenziava politicamente perché serviva appunto di più il suo ruolo di quadro coperto, cioè quello che preparava le cose da utilizzare, non doveva andare a fare i comizi, mi spiego. Del resto era segretario di un poligono di tiro a Venezia e 01:36:00 quindi è nella posizione migliore, se non altro perché aveva le officine, no? E gli strumenti per preparare tutto questo che serviva al suo gruppo. Carlo Digilio, viene condannato per una serie di cose commesse in Veneto, precedenza negli anni '70, ma dopo Piazza Fontana, altri attentati, successi dopo. E fugge a Santo Domingo rimane latitante per moltissimi anni, ma poi viene espulso. Quando rientra e si trova davanti una detenzione abbastanza significativa da scontare, lentamente decide di collaborare. Dico lentamente perché non è mai stata una collaborazione piena. Ammette pian piano, un po' come un militare prigioniero del nemico quello che, che gli serve per, per sopravvivere perché ha un programma di protezione, ha problemi anche di salute. Ed è quello che sostanzialmente racconta, quello che sappiamo di più della 01:37:00 strage di Piazza Fontana rispetto al processo di Catanzaro. Cioè racconta come sia intervenuta unitamente alla cellula di Padova per Piazza Fontana e per tutti gli attentati precedenti, la cellula molto importante di Ordine Nuovo di Mestre-Venezia, quella che faceva capo, adesso senza attribuire responsabilità, ma voglio dire per farsi capire sul piano della responsabilità politico ma anche, ma anche logistico al dottor Carlo Maria Maggi e a Delfo Zorzi che è fuggito, che si è trasferito da molti anni in Giappone. Allora Carlo Digilio oltre a raccontare tutte le vicende di esplosivo del gruppo, che sono infinite, si occupavano di esplosivo dalla mattina alla sera. Racconta come comunque, figlio di un militare che aveva a sua volta avuto un rapporto stretto con i servizi segreti militari dal dopoguerra in poi, suo 01:38:00 padre sostanzialmente è un partigiano bianco ecco, della Guardia di Finanza, aveva intessuto, così come altri della sua struttura, stretti rapporti con la base Nato di Verona. Sostanzialmente andava a, raccontava cosa facevano, cosa Ordine Nuovo stesse progettando e ne riceveva informazioni, consigli e direttive. Io non posso dire, sono stati fatti ampi riscontri che consentono di, di affermare che questa rete che era diffusa in tutto il Nord Est, che vedeva alcuni ordinovisti scambiarsi informazioni con gli americani, era sicuramente esistente. Non posso dire che dalle basi americane sia venuto un ordine. C'era una benevola attenzione, come dire va bene, fate. Infatti e poi sappiamo che se si decide di fare uno poi si può decidere di fare tre, ma comunque di sicuro non guardavano con occhi, certo 01:39:00 non avvisavano le nostre autorità del pericolo che rappresentava questa struttura militare di Ordine Nuovo per la sicurezza del nostro paese. Era sostanzialmente un modo di controllare senza la repressione, cioè nel momento in cui forse un domani sarebbe venuto anche il momento chissà, di agire direttamente insieme qualora diciamo, diciamo qualora le forze comuniste avessero attaccato in...Quindi comunque c'è un rapporto strettissimo, che tra l'altro voglio aggiungere è emerso anche, è stato confermato anche da alcune testimonianze raccolte nell'ultima trance dell'indagine sulla strage di Piazza della Loggia. In cui, che è in corso di processo in questo momento in cui stiamo parlando a Brescia, in cui anche militanti, altri militanti ordinovisti bresciani e veronesi hanno dichiarato 01:40:00 di aver fatto capo alla stessa base cui faceva capo Digilio, quindi con una testimonianza del tutto autonoma. Si recavano lì per spiegare cosa stavano facendo. E l'indagine che riguarda due militanti di Ordine Nuovo accusati della strage di Brescia e che si chiamano Toffaloni e Zorzi e che un processo seguito, rispetto al quale per la strage di Piazza della Loggia sono già stati condannati all'ergastolo il dottor Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, elemento padovano e informatore a sua volta del SID durante gli anni '70. Questo per far capire il quadro d'insieme con pochissimi cenni. E se vogliamo proprio andare un pochino indietro, quella rete di cui parla Digilio, quella rete diciamo di informatori in favore delle basi americane, non è che nasce in quegli anni lì e poi non c'è nulla, 01:41:00 ma addirittura abbiamo potuto scoprire che era una rete sostanzialmente operativa sin dall'immediato dopoguerra, quando elementi anche nazisti, come ad esempio il maggiore Karl Hass, che era stato uno dei responsabili delle Fosse Ardeatine, vengono immediatamente reclutati dai servizi di sicurezza americani in funzione anticomunista per sfruttare la loro grande esperienza, che avevano avuto in Italia sul territorio durante gli anni dell'occupazione nazista. Erano certamente dei professionisti e ad esempio la loro, loro utilizzo già inizia tra il 1947 e il 1948, quando si prospetta come eventualmente reagire o agire in prevenzione, nel 01:42:00 caso in cui nelle elezioni del 1948 avesse vinto il Fronte Popolare, quindi con un possibile passaggio dell'Italia all'altro blocco, mentre l'Italia era, nell'Italia era prevista la collocazione all'interno del, del Patto Atlantico quindi nel campo occidentale dell'Europa. E in questa rete addirittura compaiono come, come reclutatori dei personaggi, c'è un maggiore italo-americano che si chiama Joseph Luongo, che aveva operato per moltissimi anni in Italia, che addirittura reclutano tanto Hass quanto Digilio, cioè lavorano per tantissimi anni in un'unità anche di, di rapporto personale per cui è una storia che è iniziata da lontano questa. Abbiamo trovato proprio i documenti in cui sono tutti loro insieme in fotografia durante cerimonie a Roma. È un mondo 01:43:00 che progressivamente è venuto ad emergere, anche perché recentemente negli Stati Uniti col Freedom Information Act sono stati declassificati numerosi documenti che provano la, il reclutamento di moltissimi agenti tedeschi da parte dei servizi militari, eh tengo a ripeterlo, la CIA non c'entra, è un'altra cosa, americani in Italia in altri paesi europei. E Digilio faceva parte di questo mondo. Ordine Nuovo è un po' un satellite da usarsi all'occasione, certo non era totalmente dipendente, questo no. Però c'è un interscambio io potrei definire quei due mondi, servizi segreti americani, estremisti di destra italiani un po' come cobelligeranti nella lotta contro il comunismo.
Davide Conti: 01:43:55 Ecco, in questo, in questo senso possiamo anche come dire, la ricostruzione che lei fa ci porta appunto continuamente al quadro della Guerra Fredda, cioè al riferimento geopolitico che rappresenta in, in nuce la ragione della, di questo fenomeno, lo stragismo che ha caratterizzato quindici anni del, di storia del nostro paese. In questo contesto un apparato di forza come quello dell'Ufficio Affari Riservati svolge un ruolo fondamentale in questa vicenda. Ecco, voi avete trovato anche direttamente all'interno del, del vostro lavoro di magistrati i riscontri che, che chiamano in causa l'Ufficio Affari Riservati di Federico Umberto D'Amato.
Guido Salvini: 01:44:48 Sì. L'Ufficio Affari Riservati è quello che si occupa di una parte dell'operazione ed è quella che viene diciamo, proprio nella preparazione della pista 01:45:00 da seguire dopo gli attentati. Viceversa il SID si occupa di un'altra parte, che è quella di far fuggire gli elementi, ad esempio del gruppo Freda, che devono essere esfiltrati all'esterno per impedire che siano individuati e interrogati dalla magistratura. Quindi il SID si occupa di una cosa, l'Ufficio Affari Riservati si occupa invece di, cioè di far fuggire gli ordinovisti o di metterli al riparo, mentre l'Ufficio Affari Riservati si occupa di instradare le indagini che partono subito dopo il 12 dicembre, ma anche quelle sugli attentati precedenti, sulla pista che si deve far seguire per dare, per far dare un significato diciamo utile a quello che sta succedendo, cioè per beneficiare quella parte del mondo politico che ne trae vantaggio in termini di mantenimento di una linea politica molto moderata all'interno del paese, proprio sull'onda 01:46:00 della paura che provocano gli attentati, proprio commessi dalle frange anarco-maoiste. L'Ufficio Affari Riservati sostanzialmente si occupa di organizzare la pista Valpreda. Questo è il suo, inserendo anche i suoi uomini in questi circoli anarchici che sono facilmente permeabili, che non hanno quella accortezza e hanno alcuni sbandamenti, perché qualche bombetta la mettevano. Ecco, piccola, non certo stragi, ma certo erano quelli che andavano bene per essere utilizzati per far credere che avessero fatto invece quello che al 12 dicembre non avevano fatto. E' molto interessante anche come dalle indagini più recenti e dal ritrovamento proprio di materiale d'archivio dentro il Viminale, sia emerso che uomini dell'Ufficio Affari Riservati, una dozzina, pur senza apparire formalmente nei ranghi di coloro che stavano facendo le indagini, quindi senza 01:47:00 firmare interrogatori, atti, rapporti, si erano spostati immediatamente da Roma a Milano nei giorni immediatamente successivi alla strage e avevano partecipato e avevano direzionato la, diciamo detenzione e gli interrogatori nei confronti di Pino Pinelli. Cioè succede che formalmente è l'Ufficio politico di Milano che conduce la vicenda,
Davide Conti: 01:47:27 Della Questua di Milano.
Guido Salvini: 01:47:27 Ma nella stanza a fianco, ma in in anonimato cioè non risultavano, il verbale c'è uno che firma, no? C'è erano uomini dell'Ufficio Affari Riservati venuti direttamente da Roma e che dovevano tentare di far fare a quelli dell'Ufficio politico, che a questo punto erano diventati gli esecutori, tra cui lo stesso Calabresi, di una direziona,meto altrui, di far pressione su Pinelli affinché confessasse bene, non si sa che cosa con le tragiche conseguenze che conosciamo dopo queste pressioni 01:48:00 e prolungatesi per settantadue ore, pur in mancanza di un fermo ufficiale richiesto dalla Polizia giudiziaria alla magistratura, come sarebbe stato obbligatorio. Quindi sono loro che danno immediatamente dopo gli attentati, il colore politico che dovrebbe avere e che è funzionale ad un certo risultato politico. Aggiungo una cosa, sempre durante le nostre indagini abbiamo utilizzato per cercare degli archivi un un ottimo perito archivista, che è il professor Aldo Giannuli che ci ha seguito nel corso delle indagini, che ha dissodato i vari archivi più o meno sconosciuti o irraggiungibili delle varie forze di polizia, ecco. E grazie al fatto che funzionari presenti recentemente niente avevano a che fare con quello che è avvenuto in passato, ha 01:49:00 scoperto in una caserma di via Appia della Polizia, caserma deposito perché dismessa ormai da, da funzioni operative, un enorme deposito di fascicoli riguardanti quel periodo e cioè gli anni '60-'70, alcuni dei quali svuotati, alcuni ancora pieni in cui c'erano molte informazioni anche sulla cellula di Padova, che erano state completamente sottratte a qualsiasi forma di controllo, di versamento agli atti ufficiali. Addirittura e questo è curioso, un po' come un aneddoto, sono, è stato trovato un plico dentro i faldoni, i fascicoli e che si riferivano agli attentati sui treni dell'8-9 agosto 1969, in cui c'erano dei pezzi della bomba che era stata collocata, una delle bombe che era quella la stazione di Pescara 01:50:00. Eh, la stazione di Pescara in cui tra l'altro si era stato appurato assolutamente la responsabilità del gruppo di Freda, insieme ai suoi uomini mandati apposta lì perché avevano un punto di riferimento. Quindi c'erano pezzi di miccia, di sveglia, gli accenditori, i timer, tutto quello, la carta anche che ricopriva l'involucro, no? Perché queste bombe vengono collocate come se fossero pacchi regalo, no? In modo da evitare, magari c'erano su degli angioletti, degli animaletti in modo da evitare che destassero sospetto quando venivano collocate. E tutto questo materiale la magistratura l'aveva avuto e che poteva essere utile per comparazioni e comunque è materiale che doveva stare nel processo, non in archivio nascosto. E chiaramente ritorna dopo trenta, quarant'anni depotenzia la possibile attività di verifiche laddove questo materiale venisse e gli accertamenti tecnici che che in questo caso, se fatti subito sarebbero stati indispensabili. Questo per far capire come immediatamente 01:51:00 diciamo, l'Ufficio Affari Riservati avesse seguito una sua linea politica ben precisa che poi senza voler qui estendere il discorso a, ad argomento che comporterebbe un incontro di per suo, poteva estendersi dagli anarchici che erano relativamente poco importanti, anche ad una possibile corresponsabilità negli attentati e dell'eversione nascente ad esempio l'editore Giangiacomo Feltrinelli che, che era stato individuato come quel nome che avrebbe fatto la massima impressione ovviamente e sarebbe potuto essere sfruttato ovviamente molto, molto ancora molto di più nell'arco di questa campagna diciamo, congegnata dal Ministero degli Interni italiano dell'epoca.
Davide Conti: 01:51:49 Allora appunto...sì.
Guido Salvini: 01:51:51 Dunque, dicevo poco fa, dicevo che la strategia comunque che è alle spalle degli attentati del 12 dicembre è sostanzialmente fallita, nel senso che non ha, non è riuscita a, a svellere diciamo il radicato sistema democratico e i contrappesi istituzionali, che erano presenti in Italia. Non era possibile era comunque una distopia, perché comunque diciamo l'Italia è una, tutto sommato è una democrazia abbastanza matura, che non poteva essere colpita nello stesso modo in cui si era colpita ad esempio la molto più fragile democrazia in Grecia, dove la società civile era molto molto più debole, no? E però c'era l'idea, se non il golpe almeno che dopo gli attentati il Presidente del Consiglio Rumor decretasse lo stato di emergenza. Era già qualcosa, il che vuol dire che non si potevano fare manifestazioni, c'erano limitazioni alla libertà di riunione. Era diciamo un modo di contrapporre alle grandi manifestazioni sindacali studentesche di quell'epoca 01:53:00 un indurimento che era, diciamo che era tipico di uno stato autoritario. E su questo ci sono molte testimonianze nel corso delle indagini che non sto a ripetere, vengono comunque da ordinovisti, Digilio e altri che hanno collaborato dopo gli anni '90. Però sappiamo che la grande reazione che abbiamo visto anche, visivamente proprio, si vede ancora anche nei telegiornali dell'epoca, che è quella della presenza composta, massiccia ai funerali delle vittime di Piazza Fontana e l'opposizione anche una parte, sappiamo che l'onorevole Moro lo racconta anche nelle sue terribili lettere e memorie della sua prigionia, aveva ben capito che era una strategia di destra e si oppone, quantomeno per bilanciarla, no? Nel senso che vabbè, ci sarà la pista anarchica, ma noi sappiamo che non è vera e comunque non si fanno provvedimenti, 01:54:00 non si sciolgono le Camere, non si fanno decreti d'urgenza. C'è uno scontro politico in cui comunque Moro racconta molto bene purtroppo, nelle memoriali che che sono stati ritrovati in via Monte Nevoso dopo la sua sequestro, uccisione da parte delle Brigate Rosse, che comunque si è opposto ad una diciamo, utilizzo di Piazza Fontana per diciamo ridurre gli spazi di democrazia e arrivare a un sistema più autoritario. Bene, neanche, quindi Rumor passa da questa parte e non lo fa e allora è molto interessante il fatto che Rumor stesso, che a questo punto Rumor tra l'altro era veneto, no? Quindi era molto collegato a quel, collegato, molto ben presente a quel mondo in Veneto ordinovista che era stato il motore dei principali attentati. Diventa un nemico, un nemico, un nemico giurato. A Vinciguerra 01:55:00 viene proposto di, di, di rapirlo dopo aver eliminato la scorta. Vinciguerra si rifiuta per sue motivi personali, perché comunque pare che questo dovesse, questo programma comportasse delle complicità all'interno del, dello Stato e lui Vinciguerra non voleva assolutamente averne, combattere da nazista puro, totalmente contro lo Stato. Gli viene proposto...
Davide Conti: 01:55:29 Parla se non sbaglio di complicità della scorta.
Guido Salvini: 01:55:33 Complicità della scorta. Rifiuta di partecipare a questo progetto che gli viene fatto da ordinovisti di Mestre-Venezia, però lo stesso, il progetto di vendetta contro Rumor va avanti, perché poi siamo nel '73, un momento ancora molto caldo, no? Molto caldo, c'erano una serie di fallimenti di attentati sui treni, ognuno dei quali però poteva provocare una strage, per esempio quello di cui ho parlato sul treno Torino-Roma. Un 01:56:00 personaggio di confine è Gianfranco Bertoli, un anarchico perché lo diceva lui. Sostanzialmente un uomo utilizzabile per tutte le stagioni. Era stato anche confidente negli anni '50 del SIFAR, cioè del servizio segreto militare che aveva preceduto il SID.
Davide Conti: 01:56:18 L'agente Negro.
Guido Salvini: 01:56:20 L'agente Negro, una persona che probabilmente aveva l'idea di vendicare Pinelli, ma questo era in, era, derivava da una fondamentale instabilità del soggetto che poteva essere utilizzato anche da altri che gli avrebbero, l'avrebbero condotto a fare quello che volevano fare loro, no? Basandosi su una sua facile manipolabilità. Ecco, Gianfranco Bertoli viene proprio spedito dopo essere stato ricoverato, ricoverato, addestrato e tenuto pronto in una base di Ordine Nuovo, in via Stella a Verona ed è proprio una 01:57:00 vicenda di cui parla Digilio, che faceva la spola fra Mestre-Verona. E viene proprio spedito a Milano, siamo al maggio '73, siamo all'anniversario dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi che era stato ucciso il maggio precedente e, e con la presenza alla cerimonia dell'onorevole Mariano Rumor. Bertoli, Bertoli lancia una bomba ad ananas, a mano ananas e che fabbricazione israeliana. Però Rumor non viene colpito perché Bertoli agisce leggermente in ritardo, uccidono però uccide quattro persone tra i presenti alla cerimonia, a questo è un tentativo di far pagare a Rumor la sua non adesione al progetto che era alla base della finalità politica degli attentati del 1969. 01:58:00
Davide Conti: 01:58:00 Anche in ragione di questa enorme mole di documentazione, di indagini che lei ha svolto, che giudizio dà, che valutazione dà della formula che ha in qualche maniera rappresentato gli anni delle stragi, ovvero la strategia della tensione? La strategy of tension, come la definì appunto il Guardian nelle nelle giornate immediatamente successive la strage di Piazza Fontana.
Guido Salvini: 01:58:28 La strategia della tensione in quegli anni, tra il 1969-74 è stata, è stata costituita da una serie di input, una serie di input e di avvenimenti che provocavano paura. È quella che viene chiamata anche la guerra della folla, cioè l'obiettivo di tutti gli attentati, meno quello di Peteano, che colpisce tre carabinieri è colpire in modo 01:59:00 indistinto luoghi o persone, per cui ciascuno si può rappresentare se stesso come possibile vittima. Questo provoca paura e provoca il rivolgersi in alto affinché facciano cessare la ragione di questa paura. E chiaramente, se ci si deve impegnare soprattutto a far cessare la ragione del pericolo, intanto non si possono fare delle cose nuove, che magari potrebbero provocare a loro volta altro pericolo. In sostanza è una diversione che porta a occuparsi solo del, lo dice anche Moro questo nei suoi memoriali. Lui scrive nel terribili memoriali scritti in prigionia che in quegli anni si cercava di fare in modo che si evitassero di fare le altre cose, parla quindi delle riforme, del rinnovo dei contratti e le riforme nel campo dei diritti civili, perché non era possibile 02:00:00 occuparsi di queste cose a causa di un'altra emergenza che era quella appunto della, della ripetersi di attentati e semmai anzi occuparsi di queste cose avrebbe, avrebbe proprio favorito quella strategia. Quindi è un meccanismo che chiede di stare fermi, di stare calmi, di non fare passi in avanti e di mantenere uno status quo quo, di, di stampo prettamente conservatore. E diciamo i gruppi erano vari, non si può pensare al fatto che vi fosse una strategia unica, nel senso che in realtà ognuno agisce un po' in modo randomico per conto suo, no? Ecco non, non si può pensare a, ogni gruppo di estrema destra aveva la sua strategia. Però quella che si evidenzia, almeno in quel quinquennio, dal 1969 al 1974, è una guerra civile a bassa intensità, 02:01:00 ma che c'è. Noi pensiamo a quattro o cinque stragi, pensiamo a Piazza Fontana, all'Italicus, a Gioia Tauro, di cui si è parlato pochissimo. A la strage di Piazza della Loggia, l'attentato di Peteano, che rientra nella strategia della tensione, non perché sia commesso, é d'intesa, no? Vinciguerra agisce da solo, ma perché dopo entra nella strategia della tensione, perché una volta compreso che è un attentato di estrema destra, sono i carabinieri a farlo, a depistare le indagini, prima su gruppi di malavita, poi su Lotta Continua. Quindi entra nella strategia della tensione, diciamo in un certo senso dalla finestra, no? Nel senso che eh, purtroppo l'hanno fatto loro, l'hanno deciso loro, hanno ucciso dei carabinieri che sarebbero certamente un simbolo per lo Stato, ma noi diciamo che sono stati quelli di sinistra. Abbiamo risolto e così...
Davide Conti: 02:01:54 Lo stesso attentato di Bertoli è un rilancio della pista anarchica in fondo...
Guido Salvini: 02:01:59 E' un rilancio della pista anarchica. Vinciguerra da nazista rivoluzionario puro, si trova espropriato del suo, del suo attentato, no? Nel senso che viene fatto in modo, che ci sono le condanne definitive nei confronti degli ufficiali dei carabinieri che hanno depistato le indagini, quindi ha fatto in modo che sembra che l'abbiano commesso gli altri, no? Lotta Continua ed è questo il meccanismo per cui lo confessa, perché in un certo senso vuole rivendicare la sua identità per quanto sbagliata, di combattente rivoluzionario. E' una strategia che ha avuto delle punte anche molto alte. Pensiamo anche alla rivolta di Reggio Calabria, con Reggio Calabria in mano per quasi un anno e mezzo a gruppi in cui erano presenti elementi eversivi molto forti di Avanguardia Nazionale. All'inizio della rivolta c'è la strage al treno Freccia del Sud, al momento dell'arrivo alla stazione di Gioia Tauro, di cui si è parlato pochissimo, ma che provocò sei 02:03:00 morti, decine di feriti e che viene fatta col solito sistema della bomba sui binari e poi viene dirottata sull'idea che fosse un errore del manovratore, no? Ecco, come fosse un banale incidente, invece delle nostre indagini c'è stata raccolta la verità completa anche su questo episodio e tant'è vero che poi sarà anche la Corte d'Assise di Palmi a decretare definitivamente che pur prescritto, lo, diciamo la, l'episodio è frutto dell'alleanza di Avanguardia Nazionale con l'ala più estremista del movimento Boia chi molla a Reggio Calabria. Quindi è una strategia diciamo certo articolata, frastagliata, non c'è una regia unica e non c'è. Il golpe del Principe Borghese ha una sua strada, che non è quella di Freda, che non è quella di Avanguardia Nazionale, il SID non è un Ufficio Affari Riservati, ci sono mille sfaccettature, ma diciamo il progetto, diciamo l'obiettivo 02:04:00 di fondo è quello di fermare, alt, fermi tutti. L'Italia sta cambiando, ma non deve cambiare. Ecco questo e questo anche a costo di perdere delle vite umane. Questo forse l'insegnamento più triste che abbiamo avuto da questa vicenda, perdita delle vite umane e quella rottura di quel accettabile patto di fiducia tra lo Stato e i cittadini, che non si era nemmeno, che si era un po' ricostituito dopo la fine della guerra, che in qualche modo con gli anni '60, gli anni '50 aveva ritrovato vigore. In qualche modo lo Stato e i cittadini erano qualcosa di leggibile come insieme, insomma in qualche modo in Italia negli anni '60 soprattutto. E ha lasciato un'ombra lunga per moltissimi anni, per cui lo Stato, i cittadini non hanno più, non si sono più fidati dello Stato che aveva lasciato uccidere in modo impunito, con quindi danni sul piano morale e istituzionale che sono durati anche, anche nei decenni successivi. 02:05:00
Davide Conti: 02:05:01 Dottor Salvini la ringrazio molto per la sua disponibilità e le faremo arrivare poi via mail la liberatoria da firmare, poi...
Guido Salvini: 02:05:10 Quando vuole.
Davide Conti: 02:05:11 Da rimandare per chiudere e davvero grazie.
Guido Salvini: 02:05:14 Grazie a lei.
Davide Conti: 02:05:15 È stato faticoso, ma veramente molto proficuo grazie ancora.
Guido Salvini: 02:05:18 Son contento che sia andato bene, grazie a voi.
Davide Conti: 02:05:20 Arrivederci.
Guido Salvini: 02:05:21 Chiudo allora.
Davide Conti: 02:05:22 Sì, sì sì sì.